Cosa cerca un editore in un traduttore di narrativa

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Negli ultimi decenni, gli sviluppi nel campo della grammatica trasformazionale, della linguistica generale e contrastiva, della semantica, della teoria dell’informazione, dell’antropologia, della semiotica, della psicologia e dell’analisi del discorso hanno esercitato una grande influenza sulla teoria della traduzione in generale, consentendo di offrire nuove intuizioni nel concetto di corrispondenza sul trasferimento tra sistemi linguistici e culturali.

Tuttavia, la traduzione di narrativa ha beneficiato molto poco degli sviluppi che si riferiscono alla linguistica. Negli studi di traduzione letteraria, molta attenzione è stata data alla traduzione poetica, poca alla traduzione di narrativa.

È generalmente accettato che tradurre la narrativa è un processo complesso soggetto all’influenza di numerosi fattori variabili, come ad esempio se la traduzione deve essere orientata alla lingua originale o alla lingua di arrivo, o se un dato originale deve essere adattato per certi scopi pragmatici. La traduzione di narrativa è molto più complicata di quanto sia la traduzione di altri generi, in quanto tratta non solo il transfert bilingue, ma anche quelli bi-culturale e bi-sociale. Il traduttore deve rappresentare culture diverse, molto diverse in termini di convenzioni linguistiche, letterarie e culturali-sociali. Il traduttore non solo deve prestare particolare attenzione ad alcuni modi peculiari in cui il linguaggio genera effetti estetici nella lingua originale e ai metodi utilizzati dai traduttori per raggiungere un’identità espressiva in italiano, ma anche dare spunti ai valori culturali-sociali nella traduzione. Tuttavia, entrambi gli approcci letterario-stilistici e linguistici non sono riusciti a riconoscere la natura della traduzione narrativa.
Per la prosa narrativa, esistono due tipi di stile: uno è lo stile autoriale, vale a dire lo stile relativo al significato in modo generale. Quando si parla di stile autoriale, in altre parole, si parla di un modo di scrivere che è riconoscibile in un particolare scrittore, come ad esempio nei russi Viktor Pelevin e Vladimir Sorokin. Questo modo di scrivere distingue la scrittura un autore da quella degli altri, e le diverse visioni del mondo degli autori. La loro satira è forte e irresistibile, proprio perché dà uno specchio fedele della realtà e della propria visione del mondo. L’altro concetto di stile è lo stile del testo, vale a dire lo stile intrinsecamente legato al significato. Proprio come gli autori possono dire di avere uno stile, così può essere per i testi. Quando esaminiamo lo stile del testo, dobbiamo analizzare le scelte linguistiche che sono intrinsecamente connesse al significato e all’effetto sul lettore. I modelli lessicale e grammaticale, la coerenza del discorso e la coesione, e la figura del discorso dovrebbero essere esplorate in dettaglio. A volte, anche una virgola apparentemente insignificante può essere molto importante in termini interpretativi. Il concetto di stile della prosa narrativa è molto utile per esplorare la natura della sua traduzione.

La traduzione di narrativa comporta lo scambio di esperienza sociale di individui nel mondo immaginario con i lettori di un’altra cultura o società. Sia il fattore sociale sia il fattore autoriale sono enfatizzati nel processo di traduzione. Pertanto, la riproduzione di stile (sia dello stile autoriale sia dello stile del testo) è considerato il nucleo nella traduzione di narrativa. È un compito difficile per il traduttore di narrativa esplorare lo stile di un romanzo e il messaggio che l’autore trasmette sulla vita sociale, i rapporti umani, ecc.

La prosa narrativa ha una grande influenza sociale. Un best seller può avere milioni di lettori, e molti romanzi sono adattati in film, aumentando ulteriormente il loro pubblico. Esercitare un’influenza sociale su larga scala è anche lo scopo dei romanzieri. Anche la traduzione di narrativa ha dunque un’influenza sociale su larga scala, e questo è il motivo per cui sempre più narrativa è tradotta in molte lingue.
L’intero processo coinvolto nella traduzione di un romanzo è quindi complicato, tra cui la codifica del messaggio da parte del prosatore, e la decodifica e la riconversione del messaggio da parte del traduttore. Il messaggio, tra cui significato, stile e funzionalità, sono ciò che l’autore di prosa vuole trasmettere attraverso il suo romanzo in ordine di livello pragmatico (intenzione dell’autore o il tema della finzione), livello semantico (scelta delle parole), livello sintattico (scelta dei modelli di frase, ecc.) e il livello del discorso (che integra i precedenti tre livelli in tutto il discorso). Tuttavia, il traduttore decodifica il messaggio in ordine inverso. In un primo momento, il traduttore si imbatte in tutto il discorso di prosa narrativa, e poi lo analizza a livello sintattici, semantici e, infine, pragmatici. La cosa più importante è come il traduttore ri-codifica il messaggio che capisce, che è alla base dell’attività di traduzione.

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Cosa cerca un editore in un traduttore di narrativa

Recensione: In Bianco, Marco Bigliazzi

Il libro L’architetto Saverio Zefiro abita a Livorno e si trova in una situazione di sconforto, il lavoro procede a rilento, i soldi non bastano a mantenere lo studio nel palazzo di via Grande, tan…

Sorgente: Recensione: In Bianco, Marco Bigliazzi

Recensione: In Bianco, Marco Bigliazzi

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute

Murakami sonno apertura

Un buon libro può superare molte barriere nella sua ricerca di trovare un pubblico, ma l’Oceano Pacifico, a quanto pare, è uno sbarramento troppo forte. Questo è il caso della letteratura giapponese, ma anche della cinese e di quella coreana che sfidano le differenze di lingua, cultura, e di politica per raggiungere i lettori in tutta l’Asia, ma devono ancora trovare un approdo stabile e duraturo in Europa, fatta eccezione della Francia dove hanno diversi seguaci.

