L’orologio di Maksim Gor’kij (inedito) seconda parte

Maksim Gor’kij

(scrittore russo, 1868-1936)

L’orologio

maxim_gorkiSECONDA PARTE

traduzione dal russo

 

IV.

Tic-tac!

Se si potesse pensare solo a questo, che cosa significa questo moto incessante, la sensazione di non esserne degni ci opprimerebbe. O che questa consapevolezza possa svegliarci, potrebbe risvegliare l’orgoglio in noi e portarci alla lotta con la vita. La vita, che ci offende: dichiariamo guerra contro di essa.

Quando la natura portò una volta  l’uomo alla fase in cui non aveva più bisogno di strisciare sul ventre, gli diede un compito – l’ideale. E da quel momento istintivamente e inconsciamente aspira sempre più in alto. Fare di questa aspirazione un essere consapevole; insegnare agli uomini che la vera felicità dell’umanità è solo quella di essere trovati nella consapevole aspirazione verso qualcosa di superiore. Non accusare se stessi di impotenza, non accusarsi di nulla. Ciò che è possibile ottenere con ogni mezzo è peccato – un’elemosina per l’indigente intellettualmente. Tutte le persone sono infelici, ma il più infelice è chi si vanta della sua infelicità. Tali persone hanno sete di dirigere l’attenzione degli altri a se stessi, ma questi sono quelli che ne sono meno degni.

L’aspirazione è il più grande oggetto della vita. Che tutta la vostra vita sia una tale aspirazione, che le ore più gloriose diventino la nostra parte.

V.

Tic-tac! Tic-tac!

“Perché dare a chi è nella miseria, e la vita sprofonda fino all’amarezza nel cuore, all’uomo la cui via è nascosta?” Questa è la domanda chiave da fare a Dio. Non ci sono oggi  più queste persone coraggiose che, nella consapevolezza di essere a livello con Dio, non temino di parlare con Dio, come Giobbe. Gli uomini pensano se stessi come esseri troppo piccoli, troppo insignificanti. Non amano la vita abbastanza, né se stessi. Temono il dolore, perché sanno che non possono sfuggirgli. L’inevitabile è una legge di natura. È un dato di fatto, e bisogna affrontarlo, che la morte dell’uomo inizia da quando vide per la prima volta la luce. Solo la consapevolezza di aver compiuto qualcosa può distruggere la paura della morte. Il percorso che si  calpesta onestamente assicura un finale tranquillo.

Tic-tac! E tutto ciò che rimane dell’uomo sono le sue opere. Le sue ore, con i desideri che esse contengono, rompono e fanno spazio ad altre ore. Le ore misurano la tua vita! Ore crudeli!

VI.

Tic-tac! Tic-tac!

In questo mondo pieno di contraddizioni, menzogne e malvagità prosperano in enorme misura. Tutto sarebbe migliore se gli uomini cercassero reciprocamente di proteggersi a vicenda, e se ognuno avesse un vero amico. L’individuo, per quanto grande, è di poco conto. La comprensione reciproca è assolutamente necessaria, perché il modo in cui ci esprimiamo è molto più debole dei nostri pensieri. Molte parole mancano all’uomo per permettergli di aprire il cuore al suo amico. Da qui nasce la perdita di così tanti pensieri importanti, perché non possiamo al momento giusto trovare le forme giuste per essi. Un pensiero nasce, e con esso, il profondo e sincero desiderio di incarnare questo pensiero in parole dure come l’acciaio. Ma le parole mancano.

Più attenzione, quindi, ai pensieri! Contribuire ad aumentare il numero di pensieri che nascono, perché i problemi non saranno ricompensati. Potete trovare pensieri ovunque, anche nelle fessure delle pietre, ci sono, per lui, che sa come trovarli. Non dipende dall’uomo se egli sarà un signore della vita, invece che uno schiavo? Se voi aveste il desiderio ardente di vivere, e la coscienza orgogliosa della vostra forza, tutta la vita non sarebbe altro che una fila di ore gloriose, dense di forza spirituale e di grande eroismo magnanimo che stupirebbero voi stessi.

VII.

Tic-tac! Tic-tac!

Lunga vita alle anime forti, gli uomini coraggiosi! Gli uomini che dedicano la loro vita alla verità e alla giustizia e alla bellezza!

Noi non conosciamo questi uomini, perché sono orgogliosi e non cercano una ricompensa. Noi non vediamo con quale gioia sacrificano il loro cuore sull’altare della verità; e come gettano un alone sulla vita dando la vista ai ciechi. È di urgente importanza rendersi conto di essere ciechi, perché ci sono troppi di loro. “Apri gli occhi per vedere l’indegnità della tua vita.”

Lunga vita all’uomo che è padrone oltre la sua nostalgia!

Il mondo intero vive nel suo cuore, e tutti i dolori e le sofferenze vivono nella sua anima. Tutto ciò che è male e brutto, la menzogna e la crudeltà, sono i suoi nemici più acerrimi. Con il cuore pieno, consacra tutte le sue ore a questa lotta, e la sua vita è ricca di gioia tempestosa, bella rabbia e persistente orgoglio.

Non risparmiarsi – questa è la verità più gloriosa sulla terra. Lunga vita all’uomo che non sa come risparmiarsi! Ci sono solo due modi di vivere: marcire o bruciare. Il vile e l’avaro scelgono il primo, il coraggioso e il generoso il secondo. Tutti coloro che hanno un senso del bello sanno dove è nascosta la grandezza.

Le ore della nostra esistenza sono vuote, ore opache. Cerchiamo di riempirle con belle atti di eroismo, senza risparmiare noi stessi! Poi verranno a trovarci ore piene di gioioso tremore, di orgoglio che brucia. Lunga vita all’uomo che non sa come risparmiarsi!

—————————————————————————————————————————————–

Pseudonimo dello scrittore russo Aleksej Maksimovič Pežkov (Nižnij Novgorod 1868-Mosca 1936). Tra i più significativi scrittori russi contemporanei, Maksim Gor’kij (in russo la parola che egli scelse come pseudonimo vuol dire “amaro”) fu il biografo di se stesso in Infanzia (1913), Fra la gente (1915), Le mie università (1922). Narrò la sua difficile esistenza in maniera semplice, senza retorica, conscio che le sue difficoltà fossero quelle di molti. E fu questo forse a fare di lui un cronista del suo tempo. Visse molti anni a Capri, che amò moltissimo. Qui organizzò con altri una scuola di propaganda rivoluzionaria e lasciò i suoi ricordi nei Racconti d’Italia (1911-13). Fu amico di Lenin. Rientrò in patria poco prima della guerra mondiale e diresse il giornale La vita nuova. Diede un’impegnata collaborazione culturale alla Rivoluzione d’Ottobre che preannunciò con i due poemetti in prosa Il canto della procellaria e Il canto del falco. Malato, tornò in Italia, a Sorrento, nel 1921 su invito dello stesso Lenin e nel 1928 fu di nuovo in URSS. Nel 1936 fu eletto presidente dell’Unione degli Scrittori Sovietici.

