Casino’ Royale: lo James Bond di Ian Fleming

Era il 1952 quando Ian Fleming, in congedo in Giamaica dopo anni di onorato servizio per la marina militare inglese, dava avvio alla scrittura di Casinò Royale, romanzo dal successo inaspettato che sarebbe poi stato il primo di una lunga serie, di libri come di pellicole cinematografiche.

Pochi elementi in mano a detta dello scrittore, che amava raccontare così l’inizio di un mito: la noia del congedo dopo una vita avventurosa, il nome di un ornitologo famoso, James Bond appunto, e il ricordo lontano di una serata al Casinò di Lisbona. Nasce così  007, l’agente segreto con licenza di uccidere, una sorta di alter-ego del romanziere inglese, che insieme intreccia episodi della sua vita e di invenzione costruendo un personaggio ricco di fascino.

«Alle tre del mattino l’odore del casinò, il fumo e il sudore danno la nausea. A quell’ora, il logorio interiore tipico del gioco d’azzardo – misto di avidità, paura e tensione nervosa – diventa intollerabile. I sensi si risvegliano e si torcono per il disgusto». Sin dalle prime battute si percepisce la passione dell’autore per la narrazione e per scene pausate in cui la tensione sale lentamente raccontando un momento storico, quello della Guerra Fredda, ormai romantico e distante per il lettore.

Il casinò è un luogo per pochi, per l’upper class, dove membri di una classe sociale privilegiata, e ancora personaggi emergenti del mondo della finanza e dell’economia, si incontravano sperperando enormi cifre di denaro, inconsapevoli dei cambiamenti che di lì a un decennio avrebbe coinvolto l’intera società.

Se con le donne, già da questo primo volume, Bond è il Bond che conosciamo noi, come agente segreto è invece un personaggio ingenuo, a tratti goffo, che solo gradualmente e attraverso un percorso irto di difficoltà prenderà coscienza delle sue potenzialità. Non è infatti uno degli agenti migliori quando viene scelto da M, ma la sua bravura con il baccarà lo rende adatto alla missione. L’obiettivo prevede l’annientamento di Le Chiffre, banchiere malavitoso del Partito Comunista locale, proprio colpendolo nel suo punto debole: il gioco d’azzardo.

Un romanzo certamente intrigante, coinvolgente, dalla trama ben costruita e con non pochi colpi di scena. L’idea per una lettura tranquilla che conduce all’origine di un mito moderno, rivelandone però aspetti sconosciuti.

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