Gli esperti indicano che l’apertura mentale dei giovani è un fattore di risposta alla domanda del perché, nonostante ci siano degli autori orientali che hanno un buon seguito da noi, come Murakami Haruki, il tedoforo degli autori giapponesi in Occidente e, ma solo in parte, di Yoshimoto Banana, non c’è traccia nelle classifiche di autori dell’Estremo Oriente e non c’è segno di pubblicazioni di un numero consistente di nuovi autori asiatici. Nonostante le tradizionali rivalità tra Corea, Giappone e Cina, i giovani di quei Paesi hanno superato le distanze ed è interessante scoprire come, per esempio, i giovani sud-coreani vogliano capire meglio gli stili di vita e la cultura giapponesi leggendo moltissima narrativa proveniente dal Giappone, lasciando comprendere come la letteratura sia separata dalle dispute politiche tra il Giappone e la Corea del Sud. Anche in Cina, i cinesi più giovani si identificano con il cuore della società giapponese che i loro autori descrivono. Grazie a questo, centinaia di romanzi giapponesi sono pubblicati annualmente in Corea del Sud, e ancora di più lo sono in Cina.

Gli Stati Uniti e l’Europa hanno anche diversi giovani che leggono autori giapponesi e cinesi, ma il numero è sensibilmente più basso. Questo solleva una questione: se i cittadini cinesi e coreani possono guardare oltre le loro differenze per leggere romanzi giapponesi, qual è il freno che impedisce una reale diffusione della cultura dell’Estremo Oriente tramite la letteratura nei paesi occidentali?

Gli Stati Uniti fanno un caso a sé perché notoriamente solo il 3% dei libri pubblicati sono di autori che non parlano la lingua inglese. Tuttavia, non è del tutto colpa del lettore. La gente legge la letteratura straniera quando è disponibile, come il caso già citato di  Murakami Haruki, ma la realtà è che vi è la quasi totale volontà, da parte degli editori più grandi, di non tradurre la letteratura, determinando anche nel lettore una certa diffidenza nel leggere quel po’ di letteratura in traduzione in circolazione.

Ci sono anche delle difficoltà che gli editori devono affrontare nella pubblicazione di letteratura straniera e di certo non sono sempre facili. Gli americani di lingua inglese non sanno rinunciare ai loro scrittori, benché la tradizione e la qualità culturale americana non possa essere paragonabile a quella europea (in particolare alla russa e a quello dell’Inghilterra). Tuttavia, è un peccato rinunciare a tanti libri incredibili di scrittori di lingua non inglese che sono scritti in altre parti del mondo. A maggior ragione, anche in Europa è imbarazzante che la Corea del Sud, un paese che ha una tradizione culturale immensa, come il Giappone e la Cina, abbia solo una sparuta rappresentanza. Non dimentichiamo che diversi romanzi di famosi e apprezzati scrittori coreani e giapponesi sono stati tradotti dal francese o dall’inglese, con il risultato di confezionare dei prodotti che non corrispondono alla lingua originale, impedendo di trasmettere al lettore occidentale il nocciolo stesso della cultura.

Purtroppo, le fortune crescenti dei libri provenienti dagli Stati Uniti coincidono all’estero con l’ascesa della cultura pop americana in generale, ma devono anche essere in parte attribuite a una forte imposizione della narrativa commerciale (e le competenze editoriali si sono evolute per servire questi libri) che, fino a poco tempo fa, semplicemente non esistevano in molti altri paesi. È così per la narrativa, è così per il cinema: dagli Stati Uniti arriva qualsiasi cosa purché sia legato a un successo commerciale. Qualsiasi libro potrebbe essere migliore o peggiore nel complesso, ma c’è un certo livello di approfondimento culturale, di introspezione, di spessore linguistico da cui non si può prescindere che spesso nella narrativa americana non è rispettato. Le letterature dei paesi più lontani che hanno tratto la linfa da culture diverse da quella europea potrebbero rendere migliore la vita non solo dei lettori ma della nostra frenetica società occidentale.

