Lettera aperta al Presidente dell’Associazione italiana editori: qualità è meglio di quantità

downloadGentile Presidente dell’ Associazione di editori (AIE),
da editore a editore, avrei un paio di cose da dirle. Lei parte dal concetto che tutti i libri siano “arte scritta”. Qual è l’obiettivo primario delle case editrici che adesso rappresenta? Costruire romanzi che si registrano tassonomicamente come genere nella definizione “commerciale”. Libri nati per vendere, romanzi che si attaccano alla formula “buoni e veri”, basati su personaggi standardizzati i cui pensieri riflettono le banalità della vita. Ci sono tanti altri modi per promuovere un’immagine positiva della vita, di esporre se stessi al corso degli eventi e gettare nella mischia personaggi e storie al di fuori del comune. E qui si parla di un genere letterario di “qualità”.
“La letteratura di qualità è vissuta come un viaggio emozionale attraverso una sinfonia di parole che porta a una comprensione più forte dell’universo e di noi stessi.” (Huffington Post)
Se non altro, questo genere danneggia le grandi corporazioni editoriali, molto rappresentate nella sua Associazione di editori, perché sono libri che non vendono, almeno non vendono abbastanza, anche se fossero di un Premio Nobel per la letteratura. Cosa conta per i soci della sua Associazione? Il profitto. Cosa c’entra il lettore in tutto questo? Nulla, purché acquisti il libro, non importa se lo legga.
Caro Presidente, il lettore che i suoi soci prediligono deve restare fedele al principio che si compra un libro perché è scritto da un autore famoso quindi commerciale, indipendentemente dalla storia che propone e dallo stile in cui è scritto. Non si prospettano la tematica, l’ambientazione, i personaggi ma solo il nome, come quei film-cassetta costruiti sui famosi attori.
La fiera del libro di Milano che si appresta a realizzare, in contrasto con il Salone del libro di Torino, diventerà l’apoteosi del libro-carta o, meglio, della sola carta, perché non importa cosa ci sia scritto, purché sia un prodotto vendibile. Questi prodotti, ovviamente, sono a disposizione solo dei ricchi e forti gruppi editoriali che si muovono in modo molto fluido producendo libri di etichettatura che rientrino sugli scaffali di tutte le librerie (solitamente queste appartengono agli stessi gruppi editoriali) perché trovino un posto adeguato e un numero sufficiente di lettori. Questo determina l’accantonamento, nelle librerie, di tutti quei libri prodotti dall’editoria indipendente, in particolare dai piccoli editori, che potrebbero trovare un nutrito gruppo di lettori se avessero la possibilità di essere almeno sfogliati, spiegazzati, sbirciati (francamente manca questa realtà in Italia). Le librerie indipendenti faticano a sopravvivere e malvolentieri molti di esse hanno accettato di mostrare sugli scaffali libri commerciali a discapito della vasta offerta di qualità che l’editoria piccola e media di qualità propone. In un buon romanzo di qualsiasi tipo, l’immaginazione dello scrittore parla direttamente alla fantasia del lettore. Tuttavia, a voi, cioè l’Associazione italiana di editori che lei rappresenta, interessa la diffusione, la commercializzazione estrema per arrivare al lettore; avete inventato la libreria da/del supermercato che, anziché promuovere la letteratura, ha imbastardito l’acquirente (ahimè, definirlo lettore è troppo!) per vendergli un prodotto di scarsi contenuti, qualitativamente inerme, piatto, ininfluente, amorfo, asettico, cioè quel tipico libro (potrebbe valere anche per un film) che viene scordato dopo pochi minuti, non lasciando alcuna traccia nell’inconscio. Non parliamo degli sconti sul prezzo di copertina, applicati in tutto l’anno, che mortificano il lettore più intelligente. Questi sa che solo i grandi editori possono permettersi di applicare sconti sul libro. Ma questo è un altro discorso perché a lei interessa creare una fiera commerciale del libro, dove vincerà il palcoscenico piuttosto che la materia prima.
Le vostre librerie di catena solo dei contenitori dove esporre il volto dello scrittore, ma non il suo cervello, malgrado ne abbia uno in dotazione. Se si desidera che i lettori vadano più a fondo, bisogna mostrare qualcosa di più di un semplice volto. Caro Presidente, sarebbe bastato accettare la mescolanza di più generi e varietà di case editrici. C’era bisogno di andare in guerra con il Salone del libro di Torino? Capisco che la gestione di quest’ultimo sia stata poco cristallina negli ultimi anni, capisco che il Lingotto era e resta troppo caro (questa, semmai, è una lamentela che la piccola editoria avrebbe dovuto fare), ma c’era bisogno di fare una fiera del libro a Milano a distanza di un mese dal Salone di Torino? Le costava tanto scegliere un’altra data, per esempio ai primi di settembre?
Quindi, per favore, prima di dire che il Salone del libro di Torino era una kermesse antiquata, obsoleta, gestita con i piedi, non vada in giro a parlare in nome di tutti gli editori e di tutti i lettori ma agisca in qualità di rappresentante del genere di editore che l’ha scelta per rappresentarla. E se trova che la letteratura e la vendita di libri in Italia siano solo una voce da mettere in bilancio, non dovrà condannare l’editoria indipendente che ha convinzioni opposte alle sue. Siamo tutti diversi. Mi auguro, come piccolo editore, che questa volta il topolino che rappresento si salvi dalle grinfie del gatto che lei interpreta. Non è detto che un gatto sia più simpatico del topolino. Spesso è esattamente il contrario.