 

Annunci
L’orologio di Maksim Gor’kij (inedito) seconda parte

L’orologio di Maksim Gor’kij (inedito)

Maksim Gor’kij

(scrittore russo, 1868-1936)

L’orologio

orologi-antichiPRIMA PARTE

traduzione originale dal russo

© Atmosphere libri 2017

Io.

È inquietante ascoltare, nel silenzio e nella solitudine della notte, la bella e uniforme voce dell’orologio. Per quei monotoni suoni matematicamente esatti che segnano sempre una sola e la stessa cosa: il movimento instancabile della vita. La terra giace nelle tenebre e nei sogni. Tutto è sospeso. È l’orologio il solo che, freddo e duro, ricorda il passare dei secondi. Il pendolo ticchetta. E, a ogni suono, la vita si abbrevia di un secondo. Questo secondo, questo atomo microscopico di tempo, è stato dato a ciascuno di noi, ma non passa, non torna mai più. Da dove è venuto questo secondo e dove va a finire? Nessuno può dare una risposta. Ci sono molte altre domande che restano senza risposta, molte domande epocali, dalla cui risposta dipende la felicità della nostra vita.

Come vivremo in modo da avere la consapevolezza di non avere vissuto invano? Come faremo a vivere in modo da non perdere la fede e la forza di volontà? Come possiamo vivere sapendo che nessun secondo che passa non è mosso dall’intelletto e dal sentimento? L’orologio darà mai una risposta a questo? Oh! questo movimento senza fine! Che cosa dirà l’orologio di ciò?

II.

Non c’è niente al mondo più equanime dell’orologio. Esso ha ticchettato con la stessa uniformità al momento della nostra nascita e al momento in cui abbiamo strappato i fiori dei sogni giovanili. Dal giorno della sua nascita in poi, l’uomo si sta muovendo sempre più vicino fino alla fine e, quando si trova in extremis, l’orologio, freddo e impassibile come sempre, continuerà a contare i suoi secondi.

E se l’uomo ascolta e si percepisce questi conteggi come qualcosa di onnisciente da tutte le conoscenze. Questi toni non possono eccitare di nulla, e nulla è sacro per loro. Sono indifferente a noi, e se vogliamo vivere dobbiamo procurare un altro orologio, un orologio pieno di sentimento e pensiero, un orologio pieno di azioni, come un sostituto per le molte monotone, sorde ore della vita che suonano fredde, che uccidono l’anima con la depressione.

III.

Tic-tac, tic-tac.

Nella fretta mai doma dell’orologio non vi è alcun intervallo di riposo. Che cosa, dopotutto, chiamiamo presente? Un secondo neonato segue su un altro, e già il primo cade nell’abisso del passato.

Tic-tac, e tutto in una volta siamo felici. Tic-tac, e nei nostri cuori si versa il veleno corrosivo del dolore. E si rischia di rimanere nei nostri cuori per tutta la vita, se non vediamo subito che ogni secondo della nostra vita è riempito da qualcosa di nuovo e creativo. C’è qualcosa di seducente nella sofferenza. Si tratta di un privilegio pericoloso. Se noi la possediamo ci dimentichiamo dell’altro, il bene più alto della vocazione umana. E troviamo tante sofferenze che diventano volatili. Esse perdono il loro credito nei confronti dell’attenzione degli uomini. C’è quindi da stupirsi nel considerare la sofferenza come qualcosa di prezioso. No, dobbiamo piuttosto riempire l’anima con qualcosa di più insolito. Non dovremmo?

La sofferenza è un tesoro inutile. E non bisogna lamentarsi con gli altri della vita. Parole di conforto raramente contengono ciò per cui l’uomo desidera. La vita è più ricca, più interessante, se l’uomo cerca di combattere da solo contro tutto ciò che si oppone a lui. È solo nella lotta che le sorde e deprimenti ore della vita scompaiono.

Tic-tac! La vita dell’uomo è assurdamente breve. Come si potrebbe vivere meglio? Alcuni girano ostinatamente lontano dalla vita, altri si dedicano completamente a essa. Alla fine della loro vita i primi sono abbastanza privi di intelligenza e di ricordi, gli ultimi sono ricchi di entrambi. L’uno, come l’altro, muore, e dell’uno come dell’altro non rimane nulla, se non ha dato con gioia ad altri i tesori del suo cuore e l’intelletto. E alla loro morte l’orologio numera i suoi secondi. Tic-tac! E proprio in quei secondi nasceranno nuovi esseri umani, molti, anzi, in un secondo; ma altri non sono già più qui. E nulla rimane di loro, mentre i loro corpi ben presto si dissolvono. Non deve il nostro orgoglio ribellarsi contro questo processo automatico per cui siamo chiamati in vita per poi essere strappati fuori ancora una volta – e nulla più. Rafforziamo, dunque, durante la vostra vita il futuro ricordo di noi, cosicché qualcuno sia orgoglioso di noi, e ribelliamoci contro questa misteriosa funzione del tempo. Pensiamo alla nostra parte nella vita. Un mattone è stato posto. Da allora in avanti rimane immobile nel muro. Poi si sbriciola in polvere e scompare. È noioso e brutto essere solo un mattone, non è vero? Non siamo solo un mattone, noi che possediamo la ragione e l’anima, e assaporiamo a lungo fino in fondo tutti i nostri sentimenti in tempesta!

(i capitoli IV, V, VI e VII proseguono nella seconda parte)

gorkiy_250Pseudonimo dello scrittore russo Aleksej Maksimovič Pežkov (Nižnij Novgorod 1868-Mosca 1936). Tra i più significativi scrittori russi contemporanei, Gor’kij (in russo la parola che egli scelse come pseudonimo vuol dire “amaro”) fu il biografo di se stesso in Infanzia (1913), Fra la gente (1915), Le mie università (1922). Opere famose furono Bassifondi (1902) e La madre (1906). Narrò la sua difficile esistenza in maniera semplice, senza retorica, conscio che le sue difficoltà fossero quelle di molti. E fu questo forse a fare di lui un cronista del suo tempo. Visse molti anni a Capri, che amò moltissimo. Qui organizzò con altri una scuola di propaganda rivoluzionaria e lasciò i suoi ricordi nei Racconti d’Italia (1911-13). Fu amico di Lenin. Rientrò in patria poco prima della guerra mondiale e diresse il giornale La vita nuova. Diede un’impegnata collaborazione culturale alla Rivoluzione d’Ottobre che preannunciò con i due poemetti in prosa Il canto della procellaria e Il canto del falco. Malato, tornò in Italia, a Sorrento, nel 1921 su invito dello stesso Lenin e nel 1928 fu di nuovo in URSS. Nel 1936 fu eletto presidente dell’Unione degli Scrittori Sovietici. Il racconto L’orologio (ЧАСЫ) fu scritto nel 1896.