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute

La più grande letteratura del mondo

Best-inspiring-quotes-for-the-World-Book-Day-2014Qual è la “migliore” letteratura? Se sei di lingua inglese si potrebbe semplicemente pensare che il meglio della letteratura mondiale sia quella britannica perché la letteratura è in lingua originale e quella in traduzione non è la stessa. Nessun altro paese al mondo forse può arrivare alla Gran Bretagna per qualità e quantità di grandi scrittori. William Shakespeare; Charles Dickens ; Jane Austin; Alfred, Lord Tennyson; Agatha Christie; George Orwell; JK Rowling; Virginia Woolf; Lewis Carroll; Ian Fleming; Kingsley e Martin Amis; Arthur Conan Doyle; Rudyard Kipling; T S Elliott; C S Lewis; le sorelle Bronte; J R R Tolkien; Robert Louis Stevenson; George Elliott; John Milton; Doris Lessing; David Herbert Lawrence; John Le Carre; Edward Lear; Graham Greene; Lord Byron; William Wordsworth; Philip Larkin; Mary Shelley; Bram Stoker; Percy Bysshe Shelley; Rupert Brook; Wilfred Owen; Roald Dahl; Robert Burns; Iris Murdoch; Beryl Bainbridge; J G Ballard; Ian McEwan; Philip Pullman; William Golding; J M Barrie; Walter Scott; Beatrix Potter; Ken Follett; Samuel Taylor Coleridge; John Keats; William Blake; Thomas Hardy; Robert Browning; Anthony Burgess; Daphne du Maurier; Dylan Thomas; Hilary Mantel; E M Forster; Joseph Conrad …
Ma tutti i grandi paesi europei hanno una ricchezza di meravigliosa letteratura. La Russia ha alcuni grandi autori come Čechov, Dostoevskij, e altri. La Germania ha Hermann Hesse e altri ancora. Marcel Proust era francese. Dante italiano. Miguel Cervantes era spagnolo. È forse opportuno chiedersi “qual è il miglior linguaggio” piuttosto che la migliore letteratura?
Non è una sorpresa che la letteratura russa ha spesso i temi della miseria, sofferenza, tristezza e tormento perché la Russia, e la sua incarnazione Unione Sovietica, è stata scossa da turbolenze di generazione in generazione. Nonostante il malgoverno zarista, la guerra napoleonica, la guerra di Crimea, due guerre mondiali, la rivoluzione bolscevica, la brutale guerra civile, la repressione stalinista e la povertà, la Russia ha prodotto alcuni dei più grandi scrittori. Molti di loro hanno sofferto come i personaggi delle loro opere. Dunque, la letteratura russa supera quella britannica? Per molti, è così. La ragione principale di questo è semplificata dal libro “Il Maestro e la Margherita”. Non esiste un romanzo che si possa paragonare scritto in inglese o in qualsiasi altra lingua. È considerato una delle novelle più belle della letteratura mai scritta, e molti scrittori hanno cercato di emulare uno stile simile a Michail Bulgakov. La letteratura russa ha anche influenzato quella inglese. Ad esempio, George Orwell, in 1984, non è stato fortemente influenzato da “Noi” di Evgenij Zamjatin?
La comprensione del dolore e della sofferenza degli scrittori russi va ben al di là dei libri e molti mostrano come le famiglie, amanti e intere culture possono cadere a pezzi quando la pressione è applicata da forze esterne. Tutti hanno bisogno di sperimentare la letteratura russa a un certo momento. È possibile parlare di grande letteratura senza leggere i libri di Nikolaj Gogol’, Anton Čechov, Ivan Turgenev, Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj, Boris Pasternak, Andrej Platonov, Vasilij Grossman e Aleksandr Solženicyn?
In Italia, il periodo di cultura che Dante ha vissuto è stato interessato per eccellenza dall’etica e dalla filosofia morale. L’età che ha vissuto Petrarca è stata dominata dalla scienza filologica. Le conseguenze derivanti da questa nuova direzione di pensiero erano profonde. La scoperta di Petrarca di un mondo antico molto diverso da quello conosciuto alle generazioni precedenti ha rivelato improvvisamente in Italia le sue vere origini, e ha dato nuova vitalità al patrimonio italiano. Gli uomini sono diventati consapevoli del tempo trascorso dalla caduta dell’Impero Romano, e dell’inferiorità che la cultura neo-latina ha mostrato nei settori in cui la civiltà classica era al suo splendore. Un impulso di esaltazione, difficile per noi immaginare, attraversava gli italiani quando le ricchezze del mondo classico dei loro antenati sono stati esposte allo sguardo del Petrarca e dei suoi seguaci.
La letteratura asiatica conta soprattutto sulla Cina e il Giappone. Nell’antica Cina, ci sono numerosi poeti, autori nuovi e maestri letterari. Solo nei libri di poesie della dinastia Tang (AD 618-906), ci sono quarantatré mila poesie scritte da più di duemila poeti. I più famosi poeti sono Li Bai, Du Fu e Juyi Bai. Nel loro poesie hanno mostrato le emozioni, le ambizioni personali di servire il paese, la determinazione a lottare contro il nemico, la tristezza di perdere l’amore. In poesia, però, succede che spesso la bellezza, tradotta in altre lingue, si perde: i ritmi sono difficili da mantenere in traduzione e non tutte le parole cinesi possono corrispondere in altre lingue.
Oggi, nessun Paese ha la più grande letteratura. La letteratura è più grande in quei Paesi in cui non ci sono limitazioni da eventuali confini fisici. Libertà, scambio di culture diverse, apporto costante alla diffusione della cultura fanno grande la letteratura di un Paese. Forse c’è da chiedersi se la migliore letteratura non sia quella i cui scrittori sono ancora molto letti e considerati attuali. Shakespeare e Dostoevskij sono i più fulgidi rappresentanti di una letteratura classica che non tramonta mai.