Lettera aperta al Presidente dell’Associazione italiana editori: qualità è meglio di quantità

Salone del libro a Torino o a Milano: i lettori traditi dall’associazione italiana editori

Folla alla 28/a Edizione del Salone Internazionale del libro presso il Lingotto, Torino, 17 Maggio 2015 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

I grandi editori hanno scelto Milano come città che ospiterà una nuova manifestazione di promozione della lettura a partire dal prossimo anno. L’Associazione italiana editori (AIE) ha deciso di abbandonare Torino e il quasi trentennale Salone del libro. Il presidente dell’AIE ha dichiarato: “L’amministrazione e la fondazione di Torino decida di fare quello che vuole”. Giuseppe Laterza, presidente della casa editrice, ha proposto di realizzare un evento alternativo per la promozione della lettura a Bologna; ma il suo appello non è stato preso in considerazione. In un successivo comunicato l’associazione ha poi inserito alcune precisazioni utili, dal loro punto di vista, per ricostruire tutte le notizie che hanno portato alla scelta di lasciare il Salone di Torino, con l’uscita dalla Fondazione che lo organizza. “Da italiani bisogna essere felici di come Milano è riuscita a rilanciarsi negli ultimi anni”. Ma chi è l’AIE? Chi rappresenta in Italia? L’AIE è l’associazione di categoria, aderente a Confindustria, degli editori italiani. Tra i suoi obiettivi l’Associazione si prefigge di rappresentare e tutelare gli editori. Quali? Gli editori aderenti all’AIE rappresentano il 90% del mercato librario italiano, cioè i grandi gruppi, Gems e Mondadori, a cui si aggiunge la Feltrinelli. I piccoli e medi editori (sono migliaia e rappresentano solo una piccola quota di mercato) si sono schierati in difesa del Salone del libro di Torino.

Il ministro Franceschini aveva espresso la speranza che l’AIE rimanesse a favore di Torino e anche l’Odei (Osservatorio degli editori indipendenti), che a Milano organizza già BookPride, aveva espresso il timore di un’eccessiva commercializzazione nel caso di un trasloco lombardo. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è intervenuta sostenendo che duplicare e frammentare non è mai una politica di rafforzamento, anche se alla fine così è stato. Il direttore generale dell’Istituto Treccani, Massimo Bray, ex ministro dei Beni Culturali e presidente designato del nuovo Salone del libro di Torino, ha detto: “Questo Paese legge pochissimo e fa pochissimo per la lettura. E anziché elaborare una strategia per avvicinare le nuove generazioni ai libri, si spacca e inventa due saloni. Chi ci guarda da fuori riderebbe di questa situazione.” L’assessore alla Cultura del Comune di Torino, Francesca Leon, ha ribadito: “Il Salone del Libro non andrà a Milano, il Salone Internazionale del Libro si farà a Torino nelle date già annunciate. La Fondazione per il Libro e tutti gli enti coinvolti sono già al lavoro per preparare un trentesimo Salone innovativo, che avrà al centro editori e lettori in un evento che coinvolgerà l’intera città e sarà esempio a livello nazionale”.

