Kautokeino noir

Nessuno di loro è di Kautokeino. Eppure, Olivier Truc è francese, e Lars Pettersson, che è svedese, hanno scritto i loro romanzi criminali ambientati nella capitale delle renne, culla del popolo sami. Ma si può rappresentare una minoranza discriminata?

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Kautokeino, situata nella contea di Finnmark in Norvegia, è la sede della Lapponia, la zona che comprende i vecchi insediamenti sami. L’area, di circa 388.350 chilometri quadrati, si estende dalla penisola russa di Kola fino alla parte orientale della Norvegia e della Finlandia, a Dalarna nel sud. Sameland, o Sápmi in Sami del Nord, a volte chiamata anche Lapponia – da non confondere con le province svedesi e finlandesi con lo stesso nome. A Kautokeino, quasi il 90 per cento della popolazione sami del nord parla Sami. Sia il Sami sia il norvegese sono considerate come lingue ufficiali. Nel comune, che è la zona più grande della Norvegia, abitano solo 2900 abitanti. Di loro, appena 1400 vivono nell’area urbana.

Olivier Truc ha intitolato il suo romanzo giallo, “L’ultimo lappone“, edito da Marsilio. Lo hanno letto centinaia di migliaia di francesi e tradotto in varie lingue. A Kautokeino, Klemet Nango guida l’unità della polizia delle renne e cerca di tenere sotto controllo un lembo di terra in cui profondi contrasti mettono di fronte cristiani laestadiani, norvegesi nazionalisti e sami indipendentisti. Una tensione costante che sovente sfocia in conflitti tra gli allevatori di renne che si contendono quelle poche zone di pascolo indispensabili alla sopravvivenza. Come tutti gli abitanti della Lapponia, l’11 gennaio anche Klemet finalmente potrà rivedere la propria ombra: dopo quaranta giorni di buio assoluto, infatti, il sole tornerà a sorgere. Un evento atteso da tutti, che coinciderà anche con l’esposizione nel museo locale di un tamburo sacro, restituito alla comunità sami dopo molti anni di attesa. Il tamburo, però, sparisce, e nella piccola comunità le tensioni sfociano in delitto: un allevatore viene ritrovato cadavere all’esterno del suo misero gumpi, con le orecchie mozzate. A Klemet, unico sami ad aver deciso di indossare l’uniforme, il compito di indagare assieme a Nina Nansen, giovane e graziosa recluta della polizia delle renne, giunta nel Grande Nord dalla costa meridionale del paese per dare una mano a mantenere l’ordine in un mondo di cui fatica a capire le regole.

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La storia scritta da Lars Pettersson si svolge anch’essa nella città lappone. Il titolo è Kautokeino, un coltello insanguinato“, edito da Atmosphere libri. Mostra i luoghi dove i suoi personaggi erano stati sterminati e parla dei monumenti locali. In sintesi, la trama: una macchina slitta sulla strada ghiacciata e colpisce violentemente una renna. Anna Magnusson si ferma, si infila un berretto di lana e prende il coltello dallo zaino nel bagagliaio. L’orologio segna le 01:30 di notte, e ci sono più di 30 gradi sotto zero lì, sulla strada tra Luleå e Pajala. Anna è cresciuta a Stoccolma e non ha mai pensato alle sue origini. Sua madre, che è una Sami, non ha mai spiegato il motivo per cui se n’è andata dal remoto villaggio di montagna nel nord della Norvegia. Ora Anna, che lavora come sostituto procuratore, è sulla strada per Kautokeino, in Lapponia, dopo diversi anni di assenza. La nonna l’ha chiamata e le ha chiesto di andare a difendere il cugino Nils Mattis, accusato di stupro. La famiglia è disperata: non può fare a meno del lavoro di Nils Mattis in montagna. Ma quando Anna legge l’inchiesta della polizia, si insospettisce. Come farà a restare imparziale? Per lei è difficile rispettare il codice silenzioso della famiglia, fatto anche di leggi non scritte. Chi c’è dietro le morti che si verificano mentre Anna è lì? Chi vuole sbarazzarsi di lei? L’autore descrive l’ambiente, la natura, il freddo e le condizioni di vita in modo così realistico e tangibile che si perde il respiro. La natura si fa invadente, soprattutto quando scrive come il freddo e i suoi effetti incidano sulla psiche e lo stile di vita. Un romanzo sul diritto e la morale in una comunità di minoranza etnica che evidenzia le contraddizioni tra le consuetudini e il moderno Stato di diritto.