L’orologio di Maksim Gor’kij (inedito)

Leggere i classici fa bene: undici ragioni valide

guerra

Non è vero che leggere i libri classici sia faticoso. C’è qualcosa nell’anima umana che ci fa desiderare di castigare noi stessi per non aver letto gli autori classici?

In un sondaggio fatto in Gran Bretagna, è emerso che solo il 4% dei britannici ha letto Guerra e pace di Lev Tolstoj, anche se il 14% avrebbe voluto leggerlo; il 3% ha letto I miserabili di Victor Hugo, ma il 10% vorrebbe leggerlo; e solo il 7% ha letto il capolavoro della letteratura americana Moby Dick, mentre l’8% l’avrebbe letto volentieri.

Il sondaggio di 1.664 adulti britannici aveva lo scopo di scoprire quali romanzi classici del XIX secolo gli inglesi avrebbero voluto leggere se avessero avuto il tempo e la pazienza di farlo. Oliver Twist era il classico più popolare nella lista, letto dal 21% degli intervistati, con Orgoglio e Pregiudizio e Piccole donne alla pari: 15% dei lettori.

Tuttavia, affermare che sia necessario avere pazienza per leggere questi libri svilisce sia i romanzi classici sia gli stessi lettori che, a quanto pare, non sono mentalmente in grado di leggerli… Il primo pensiero che sorge di fronte a un romanzo classico è quello di smettere di agire come se un libro sia una montagna. La lettura non solo è una necessità dello spirito ma soprattutto un divertimento da svolgere nel tempo libero.

1315

Elenchiamo undici ragioni che dovrebbero favorire la lettura dei classici:

  1. Potrete aumentare il vostro vocabolario. Vale la pena familiarizzare con le parole che riflettono immediatamente la vostra intelligenza. La lettura dei classici greci e latini, in particolare, svilupperà la vostra banca dati personale sulle parole, dal momento che molte parole italiane hanno radici in queste due lingue. L’italiano deriva dal greco e latino.
  2. Potrete migliorare le vostre abilità sociali. La lettura dei classici, in contrasto con la narrativa commerciale e anche la saggistica, porta ad una migliore percezione sociale e aumenta l’intelligenza emotiva. I romanzi sono incentrati su personaggi che possono rafforzare la vostra etica personale. Basta che sia chiara la distinzione tra i buoni e i cattivi .
  3. Saprete di leggere qualcosa di valore. I classici, e i loro temi tipicamente universali, hanno resistito alla prova del tempo; questi sono i libri in cui troviamo ancora personaggi, esperienze, emozioni, e prospettive attuali. Spesso un classico individuo è un’opera iconica all’interno di un movimento letterario o nel periodo in cui è stato scritto il libro. I classici abbracciano tutti i principali generi letterari, dal fantasy alla fantascienza, al romanticismo e anche la letteratura per bambini e ragazzi.
  4. Avrete molti più riferimenti letterari. Sarete un’enciclopedia dei principali riferimenti culturali, citando la fonte originale.
  5. Sarà possibile “premiare” voi stessi con la versione cinematografica quando hai terminato la lettura. Quasi ogni classico è stata adattato in un film. Alcune versioni cinematografiche dei classici hanno ottenuto ottime recensioni, per cui sarà stimolante valutarne le differenze con il libro.
  6. I classici offrono l’opportunità di comprendere la storia e la cultura in un determinato contesto. Gli unici sostituti per una esperienza che non abbiamo mai vissuto sono l’arte e la letteratura. Esse possiedono una meravigliosa capacità: al di là delle distinzioni di lingua, costume, struttura sociale, possono trasmettere l’esperienza di vita di una intera nazione all’altra… La letteratura trasmette un’inconfutabile esperienza condensata… di generazione in generazione. Così diventa la memoria vivente della nazione. Le grandi opere della letteratura segnano ogni periodo della storia moderna e offrono una prospettiva più accessibile su eventi storici e filosofie della maggior parte dei libri di testo.
  1. I classici sapranno arricchirvi in modo inaspettato. In una scuola media americana, si è ha scoperto che gli studenti più svantaggiati, legati a storie di disagio, perdita, si ritrovano nei romanzi classici. La lettura dei classici può anche essere una forma di terapia: uno studio dell’Università di Liverpool ha dimostrato che il linguaggio poetico, in particolare, stimola la parte del cervello legata alla “memoria autobiografica” e all’emozione. Questo tipo di attività cerebrale porta i lettori a riflettere sulle proprie esperienze in risposta a ciò che hanno letto. Questi libri ci aiutano a una comprensione più profonda della nostra esperienza di vita.
  2. I classici sfidano il cervello… in senso buono. Le funzioni linguistiche utilizzate da diversi autori classici hanno dimostrato di stimolare il cervello; per esempio, la completa lettura di Jane Austen è associata a un livello di complessità cognitiva che coinvolge la soluzione di un difficile problema di matematica. Nell’era televisiva delle fiction, potremmo aver bisogno di un materiale d’intrattenimento più stimolante. I classici sono disponibili a prezzi economici e anche gratuitamente presso qualunque biblioteca comunale, o si trovano integralmente su Internet.
  3. La conoscenza è potere. L’IQ (quoziente intellettivo) è il miglior predittore per le prestazioni di lavoro, livello di istruzione, reddito, salute, e la longevità e la lettura sono ancora considerate il modo migliore per migliorare l’intelligenza. Dunque, perché non leggere i classici? Studiando le opere delle più grandi menti della letteratura della storia umana, si costruisce la nostra conoscenza del mondo e impariamo a pensare per noi stessi.
  4. La letteratura, insieme a (forse) tutte le forme d’arte, è un retaggio distintamente umano. Si tratta, per definizione, di un’esplorazione della nostra stessa umanità, uno dei nostri più importanti strumenti di comunicazione, è una forza che riflette la nostra cultura. La parola scritta è un dono che abbiamo dato a noi stessi, e che non dovremmo dare per scontato.
  5. Iniziare la lettura dei classici fin da bambini. Ci sono molti libri per l’infanzia e per i ragazzi ma anche la lettura di racconti o romanzi adattati specificatamente per favorire la lettura ai più piccoli può abituare i bambini a sviluppare e stimolare le abilità intellettive.

 

Atmosphere libri presenta l’antologia di racconti classici Un perfetto Natale. La festa delle feste (da leggere non solo a Natale)

541

Per i bambini, i classici illustrati do grandi autori della letteratura mondiale:

Il mio primo Kafka, Il mio primo Dostoevskij (da aprile 2017)

combine_images-zucchero-filato

 

Leggere i classici fa bene: undici ragioni valide

Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

ct-talk-brotman-book-folo-0702.jpg-20120701

Il tuo libro non dovrà essere troppo lungo né avere una copertina cartonata e troppo lucida per le tue mani unte di olio solare o cadrà a faccia in giù nella sabbia. Questo libro dovrà essere abbastanza maltrattabile, senza che risulti troppo debole nell’incollatura del dorso perché non si disintegri prima di leggerlo.