Una decina di piccoli e medi editori si sono dimessi dall’associazione per protestare contro questa decisione pilotata dal gruppo berlusconiano della Mondadori. L’AIE organizza anche la fiera dedicata alla piccola e media editoria “Più libri più liberi” che si tiene a Roma. Il presidente Motta difende la sua scelta, pur apparendo in contrapposizione perché da un lato si è piegato alla scelta di organizzare una fiera internazione del libro a Milano, scaricando Torino, e dall’altro si fa il paladino dell’editoria indipendente, continuando a sostenere la fiera romana. Ci saremmo aspettati anche le dimissioni dal consiglio direttivo di “Più libri più liberi”. Che senso ha tradire l’editoria indipendente a Torino per poi accontentarla con la meno ambiziosa fiera romana? Purtroppo, nessuno della piccola e media editoria ha pensato, dopo lo smacco subito per il Salone del libro di Torino, di assumersi la responsabilità che la fiera annuale del libro a Roma non dovrebbe essere condivisa con l’AIE, ma con le associazioni dell’editoria indipendente. Personalmente, sarei propenso a sopprimere “Più libri più liberi” per fondare una nuova grande fiera a Roma che abbia lo scopo non solo di mostrare e vendere i titoli dell’editoria indipendente ma soprattutto che sia veicolo di pluralità alla lettura con la promozione di quei libri che faticano a entrare nelle librerie, ormai acquisite e dominate dai grandi gruppi editoriali. Insomma, una lettura più varia, più raffinata, più stimolante che possa rompere il vincolo tra i libri di serie pubblicati dalla grande editoria e i lettori. Con la decisione di fondare una nuova fiera a Milano, in competizione con il Salone del libro di Torino (le due fiere si terranno a una settimana di distanza), l’AIE ha saputo sbarazzarsi facilmente della piccola e media editoria. Perché quest’ultima non sa e non vuole sbarazzarsi dell’AIE accettando la kermesse romana con ostentata apatia?

Roma meriterebbe di meglio, una manifestazione culturale di alto livello, ma evidentemente una fiera dell’editoria indipendente, gestita dalla stessa, fa paura e anche gli indipendenti preferiscono che “Più libri più liberi” sia gestita dai padroni dell’AIE, quelli che hanno in mano la carta dei potenti editori.

 

 

 

Salone del libro a Torino o a Milano: i lettori traditi dall’associazione italiana editori

Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

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Il tuo libro non dovrà essere troppo lungo né avere una copertina cartonata e troppo lucida per le tue mani unte di olio solare o cadrà a faccia in giù nella sabbia. Questo libro dovrà essere abbastanza maltrattabile, senza che risulti troppo debole nell’incollatura del dorso perché non si disintegri prima di leggerlo.

Ancora più importante, il soggetto non può essere troppo cupo. Abbiamo bisogno di qualcosa che ti faccia immergere nella storia mentre stai strizzando un occhio contro il sole e il tuo cappello non copre abbastanza i tuoi occhi e sostieni il libro con il gomito sospeso, indolenzito e appiccicoso di sudore. La tua attenzione è facilmente distratta da una partita di pallavolo nelle vicinanze mentre, in vicinanza, conversazioni vagano, passando e svanendo; da un uomo dagli occhi tristi che arranca verso di te con perline colorate o custodie per telefoni cellulari che insiste per dargli almeno un euro. Gli schiamazzi dei bambini sulla battigia e un elicottero che sorvola la spiaggia. Quindi è necessario che i personaggi del tuo libro siano facilmente riconoscibili e abbastanza diversi per essere interessanti; i punti di vista devono essere chiari e stimolanti abbastanza per tenerti sveglio, ma non troppo allarmato; un ambiente che sia facilmente accessibile e, preferibilmente, attraente, e una trama avvincente.

Se sei un turista, nella lettura di un libro in una spiaggia turistica, la realtà e la finzione si fondono in una nebbia di piacere di festa, animate dal brivido di nuove esperienze e linee di profumi locali. Nei tuoi sogni e nelle tue sieste, due mondi si fondono in una dimensione che non è né reale né del tutto immaginaria.

Come può fare uno scrittore fornire per te?

Le vacanze si prestano meravigliosamente alla narrativa. Quando uno scrittore va con te in vacanza, è come se uno spettacolo speciale da sfruttare sia stato messo in scena per te. L’impostazione è ben delineata, una spiaggia con le palme sullo sfondo; un ristorante illuminato da una pista da ballo; una strada costiera tortuosa, coperta di fiori con le scogliere su un lato, e l’abisso dall’altro. Ma a volte c’è veleno nel paradiso – fatiscenti alberghi e black-out; squali e pirati; omicidi e colate di cemento…

Le vacanze hanno una struttura che rende facile la presa, e sono state utilizzate da molti scrittori per descrivere un numero infinito di crimini nei romanzi. L’inizio è l’arrivo; il lettore prende familiarità con la posizione, allo stesso ritmo rilassato come i personaggi di fantasia, ma nella seconda settimana o negli ultimi giorni diventa più urgente estrarre ogni goccia di piacere e di interesse da parte del viaggio. È facile stabilire la base sicura di una routine quotidiana e costruire un mondo fantastico – una festa, una tempesta, anche la luna piena ci sarà, perché ciò sarebbe passato inosservato nella normale vita quotidiana. Poi, se tutto va bene, il ritorno a casa potrebbe avere un senso di realizzazione o se sono state sollevati dei dubbi, un senso di disillusione. O non ci sarà alcun ritorno a casa…

Lo scrittore può giocare con i suoi personaggi perché diventino i compagni dei tuoi giorni sulla spiaggia o sul bordo di una piscina. È meglio non resistere alla tentazione di terminare la lettura perché diventi irresistibile godere di un bel mare innocente quando tanto sangue si è versato nel tuo thriller. Ciò ti appaga e rappresenta l’estasi di giornata troppo calda. Una birra gelata o una fetta di anguria coronano la soddisfazione di conoscere finalmente l’assassino, quel personaggio che non avresti mai sospettato.

