Romanzi accorciati: il nuovo menu servito ai lettori. Ne vale la pena?

12391226_1009403155790101_3782054736942394396_n-e1451736007797Si tratta dei Distillati, una collana pubblicata da Centuria (casa editrice del gruppo Rcs Libri) che mette a disposizione, lo si capisce già dal nome, grandi bestseller riproposti in versioni concentrate, “in meno della metà delle pagine dell’originale“. Sul sito dell’iniziativa ci si tiene a precisare che i libri vengono “distillati, non riassunti“, perché “abbiamo ridotto le pagine, non il piacere“.

I romanzi di lancio, Uomini che odiano le donne di Larsson (240 pagine invece di 688 dell’originale) e Venuto al mondo di Mazzantini (200 pagine invece di 540), sono stati tagliuzzati, rispettando la storia ma omettendo alcune parti. Molti lettori hanno avuto reazioni esterrefatte impugnando la spada contro questa iniziativa considerandola come il più grande attentato alla qualità letteraria. Qualità letteraria: ecco il punto. Se qualcuno presume che Venuto al mondo della Mazzantini sia un romanzo di qualità letteraria avrebbe tutte le ragioni per sentirsi offeso. Prendiamo I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij (mille pagine, più o meno) e comprimiamolo come se fosse un file pesante che non riusciamo a inviare per email. Sarebbe un attentato alla libertà, alla cultura, all’umanità? Sì, è la mia risposta. Ma tagliuzzare la Mazzantini mi è totalmente indifferente, non trovandoci un nesso tra qualità letteraria e offesa alla cultura. È un’operazione commerciale per aumentare il numero dei lettori? Di quali lettori? Quelli che comprano Vero? Un individuo potrebbe leggere per ore al giorno Vero, Novella, i Distillati di Centuria, la Gazzetta dello sport e non aggiungere un grammo di cultura al suo asfittico cervello, mentre basterebbe leggere cinque minuti al giorno di Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, Furore di John Steinbeck o Se questo è un uomo di Primo Levi per aumentare la capacità e i processi di pensiero che sono basilari nelle relazioni sociali complesse.

Non riuscirei a immaginare 1Q84 (oltre 1000 pagine) di Murakami Haruki smembrato e dissanguato, concentrato come un dado da brodo in 200 pagine. Ne verrebbe fuori un “distillato” di slogan. Non toccatemi Kafka sulla spiaggia e neanche Franz Kafka. Ma sarei addirittura felice se accorciassero a dieci pagine Cinquanta sfumature di grigio (senza alcuna parola, con pagine in bianco per lasciare fantasticare i “lettori”).

Difficile quindi sorprendersi se il nostro Paese appare stanco, senza idee e pronto a votare chi la spara più grossa in televisione (sempre questa maledetta televisione). Esiste infatti una precisa correlazione tra la percentuale di lettori in un determinato Paese ed il benessere economico, culturale e sociale di quello stesso Paese.

Leggere abitualmente ti consente di acquisire un vocabolario più ampio, sviluppare nuove connessioni sinaptiche e rafforzare le tue abilità di ragionamento; ti permette di sviluppare anche idee creative, applicando quella nuova conoscenza ad ambiti inaspettati. La lettura rappresenta dunque una delle strategie più efficaci per combattere lo stress.

Non perdere occasione per leggere. Le nostre giornate sono piene di tempi morti: i viaggi da pendolare per andare in ufficio/università, le attese al super/posta/banca, le lunghe code in auto, e chi più ne ha, più ne metta. Non sprecare preziosi minuti della mia vita, ed allora… leggi. Invece di controllare ossessivamente la tua pagina Facebook: leggi. Invece di aggiornare la tua posta elettronica: leggi. Invece di spugnettare sul tuo iPhone con Ruzzle: leggi.

Il libro è un vero e proprio addestramento per imparare le emozioni, per capire e scoprire la mente dell’altro.

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Romanzi accorciati: il nuovo menu servito ai lettori. Ne vale la pena?

La letteratura contemporanea: cosa cambia?

kafka1-300x225Nei primi anni del XX secolo, l’idea che Dio era morto, un concetto per primo introdotto nella cultura generale, fu causa di angoscia e di un grande senso di perdita. Scrittori e artisti, e la gente in generale, cominciarono a mettere in discussione il senso stesso della vita, arrivando alla conclusione che, se non c’è Dio, la vita è intrinsecamente senza senso. L’obiettivo “verità” non esiste; tutto quello su cui dobbiamo fare affidamento è la nostra prospettiva – la nostra personale verità – poiché ciò è tutto quello che possiamo vedere.

La maggior parte della letteratura scritta prima della Seconda guerra mondiale (in particolare La terra desolata di TS Eliot e Il Grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald) ha affrontato il tema di come le persone potessero continuare a vivere con queste consapevolezze.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, però, queste idee erano state culturalmente (anche se non necessariamente singolarmente) assimilate. Dopo le atrocità della guerra, non è stato così difficile accettare l’idea che non vi era alcun Dio benevolo che vegliasse su ogni piccolo passero, che nessuna vita fosse gettata via. Anche nel mezzo di una grande gioia e sollievo che la guerra fosse finita, l’atteggiamento predominante fu la disillusione: “Va bene così, Dio è morto e la vita non ha senso, che si fa adesso?”

All’indomani di una guerra le cui azioni e risultati sono stati quasi incomprensibili, gli scrittori si sono trovati con nuovi dilemmi: il mondo prima della guerra non c’era più, e un intero nuovo mondo aveva preso il suo posto. Gli scrittori del dopoguerra non si interessarono al significato della perdita di Dio, ma al modo di far fronte a un mondo in cui l’unica costante era stato il cambiamento. E come la vita cambiava sempre di più e sempre più rapidamente, la letteratura cambiava con essa.