La più grande letteratura del mondo

Il valore della letteratura dei giovani adulti

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Il termine letteratura per giovani adulti è di per sé amorfo, perché i termini costituiti da “giovani adulti” e “letteratura” sono dinamici, cambiando la cultura e i cambiamenti della società – che forniscono loro il contesto. Il termine fu in uso dalla fine degli anni Sessanta, e si riferiva alla narrativa realistica che era impostata nel reale (al contrario di quella immaginata), nel mondo contemporaneo dove si affrontano i problemi e le circostanze della vita che interessano i giovani lettori di età compresa tra i 12 e i 18 anni. Molto è cambiato oggi. Per alcuni, questo rimane vero anche adesso. Negli ultimi anni, per esempio, la dimensione di questo gruppo di popolazione è cambiata drammaticamente. Tra il 1990 e il 2000 il numero di persone tra i 12 e 19 anni è salito notevolmente, con un tasso di crescita di circa il 20%, superando in modo significativo la crescita del resto della popolazione. Le dimensioni di questa fascia di popolazione hanno permesso di aumentare anche la definizione convenzionale di “giovani adulti”, che si è ampliata per includere quei giovani di circa 10 anni e quelli più vecchi di circa 25 anni.
“Letteratura”, che tradizionalmente significava finzione, ha inoltre ampliato il suo significato per includere nuove forme di letteratura – o narrativa – saggistica e nuove forme di poesia, tra cui romanzi e opere di saggistica in versi. La crescente importanza della comunicazione visiva ha iniziato a espandere questa definizione per includere il pittorico, soprattutto quando è offerto in combinazione con il testo, o i libri illustrati, i fumetti e la graphic novel.
Ulteriore prova è il numero straordinario di autori adulti acclamati che hanno iniziato a scrivere per i giovani adulti, e una miriade di altri scrittori. Come risultato di queste e altre innovazioni, la letteratura per giovani adulti è diventata una delle più dinamiche tra le aree creativamente più interessanti dell’editoria.
La letteratura per giovani adulti non può essere quantificata, ma è da ricercare in quei libri che sanno affrontare le esigenze dei suoi lettori. Spesso descritto come “sviluppo”, queste esigenze riconoscono che i giovani adulti sono esseri in evoluzione, alla ricerca di sé e dell’identità; esseri che sono in costante crescita e mutevoli, in trasformazione dalla condizione dell’infanzia a quella dell’età adulta. Tale periodo di passaggio chiamato “età adulta” è una parte unica della vita, che si distingue per esigenze uniche che sono – come minimo – fisiche, intellettuali, emotive e sociali.
La letteratura per giovani adulti è preziosa non solo per la sua arte, ma anche per la sua rilevanza sulla vita dei suoi lettori, non solo affrontando le loro esigenze, ma anche i loro interessi. La letteratura diventa un potente incentivo per loro di leggere, un altro motivo valido per valorizzarla, soprattutto in un momento in cui l’alfabetizzazione degli adolescenti è diventata una questione di fondamentale importanza.
La giovane età adulta è, intrinsecamente, un periodo di tensione. Da un lato i giovani adulti hanno il bisogno di possedere tutto ciò che si può consumare. Dall’altro, ma sono anche intrinsecamente individualistici, per quanto riguarda l’essere unico, che – per loro – non è motivo di celebrazione ma, piuttosto, di disperazione. Essere unici diventa fondamentale per essere differenti dai propri coetanei, cioè essere un “altro”. Il fatto di sentirsi un “altro” può far paura perché non si appartiene a un gruppo, ti fa sentire un emarginato. Così, vedendo se stessi tra le pagine di un libro, il giovane adulto può ricevere la rassicurazione che non si è soli, dopo tutto, non si è solo un “altro”, non si è un estraneo ma, invece, una parte vitale di una più ampia comunità di esseri che condividono una comune umanità.
Un altro valore della letteratura dei giovani adulti è la sua capacità di favorire la comprensione, l’empatia, la compassione e offrire ritratti realizzati vividamente della vita. In questo modo, la letteratura dei giovani adulti invita i suoi lettori ad abbracciare l’umanità che condivide con chi – se non fosse per l’incontro nella lettura – potrebbe rimanere per sempre sconosciuto o – peggio ancora – un “altro” irrimediabilmente.
Ancora un altro valore della letteratura dei giovani adulti è la sua capacità di raccontare ai lettori la verità, per quanto spiacevole possa essere a volte, perché in questo modo si dotano i lettori a trattare con le realtà della vita adulta imminente e ad assumere i diritti e le responsabilità di cittadinanza.
Dando ai lettori un tale quadro di riferimento, si aiutano anche a trovare modelli di riferimento, per dare un valore al mondo in cui vivono, per sviluppare una filosofia personale di essere, per determinare ciò che è giusto e, allo stesso modo, ciò che è sbagliato, a coltivare una sensibilità personale. Per diventare, in altre parole, una persona civile.
In Italia, la letteratura dei giovani adulti è celebrata, oltre dal tradizione Premio Andersen, dal Premio Letteratura Ragazzi, dal Premio Mare di Libri, dal Premio Giovanni Arpino e dal Premio Strega Ragazzi e Ragazze.

Il valore della letteratura dei giovani adulti

Romanzi accorciati: il nuovo menu servito ai lettori. Ne vale la pena?

12391226_1009403155790101_3782054736942394396_n-e1451736007797Si tratta dei Distillati, una collana pubblicata da Centuria (casa editrice del gruppo Rcs Libri) che mette a disposizione, lo si capisce già dal nome, grandi bestseller riproposti in versioni concentrate, “in meno della metà delle pagine dell’originale“. Sul sito dell’iniziativa ci si tiene a precisare che i libri vengono “distillati, non riassunti“, perché “abbiamo ridotto le pagine, non il piacere“.

I romanzi di lancio, Uomini che odiano le donne di Larsson (240 pagine invece di 688 dell’originale) e Venuto al mondo di Mazzantini (200 pagine invece di 540), sono stati tagliuzzati, rispettando la storia ma omettendo alcune parti. Molti lettori hanno avuto reazioni esterrefatte impugnando la spada contro questa iniziativa considerandola come il più grande attentato alla qualità letteraria. Qualità letteraria: ecco il punto. Se qualcuno presume che Venuto al mondo della Mazzantini sia un romanzo di qualità letteraria avrebbe tutte le ragioni per sentirsi offeso. Prendiamo I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij (mille pagine, più o meno) e comprimiamolo come se fosse un file pesante che non riusciamo a inviare per email. Sarebbe un attentato alla libertà, alla cultura, all’umanità? Sì, è la mia risposta. Ma tagliuzzare la Mazzantini mi è totalmente indifferente, non trovandoci un nesso tra qualità letteraria e offesa alla cultura. È un’operazione commerciale per aumentare il numero dei lettori? Di quali lettori? Quelli che comprano Vero? Un individuo potrebbe leggere per ore al giorno Vero, Novella, i Distillati di Centuria, la Gazzetta dello sport e non aggiungere un grammo di cultura al suo asfittico cervello, mentre basterebbe leggere cinque minuti al giorno di Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, Furore di John Steinbeck o Se questo è un uomo di Primo Levi per aumentare la capacità e i processi di pensiero che sono basilari nelle relazioni sociali complesse.

Non riuscirei a immaginare 1Q84 (oltre 1000 pagine) di Murakami Haruki smembrato e dissanguato, concentrato come un dado da brodo in 200 pagine. Ne verrebbe fuori un “distillato” di slogan. Non toccatemi Kafka sulla spiaggia e neanche Franz Kafka. Ma sarei addirittura felice se accorciassero a dieci pagine Cinquanta sfumature di grigio (senza alcuna parola, con pagine in bianco per lasciare fantasticare i “lettori”).

Difficile quindi sorprendersi se il nostro Paese appare stanco, senza idee e pronto a votare chi la spara più grossa in televisione (sempre questa maledetta televisione). Esiste infatti una precisa correlazione tra la percentuale di lettori in un determinato Paese ed il benessere economico, culturale e sociale di quello stesso Paese.