Lo scrittore può mantenere il vero mondo come fanno i bambini con la costruzione di un castello di sabbia o, in mancanza di un aquilone da far volare, serve come mezzo di caratterizzazione per la tua vacanza. Ma (a parte i bambini) ciò che si vede non è quello che si ottiene: le vacanze sono il mondo falso ed effimero di qualche giorno dove tutto e tutte le storie e i patemi d’animo sono nascosti, dove un costume da bagno dà il via a un minor numero di indizi di classe, professione o il gusto di un abbigliamento che normalmente avresti privilegiato. In vacanza si incontrano persone che nel mondo reale non avresti voluto incontrare e ti innamori stupidamente, dai via il tuo cuore troppo e troppo presto perché vorresti recuperare la tua vita in un quadro limitato di tempo. Agisci senza inibizioni; metti a nudo la tua anima dopo aver fatto l’ipotesi che probabilmente mai più incontrerai quella persona di nuovo. Poi accade qualcosa – un crimine, un disastro, un incidente, o forse il tempo cambia. Reagisci, affronti la situazione o forse non fai nulla, sopravvivi o torni al tuo libro dove tragicamente qualcuno muore.

Nel frattempo la gente del posto ti guarda, ma tu non te ne curi perché la trama del tuo thriller continua…

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Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

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Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

• Iniziate a leggere al bambino al momento della nascita.
• Lasciate che il vostro bambino giochi con il libro.
• Se il bambino a volte non sembra interessato, mettete via il libro e riprovate un’altra volta. Per avere un lettore ci vuole tempo e pazienza.
• Siate fantasiosi. Utilizzare diverse voci e le espressioni facciali quando leggete. Rendete divertente l’ascolto!
• Scegliete i libri che utilizzano la ripetizione delle parole, rime, e un testo prevedibile.
• Decidete un tempo regolare per leggere ogni giorno; anche con cinque o dieci minuti si favorisce il bambino a leggere per conto proprio.
• Prima di leggere il libro insieme, dai la possibilità al bambino di fare una ” passeggiata tra le immagini” del libro in modo che si faccia un’idea della storia.
• Lasciate che il vostro bambino giri le pagine e punti il dito sulle parole che voi leggete.
• Incoraggiate l’amore per le parole, giocando in rima e con giochi di parole, cantando canzoni stupide, o scrivendo insieme una storia.

Soddisfare la curiosità del vostro bambino

• Scegliete i libri che sostengono gli interessi del bambino, dai dinosauri ai maghi.
• Rileggete i libri preferiti del vostro bambino ogni volta che vi viene chiesto. Dopo diversi rifacimenti, chiedete a vostro figlio di raccontarvi la storia.
• Coinvolgete il bambino nella lettura facendo domande! Chiedete “cosa” nelle domande; evitate domande che richiedono un semplice “sì” o “no”. Si potrebbe chiedere: “Cosa pensi che succederà dopo?”
• Ricordatevi di dare al vostro bambino il tempo di pensare alla domanda e rispondere.
• Portate il vostro bambino in libreria a controllare i libri.
• Se il vostro bambino mostra un interesse particolare in un’immagine, parlatene insieme o soffermatevi, fate seguito immediatamente a domande e lasciate del tempo alla risposta del bambino.
• La cosa più importante, fate che la lettura sia divertente per il vostro bambino!

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

libri_istock_000010604179_large_1Su Internet, si leggono spesso lettere di rifiuto inviate dagli editori agli autori. Più spesso, come nel nostro caso, non rispondiamo se il testo che ci è stato proposto non si adatta alla nostra linea editoriale. Siamo chiari con tutti: se un autore non riceve una risposta entro due mesi, il suo manoscritto non potrà essere pubblicato da noi.

Cosa sia più scoraggiante per un autore, se il silenzio o una lettera dell’editore con un tono critico o piena di ironia, oppure una mail senz’anima che dice testualmente: Siamo spiacenti ma siamo costretti a rifiutare la pubblicazione del suo manoscritto, non è dato saperlo. Nessuno è capace di spiegare a questi meravigliosi scrittori le motivazioni del rifiuto. Il motivo è semplice: decine di manoscritti arrivano in redazione, anche a un piccolo editore come me. È un grosso impegno leggere con attenzione almeno una parte di questi testi. Gli autori spesso sbagliano a formulare una sinossi, una presentazione di se stessi o spediscono i propri romanzi senza aver visionato la “famosa linea editoriale” della casa editrice:

La famosa linea editoriale … sì

“Indipendentemente dalla qualità del testo, semplicemente non si adatta alla nostra linea editoriale.”

