La letteratura catalana

“La scrittura catalana, passata e presente, non è mai stata in una posizione migliore per uscire dal bozzolo regionale impostole dalla politica e dai pregiudizi, dando ai lettori stranieri la possibilità di scoprire una letteratura nazionale importante che è stato uno dei segreti in Europa meglio custoditi per troppo tempo.”

La Catalogna è una delle regioni che formano la comunità linguistica catalana, la quale attualmente si trova distribuita in quattro stati europei: lo Stato spagnolo (Catalogna, Paesi valenziani, Isole Baleari, parte delle comunità autonome d’Aragona e di Murcia), lo Stato francese (la Catalogna del Nord, il Dipartimento dei Pirenei Orientali), lo Stato italiano (Alghero, la città in provincia di Sassari in Sardegna) e Andorra (lo stato indipendente che si trova nel cuore dei Pirenei, dove il catalano è l’unica lingua ufficiale).
Nel 1979, un editore britannico disse che non c’erano lettori per la letteratura regionale, senza neanche aver letto il romanzo tradotto dal catalano “Tutte le bestie da soma” di Manuel de Pedrolo. Un altro esempio, se si fosse bisogno, che per essere classificati come ‘regionale’ deve essere relegato al rango di indesiderato, in termini editoriali. La letteratura catalana, incredibilmente, ha sofferto per decenni – se non per secoli – da questa temuta etichetta ‘regionale’. Incredibilmente, perché il catalano ha più orecchie (sei milioni e mezzo) rispetto a diverse lingue ufficiali europee, copre una vasta area (Valencia, Catalogna spagnola, Catalogna francese, sud Aragona, Baleari) e la sua produzione letteraria è paragonabile a quella di diverse lingue più grandi. Purtroppo, molti fattori hanno contribuito nel corso degli anni a falsare la vera natura della lingua e letteratura catalana: riprese dallo Stato spagnolo con la forza delle armi nel XVIII secolo, le aree di lingua catalana sono stati sottoposti per oltre 250 anni di una serie di leggi volte a sopprimere l’uso pubblico della lingua catalana – libri compresi – che si conclude con un tentativo vizioso di eliminare completamente la lingua nelle prime fasi della dittatura franchista (un margine molto piccolo letterario è stato permesso dopo il 1962).
Dopo la Guerra Civile (1936-1939), la stragrande maggioranza degli scrittori catalani che era antifascista (Mercè Rodoreda, Amat-Piniella, Aurora Bertrana, Pere Calders, Xavier Benguerel, Avel•lí Artís) scrisse molti dei lavori in esilio.
La dittatura franchista (1939-1975) inizialmente lasciò indifesa la società e proibì il catalano come lingua. Un lento processo di recupero forzato da parte della resistenza politica e culturale – editori, premi letterari, settimanali – si consolidava in Catalogna ma lasciava indifferente la popolazione al di fuori della regione. I grandi scrittori del periodo della Repubblica divennero i modelli indiscussi di molti scrittori che incorporarono  una nuova cultura in catalano (Manuel de Pedrolo, Perucho e poi Espinàs, Capmany, Porcel, Saladrigas, Moix, Roig, Teixidor). Un fenomeno che si è verificato in parallelo – gli stessi editori, lo stesso spazio culturale e lo stesso mercato – a Valencia e nelle Isole Baleari (Llorenç Villalonga, in particolare, e poi Janer i Manila, Maria Antònia Oliver e Gabriel Mesquida).
L’arrivo della democrazia (1978), impose il catalano come la formazione linguistica preferita; ciò aumentò il numero potenziale di lettori e rafforzò il ruolo degli editori. Non ci fu generalmente una estetica egemonica e il numero di autori – compresi, significativamente, quelli di Valencia – aumentarono i lettori.
In democrazia, tuttavia, la scrittura catalana deve ancora fare i conti con una notevole antipatia dalla lettura pubblica spagnola di autori di lingua catalana (testimoniato da molti editori di Barcellona) – uno svantaggio considerevole dato che gli editori stranieri tendono a giudicare i libri catalani esclusivamente sulle loro vendite in traduzione spagnola. Non stupisce che l’editore britannico non si sia preoccupato di leggere il libro. Se lo avesse fatto, però, avrebbe scoperto che ‘Tutte le bestie da soma’ era un brillante fantasy politico, il cui autore, Manuel de Pedrolo, ha avuto oltre 140 titoli al suo attivo, che vanno dai best-seller, come Seconda origine, recentemente pubblicato in Italia e, tra breve, visibile sullo schermo ad opera del regista Bigas Luna, dalla narrativa poliziesca alla poesia e al dramma esistenziale. L’editore britannico avrebbe potuto verificare la presenza di altre importanti opere della letteratura catalana, da ‘Tirant lo Blanc’ di Joanot Martorell, probabilmente il primo grande romanzo europeo, o le poesie d’amore del XV secolo di Ausiàs March, che anticipa l’individualismo romantico di quattro secoli, avrebbe potuto individuare la poesia surrealista di Salvat-Papasseit e JV Foix, che influenzarono maggiormente i lavori di Salvator Dalí e Miró, rispettivamente, o si sarebbe imbattuto nei romanzi straordinari di Mercè Rodoreda che sono apparsi nel 1960 e le imbattibili descrizioni della vita catalana ed europea di Josep Pla che attraversano cinquant’anni (e raccolti in sessanta volumi) o le bellissime brevi storie degli anni 1970 di Pere Calders. Ma non lo fece: ‘No, qui non ci sono lettori!’ Né è cambiata la situazione dal momento che l’esposizione fornita dai Giochi Olimpici del 1992 trasformò Barcellona nella quarta città più visitata in Europa. Prendete un importante scrittore contemporaneo come Quim Monzó, le cui quattordici opere di fiction e non-fiction hanno avuto vendite complessive di oltre 600.000 libri in catalano, con molti titoli in ristampa in ben 25 edizioni. Già tradotte in undici lingue, e descritto da un critico americano come ‘il miglior scrittore europeo racconto nell’ultimo decennio’, Monzó – insieme a molti altri eccellenti autori contemporanei come Carme Riera e Miquel Bauçà – restano inspiegabilmente indisponibili per i lettori. Dal 1984 è permesso l’insegnamento del catalano nelle scuole; sempre più persone che vivono nelle zone in cui si parla la lingua sono ora in grado di leggere e scrivere con facilità, e come risultato una produzione catalana di libri è salita e rappresenta ormai non meno del 12% di tutte le pubblicazione di libri in Spagna (6.000 nuovi titoli all’anno). In cima a questo, il successo della televisione pubblica catalana (leader di mercato negli ultimi cinque anni) ha contribuito a creare uno mercato letterario di massa per la prima volta. Questo panorama in commercio sano è stato migliorato su un livello più serio da una nuova generazione di autori di livello europeo, come poeta Cassases Enric e romanzieri dotati come Albert Sánchez, Imma Monsó, Manuel Baixauli, Jordi Cussà, Isabel-Clara Simó, Pep Coll e Jordi Punti. In poche parole, la scrittura catalana, passata e presente, non è mai stato in una posizione migliore per uscire dal bozzolo ‘regionale’ imposto dalla politica e dai pregiudizi, così alla fine dando lettori stranieri la possibilità di scoprire una letteratura nazionale importante che ha stato uno dei segreti meglio custoditi d’Europa per troppo tempo.

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