Leggere abitualmente ti consente di acquisire un vocabolario più ampio, sviluppare nuove connessioni sinaptiche e rafforzare le tue abilità di ragionamento; ti permette di sviluppare anche idee creative, applicando quella nuova conoscenza ad ambiti inaspettati. La lettura rappresenta dunque una delle strategie più efficaci per combattere lo stress.

Non perdere occasione per leggere. Le nostre giornate sono piene di tempi morti: i viaggi da pendolare per andare in ufficio/università, le attese al super/posta/banca, le lunghe code in auto, e chi più ne ha, più ne metta. Non sprecare preziosi minuti della mia vita, ed allora… leggi. Invece di controllare ossessivamente la tua pagina Facebook: leggi. Invece di aggiornare la tua posta elettronica: leggi. Invece di spugnettare sul tuo iPhone con Ruzzle: leggi.

Il libro è un vero e proprio addestramento per imparare le emozioni, per capire e scoprire la mente dell’altro.

Romanzi accorciati: il nuovo menu servito ai lettori. Ne vale la pena?

La letteratura contemporanea: cosa cambia?

kafka1-300x225Nei primi anni del XX secolo, l’idea che Dio era morto, un concetto per primo introdotto nella cultura generale, fu causa di angoscia e di un grande senso di perdita. Scrittori e artisti, e la gente in generale, cominciarono a mettere in discussione il senso stesso della vita, arrivando alla conclusione che, se non c’è Dio, la vita è intrinsecamente senza senso. L’obiettivo “verità” non esiste; tutto quello su cui dobbiamo fare affidamento è la nostra prospettiva – la nostra personale verità – poiché ciò è tutto quello che possiamo vedere.

La maggior parte della letteratura scritta prima della Seconda guerra mondiale (in particolare La terra desolata di TS Eliot e Il Grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald) ha affrontato il tema di come le persone potessero continuare a vivere con queste consapevolezze.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, però, queste idee erano state culturalmente (anche se non necessariamente singolarmente) assimilate. Dopo le atrocità della guerra, non è stato così difficile accettare l’idea che non vi era alcun Dio benevolo che vegliasse su ogni piccolo passero, che nessuna vita fosse gettata via. Anche nel mezzo di una grande gioia e sollievo che la guerra fosse finita, l’atteggiamento predominante fu la disillusione: “Va bene così, Dio è morto e la vita non ha senso, che si fa adesso?”

All’indomani di una guerra le cui azioni e risultati sono stati quasi incomprensibili, gli scrittori si sono trovati con nuovi dilemmi: il mondo prima della guerra non c’era più, e un intero nuovo mondo aveva preso il suo posto. Gli scrittori del dopoguerra non si interessarono al significato della perdita di Dio, ma al modo di far fronte a un mondo in cui l’unica costante era stato il cambiamento. E come la vita cambiava sempre di più e sempre più rapidamente, la letteratura cambiava con essa.

La letteratura contemporanea è difficile da caratterizzare perché riflette la vita e la cultura contemporanee, che sono in rapida evoluzione e piene di contraddizioni. Ma ci sono alcune tendenze che spiccano. Queste sono generalizzazioni, ci sono anche delle eccezioni.

In primo luogo, la letteratura contemporanea non è più “innocente”, ma ironica. Riflette le nostre delusioni politica, sociale e personale, e non crede più che si possa creare qualcosa di nuovo. Essa può rilanciare il vecchio stile in una nuova forma.

Alcuni autori (anche se non tutti) ritengono che l’innovazione non sia più possibile. Ci sono solo tante idee e combinazioni di idee, e tutto è stato utilizzato. Tutto ciò che è rimasto è la capacità di imitare, in un modo più fresco possibile, ciò che il passato ci ha lasciato. Un numero crescente di romanzi e opere teatrali sono ambientate nel passato, ma i loro eventi sono visti con cinismo contemporaneo.

Una seconda tendenza nella letteratura contemporanea è un nuovo cinismo che caratterizza il ruolo dell’arte e della stessa letteratura. Per le generazioni precedenti, la letteratura e le altre arti erano destinate dai loro creatori a essere “antigovernative” – cioè ripudiare e sovvertire i valori e le tradizioni stabilite. In altre parole, l’arte si distingueva dalla società, vedeva le masse come persone che avevano bisogno di essere illuminate, ma che erano state così legate alla tradizione e all’apatia che probabilmente non era facile svelarle. Molti scrittori e artisti contemporanei sono ancora così, ma la linea di demarcazione tra cultura “Alta” e “Bassa” è difficile da distinguere, dal momento che i mass media cooptano arte e immagini molto velocemente, e dal momento che scrittori “seri” non si limitano a scrivere romanzi “letterari”, ma spesso usano il corollario del cinema di serie B, circondando i personaggi dei loro romanzi con l’armamentario della cultura del consumo. Alto e Basso coincidono e l’amoralità, svuotata dei valori, della cultura mediatica diviene ben lungi dall’essere prerogativa di un piccolo gruppo di pensatori d’avanguardia; anche il cinismo banale di tutta la cultura commerciale entra nella scrittura dei “pensatori”, degli illustri scrittori finora annoverati nell’elite letteraria.

Facciamo una precisazione sui generi: quello “letterario” è quasi sempre guidato dal personaggio (si basa sui protagonisti per raccontare la storia) piuttosto che guidato dalla trama. Il genere letterario è un modo di descrivere la fascia alta della scrittura, cioè quella scritta dai “letterati”. La prosa tende a essere arcaica o eccessivamente elaborata o una combinazione tra le due. Tuttavia, le storie letterarie possono essere una gioia da leggere. Possono essere squisite, poetiche, potentemente descrittive, affascinanti e seducenti nel loro insieme.
Il romanzo commerciale è per lo più dettato dalla trama e si concentra sui moderni dilemmi giornalieri. Esso è di solito ricco di azione e cerca di proporre una scrittura che sia leggibile per quasi tutti. Questo tipo di romanzo include molti generi come il thriller, il noir, il mistero, la fantascienza, l’avventura, il romanzo rosa e così via. I romanzi commerciali si basano su quante vendite essi possono generare. Il risultato è che vendono molto di più dei romanzi letterari.
Una cosa è però importante, a prescindere dal genere. La buona narrativa è buona narrativa, indipendentemente dal genere.