Senza offesa per qualcuno, esiste un concetto, soprattutto quando si tratta di una piccola casa editrice. Per creare un’identità e rimanere nell’ambito delle proprie competenze, un editore preferisce pubblicare quello che ritiene meglio per vendere.

Per noi, questo è la narrativa e in particolare il romanzo poliziesco. Cerchiamo in particolare autori esordienti che abbiamo meno di trentadue anni. Lo abbiamo annunciato sul nostro sito, sul nostro catalogo, vorremmo pubblicare solo questi romanzi, soprattutto thriller incentrati sulla realtà della provincia italiana e l’umano (i personaggi passano prima dell’azione).

Eppure riceviamo manoscritti di racconti, storie, poesie, favole, saggi, di fantasia come di fantascienza da autori di tutte le età.

Poter rispondere a tutti motivando il nostro rifiuto sarebbe un impegno che non possiamo assumere. Non ci riusciremmo neanche se restassimo svegli di notte per tutte le notti del calendario.

Per molti scrittori esordienti, l’editore è una sorta di intermediario per finanziare la stampa e la distribuzione del proprio libro. Una piccola casa editrice non può avere la stessa capacità di penetrazione della grande casa editrice sul mercato delle vendite. Un autore non deve pensare a queste ultime, alle royalties, se riceve un contratto di pubblicazione dal piccolo editore. Questi non vende al supermercato, non ha decine di redattori e giornalisti dell’ufficio stampa che lavorano e si dedicano alla promozione. La frustrazione degli scrittori che vorrebbero agire come giocatori professionisti sarebbe inferiore se si comprendessero le dinamiche del mondo editoriale, costruito da una sinergia tra poche grandi case editrici e le librerie di proprietà delle stesse mentre la fetta di mercato destinata agli affamati piccoli editori è talmente piccola che non soddisfa nessuno. Non si vive di sole briciole, anche se in questo caso sono briciole di cultura. Il paradosso tra grandi e piccoli non è stato superato neanche dall’evoluzione della tecnologia che ha reso più facile l’accesso a monte della posizione di editore, ma le barriere all’ingresso sul mercato si sono rafforzate. Questo paradosso riguarda il punto di distribuzione, compromesso dalla crescita di gruppi dominanti e delle catene di librerie, e dall’espansione della produzione, ormai attestata a sessanta o settantamila titoli all’anno.

La dimensione artigianale dell’attività del piccolo editore caratterizza lo striminzito gruppo redazionale anche nelle scelte editoriali. Si lavora quais giornalmente con gli autori, stando attenti agli aspetti tecnici della produzione. Tuttavia, raramente si è in grado di elaborare questioni legali a livello soddisfacente e si hanno problemi di gestione, promozione e commercializzazione.

Un piccolo editore inizia sempre con uno o due dipendenti a tempo parziale o autonomo. Poche case riescono ad aumentare la propria forza lavoro, anche se una precedente esperienza permette di lasciare più velocemente queste condizioni minime.

Nella maggior parte dei casi, il capitale iniziale è molto basso ed è spesso disperso. Negli anni seguenti la fondazione, gli aumenti di capitale sono difficili da realizzare, per cui insorgono presto una serie di problemi: capitale insufficiente, scarso accesso al credito e difficoltà a usarlo, margine di manovra debole per un ulteriore sviluppo.

La speranza è l’ultima a morire anche per un piccolo editore. Le grandi case non sempre riescono a vedere il potenziale di un manoscritto. A volte, c’è bisogno, nel bel mezzo di una mancanza di curiosità e audacia, del giovane editore, il piccolo saccente che vuol stampare libri solo per il gusto di cercare nuovi lettori e non per guadagnarci. Qual è la realtà di una catena virtuosa del libro e della diversità culturale del piccolo editore? Le zone di incomprensione e l’ignoranza reciproca sono molte, e la convergenza degli sforzi tra editori, librai e istituzioni culturali (biblioteche, teatri, cinema, scuole d’arte…) rimane insufficiente. Non resta che, per lo scrittore esordiente (fermo restando che pubblicare a pagamento è un sacrilegio), inviare il proprio manoscritto custodendolo in una bottiglia destinata alle acque del mare perché qualcuno, alla fine, la trovi e lo legga ma, c’è da considerare, che anche molte bottiglie non farebbero che creare un eccessivo inquinamento marino. In un mondo perfetto della letteratura, l’editore dovrebbe ricevere solo una piccola percentuale di manoscritti che attualmente gli sono proposti. Aiuterebbe senz’altro l’editore a vagliare e selezionare i testi di qualità. L’autore dovrebbe maggiormente riflettere sul testo che invia. Meglio rileggere e rileggere, meglio affidarsi a un bravo editor che revisioni e migliori il manoscritto piuttosto che gettare in mare anche la più piccola speranza di essere pubblicati.