La letteratura contemporanea è difficile da caratterizzare perché riflette la vita e la cultura contemporanee, che sono in rapida evoluzione e piene di contraddizioni. Ma ci sono alcune tendenze che spiccano. Queste sono generalizzazioni, ci sono anche delle eccezioni.

In primo luogo, la letteratura contemporanea non è più “innocente”, ma ironica. Riflette le nostre delusioni politica, sociale e personale, e non crede più che si possa creare qualcosa di nuovo. Essa può rilanciare il vecchio stile in una nuova forma.

Alcuni autori (anche se non tutti) ritengono che l’innovazione non sia più possibile. Ci sono solo tante idee e combinazioni di idee, e tutto è stato utilizzato. Tutto ciò che è rimasto è la capacità di imitare, in un modo più fresco possibile, ciò che il passato ci ha lasciato. Un numero crescente di romanzi e opere teatrali sono ambientate nel passato, ma i loro eventi sono visti con cinismo contemporaneo.

Una seconda tendenza nella letteratura contemporanea è un nuovo cinismo che caratterizza il ruolo dell’arte e della stessa letteratura. Per le generazioni precedenti, la letteratura e le altre arti erano destinate dai loro creatori a essere “antigovernative” – cioè ripudiare e sovvertire i valori e le tradizioni stabilite. In altre parole, l’arte si distingueva dalla società, vedeva le masse come persone che avevano bisogno di essere illuminate, ma che erano state così legate alla tradizione e all’apatia che probabilmente non era facile svelarle. Molti scrittori e artisti contemporanei sono ancora così, ma la linea di demarcazione tra cultura “Alta” e “Bassa” è difficile da distinguere, dal momento che i mass media cooptano arte e immagini molto velocemente, e dal momento che scrittori “seri” non si limitano a scrivere romanzi “letterari”, ma spesso usano il corollario del cinema di serie B, circondando i personaggi dei loro romanzi con l’armamentario della cultura del consumo. Alto e Basso coincidono e l’amoralità, svuotata dei valori, della cultura mediatica diviene ben lungi dall’essere prerogativa di un piccolo gruppo di pensatori d’avanguardia; anche il cinismo banale di tutta la cultura commerciale entra nella scrittura dei “pensatori”, degli illustri scrittori finora annoverati nell’elite letteraria.

Facciamo una precisazione sui generi: quello “letterario” è quasi sempre guidato dal personaggio (si basa sui protagonisti per raccontare la storia) piuttosto che guidato dalla trama. Il genere letterario è un modo di descrivere la fascia alta della scrittura, cioè quella scritta dai “letterati”. La prosa tende a essere arcaica o eccessivamente elaborata o una combinazione tra le due. Tuttavia, le storie letterarie possono essere una gioia da leggere. Possono essere squisite, poetiche, potentemente descrittive, affascinanti e seducenti nel loro insieme.
Il romanzo commerciale è per lo più dettato dalla trama e si concentra sui moderni dilemmi giornalieri. Esso è di solito ricco di azione e cerca di proporre una scrittura che sia leggibile per quasi tutti. Questo tipo di romanzo include molti generi come il thriller, il noir, il mistero, la fantascienza, l’avventura, il romanzo rosa e così via. I romanzi commerciali si basano su quante vendite essi possono generare. Il risultato è che vendono molto di più dei romanzi letterari.
Una cosa è però importante, a prescindere dal genere. La buona narrativa è buona narrativa, indipendentemente dal genere.

Ogni storia, ben congegnata, che conquista il lettore, lo intrattiene e gli fa credere nella storia non ha né un vantaggio né uno svantaggio. La narrativa commerciale ha un enorme seguito rispetto alla letteraria semplicemente perché gli editori sono pronti a investire denaro nei romanzi commerciali e non altrettanto. Questo spiega perché la piccola e media editoria sembra generare maggiore qualità letteraria, non dovendo rincorrere necessariamente un grande margine di profitto.

La letteratura contemporanea accetta come dato l’idea, tramandata da XX secolo, che tutto quello che sappiamo dipende dal nostro punto di vista. Io vedo le cose in un modo, e tu le vedi un’altra. Così, dal momento che non c’è nessun osservatore veramente oggettivo, non esiste una cosa definita come la “Verità”. Ci sono solo la mia verità e la tua verità, e quelli in grado di cambiarla in qualsiasi momento con l’aggiunta di più fatti.

Ma la letteratura contemporanea prende questa idea un passo avanti o due, rimettendo in questione gli stessi fatti, e sostenendo che i “fatti” sono inaffidabili, influenzati dalla cultura, dalla prospettiva storica, dai giochi linguistici, e da altri fatti non ancora scoperti o deliberatamente omessi. Così, come la letteratura contemporanea sostiene, due “verità” contraddittorie possono (e spesso lo fanno) coesistere.

A causa di questa capacità di comprendere le contraddizioni, la letteratura contemporanea, come la società contemporanea, a volte sembra schizofrenica. Anche se mette in discussione e denigra l’uso e il valore del linguaggio, essa usa con cura e precisione lo stesso linguaggio per illustrare le proprie idee. Anche come essa documenta frammentazione e disintegrazione, al tempo stesso ridisegna tutti i frammenti in un insieme coerente.

Salman Rushdie ha scritto che “La letteratura è dove si va a esplorare i posti più alti e quelli più bassi della società umana e dello spirito umano, dove si spera di trovare non la verità assoluta, ma la verità del racconto, della fantasia e del cuore.”
Proprio mentre si celebra la diversità umana e ci si lamenta dell’alienazione umana, la letteratura rivela l’universalità del carattere umano e l’emozione.

La letteratura contemporanea: cosa cambia?