Ogni storia, ben congegnata, che conquista il lettore, lo intrattiene e gli fa credere nella storia non ha né un vantaggio né uno svantaggio. La narrativa commerciale ha un enorme seguito rispetto alla letteraria semplicemente perché gli editori sono pronti a investire denaro nei romanzi commerciali e non altrettanto. Questo spiega perché la piccola e media editoria sembra generare maggiore qualità letteraria, non dovendo rincorrere necessariamente un grande margine di profitto.

La letteratura contemporanea accetta come dato l’idea, tramandata da XX secolo, che tutto quello che sappiamo dipende dal nostro punto di vista. Io vedo le cose in un modo, e tu le vedi un’altra. Così, dal momento che non c’è nessun osservatore veramente oggettivo, non esiste una cosa definita come la “Verità”. Ci sono solo la mia verità e la tua verità, e quelli in grado di cambiarla in qualsiasi momento con l’aggiunta di più fatti.

Ma la letteratura contemporanea prende questa idea un passo avanti o due, rimettendo in questione gli stessi fatti, e sostenendo che i “fatti” sono inaffidabili, influenzati dalla cultura, dalla prospettiva storica, dai giochi linguistici, e da altri fatti non ancora scoperti o deliberatamente omessi. Così, come la letteratura contemporanea sostiene, due “verità” contraddittorie possono (e spesso lo fanno) coesistere.

A causa di questa capacità di comprendere le contraddizioni, la letteratura contemporanea, come la società contemporanea, a volte sembra schizofrenica. Anche se mette in discussione e denigra l’uso e il valore del linguaggio, essa usa con cura e precisione lo stesso linguaggio per illustrare le proprie idee. Anche come essa documenta frammentazione e disintegrazione, al tempo stesso ridisegna tutti i frammenti in un insieme coerente.

Salman Rushdie ha scritto che “La letteratura è dove si va a esplorare i posti più alti e quelli più bassi della società umana e dello spirito umano, dove si spera di trovare non la verità assoluta, ma la verità del racconto, della fantasia e del cuore.”
Proprio mentre si celebra la diversità umana e ci si lamenta dell’alienazione umana, la letteratura rivela l’universalità del carattere umano e l’emozione.

La letteratura contemporanea: cosa cambia?

E’ questo il futuro della punteggiatura!?

2044877658La punteggiatura suscita forti sentimenti. La gente si interessa alla punteggiatura non solo perché chiarisce il significato, ma anche perché il suo disuso sembra riflettere un più ampio declino sociale. Mentre le grandi battaglie sociali sembrano non trattabili, le piccole battaglie per l’uso di un apostrofo o di un punto e virgola appaiono come già perse.

Eppure, lo stato di questo e di altri amati segni è stato a lungo precario. La storia della punteggiatura è un viavai.

Non tutti i primi manoscritti avevano la punteggiatura, e quelli del periodo medievale suggeriscono un’innovazione casuale, con più di trenta segni di punteggiatura diversi. Il repertorio moderno della punteggiatura è emerso dai manoscritti stampati nei secoli XV e XVI che si sono sforzati di limitare questo miscellanea.

Molti segni di punteggiatura sono meno venerabili di quanto si possa immaginare. Le parentesi sono state utilizzate nel 1500, essendo state usate dagli scrittori inglesi e pubblicate in libri italiani. Le virgole non sono state impiegate fino al XVI secolo; in primi libri stampati in inglese si vede una barra (un’asta del tipo /), che è sostituita dalla virgola intorno al 1520.

Altri segni di punteggiatura hanno avuto più breve successo. Fu utilizzato un segno goffo che serviva a indicare un rinvio, noto come piede di mosca (¶); inizialmente era una C con una barra disegnata attraverso di esso. Simile nel suo effetto è stato uno dei più antichi simboli di punteggiatura, una foglia di edera orizzontale chiamata edera. Appare nei manoscritti dell’VIII secolo, e separa il testo dal commento, e dopo un periodo di moda ha fatto un inaspettato ritorno nei primi libri stampati. Poi scomparve del tutto.

Un altro segno, ora sconosciuto, è il punto d’ironie (⸮). Un segno di domanda al contrario comparso in testi stampati del XVI secolo proposto da Henry Denham per segnalare le domande retoriche, e ripreso nel 1899 dal poeta francese Alcanter de Brahm. Più di recente, la difficoltà di rilevare l’ironia e il sarcasmo nelle comunicazioni elettroniche ha spinto gli utenti a utilizzarlo spesso come emoticon per indicare messaggi sarcastici ma le probabilità che faccia ritorno sono flebili.

In realtà, la cultura di Internet in generale favorisce uno stile più informale e più leggero della punteggiatura. È vero, le emoticon sono nate per trasmettere sfumature di umore e di tono. Inoltre, la tipizzazione rende facile amplificare la punteggiatura: scrivere venti punti esclamativi su una sola riga, oppure utilizzare più punti interrogativi per significare l’incredulità esagerata. Ma, nel complesso, la punteggiatura è irrinunciabile.

Come potrebbe evolvere oggi la punteggiatura? La visione distopica è che svanirà. Questo sembrerebbe concepibile, anche se non improbabile. Già adesso possiamo vedere qualche avvisaglia di cambiamento: l’austerità editoriale con virgole, la preferenza redazionale per il punto sopra tutti gli altri segni, e il gusto per la chiarezza visiva.

Anche se non è raro sentire richieste di nuova punteggiatura, i segni proposti tendono a cannibalizzare quelle esistenti. In tale ottica, si può aver incontrato il punto esclarrogativo (‽), l’unione di due diversi simboli, il punto interrogativo e il punto esclamativo, scritti l’uno nell’altro e con il punto in comune, che indica l’intonazione tipica della domanda e della sorpresa.