 

 

Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

Dove posso trovare un buon editore?

case-editriciDopo aver completato il vostro manoscritto è necessario tornare indietro e rivederlo. La maggior parte degli autori fa diverse revisioni. L’autore James A. Michener ha detto una volta: Io non sono un grande scrittore, ma sono un grande masterizzatore.
Il passo successivo è una questione di dibattito e letture del vostro testo tra alcuni scrittori o grandi lettori. Alcuni scrittori sono in grado di modificare obiettivamente il proprio lavoro. Qualche beneficio dall’occhio obiettivo di un editor indipendente può essere utile. Se si pensa che si può oggettivamente modificare il proprio lavoro, allora buon per voi. Basta ricordare che oltre il 90% degli autori che tentano di essere tradizionalmente pubblicati sono respinti. Per molti scrittori sarebbe doveroso assumere un editor (o revisore) indipendente. Non solo questi darebbe informazioni preziose per rendere il vostro manoscritto migliore, ma sarebbe in grado di darvi grandi consigli sul mondo dell’editoria. Un editor è un investimento. Vi costerà (anche l’editor è una figura professionale che merita un compenso) ma ricordate, il bravo editor non si limita a correggere la grammatica. Aiuta a migliorare la storia generale. Sottolinea le contraddizioni e le incongruenze e altre cose che possono indebolire una storia. Sa cosa gli agenti e gli editori stanno cercando e sa come aiutarvi in un modo che aumenterà le vostre probabilità di raggiungere un buon risultato.

Una volta che avete un manoscritto rivisto e modificato, cercate un editore che sia specializzato nel vostro genere.

Tenete a mente che le grandi case editrici lavorano solo con gli agenti. Molte delle case editrici più piccole lavoreranno direttamente con lo scrittore, ma a mio parere la maggior parte degli scrittori trarrebbero beneficio dalla presenza di un agente letterario professionale, peraltro molto difficile in Italia per un esordiente.

Non considerate gli editori in base alla posizione geografica. C’è la posta, le e-mail, e il telefono a disposizione quando ne avete bisogno. Non avrete la necessità di incontrare l’agente o l’editore in persona, basta scrivergli.

Compilate una lettera di presentazione, una sinossi ed eventualmente l’incipit o l’intero manoscritto a seconda delle loro linee guida quando spedite il vostro manoscritto.

Non fate l’errore di mettere in copia tutte le case editrici a cui lo avete spedito. Siate professionali e rigorosi. È inutile elencare premi di poco conto ma citate solo quelli più prestigiosi se ne avete vinto qualcuno. E non citate i piazzamenti: conta solo il vincitore.

È estremamente importante la ricerca di un editore onesto con cui lavorate.

Ci sono un sacco di persone poco professionali e ignoranti nel settore editoriale. Persone di case editrici che chiedono soldi per pubblicare: lasciate perdere.

Un altro consiglio è quello di stare lontano da self-publishing. Si tratta di un vicolo cieco quasi ogni volta e non conta come credito di pubblicazione legittimo. Lasciate stare anche le versioni ebook da pubblicare su Amazon: sono rarissimi quelli che riescono a emergere trovando poi un editore che pubblichi il libro.
Nulla nel settore editoriale è assoluto. C’è più di un modo per fare le cose e ognuno ha un parere diverso. Ecco perché è importante prendere decisioni importanti sul proprio lavoro. Solo voi sapete che cosa è meglio per voi. Educate voi stessi prima di prendere qualsiasi decisione perché aumenterà le possibilità di essere pubblicati. Provate a prendere una scorciatoia e seriamente diminuirete le vostre probabilità. Diventare un autore pubblicato tradizionalmente è un’arte in sé. Non compromettete con la fretta il vostro manoscritto. La fretta fa danni. Se si agisce in fretta il vostro manoscritto finirà nei rifiuti.

Dove posso trovare un buon editore?