Ancora più importante, il soggetto non può essere troppo cupo. Abbiamo bisogno di qualcosa che ti faccia immergere nella storia mentre stai strizzando un occhio contro il sole e il tuo cappello non copre abbastanza i tuoi occhi e sostieni il libro con il gomito sospeso, indolenzito e appiccicoso di sudore. La tua attenzione è facilmente distratta da una partita di pallavolo nelle vicinanze mentre, in vicinanza, conversazioni vagano, passando e svanendo; da un uomo dagli occhi tristi che arranca verso di te con perline colorate o custodie per telefoni cellulari che insiste per dargli almeno un euro. Gli schiamazzi dei bambini sulla battigia e un elicottero che sorvola la spiaggia. Quindi è necessario che i personaggi del tuo libro siano facilmente riconoscibili e abbastanza diversi per essere interessanti; i punti di vista devono essere chiari e stimolanti abbastanza per tenerti sveglio, ma non troppo allarmato; un ambiente che sia facilmente accessibile e, preferibilmente, attraente, e una trama avvincente.

Se sei un turista, nella lettura di un libro in una spiaggia turistica, la realtà e la finzione si fondono in una nebbia di piacere di festa, animate dal brivido di nuove esperienze e linee di profumi locali. Nei tuoi sogni e nelle tue sieste, due mondi si fondono in una dimensione che non è né reale né del tutto immaginaria.

Come può fare uno scrittore fornire per te?

Le vacanze si prestano meravigliosamente alla narrativa. Quando uno scrittore va con te in vacanza, è come se uno spettacolo speciale da sfruttare sia stato messo in scena per te. L’impostazione è ben delineata, una spiaggia con le palme sullo sfondo; un ristorante illuminato da una pista da ballo; una strada costiera tortuosa, coperta di fiori con le scogliere su un lato, e l’abisso dall’altro. Ma a volte c’è veleno nel paradiso – fatiscenti alberghi e black-out; squali e pirati; omicidi e colate di cemento…

Le vacanze hanno una struttura che rende facile la presa, e sono state utilizzate da molti scrittori per descrivere un numero infinito di crimini nei romanzi. L’inizio è l’arrivo; il lettore prende familiarità con la posizione, allo stesso ritmo rilassato come i personaggi di fantasia, ma nella seconda settimana o negli ultimi giorni diventa più urgente estrarre ogni goccia di piacere e di interesse da parte del viaggio. È facile stabilire la base sicura di una routine quotidiana e costruire un mondo fantastico – una festa, una tempesta, anche la luna piena ci sarà, perché ciò sarebbe passato inosservato nella normale vita quotidiana. Poi, se tutto va bene, il ritorno a casa potrebbe avere un senso di realizzazione o se sono state sollevati dei dubbi, un senso di disillusione. O non ci sarà alcun ritorno a casa…

Lo scrittore può giocare con i suoi personaggi perché diventino i compagni dei tuoi giorni sulla spiaggia o sul bordo di una piscina. È meglio non resistere alla tentazione di terminare la lettura perché diventi irresistibile godere di un bel mare innocente quando tanto sangue si è versato nel tuo thriller. Ciò ti appaga e rappresenta l’estasi di giornata troppo calda. Una birra gelata o una fetta di anguria coronano la soddisfazione di conoscere finalmente l’assassino, quel personaggio che non avresti mai sospettato.

Lo scrittore può mantenere il vero mondo come fanno i bambini con la costruzione di un castello di sabbia o, in mancanza di un aquilone da far volare, serve come mezzo di caratterizzazione per la tua vacanza. Ma (a parte i bambini) ciò che si vede non è quello che si ottiene: le vacanze sono il mondo falso ed effimero di qualche giorno dove tutto e tutte le storie e i patemi d’animo sono nascosti, dove un costume da bagno dà il via a un minor numero di indizi di classe, professione o il gusto di un abbigliamento che normalmente avresti privilegiato. In vacanza si incontrano persone che nel mondo reale non avresti voluto incontrare e ti innamori stupidamente, dai via il tuo cuore troppo e troppo presto perché vorresti recuperare la tua vita in un quadro limitato di tempo. Agisci senza inibizioni; metti a nudo la tua anima dopo aver fatto l’ipotesi che probabilmente mai più incontrerai quella persona di nuovo. Poi accade qualcosa – un crimine, un disastro, un incidente, o forse il tempo cambia. Reagisci, affronti la situazione o forse non fai nulla, sopravvivi o torni al tuo libro dove tragicamente qualcuno muore.

Nel frattempo la gente del posto ti guarda, ma tu non te ne curi perché la trama del tuo thriller continua…

reading+on+beach+03

Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

leggere-1024x839

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

• Iniziate a leggere al bambino al momento della nascita.
• Lasciate che il vostro bambino giochi con il libro.
• Se il bambino a volte non sembra interessato, mettete via il libro e riprovate un’altra volta. Per avere un lettore ci vuole tempo e pazienza.
• Siate fantasiosi. Utilizzare diverse voci e le espressioni facciali quando leggete. Rendete divertente l’ascolto!
• Scegliete i libri che utilizzano la ripetizione delle parole, rime, e un testo prevedibile.
• Decidete un tempo regolare per leggere ogni giorno; anche con cinque o dieci minuti si favorisce il bambino a leggere per conto proprio.
• Prima di leggere il libro insieme, dai la possibilità al bambino di fare una ” passeggiata tra le immagini” del libro in modo che si faccia un’idea della storia.
• Lasciate che il vostro bambino giri le pagine e punti il dito sulle parole che voi leggete.
• Incoraggiate l’amore per le parole, giocando in rima e con giochi di parole, cantando canzoni stupide, o scrivendo insieme una storia.

Soddisfare la curiosità del vostro bambino

• Scegliete i libri che sostengono gli interessi del bambino, dai dinosauri ai maghi.
• Rileggete i libri preferiti del vostro bambino ogni volta che vi viene chiesto. Dopo diversi rifacimenti, chiedete a vostro figlio di raccontarvi la storia.
• Coinvolgete il bambino nella lettura facendo domande! Chiedete “cosa” nelle domande; evitate domande che richiedono un semplice “sì” o “no”. Si potrebbe chiedere: “Cosa pensi che succederà dopo?”
• Ricordatevi di dare al vostro bambino il tempo di pensare alla domanda e rispondere.
• Portate il vostro bambino in libreria a controllare i libri.
• Se il vostro bambino mostra un interesse particolare in un’immagine, parlatene insieme o soffermatevi, fate seguito immediatamente a domande e lasciate del tempo alla risposta del bambino.
• La cosa più importante, fate che la lettura sia divertente per il vostro bambino!

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

libri_istock_000010604179_large_1Su Internet, si leggono spesso lettere di rifiuto inviate dagli editori agli autori. Più spesso, come nel nostro caso, non rispondiamo se il testo che ci è stato proposto non si adatta alla nostra linea editoriale. Siamo chiari con tutti: se un autore non riceve una risposta entro due mesi, il suo manoscritto non potrà essere pubblicato da noi.

Cosa sia più scoraggiante per un autore, se il silenzio o una lettera dell’editore con un tono critico o piena di ironia, oppure una mail senz’anima che dice testualmente: Siamo spiacenti ma siamo costretti a rifiutare la pubblicazione del suo manoscritto, non è dato saperlo. Nessuno è capace di spiegare a questi meravigliosi scrittori le motivazioni del rifiuto. Il motivo è semplice: decine di manoscritti arrivano in redazione, anche a un piccolo editore come me. È un grosso impegno leggere con attenzione almeno una parte di questi testi. Gli autori spesso sbagliano a formulare una sinossi, una presentazione di se stessi o spediscono i propri romanzi senza aver visionato la “famosa linea editoriale” della casa editrice:

La famosa linea editoriale … sì

“Indipendentemente dalla qualità del testo, semplicemente non si adatta alla nostra linea editoriale.”

Senza offesa per qualcuno, esiste un concetto, soprattutto quando si tratta di una piccola casa editrice. Per creare un’identità e rimanere nell’ambito delle proprie competenze, un editore preferisce pubblicare quello che ritiene meglio per vendere.

Per noi, questo è la narrativa e in particolare il romanzo poliziesco. Cerchiamo in particolare autori esordienti che abbiamo meno di trentadue anni. Lo abbiamo annunciato sul nostro sito, sul nostro catalogo, vorremmo pubblicare solo questi romanzi, soprattutto thriller incentrati sulla realtà della provincia italiana e l’umano (i personaggi passano prima dell’azione).

Eppure riceviamo manoscritti di racconti, storie, poesie, favole, saggi, di fantasia come di fantascienza da autori di tutte le età.

Poter rispondere a tutti motivando il nostro rifiuto sarebbe un impegno che non possiamo assumere. Non ci riusciremmo neanche se restassimo svegli di notte per tutte le notti del calendario.

Per molti scrittori esordienti, l’editore è una sorta di intermediario per finanziare la stampa e la distribuzione del proprio libro. Una piccola casa editrice non può avere la stessa capacità di penetrazione della grande casa editrice sul mercato delle vendite. Un autore non deve pensare a queste ultime, alle royalties, se riceve un contratto di pubblicazione dal piccolo editore. Questi non vende al supermercato, non ha decine di redattori e giornalisti dell’ufficio stampa che lavorano e si dedicano alla promozione. La frustrazione degli scrittori che vorrebbero agire come giocatori professionisti sarebbe inferiore se si comprendessero le dinamiche del mondo editoriale, costruito da una sinergia tra poche grandi case editrici e le librerie di proprietà delle stesse mentre la fetta di mercato destinata agli affamati piccoli editori è talmente piccola che non soddisfa nessuno. Non si vive di sole briciole, anche se in questo caso sono briciole di cultura. Il paradosso tra grandi e piccoli non è stato superato neanche dall’evoluzione della tecnologia che ha reso più facile l’accesso a monte della posizione di editore, ma le barriere all’ingresso sul mercato si sono rafforzate. Questo paradosso riguarda il punto di distribuzione, compromesso dalla crescita di gruppi dominanti e delle catene di librerie, e dall’espansione della produzione, ormai attestata a sessanta o settantamila titoli all’anno.

La dimensione artigianale dell’attività del piccolo editore caratterizza lo striminzito gruppo redazionale anche nelle scelte editoriali. Si lavora quais giornalmente con gli autori, stando attenti agli aspetti tecnici della produzione. Tuttavia, raramente si è in grado di elaborare questioni legali a livello soddisfacente e si hanno problemi di gestione, promozione e commercializzazione.

Un piccolo editore inizia sempre con uno o due dipendenti a tempo parziale o autonomo. Poche case riescono ad aumentare la propria forza lavoro, anche se una precedente esperienza permette di lasciare più velocemente queste condizioni minime.

Nella maggior parte dei casi, il capitale iniziale è molto basso ed è spesso disperso. Negli anni seguenti la fondazione, gli aumenti di capitale sono difficili da realizzare, per cui insorgono presto una serie di problemi: capitale insufficiente, scarso accesso al credito e difficoltà a usarlo, margine di manovra debole per un ulteriore sviluppo.

La speranza è l’ultima a morire anche per un piccolo editore. Le grandi case non sempre riescono a vedere il potenziale di un manoscritto. A volte, c’è bisogno, nel bel mezzo di una mancanza di curiosità e audacia, del giovane editore, il piccolo saccente che vuol stampare libri solo per il gusto di cercare nuovi lettori e non per guadagnarci. Qual è la realtà di una catena virtuosa del libro e della diversità culturale del piccolo editore? Le zone di incomprensione e l’ignoranza reciproca sono molte, e la convergenza degli sforzi tra editori, librai e istituzioni culturali (biblioteche, teatri, cinema, scuole d’arte…) rimane insufficiente. Non resta che, per lo scrittore esordiente (fermo restando che pubblicare a pagamento è un sacrilegio), inviare il proprio manoscritto custodendolo in una bottiglia destinata alle acque del mare perché qualcuno, alla fine, la trovi e lo legga ma, c’è da considerare, che anche molte bottiglie non farebbero che creare un eccessivo inquinamento marino. In un mondo perfetto della letteratura, l’editore dovrebbe ricevere solo una piccola percentuale di manoscritti che attualmente gli sono proposti. Aiuterebbe senz’altro l’editore a vagliare e selezionare i testi di qualità. L’autore dovrebbe maggiormente riflettere sul testo che invia. Meglio rileggere e rileggere, meglio affidarsi a un bravo editor che revisioni e migliori il manoscritto piuttosto che gettare in mare anche la più piccola speranza di essere pubblicati.

 

 

Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute

Murakami sonno apertura

Un buon libro può superare molte barriere nella sua ricerca di trovare un pubblico, ma l’Oceano Pacifico, a quanto pare, è uno sbarramento troppo forte. Questo è il caso della letteratura giapponese, ma anche della cinese e di quella coreana che sfidano le differenze di lingua, cultura, e di politica per raggiungere i lettori in tutta l’Asia, ma devono ancora trovare un approdo stabile e duraturo in Europa, fatta eccezione della Francia dove hanno diversi seguaci.

Gli esperti indicano che l’apertura mentale dei giovani è un fattore di risposta alla domanda del perché, nonostante ci siano degli autori orientali che hanno un buon seguito da noi, come Murakami Haruki, il tedoforo degli autori giapponesi in Occidente e, ma solo in parte, di Yoshimoto Banana, non c’è traccia nelle classifiche di autori dell’Estremo Oriente e non c’è segno di pubblicazioni di un numero consistente di nuovi autori asiatici. Nonostante le tradizionali rivalità tra Corea, Giappone e Cina, i giovani di quei Paesi hanno superato le distanze ed è interessante scoprire come, per esempio, i giovani sud-coreani vogliano capire meglio gli stili di vita e la cultura giapponesi leggendo moltissima narrativa proveniente dal Giappone, lasciando comprendere come la letteratura sia separata dalle dispute politiche tra il Giappone e la Corea del Sud. Anche in Cina, i cinesi più giovani si identificano con il cuore della società giapponese che i loro autori descrivono. Grazie a questo, centinaia di romanzi giapponesi sono pubblicati annualmente in Corea del Sud, e ancora di più lo sono in Cina.

Gli Stati Uniti e l’Europa hanno anche diversi giovani che leggono autori giapponesi e cinesi, ma il numero è sensibilmente più basso. Questo solleva una questione: se i cittadini cinesi e coreani possono guardare oltre le loro differenze per leggere romanzi giapponesi, qual è il freno che impedisce una reale diffusione della cultura dell’Estremo Oriente tramite la letteratura nei paesi occidentali?

Gli Stati Uniti fanno un caso a sé perché notoriamente solo il 3% dei libri pubblicati sono di autori che non parlano la lingua inglese. Tuttavia, non è del tutto colpa del lettore. La gente legge la letteratura straniera quando è disponibile, come il caso già citato di  Murakami Haruki, ma la realtà è che vi è la quasi totale volontà, da parte degli editori più grandi, di non tradurre la letteratura, determinando anche nel lettore una certa diffidenza nel leggere quel po’ di letteratura in traduzione in circolazione.

Ci sono anche delle difficoltà che gli editori devono affrontare nella pubblicazione di letteratura straniera e di certo non sono sempre facili. Gli americani di lingua inglese non sanno rinunciare ai loro scrittori, benché la tradizione e la qualità culturale americana non possa essere paragonabile a quella europea (in particolare alla russa e a quello dell’Inghilterra). Tuttavia, è un peccato rinunciare a tanti libri incredibili di scrittori di lingua non inglese che sono scritti in altre parti del mondo. A maggior ragione, anche in Europa è imbarazzante che la Corea del Sud, un paese che ha una tradizione culturale immensa, come il Giappone e la Cina, abbia solo una sparuta rappresentanza. Non dimentichiamo che diversi romanzi di famosi e apprezzati scrittori coreani e giapponesi sono stati tradotti dal francese o dall’inglese, con il risultato di confezionare dei prodotti che non corrispondono alla lingua originale, impedendo di trasmettere al lettore occidentale il nocciolo stesso della cultura.

Purtroppo, le fortune crescenti dei libri provenienti dagli Stati Uniti coincidono all’estero con l’ascesa della cultura pop americana in generale, ma devono anche essere in parte attribuite a una forte imposizione della narrativa commerciale (e le competenze editoriali si sono evolute per servire questi libri) che, fino a poco tempo fa, semplicemente non esistevano in molti altri paesi. È così per la narrativa, è così per il cinema: dagli Stati Uniti arriva qualsiasi cosa purché sia legato a un successo commerciale. Qualsiasi libro potrebbe essere migliore o peggiore nel complesso, ma c’è un certo livello di approfondimento culturale, di introspezione, di spessore linguistico da cui non si può prescindere che spesso nella narrativa americana non è rispettato. Le letterature dei paesi più lontani che hanno tratto la linfa da culture diverse da quella europea potrebbero rendere migliore la vita non solo dei lettori ma della nostra frenetica società occidentale.

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute

Georges Simenon e Hamao Shiro. Lettere al giudice a confronto

georges20simenon

Tutto narrato in prima persona, ‘Lettera al mio giudice’ di Georges Simenon è un romanzo-monologo, la lunga confessione a cuore aperto di un assassino che scrive al proprio giudice nel tentativo di spiegare le proprie pulsioni.

Non si tratta di una richiesta di perdono. Quello che la voce narrante sogna di trovare nell’ascolto del giudice è piuttosto l’umana comprensione di un altro uomo, un qualcuno di potenzialmente simile che forse può capire il labirinto di passione e possesso che l’ha condotto al gesto fatale.

Su questa struttura si sviluppa la narrazione del protagonista che ci porta per mano dalla sua vita ordinata di ‘uomo perbene’, piatta e monotona fino al confine con l’inesistenza, al delirio di passione e morte che scaturisce dall’incontro con una ‘ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi’ che stravolge la sua vita. E l’epilogo di morte sembra l’unico possibile, quasi fosse per paradosso il vero atto vitale di una natura maschile che il protagonista confessa al proprio ascoltatore chiedendogli implicitamente una tacita complicità.

‘Lettera al mio giudice’ è un libro atipico nella produzione di Simenon e probabilmente il suo romanzo più introspettivo e psicologico. Le spinte emotive che portano alle azioni dei protagonisti, le fantasie più recondite vengono descritte magistralmente accanto alle contraddizioni del quieto vivere convenzionale che fa da sfondo a tutta la vicenda.

La prima storia intitolata ‘Il discepolo del demonio’ di Hamao Shirō è quella di un uomo chiamato Eizo, accusato e sotto processo per omicidio di una donna giovane e bella, sua ex amante. Il monologo del protagonista è raccolto in una lettera a un pubblico ministero, ex mentore e amante di Eizo, Tsuchida Hachiro. I due si erano incontrati durante gli anni degli studi superiori, e Eizo rapidamente era caduto sotto l’incantesimo di Tsuchida. Infatti, Eizo incolpa della sua situazione attuale Tsuchida, dicendo che “Se non avessi incontrato te quando ero un ragazzo, non sarei mai finito in questo posto. Tu non mi hai insegnato il crimine ma mi hai trasmesso la personalità di un criminale.” Eizo espone le vicende concrete del caso. Quello che segue è una storia tragica, in cui Eizo scrive che, a causa della tutela di Tsuchida, si è costruito una “filosofia demoniaca.”

Hamao era un avvocato e proveniva da una famiglia molto ben agiata. Si ritirò dai tribunali per diventare una scrittore di gialli, e uno dei primi sostenitori dei diritti dei gay in Giappone. Morì giovane, e questo suo breve romanzo risale al 1920, circa venticinque anni la pubblicazione di ‘Lettera al mio giudice’ di Simenon.

Le due “lettere” scansionano entrambe i dettagli del delitto e sono indirizzate a un procuratore. La vittima non chiede perdono al suo carnefice, non paventa l’assoluzione al suo delitto, ma con orgoglio si dilunga sulle motivazioni che lo hanno portato in carcere. La formula della “lettera” costruisce lentamente una realtà, martellando il marmo fino alla cesellatura finale. Perversione, desiderio insoddisfatto, crudezza di una vita sprecata e rabbia per una società che è ritenuta ingiusta sono concetti che si ripetono in queste curiose e speculari opere di errori, avvelenamenti ed effetti intrisi dalla droga o da stupefacenti. La cultura, l’ansia, la rassegnazione e il male vanno di pari passo in queste storie di vite spezzate, piene di modelli di lettura e sfumature nascoste. La prospettiva, come se fosse un film di Akira Kurosawa, svolge un ruolo importante in entrambi gli atti criminali.

‘Lettera al mio giudice’ di Georges Simenon (Adelphi, 2003)

5476831

‘Il discepolo del demonio’ di Hamao Shirō, (Atmosphere libri, collana asiasphere, 2015)

408

Georges Simenon e Hamao Shiro. Lettere al giudice a confronto

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

Israel_Palestine-300x187Chiunque sia coinvolto nell’arte della traduzione sa il delicato equilibrio che esso comporta: rimanere fedeli al testo originale, purché si permetta al lavoro brillare di luce propria nella sua nuova incarnazione. Si richiede anche una conoscenza intima dell’altra cultura. Ma quando la politica predomina sulle culture, l’intero sistema si rompe, e la traduzione può assumere un significato completamente diverso.

A causa di oltre sessant’anni di lotte, le opere degli scrittori di Israele e del mondo arabo non sono stati spesso tradotte nei rispettivi paesi.

Tra il XII e il XIV secolo, le traduzioni dall’arabo in ebraico e viceversa erano frequenti. Poeti ebrei e filosofi nei paesi arabi, come Maimonide, hanno scritto prima in arabo, poi hanno tradotto i loro libri in ebraico. Nel XVI secolo è comparso un dizionario di termini medici in arabo, ebraico e latino.

Oggi, il lungo conflitto tra Israele e paesi arabi ha influito pesantemente sulle traduzioni tra le due lingue semitiche, che ora sono viste da molti con sospetto e diffidenza reciproca.

Il quotidiano israeliano Ha’aretz ha recentemente pubblicato un articolo di un editore tunisino sui negoziati con il traduttore israeliano-palestinese Tayeb Ghanayem per la traduzione delle sue opere israeliane in arabo. L’editore ha rifiutato di essere nominato per motivi di sicurezza personale. Un editore libanese che ha anche rifiutato di essere citato pubblicherà una traduzione in arabo di un romanzo dello scrittore israelo-palestinese Sayed Kashua (che scrive in ebraico) la prossima primavera. Gli editori arabi sono discreti quando si tratta di valutare narrativa israeliana o saggistica, ma che poi pubblicano. E i principali giornali arabi pubblicano regolarmente articoli dalla stampa israeliana.

Ci sono ancora poche anime coraggiose in Israele e nelle regioni arabe che stanno sfidando il tabù in uno sforzo per capire l’“altro”.

In Israele, tuttavia, la situazione è diversa. “Ogni giorno, un lettore di arabo può trovare circa 20 articoli tradotti dalla stampa israeliana. Sarebbe difficile per il lettore israeliano trovare un pezzo tradotto [dall’arabo] ogni 20 giorni” ha detto Yael Lerer.

Lerer ha fondato a Tel Aviv Andalus, una casa editrice nel 2000, in cui le culture arabi ed ebree convivevano pacificamente. Andalus era specializzata nella traduzione di letteratura araba in ebraico. Lerer sosteneva che, anche se Israele si trovava nell’epicentro del mondo arabo, gli israeliani, in generale, non erano esposti alla letteratura araba. Diversi autori illustri e poeti come Mahmoud Darwish e Mohamed Choukri, Hanan al Shaykh, Huda Barakat e Elias Khoury hanno accettato di essere tradotti in ebraico.

Eppure Lerer è stato recentemente costretto a interrompere le pubblicazioni; Andalus non vendeva abbastanza libri per rimanere in vita. Lerer attribuisce questo a una mancanza di interesse da parte della popolazione di Israele. Tra il 1930 e il 2000, ha detto Lerer, solo 32 romanzi sono stati tradotti dall’arabo in ebraico.

La traduzione è stata il ‘modus operandi’ di Andalus. In un’intervista nel 2004 Lerer, che parla correntemente l’arabo, ha dichiarato: “L’ebraico e l’arabo sono molto simili. La qualità delle maggior parte delle traduzioni – non solo letterarie, ma anche giornalistiche – è scadente perché la traduzione in ebraico di solito si attiene troppo strettamente al testo arabo. Una frase in arabo può essere espressa in ebraico esattamente con la stessa struttura della frase, ma il risultato stilistico è scarso; l’ebraico suona antiquato e artificiale. Il nostro obiettivo era una traduzione vera e propria. Ciò significa che quando un testo di Mohamed Choukri è tradotto in ebraico, il risultato dovrebbe suonare come se Choukri stesso avesse scritto il testo in ebraico. Dovrebbe essere in ebraico moderno con le caratteristiche dell’arabo di Choukri. Il problema è che molta poca traduzione è fatta dall’arabo in ebraico, quindi non ci sono traduttori professionisti che hanno una vasta esperienza pratica a cui attingere. Tutti i traduttori con cui lavoriamo in realtà hanno altre professioni.”

Una famosa traduttrice scrive: “Le lingue sono molto vicine, ci sono somiglianze nel vocabolario e nella grammatica. L’arabo è una lingua molto ricca, quindi se si vuole giocare con le parole, il linguaggio, la descrizione e le metafore allora si è in un buon posto. L’ebraico ha meno aggettivi quindi bisogna stare attenti. Si deve lavorare di più per trovare qualcosa che corrisponda. È parte della sfida.”

In Israele, è un problema importare libri in arabo o farli passare la dogana. I traduttori dall’ebraico all’arabo sono giudei che erano immigrati in Israele dai paesi arabi, come nel caso di Sami Michael, che ha tradotto la trilogia di Nagib Mahfuz nel 1980. Ma anche gli israeliani palestinesi costituiscono una gran parte di questi traduttori e spesso traducono da entrambe le lingue. Hanno il vantaggio aggiunto di avere una conoscenza profonda di entrambe le culture, un ingrediente essenziale per una buona traduzione. Uno dei traduttori più noti è Anton Shammas, ora con sede negli Stati Uniti, che ha tradotto di Emile Habibi La vita segreta di Saʿīd, il Pessottimista, un romanzo satirico sulla vita di un israeliano palestinese.

L’autore palestinese e traduttore Ala Hlehel scrive: “Ho deciso nel mio primo anno di università di studiare ebraico. Ho pensato che conoscere la lingua ebraica mi avrebbe dato più potere come persona e come parte della minoranza arabo-palestinese in Israele. Mi sono abbonato al giornale Ha’aretz, ho cominciato a leggere letteratura ebraica e controllarne la lingua. Quando ho iniziato a tradurre dall’ebraico all’arabo sono arrivato alla conclusione che avevo bisogno di conoscere la cultura israeliana di più. È possibile tradurre le parole con l’aiuto di un dizionario, ma è necessario conoscere la cultura, al fine di tradurre lo spirito esatto del testo.”

Hlehel ammette che la sua relazione con l’ebraico è molto complessa: “Sono consapevole del fatto che la lingua ebraica usata per dare ordini militari per bombardare i palestinesi a Gaza è la stessa lingua che Hanoch Levin, Natan Zach e Yeshayahu Leibowitz utilizzano. Si tratta di un rapporto molto complicato, in qualche modo misterioso per me…”

Un altro modo in cui la politica ostacola l’arabo e le traduzioni in ebraico è il concetto di “normalizzazione” tra paesi arabi e Israele o tra palestinesi e israeliani.

