Dire basta a Mario Monti

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Un dato è certo: Mario Monti ha peggiorato la crisi economica. Non è ancora l’ultima resistenza del generale Custer, ma per Italialandia è iniziato il più lungo e noioso film che Cinecittà abbia mai realizzato. Il generale Mario Monti si dimette, ma poi ritornerà in politica sostenuto dalle forze politiche centriste e di destra (tra cui il sostegno della classe politica più ricca del Paese, Casini e Montezemolo, e dello stesso claunesco Berlusconi).

Monti è stato in grado di fornire strumenti per la crescita del Paese?

L’economia dell’austerità è andata avanti per un anno secondo copione. Il generale Monti ha indotto il popolo italiano ad accettare la medicina amara dell’austerità, più e più volte, non riuscendo a produrre risultati. Cosa lascia Monti? Un’Italia in depressione.

L’anno del Commissario Monti in carica è stata una bolla, che, per gli investitori, è sembrata buona finché è durata ma ora si è sgonfiata. E non ci vorrà molto tempo a capire agli italiani e agli investitori stranieri che è cambiato davvero poco rispetto al 2011, tranne che l’economia è caduta in una profonda depressione.

Gli aumenti delle tasse e i tagli alla spesa sociale (istruzione e sanità) hanno un effetto controproducente. Riducendo sia il debito sia la crescita, il rapporto debito-PIL nel breve periodo è aumentato, e nel lungo si ridurrà ancora. Il peggioramento nella sostenibilità del debito pubblico italiano diventerà molto più chiaro il prossimo anno, quando avremo più dati statistici sugli effetti calamitosi dell’austerità.

Grazie all’apparenza di affrontare la crisi in Italia, Monti è stato in grado di costruire un consenso chiaro più tra alcuni politici che tra la gente. Avrebbe potuto mantenere il potere per emanare un reale cambiamento ma così non è stato. Certa classe politica italiana è stata opportunista nel volteggiare come un avvoltoio che aspettava il momento di colpire. Solo alcuni gruppi politici hanno puntato il dito contro Monti fin dall’inizio, tra cui Di Pietro e Vendola. Lo stesso Bersani oggi si smarca, per affermare la leggittimità della sua premiership. Nulla toglie che questi ultimi tre politici restino dei fedeli europeisti. Gli unici in grado, con il neonato Movimento arancione, di fronteggiare uniti il centro-destra e la squadra degli antieuropeisti reali capeggiati da  Beppe Grillo, la Lega e Berlusconi.

Poi c’è il dilemma di come fronteggiare Angela Merkel, l’uomo più potente del pianeta, dopo Barack Obama, s’intende.

Frau Merkel attende che anche il nuovo esecutivo sia ai suoi comandi. Forse farebbe bene a difendersi nella prossima campagna elettorale. La sua riconferma del cancellierato non è certa per la terza volta consecutiva. Sta di fatto che il nuovo premier non potrà solo ossequiare la cancelliera, come ha fatto Monti. Un confronto sui temi delicati della crescita e sugli strumenti per evitare di deprimere ulteriormente l’economia italiana passa anche da una presa di coscienza della signora Merkel.

La vecchia convenzione che Mario Monti sia il riformatore di cui l’Italia ha bisogno non si basa sulla realtà.
L’Italia ha bisogno di un governo con una solida legittimità democratica nella forma di un voto a maggioranza popolare. Questo governo potrebbe avere più forza per perseguire il tipo di riforme strutturali che l’Italia ha urgente bisogno per rilanciare la crescita  perché questo è il vero problema, piuttosto che quello del debito e la riduzione del disavanzo. Le manovre montiane anche in questo hanno fallito e le innumerevoli tasse imposte soprattutto alle classi sociali meno abbienti non sono state accompagnate da un aumento dei consumi.

Chi oggi si appresta a salire sul “cavallo di Troia” del tecnocrate Monti, cercando di tirarlo per il bavero a presiedere il futuro governo dell’Italia, farebbe bene a non nascondersi dietro gli scudi. Casini, parte del Popolo delle Libertà e il neofita Montezemolo (stipendiato con circa 6 milioni di euro annui) farebbero bene a metterci la faccia. Molti esponenti del centro-destra pensano che la copertura del generale Monti possa garantire loro l’espropriazione (meglio chiamarla così che “riconferma”) del seggio parlamentare (illegittima in termini di moralità per molti degli attuali deputati secondo il giudizio di molta gente), nonostante siano inguardabili. Meglio indossare la maschera di Monti piuttosto che farsi riconoscere.

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