Cosa cerca un editore in un traduttore di narrativa

Negli ultimi decenni, gli sviluppi nel campo della grammatica trasformazionale, della linguistica generale e contrastiva, della semantica, della teoria dell’informazione, dell’antropolo…

Sorgente: Cosa cerca un editore in un traduttore di narrativa

Cosa cerca un editore in un traduttore di narrativa

Cosa cerca un editore in un traduttore di narrativa

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Negli ultimi decenni, gli sviluppi nel campo della grammatica trasformazionale, della linguistica generale e contrastiva, della semantica, della teoria dell’informazione, dell’antropologia, della semiotica, della psicologia e dell’analisi del discorso hanno esercitato una grande influenza sulla teoria della traduzione in generale, consentendo di offrire nuove intuizioni nel concetto di corrispondenza sul trasferimento tra sistemi linguistici e culturali.

Tuttavia, la traduzione di narrativa ha beneficiato molto poco degli sviluppi che si riferiscono alla linguistica. Negli studi di traduzione letteraria, molta attenzione è stata data alla traduzione poetica, poca alla traduzione di narrativa.

È generalmente accettato che tradurre la narrativa è un processo complesso soggetto all’influenza di numerosi fattori variabili, come ad esempio se la traduzione deve essere orientata alla lingua originale o alla lingua di arrivo, o se un dato originale deve essere adattato per certi scopi pragmatici. La traduzione di narrativa è molto più complicata di quanto sia la traduzione di altri generi, in quanto tratta non solo il transfert bilingue, ma anche quelli bi-culturale e bi-sociale. Il traduttore deve rappresentare culture diverse, molto diverse in termini di convenzioni linguistiche, letterarie e culturali-sociali. Il traduttore non solo deve prestare particolare attenzione ad alcuni modi peculiari in cui il linguaggio genera effetti estetici nella lingua originale e ai metodi utilizzati dai traduttori per raggiungere un’identità espressiva in italiano, ma anche dare spunti ai valori culturali-sociali nella traduzione. Tuttavia, entrambi gli approcci letterario-stilistici e linguistici non sono riusciti a riconoscere la natura della traduzione narrativa.
Per la prosa narrativa, esistono due tipi di stile: uno è lo stile autoriale, vale a dire lo stile relativo al significato in modo generale. Quando si parla di stile autoriale, in altre parole, si parla di un modo di scrivere che è riconoscibile in un particolare scrittore, come ad esempio nei russi Viktor Pelevin e Vladimir Sorokin. Questo modo di scrivere distingue la scrittura un autore da quella degli altri, e le diverse visioni del mondo degli autori. La loro satira è forte e irresistibile, proprio perché dà uno specchio fedele della realtà e della propria visione del mondo. L’altro concetto di stile è lo stile del testo, vale a dire lo stile intrinsecamente legato al significato. Proprio come gli autori possono dire di avere uno stile, così può essere per i testi. Quando esaminiamo lo stile del testo, dobbiamo analizzare le scelte linguistiche che sono intrinsecamente connesse al significato e all’effetto sul lettore. I modelli lessicale e grammaticale, la coerenza del discorso e la coesione, e la figura del discorso dovrebbero essere esplorate in dettaglio. A volte, anche una virgola apparentemente insignificante può essere molto importante in termini interpretativi. Il concetto di stile della prosa narrativa è molto utile per esplorare la natura della sua traduzione.

La traduzione di narrativa comporta lo scambio di esperienza sociale di individui nel mondo immaginario con i lettori di un’altra cultura o società. Sia il fattore sociale sia il fattore autoriale sono enfatizzati nel processo di traduzione. Pertanto, la riproduzione di stile (sia dello stile autoriale sia dello stile del testo) è considerato il nucleo nella traduzione di narrativa. È un compito difficile per il traduttore di narrativa esplorare lo stile di un romanzo e il messaggio che l’autore trasmette sulla vita sociale, i rapporti umani, ecc.

La prosa narrativa ha una grande influenza sociale. Un best seller può avere milioni di lettori, e molti romanzi sono adattati in film, aumentando ulteriormente il loro pubblico. Esercitare un’influenza sociale su larga scala è anche lo scopo dei romanzieri. Anche la traduzione di narrativa ha dunque un’influenza sociale su larga scala, e questo è il motivo per cui sempre più narrativa è tradotta in molte lingue.
L’intero processo coinvolto nella traduzione di un romanzo è quindi complicato, tra cui la codifica del messaggio da parte del prosatore, e la decodifica e la riconversione del messaggio da parte del traduttore. Il messaggio, tra cui significato, stile e funzionalità, sono ciò che l’autore di prosa vuole trasmettere attraverso il suo romanzo in ordine di livello pragmatico (intenzione dell’autore o il tema della finzione), livello semantico (scelta delle parole), livello sintattico (scelta dei modelli di frase, ecc.) e il livello del discorso (che integra i precedenti tre livelli in tutto il discorso). Tuttavia, il traduttore decodifica il messaggio in ordine inverso. In un primo momento, il traduttore si imbatte in tutto il discorso di prosa narrativa, e poi lo analizza a livello sintattici, semantici e, infine, pragmatici. La cosa più importante è come il traduttore ri-codifica il messaggio che capisce, che è alla base dell’attività di traduzione.