Tali segni sono sintomi di una crescente tendenza a usare la punteggiatura in chiave retorica piuttosto che grammaticale. Invece di presentare relazioni sintattiche e logiche, la punteggiatura riproduce i modelli di comunicazione orale.

Una manifestazione di questo è l’anticipo della lineetta. Imita la frastagliata urgenza della conversazione, in cui cambiamo direzione bruscamente e con fermezza. Le lineette divennero comuni solo nel XVIII secolo. Il loro appello è visivo, la loro forma drammatica. Questo è quello che uno stile moderno prolisso di scrittura sembra richiedere.

Al contrario, l’uso del punto e virgola sta diminuendo. Anche se i due punti erano comuni fin dal XIV secolo, il punto e virgola era raro nei libri inglesi prima del XVII secolo. Il segno è sempre stato considerato come un utile ibrido — un separatore che è anche un raccordo — ma è un gingillo amato da persone che vogliono dimostrare che sono andati alla giusta scuola.

Più sorprendente è l’eclissi del trattino. Tradizionalmente, è stato utilizzato per collegare due metà di un sostantivo composto e ha suggerito che un nuovo neologismo è in prova. Ma ora il sostantivo è diviso (ex dipendente) o scritto senza trattino (nordovest, superuomo). Può essere che l’ultimo avamposto del trattino sarà in un’emoticon, dove potrebbe svolgere un ruolo di primo piano.

I grafici, che prediligono un’estetica ordinata, odiano i trattini e sono diventati, anche in parte, responsabili della scomparsa dell’apostrofo. Questo piccolo scarabocchio comparve per prima volta in un testo inglese nel 1559. Il suo utilizzo non è mai stato completamente stabile, e oggi la confusione conduce alla sovracompensazione che vediamo in quei segni scritti a mano. L’alternativa non è quella di non utilizzare per niente gli apostrofi — un atto di pragmatismo facilmente scambiato per ignoranza.

I difensori dell’apostrofo insistono che minimizza l’ambiguità, ma ci sono situazioni in cui la sua omissione può portare a reali malintesi.

L’apostrofo è essenzialmente un dispositivo utile per l’occhio, non per l’orecchio. Forse, in futuro, gli apostrofi saranno scomparsi o ridotti a piccoli vezzi di “gioielleria” ortografica.

 

E’ questo il futuro della punteggiatura!?

Immagina un mondo senza parole e scrittura

jang07-20131127290701“Un mondo senza parole” davvero fa riflettere sull’importanza del linguaggio nella nostra vita. Non riusciamo nemmeno a immaginare un mondo in cui non ci sono parole e nessuna comunicazione, perché la lingua è una grande parte del nostro mondo.
La neurologa Jill Bolte Taylor ha descritto la sensazione di perdere la capacità di usare il linguaggio e di avere ancora parole nel suo cervello come una cosa spaventosa e incredibile. Scrisse di avere un completo silenzio nella sua mente senza parole che le ronzavano nel cervello, e senza quella vocina che sembra parlare a tutti noi. Jill disse che aveva trovato la pace interiore dopo aver perso le sue parole, e anche se poi sembrasse contenta di aver recuperato la capacità di usarle, era anche triste di aver perso quel silenzio assoluto che aveva ottenuto quando aveva perso la capacità di parlare o di formare pensieri nella sua mente.

La lingua è una parte enorme del nostro mondo. Ci permette di comunicare tra di noi tramite la voce ed esprime ciò che sentiamo e pensiamo. Senza parole il mondo sarebbe un posto molto diverso. In molti modi saremmo peggiori senza linguaggio, ma in qualche altro modo, come la pace interiore e il silenzio che Jill aveva sperimentato, avremmo acquisito nuove prospettive sulla vita e la testimonianza e l’esperienza del mondo in un modo diverso.
Senza parole la vita sarebbe molto più semplice. La comunicazione apparirebbe molto diversa e la vita non sarebbe così avanzata o complicata. Il linguaggio è quello che lega il mondo insieme. Le parole sono spesso usate con noncuranza e possono rendere il mondo rumoroso e caotico, ma un mondo senza parole ci farebbe tacere e non saremmo più collegati. Anche se il silenzio che Jill aveva trovato bello e l’ha portata a trovare una nuova comprensione di se stessa, fu comunque felice di essere stata in grado di recuperare l’uso delle parole, e si rese conto che il mondo ha bisogno del linguaggio e della comunicazione, con brevi momenti di silenzio e la necessità di essere da soli.
La storia di Jill di come ha perso le sue parole fa davvero riflettere su un mondo senza comunicazione e come dovrebbe influenzare la nostra vita quotidiana. La lingua è una parte fondamentale del nostro modo di vivere la nostra vita, e un mondo senza parole porterebbe a un modo molto diverso di come sopravvivere e come interagire non solo con gli altri ma anche con noi stessi.

Immaginate dunque un mondo senza parole: nessuna lettura, nessuna scrittura, nessuna comunicazione. È difficile desiderare un posto del genere. Sicuramente, in un mondo in cui la tecnologia sta avanzando a un ritmo vertiginoso e la conoscenza è la chiave per il successo, un “mondo senza comunicazione” è impossibile da concepire. Ma per alcune persone, questo mondo immaginario senza parole è ancora una realtà. Un mondo di tenebre e di ignoranza soffocante preme intorno a loro lasciando poche possibilità di sopravvivenza in una società guidata al successo. Come adulti e ragazzi finiscono in circostanze come queste? Sono semplicemente scivolati attraverso le lacune del nostro sistema di istruzione, la maggiore delle quali è l’assenza di enfasi della letteratura.

