Le anime morte – Gogol

“Il biondo era uno di quegli uomini, nel carattere del quale si nota, a tutta prima, una certa forza di resistenza. Non si è ancora riusciti ad aprir bocca, che già sono pronti a discutere e sembra che non s’accorderebbero mai con quanto è nettamente contrario al loro modo di pensare, che non direbbero mai intelligente una persona stupida e che, in particolare, non consentirebbero mai a fare la volontà altrui; e va sempre a finire, invece, che nel loro carattere si rivela una certa cedevolezza, che consentono a fare proprio quel che si erano rifiutati di compiere, che definiscono intelligenti le cose stupide, e poi si mettono a esaudire così bene la volontà altrui che meglio non si potrebbe; in una parola, cominciano come colpi di cannone e finiscono come flauti”
“Sempre e ovunque nella vita, così fra la dura, ruvida, povera e sudicia gente dei ceti inferiori come fra quella fredda, monotona e noiosamente accurata delle classi elevate, almeno una volta l’uomo incontra sul suo cammino un’apparizione diversa da quanto ha veduto fino allora e che, almeno per una volta, desta in lui un sentimento diverso da quelli che è destinato a sentire per tutta la vita”

“Ogni popolo, poichè reca in sé il segno delle proprie forze, colmo delle facoltà creative del suo proprio spirito e delle proprie splendenti caratteristiche e degli altri doni di Dio, si è a suo modo distinto con una particolare loquela. QUalsiasi concetto esprima, rivela nell’espressione usata un aspetto del carattere nazionale. Perspicacia e saggio intendimento della vita rivela la loquela britannica; con lieve eleganza brilla e si disperde l’effimera parola francese; ingegnosamente escogita la sua, secca ed acuta, non a tutti accessibile, il tedesco; ma non c’è parola che abbia lo slancio ardito, che scaturisca dal fondo del cuore, che ferva e palpiti di vita, quanto una parola russa detta a proposito”

“Ora, invece, mi avvicino indifferente ad ogni villaggio sconosciuto e ne guardo indifferente il comunissimo aspetto: non appare più invitante al mio sguardo, ormai freddo. Non ho più voglia di ridere e quel che avrebbe suscitato, negli anni trascorsi, un vivace moto del mio viso e risate e interminabili discorsi, ora scivola via e le labbra immobili serbano un silenzio indifferente. Oh, mia giovinezza, oh mio passato candore!”

“Tutto può essere vero, tutto può accadere in un uomo. Colui che è ora un giovane ardente si ritrarrebbe inorridito alla vista di se stesso vecchio. Prendete con voi, quando uscite dai teneri anni giovanili e vi incamminate verso la rude maturià che indurisce, prendete con voi tutti i moti gentili dell’animo, non abbandonateli lungo il cammino, non potreste più ritrovarli! Minacciosa, terribile è la vecchiaia che avanza e non restituisce mai nulla. La tomba è più misericordiosa, sulla tomba è scritto “Qui è sepolto un uomo”, mentre nulla si può leggere nei freddi insensibili lineamenti di una disumana vecchiezza”

“Poichè il giudizio dei contemporanei non riconosce come siano egualmente belle le lenti che guardano il sole e quelle che ci mostrano i movimenti degli insetti invisibili”

“A chi può mai importare se se la intendono compare e comare?”

“le donne…sono un argomento, che è semplicemente inutile parlarne! E a provarsi a dire o a rendere tutto ciò che passa sui loro visi, tutti quei riflessi, quei cenni…non si dice e non si rende proprio niente! I loro soli occhi sono già un regno così vasto che, se un uomo ci entra, non lo si ritrova mai più! Non c’è gancio, non c’è mezzo che valga a trarlo fuori!”

“Su quel campo nebuloso, buttato giù alla meglio, si stagliavano chiari e ben definiti doltanto i lineamenti dell’affascinante biondina: il visino ovale e pieno, il vitino sottile sottile, come hanno le collegiali da pochi mesi uscite di collegio, il bianco semplice vestito che, con levità e grazia, segnava in ogni parte le giovani membra ben formate, facendole spiccare in linee purissime. Sembrava che ella somigliasse ad una statuetta, nitidamente scolpita nell’avorio; ella sola biancheggiava e spiccava, limpida e chiara tra la folla torbida e opaca”