Cosa cerca un editore in un traduttore di narrativa

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute

Murakami sonno apertura

Un buon libro può superare molte barriere nella sua ricerca di trovare un pubblico, ma l’Oceano Pacifico, a quanto pare, è uno sbarramento troppo forte. Questo è il caso della letteratura giapponese, ma anche della cinese e di quella coreana che sfidano le differenze di lingua, cultura, e di politica per raggiungere i lettori in tutta l’Asia, ma devono ancora trovare un approdo stabile e duraturo in Europa, fatta eccezione della Francia dove hanno diversi seguaci.

Gli esperti indicano che l’apertura mentale dei giovani è un fattore di risposta alla domanda del perché, nonostante ci siano degli autori orientali che hanno un buon seguito da noi, come Murakami Haruki, il tedoforo degli autori giapponesi in Occidente e, ma solo in parte, di Yoshimoto Banana, non c’è traccia nelle classifiche di autori dell’Estremo Oriente e non c’è segno di pubblicazioni di un numero consistente di nuovi autori asiatici. Nonostante le tradizionali rivalità tra Corea, Giappone e Cina, i giovani di quei Paesi hanno superato le distanze ed è interessante scoprire come, per esempio, i giovani sud-coreani vogliano capire meglio gli stili di vita e la cultura giapponesi leggendo moltissima narrativa proveniente dal Giappone, lasciando comprendere come la letteratura sia separata dalle dispute politiche tra il Giappone e la Corea del Sud. Anche in Cina, i cinesi più giovani si identificano con il cuore della società giapponese che i loro autori descrivono. Grazie a questo, centinaia di romanzi giapponesi sono pubblicati annualmente in Corea del Sud, e ancora di più lo sono in Cina.

Gli Stati Uniti e l’Europa hanno anche diversi giovani che leggono autori giapponesi e cinesi, ma il numero è sensibilmente più basso. Questo solleva una questione: se i cittadini cinesi e coreani possono guardare oltre le loro differenze per leggere romanzi giapponesi, qual è il freno che impedisce una reale diffusione della cultura dell’Estremo Oriente tramite la letteratura nei paesi occidentali?

Gli Stati Uniti fanno un caso a sé perché notoriamente solo il 3% dei libri pubblicati sono di autori che non parlano la lingua inglese. Tuttavia, non è del tutto colpa del lettore. La gente legge la letteratura straniera quando è disponibile, come il caso già citato di  Murakami Haruki, ma la realtà è che vi è la quasi totale volontà, da parte degli editori più grandi, di non tradurre la letteratura, determinando anche nel lettore una certa diffidenza nel leggere quel po’ di letteratura in traduzione in circolazione.

Ci sono anche delle difficoltà che gli editori devono affrontare nella pubblicazione di letteratura straniera e di certo non sono sempre facili. Gli americani di lingua inglese non sanno rinunciare ai loro scrittori, benché la tradizione e la qualità culturale americana non possa essere paragonabile a quella europea (in particolare alla russa e a quello dell’Inghilterra). Tuttavia, è un peccato rinunciare a tanti libri incredibili di scrittori di lingua non inglese che sono scritti in altre parti del mondo. A maggior ragione, anche in Europa è imbarazzante che la Corea del Sud, un paese che ha una tradizione culturale immensa, come il Giappone e la Cina, abbia solo una sparuta rappresentanza. Non dimentichiamo che diversi romanzi di famosi e apprezzati scrittori coreani e giapponesi sono stati tradotti dal francese o dall’inglese, con il risultato di confezionare dei prodotti che non corrispondono alla lingua originale, impedendo di trasmettere al lettore occidentale il nocciolo stesso della cultura.

Purtroppo, le fortune crescenti dei libri provenienti dagli Stati Uniti coincidono all’estero con l’ascesa della cultura pop americana in generale, ma devono anche essere in parte attribuite a una forte imposizione della narrativa commerciale (e le competenze editoriali si sono evolute per servire questi libri) che, fino a poco tempo fa, semplicemente non esistevano in molti altri paesi. È così per la narrativa, è così per il cinema: dagli Stati Uniti arriva qualsiasi cosa purché sia legato a un successo commerciale. Qualsiasi libro potrebbe essere migliore o peggiore nel complesso, ma c’è un certo livello di approfondimento culturale, di introspezione, di spessore linguistico da cui non si può prescindere che spesso nella narrativa americana non è rispettato. Le letterature dei paesi più lontani che hanno tratto la linfa da culture diverse da quella europea potrebbero rendere migliore la vita non solo dei lettori ma della nostra frenetica società occidentale.

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute