Cosa non va nel Premio Nobel per la letteratura

nobelQuest’anno il fortunato premiato è l’autrice bielorussa Svjatlana Aleksievič, una giornalista investigativa i cui libri sulle donne, su Cernobyl e sulla guerra sovietico-afghana hanno composto, nelle sue parole, una “storia dei sentimenti umani” nella Russia post-sovietica. Gli scrittori Murakami Haruki, Ngugi Wa Thiongo’o, Jon Fosse, Joyce Carol Oates e Philip Roth, considerati tra i più grandi narratori mondiali, non hanno raggiunto la vetta. Nel 2011 il poeta svedese Tomas Tranströmer vinse il premio Nobel benché nessuno lo avesse mai letto e, a distanza di alcuni anni dal Nobel, non abbia lasciato traccia di sé. L’anno scorso vinse il francese Patrick Modiano, autore di una serie incredibile di romanzi noir che fondono mistero e surrealismo. È come se Camus, Chandler e Borges avessero collaborato a dare una forma ibrida ma anche improbabile alle sue storie, spesso raccapriccianti, di protagonisti tendenti alla parodia, sullo stile di vecchi film di serie B e pulp fiction, al servizio di qualcosa di molto più onirico e inquietante.

Chi sono le diciotto persone che decidono chi sono i più grandi romanzieri e / o poeti dell’anno sulla scena internazionale? Il comitato invita decine di esperti letterari di decine di paesi che sono pagati per scrivere alcune riflessioni sui possibili vincitori. Tali esperti dovrebbero rimanere anonimi, ma inevitabilmente alcuni si sono rivelati essere conoscenti di coloro che li hanno nominati.

Tutti i membri sono svedesi e la maggior parte di loro è professore nelle università svedesi. Nessuna donna è stata mai nominata alla presidenza. Solo un membro è nato dopo il 1960. Ciò è in parte dovuto al fatto che non è possibile dare le dimissioni dall’Accademia. Si tratta di una condanna a vita. Quindi c’è raramente nuova linfa. Negli ultimi anni, tuttavia, due membri si sono rifiutati di continuare a collaborare a causa di disaccordi, uno per la fatwa contro Salman Rushdie e  un altro contro l’assegnazione del premio a Elfriede Jelinek, giudicata “caotica e pornografica”.

Si suppone che un centinaio di scrittori sono nominati ogni anno. Stiamo parlando di poesie e romanzi che arrivano da tutto il mondo, molti intensamente impegnati con le culture e le tradizioni letterarie di cui i membri dell’Accademia Svedese comprensibilmente sanno poco. Quindi è un gruppo eterogeneo di libri che questi professori devono digerire e confrontare ogni anno.

L’estetica di un’opera è la più difficile da apprezzare e richiede una sensibilità speciale, oltre a una lunga riflessione, mentre il carattere politico è più semplice e rapidamente afferrato, per cui un accademico inizia a identificare quelle aree del mondo che hanno attirato l’attenzione del pubblico, forse a causa di disordini politici o abusi dei diritti umani. In questo campo troviamo quegli autori che hanno già avuto una ribalta di tutto rispetto e forse importanti premi nelle comunità letteraria di questi paesi e che sono apertamente impegnati. È così che il premio Nobel è concesso a dissidenti del blocco dell’Est, o a scrittori sudamericani contro la dittatura, o a scrittori sudafricani contro l’apartheid, o, più sorprendentemente, all’antiberlusconiano commediografo Dario Fo la cui vittoria causato qualche perplessità anche in Italia. Uno dei più grandi poeti italiani, Mario Luzi, è morto senza aver ricevuto un premio che avrebbe senz’altro meritato. Italo Calvino, lo scrittore italiano più conosciuto e tradotto nel mondo, oltre che il più letto, la cui qualità di Italo Calvino è indiscussa per tutti non è stato preso sul serio dall’Accademia svedese del Nobel. Forse perché troppo bravo e troppo italiano. Il recente premio a Svjatlana Aleksievič va nella direzione di “scandalizzare” l’opinione pubblica, concedendo il premio a un outsider che presto dimenticheremo. La sua vittoria purtroppo spiazzerà dalla corsa al premio bel più stimati e letti scrittori russi, come Fazil’ Iskander, Sasha Sokolov e il più antiputiniano romanziere Vladimir Sorokin.

Qui di seguito vi elenco alcuni ultradegni scrittori del Nobel che non lo hanno vinto:

Henry James, 1843-1916 

Perché è grande: Negli ultimi decenni del XIX secolo, Henry James scrisse più di venti romanzi, molti dei quali sono opere brillanti della letteratura in lingua inglese . I suoi libri Ritratto di signora (1881), I bostoniani (1886), Gli ambasciatori (1903) e La coppa d’oro (1904) sono tra i suoi migliori. Ha scritto anche romanzi come Daisy Miller e l’inquietante e meraviglioso Giro di vite. James ha scritto decine di racconti e diverse opere teatrali. I suoi racconti hanno trame intricate, personaggi enigmatici e temi sottili. Non per niente i suoi contemporanei lo soprannominavano “The Master”.

Perché non ha vinto: questo è facile. Nei primi anni del Premio Nobel, il comitato di selezione era puntiglioso sull’assegnazione del premio per gli autori che avevano scritto opere “idealiste”, una delle clausole di Alfred Nobel. Rudyard Kipling, per esempio, vinse nel 1907. Inoltre, i primi vincitori erano quasi sempre europei e di solito svedesi. Questo fino al 1923 quando un vero grande scrittore in lingua inglese vinse il Premio Nobel: William Butler Yeats.

Virginia Woolf, 1882-1941 

Perché lei è grande: La leonessa Virginia Woolf scrisse intensi e bellissimi romanzi che esplorano complessi personaggi (come Clarissa Dalloway e Lily Briscoe di Gita al faro) e luoghi per eccellenza. Nel libro La signora Dalloway, per esempio, la rappresentazione meticolosa di Woolf del post Prima guerra mondiale a Londra è un tour-de-force. Nonostante la prosa pittorica e poetica di Woolf, la sua visione è incoraggiante, con durezza realistica. Anche se signorile in superficie, i mondi della Woolf sono grezzi, ingiusti e pieni di delusioni. Ha scritto in un moderno stile “flusso di coscienza”, che si adatta alla natura introspettiva, stratificata e ambigua delle sue storie.

Perché non ha vinto: Woolf era troppo sperimentale, troppo intellettuale, e troppo deprimente per gli individui del comitato del Nobel, che, diciamocelo, vivevano in un grazioso mondo prebellico in Europa. Inoltre, anche se è stata riconosciuta come un maestro dai suoi colleghi letterari, Woolf non fu una scrittrice popolare in vita. È istruttivo il fatto che Pearl Buck vince il premio nel 1938, una scelta debole che i critici del Nobel ancora non digeriscono.

James Joyce, 1882-1941 

Perché è grande: Alcuni sostengono che Ulisse sia il più grande romanzo mai scritto, in qualsiasi lingua. Strutturato in parallelo sull’Odissea di Omero, Ulisse è di grande portata, filosofico, d’avanguardia, letterariamente allusivo, divertente e oscuro. Gli amanti della lingua inglese ammirano il modo in cui Joyce sposta il suo stile e il tono di capitolo in capitolo. Solo per questo lavoro da solo James Joyce avrebbe meritato il premio Nobel

Perché non ha vinto: In poche parole, Ulisse è stata ritenuto osceno a causa dell’episodio “Nausicaa” in cui l’eroe del libro, Leopold Bloom, si masturba su una panchina mentre guarda una ragazza. Joyce finì il libro nel 1918, ma fu vietato negli Stati Uniti fino al 1930. Il comitato Nobel probabilmente non considerò mai Joyce un concorrente.

Robert Frost, 1874-1963 

Perché è grande: È difficile sopravvalutare il talento di Robert Frost. Frost è stato profondo, prolifico, e ancora accessibile. Ha prodotto decine di raccolte di poesie, ha vinto quattro premi Pulitzer. Sì, ha scritto “The Road Not Taken” e “The Wall Mending”, ma ha anche scritto poesie molto più profonde come “Out, out”, di un ragazzo che perde la sua mano e la sua vita a causa di una motosega, e “Carpe Diem”, che predice l’infelicità dei bambini piccoli. A differenza dei suoi contemporanei del XX secolo che hanno scritto con verso libero, Frost ha scritto un verso sciolto che, pur non avendo una rima, è tuttavia conforme al pentametro giambico.

Perché non ha vinto: Si tratta di un puzzle. Frost era forse troppo prolifico. Molti premi Nobel hanno opere di modeste dimensioni. Forse era troppo noto. Certamente era troppo americano. Inoltre, a causa dei suoi versi misurati, il comitato Nobel può aver giudicato Frost di vecchio stile. È interessante notare che, anche se molto onorato in vita, i biografi raccontano che l’autore fu “ossessionato” dalla vittoria del Nobel. Forse il premio, pubblicamente invocato dai lettori e dalla critica, spiazzò il comitato del Nobel. Quel premio, che nel 1962 avrebbe dovuto andare a Robert Frost, fu regalato a John Steinbeck, un mediocre talento in confronto.

John Updike, 1932-2009 

Perché è grande: Updike ha scritto più di venti romanzi e pubblicato almeno dodici libri di racconti. Updike era troppo prolifico, scrivendo, tra molte altre cose, quasi un romanzo all’anno. Per anni Updike ha scritto recensioni astute ed erudite di arte e letteratura per il New Yorker, The New York Review of Books, e altre riviste di cultura. Come romanziere, Updike è più noto per aver scritto della classe media degli uomini americani. Se le donne vogliono sapere come gli uomini la pensano di sesso, morte, religione, delle loro mogli e ragazze, dei figli, sono consigliabili le letture della cosiddetta “serie del Coniglio”.

Perché non ha vinto: Era troppo bianco, troppo americano, e troppo maschile. Spesso, i romanzi di Updike sono sessualmente espliciti, che probabilmente hanno offeso il puritano comitato del Nobel.

Tra i Nobel mancati e attualmente viventi (il premio non può essere concesso alla memoria), solo tra gli americani, ci sono Phillip Roth, Joyce Carol Oates, Don DeLillo e Thomas Pynchon.

Nessuno di loro, prevedo, vincerà il premio Nobel.

Il gruppo dei grandi delusi, dati come probabili vincitori del Nobel fino alla vigilia, non è inferiore per importanza a quello dei vincitori effettivi. Così, alla fine, forse non è paradossale concludere che nella storia del Nobel letterario a fare notizia e scalpore siano più gli ‘illustri’ assenti che gli ‘sconosciuti’ vincitori.

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