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Per secoli, i governi svedese e norvegese hanno arbitrariamente condotto esperimenti politici sulle vulnerabili popolazioni indigene. I loro diritti sono stati investiti e i sami sono stati oggetto di campagne puramente razziste. Il tema è così politico, storico, giuridico e complesso culturalmente che è impossibile non calpestare la sensibilità della gente quando si scrive su di esso.

La maggior parte degli svedesi e dei norvegesi non ha alcuna conoscenza dei Sami nella scuola. E ora due scrittori provenienti da altre parti del mondo hanno scritto romanzi gialli la cui trama si svolge in una città sami e le cui case sono ornati con renne e il popolo Sami vestiti nei loro colorati kolt, i tradizionali costumi.

Olivier Truc, quand’era studente a Parigi, sognava di diventare un corrispondente di guerra. All’inizio, ha cominciato a fare diversi viaggi, in Croazia durante la Guerra d’Indipendenza e in Libano durante la guerra civile. Nella sua città natale Montpellier, ha incontrato una donna di Västerbotten, situata nella parte settentrionale della Svezia, e con lei si trasferisce a Stoccolma. Presto inizia a scrivere per i quotidiani francesi Libération, Le Monde e Le Point. La Svezia è tuttavia il paese peggiore che si possa immaginare per una persona che voleva essere un reporter di guerra. La pace dura da oltre 200 anni. È stato durante le visite ai familiari della moglie a Västerbotten che Truc ha visto un nuovo lato della Svezia. Ha imparato qualcosa della storia svedese che pochi conoscono sul passato del paese. La colonizzazione dello Stato svedese della Lapponia iniziò durante il 1600 quando la terra, tradizionalmente usata dal popolo sami, fu distribuito ai coloni. Da allora, i sami sono costretti a subire. Dagli inizi dello scorso secolo, i sami sono stati costretti a frequentare le scuole con i bambini di lingua svedese, dove era proibito parlare Sami. In questi secoli, l’aristocrazia sami è stata rappresentata dai proprietari di renne. Negli ultimi decenni, i giovani hanno lasciato le renne per studiare medicina o giurisprudenza. Poi c’è una folla anonima di sami con occupazioni ordinarie. In Lapponia, i discendenti del popolo sami hanno perso la loro lingua madre nelle scuole svedesi e hanno dovuto cambiare i nomi per evitare di essere additati nella minoranza.

Nel dopoguerra, i grandi investimenti statali per la costruzione di impianti di energia idroelettrica e il feroce sfruttamento delle foreste montane ha limitato ai sami i pascoli di renne, portando nuovi drammatici conflitti tra i proprietari degli animali.

Dopo vent’anni come corrispondente, Olivier Truc ha vissuto come un outsider, cioè come la maggior parte dei sami. Da qui è nata l’idea di scrivere un romanzo giallo.

Il percorso di Lars Pettersson a Kautokeino è stato in qualche modo più vissuto. Nato a Västmanland, ha vissuto a Dingtuna, nel sud della Svezia. Dopo aver lavorato come meccanico a Västerås e come insegnante di scuola superiore, è stato trent’anni sceneggiatore della televisione svedese. Nel suo curriculum c’è una ventina di telefilm e documentari. Nel 1993 è arrivato a Kautokeino, dove ha conosciuto l’attuale moglie, ha costruito una casa e ha vissuto le estati a Västmanland e gli inverni nel nord della Norvegia. Lars Pettersson è stato affascinato dalle regole non scritte della società lappone. Nel suo romanzo ha tessuto una rappresentazione di qualcosa che egli ha percepito importante, ma di cui la maggioranza della popolazione nordica ha poca conoscenza. Così ha imparato molto di più sulla comunità sami, mettendo a fuoco un intricato sistema che governa i costumi di questo popolo.

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