Il valore della grande letteratura si estende ben oltre la semplice lettura di parole stampate su una pagina. Naturalmente l’obiettivo primario di leggere libri, soprattutto in tenera età, è quello di imparare a leggere. Tuttavia, come gli studenti imparano le abilità di tutti i giorni, quelle di base, le possibilità diventano infinite. Le grandi opere della letteratura contengono molto più delle parole. Intuizioni incredibili nel periodo di vita dell’autore o del soggetto su cui l’autore ha scritto sono facilmente disponibili. Si tratta di una lezione di storia, senza il libro di testo. La storia prende vita attraverso la lettura. La letteratura presenta anche l’opportunità di conoscere nuove idee e culture sconosciute al lettore. Forse il più grande vantaggio ottenuto attraverso la letteratura è che gli studenti imparano a scrivere costantemente leggendo eccellenti manoscritti. Nel complesso, un forte accento sulla letteratura produce un individuo a tutto tondo.

Il problema con il sistema di istruzione pubblica in questo paese è che in qualche modo lo studente laureato può non aver letto mai grandi opere della letteratura. Succede di volta in volta. Sia perché gli insegnanti non danno agli studenti la possibilità di leggere eccellente letteratura, sia perché gli studenti trovano una delle molte scappatoie per sfuggire realmente alla lettura. I risultati possono essere diabolici: medici, ingegneri, avvocati, informatici, matematici, geologi che non leggono letteratura. Non hanno il tempo di leggere. Non pensano che la lettura sia indispensabile. Cosa saranno questi professionisti? Riusciranno a comprendere che un mondo senza le giuste parole sarà la casa della loro vecchiaia?

Immagina un mondo senza parole e scrittura

Islamofobia e giudeofobia: nuovi e vecchi razzismi contro il cosmopolitismo

IslamofobiaOggi, in Europa, sia i musulmani sia gli ebrei sono il bersaglio di campagne volte a vietare le loro pratiche religiose tradizionali. I cosiddetti laicisti europei militanti ritraggono i musulmani e gli ebrei come popoli barbari bloccati nel passato. Il livello di antisemitismo in Europa non è mai stato così alto dopo gli attentati terroristici compiuti a Parigi il 13 novembre da parte dei militanti dell’Isis.

L’enorme ondata di islamofobia dovrebbe essere confrontata con le altre forme di razzismo che prevalgono in questo Paese come la giudeofobia, con la sua lunga storia.

Sarebbe sbagliato parlare in questo contesto di un’equazione, anche se ci sono somiglianze fondamentali, radici e tratti comuni.
L’islamofobia deriva dalla paura irrazionale dell’Islam che spinge le persone a dare giudizi sommari accusando tutti i musulmani (più di un miliardo e mezzo di persone) di avere in mente le stesse fantasie omicide che gli estremisti musulmani esprimono. Per la maggior parte dei musulmani, l’Islam è una religione che richiede un comportamento morale esemplare, da parte dei credenti, responsabili di fronte ad Allah delle loro azioni nel giorno del giudizio. Comanda l’Islam musulmani di cura per i malati e gli indigenti, organizzare le comunità secondo i principi di giustizia, padroneggiare se stessi prima di cercare di influenzare gli altri. L’Islam non ha una rigida gerarchia tra i suoi sacerdoti; l’insegnamento islamico viene da leader in gran parte autonomi in una vasta gamma di comunità.

Otto sono i presupposti di islamofobia:

1) L’Islam è visto come un blocco monolitico, statico e non risponde al cambiamento.

2) L’Islam è visto come separato e ‘altro’. Non ha valori in comune con altre culture, non è influenzato da nessuno e vuole influenzare le altre culture.

3) L’Islam è visto come inferiore all’Occidente. È definito barbaro, irrazionale, primitivo e sessista.

4) L’Islam è visto come violento, aggressivo, minaccioso, di sostegno al terrorismo e impegnato in una ‘scontro di civiltà’.

5) L’Islam è visto come una ideologia politica ed è utilizzato per ottenere un vantaggio politico o militare.

6) Le critiche fatte dall’Occidente all’Islam sono rifiutate per principio.

7) L’ostilità verso l’Islam è usata per giustificare pratiche discriminatorie nei confronti dei musulmani e l’esclusione dei musulmani dal resto della società.

8) l’ostilità antimusulmana è considerata naturale o normale.

La paura vende e l’industria islamofobica – un manipolo di destra fatto di imbonitori intellettuali, blogger, politici, esperti e leader religiosi – sa fin troppo bene. Oggi sono riesumati i fantasmi dell’11 settembre, gettando in pasto accuse e termini sguaiati come “bastardi islamici” davanti agli occhi delle popolazioni inorridite. L’islamofobia virulenta mette in pericolo non solo la pace nel mondo, ma corrode la tolleranza e l’ethos egualitario che dovrebbe caratterizzare la società occidentale.

I musulmani violenti, specialmente i terroristi suicidi, rappresentano un “dirottamento” della religione, una deviazione e una distorsione del “vero messaggio” dell’Islam.

L’antigiudaismo così come l’antislamismo si basano su un concetto compulsivo di superiorità che ha bisogno di vedere e avvertire il dominio su ebrei e musulmani in modo da soddisfare una sorta di imperialismo religioso. Si può sostenere che l’odio per i musulmani e gli ebrei tende a danneggiare non solo questi, ma più sorprendente, forse, quelli che rientrano in tali ossessioni.

Anche prima dell’11 settembre era difficile cercare di staccare il processo di costruzione dell’islamofobia dalle politiche in materia di immigrazione e dalle questioni di sicurezza per una comprensione più equilibrata dell’Islam. Oggi questo sembra altamente irrealistico. L’islamofobia alimenta una serie di riferimenti a lungo termine ed è relativa alla costruzione del nemico. L’islamofobia sta agendo su più preoccupazioni cruciali e sui valori come la libertà di fede, le relazioni di genere, il laicismo, la sicurezza. L’unica cosa positiva è il più alto livello di conoscenza sull’Islam che viene diffuso tra il pubblico e la comunicazione di una opinione pubblica musulmana. Questo non significa necessariamente che il pregiudizio sarà ridotto, ma piuttosto che si evolverà, diventando più complesso e articolato.

 

Islamofobia e giudeofobia: nuovi e vecchi razzismi contro il cosmopolitismo