“Russia! Russia! Ti vedo, da questa mia stupenda, meravigliosa lontananza, io ti vedo: sei povera, sterminata, inospite; tu non rallegri lo sguardo né incuti rispetto con le ardite meraviglie dell’arte: tu non hai città fatte di alti palazzi, ricchi di finestre, piantati nella roccia, non hai alberi e tralci d’edera pittoreschi, radicati nelle case, fra lo scroscio e l’eterno pulviscolo delle cascate: il capo non si volge indietro a guardare i massi di pietra accumulati senza fine ad altezze vertiginose sopra di noi; non brillano attraverso le file scure degli archi sovrapposti, coperti di vite, d’edera e d’innumerevoli rose selvatiche, non brillano in lontananza gli immutabili profili dei monti che si levano scintillanti nel limpido cielo d’argento. Tu, mia Russia, sei tutta aperta, desolata, uniforme pianura. Come grumi di punti scuri, come impercettibili segni, stanno, fra le pianure, le tue basse città: nulla che seduca, che incanti lo sguardo. Ma quale misteriosa incomprensibile forza attrae l’animo a te? Perchè sento senza tregua risuonare negli orecchi la tua malinconica canzone che echeggia, da un mare all’altro, attraverso la tua immensità? Cosa dice la tua canzone? Che cosa, nella sua voce, chiama, singhiozza e stringe il cuore? Quali suoni mi baciano l’anima e vi penetrano dolorosamente, volgendosi attorno al mio cuore? Russia, cosa mi chiedi? Qual è il segreto inafferrabile vincolo che ci lega? Perchè mi guardi così e perchè tutto in te mi rivolge occhi colmi d’attesa?… Ancora pieno di stupore, resto immobile, ma già sopra il mio capo pende una nube minacciosa, gravida di future tempeste, e il pensiero tace dinnanzi alla tua immensità. Cosa mai va profetizzando questa tua distesa sconfinata? Forse qui, in te, nasceranno pensieri infiniti, perchè tu stessa sei infinita; forse qui sorgeranno epici eroi, perchè in te troveranno spazio per muoversi e agire… Minacciosa, la tua possente vastità mi conquista, si ripercuote nel più profondo del mio cuore con una forza terribile; di un potere sovrannaturale sono stati illuminati i miei occhi… Oh quale splendente, meravigliosa distesa ignota al mondo sei tu, mia Russia!”

“Quanto di strano, di attraente, di travolgente e di meraviglioso è nella parola viaggio! E come è bello, esso stesso, il viaggio!”

“Saggio è colui che non abborre da nessun carattere ma, penetrando in esso con lo sguardo fatto acuto dall’esperienza, lo studia fin nelle cause prime: tutto nell’uomo muta rapidamente; in meno di un volger d’occhi, gli è cresciuto nell’intimo un verme temibile, che ne sugge con assoluto potere i succhi vitali”

“Innumerevoli come le sabbie del mare sono le passioni umane. Tutte dissimili, le basse come le nobilissime, sono all’inizio soggette all’uomo, per diventarne soltanto di poi le inesorabili dominatrici”

“…quello spirito superiore, che sa non ridere, ma sopportare ogni beffa, cedere allo sciocco senza irritarsi, non andare fuori di sé mai e mantenere una calma orgogliosa nell’animo imperturbabile”

“Ma la gioventù è già felice perchè ha dinanzi a sè l’avvenire”

“…viaggio anche per me stesso: poichè conoscere il mondo, le vicende turbinose della gente, qualunque cosa se ne possa dire, è come un libro vivente, una seconda scienza”

“prendi tu stesso in mano la vanga, fa lavorare tua moglie, i figli, la servitù di casa; muori…ma sul lavoro! Almeno morirai facendo il tuo dovere e non a tavola, ingozzandoti come un maiale”

“L’esempio è più forte delle buone regole”

“Tutto l’essere suo era sconvolto e intenerito. Si fonde anche il platino, il più duro dei metalli, quello che più di ogni altro resiste al fuoco; quando la fiamma si ravviva sotto il crogiolo, soffiano i mantici e il fuoco sviluppa un insopportabile calore, il metallo ostinato imbianca e si fa liquido; così anche l’uomo più fermo cede, nel crogiolo delle sventure, quando queste, vieppiù crescendo, nebruciano, col loro fuoco irresistibile, l’indole indurita…”

“Eccellenza, chiunque sia l’uomo che voi chiamate un furfante è pur sempre un uomo. Come si fa a non difendere un uomo, quando si sa bene che la metà delle sue colpe sono da imputarsi alla sua ignoranza, alla sua rozzezza? Noi commettiamo delle ingiustizie ad ogni piè sospinto e ad ogni minuto siamo causa delle sciagure altrui, pur senza avere cattive intenzioni.”

“Bisognerebbe sempre prendere in considerazione gli antefatti della vita di un uomo, perchè, se non si esamina ogni cosa a sangue freddo, e fin dall’inizio ci si mette a gridare, non si fa altro che spaventare il colpevole, senza ottenerne una piena confessione; ma, quando lo si interroga con simpatia, da fratello a fratello, egli stesso rivela tutto, non chiede neppure che gli venga mitigata la pena, né si inasprisce contro alcuno, perchè vede chiaramente che non sono io, uomo, a punirlo, ma la legge”

“Anche l’uomo peggiore, il più indegno ha vivo il senso della giustizia; forse potrà non averlo un ebreo, ma un russo mai…”

“So che con nessun mezzo, nessuna minaccia, nessun castigo si può sradicare il male: esso ha ormai messo troppe profonde radici. La disonestà di accettare la bustarella è divenuta una necessità, anche per gente non nata per essere corrotta”

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Le anime morte – Gogol