Nel 2000, quando il ministro israeliano della Pubblica Istruzione annunciò che voleva includere due poesie di Mahmoud Darwish nel programma della scuola superiore, scatenò un putiferio, al punto tale che l’allora primo ministro, Ehud Barak, affermò: “La società israeliana non è matura per studiare Darwish.”

A Yael Lerer erano fin troppo familiari i problemi di “normalizzazione” quando ha fondato Andalus, e si rese conto che la maggior parte degli autori egiziani non voleva che la loro opera fosse tradotta in ebraico. Ma un intero altro gruppo di autori arabi ha concesso i propri diritti di pubblicazione gratuitamente. Lerer disse che “riconosceva i pericoli di creare un falso senso di “pacificazione” e “dialogo” per mezzo della “normalizzazione”. La traduzione di letteratura araba in ebraico è un mezzo per resistere all’occupazione, rendendo la lingua araba e la sua cultura presenti nella vita quotidiana di Israele forme di resistenza all’occupazione.

Molti intellettuali e autori arabi, gran parte di loro egiziani, si rifiutano di vendere i propri diritti di case editrici israeliane. Questo porta spesso alla pirateria, come nel caso del bestseller di Ala al-Aswani, Palazzo Yacoubian.

Lo scorso anno, l’organizzazione con sede a Gerusalemme, il Centro israelo-palestinese per la Ricerca e l’Informazione ha pubblicato in ebraico il romanzo di al-Aswani sul suo sito web. L’organizzazione non ha chiesto il permesso ad al Aswani, affermando che “la questione è che il diritto degli israeliani a leggere quel libro era superiore al suo diritto d’autore.”

Comprensibilmente, al-Aswani si è arrabbiato molto.

Ma la stessa questione della pirateria nel nome della “cultura” si verifica anche in Egitto.

Un autore e traduttore che ha studiato l’ebraico al Cairo dice di aver tradotto un libro dello storico israeliano Idith Zertal senza il suo permesso per una casa editrice egiziana.

“Tradurre la letteratura e gli scritti israeliani di per sé non è un tabù. Il tabù è trattare con le case editrici israeliane, dal momento che questo è considerato “normalizzazione con il nemico”. Ma ci sono delle opzioni. Uno di queste è la versione illegale, che è la migliore di una cattiva soluzione.”

Nel 2009 Eltoukhy, che ha tradotto dall’ebraico numerosi libri e una raccolta di poesie, ha iniziato un blog in arabo dedicato alla letteratura israeliana. Egli aggiunge settimanalmente nuovi testi, e finora ha tradotto circa cento autori israeliani, anche se, per la maggior parte senza il loro permesso.

“Penso che tradurre la letteratura israeliana sia molto importante per noi, come arabi, per due motivi: bisogna penetrare l’ignoranza araba su Israele. Sappiamo solo alcuni nomi come Amos Oz e David Grossman, e spesso non abbiamo letto nemmeno le loro opere. Si tratta di sapere tutto per combattere l’ignoranza. Ci sono anche ragioni politiche: abbiamo bisogno di sapere di più sul paese, sulle tendenze dei suoi scrittori, dobbiamo conoscere le ali di destra e di sinistra. Traduco tutti sul mio blog. Emotivamente mi trovo vicino alle visioni degli scrittori di sinistra, come Yitzhak Laor, Aharon Shabtai, Khanokh Levin, Almog Behar, e un grande pensatore come Ella Shohat, ma traduco tutti i tipi di testi, compresi quelli che non hanno significato politico. Dovremmo sapere di più su tutti i tipi di scrittura. Ogni giorno scopro un nuovo scrittore che non conoscevo prima, e questo è incredibile”.

Acquisire conoscenze su un’altra cultura è essenziale per Ramallah Madar, il forum palestinese per gli studi israeliani, che ha un’unità di traduzione e di pubblicazione.

Honaida Ghanim, un israeliano palestinese con un dottorato in sociologia presso l’Università Ebraica è il direttore di Madar. Madar acquista il diritto d’autore dagli editori israeliani e generalmente pubblica quattro libri all’anno tradotti in arabo. Madar pubblica libri soprattutto politici e sociologici e occasionalmente di narrativa, come i racconti di Oz Shelach.

Si può sperare che verrà un giorno in cui le traduzioni dall’arabo all’ebraico e viceversa riprenderanno. Come Edith Grossman ha scritto nel Perché materia di traduzioni “La traduzione afferma la possibilità di una coerente esperienza unificata della letteratura nella molteplicità del mondo delle lingue. Allo stesso tempo, la traduzione celebra le differenze tra le lingue e le molte varietà dell’esperienza umana e della percezione che possono esprimere. Non credo che questa sia una contraddizione. Piuttosto, testimonia il comprensivo abbraccio tra letteratura e traduzione”.

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

La buona scrittura

Qual è la differenza tra scrivere male e bene?

Quanto è importante per uno scrittore essere in grado di discernere la differenza tra il bene e il male nella scrittura?
Alcuni scrittori non si occupano della qualità. Nel mondo fai-da-te di oggi, la qualità gioca un ruolo di secondo piano rispetto alla quantità. Chi se ne frega se i tuoi libri sono pieni di errori di battitura, grammatica e la trama è povera finché hai pubblicato e hai fatto un po’ di soldi?
Lettori, abbiate cura. Agenti, editori e revisori, abbiate cura. Scrittori, con un mucchio di libri mal scritti e un sistema di commercializzazione stellare, il vostro lavoro non sarà preso sul serio. Non è improbabile che sia possibile rendere grande un libro scrivendo male. Succede, ma non accade spesso. Migliore sarà la scrittura, maggiore sarà le possibilità di garantirsi un pubblico e una carriera.

Le caratteristiche della buona scrittura

Quindi, cos’è che costituisce la buona scrittura? Le opinioni in materia variano notevolmente. Ci saranno diverse caratteristiche che rendono buona la narrativa come buone la poesia o la saggistica. Si può fare un elenco generale delle caratteristiche di buona scrittura (in nessun ordine particolare):
1. Chiarezza e concentrazione: Nella buona scrittura, tutto ha un senso e non si deve costringere i lettori a perdersi o a rileggere i passaggi per capire cosa sta succedendo. Incentrate la scrittura in un’idea centrale senza prendere troppe tangenti.
2. Organizzazione: Un brano di scrittura organizzato è non solo chiaro, ma è anche presentato in un modo che è logico ed esteticamente gradevole. Si possono raccontare storie non lineari o inserire la vostra tesi al termine di un saggio e farla franca finché le scene o le idee sono ben ordinate.
3. Idee e temi: qual è il tema in questione? La vostra storia è completa di temi? Può il lettore visualizzare la tua poesia? Un brano di scrittura è da considerare ben realizzato quando contiene idee e i temi sono chiaramente identificabili.
4. Voce: Questo è ciò che vi distingue da tutti gli altri scrittori. È un modo unico di infilare parole insieme, formulare idee, e le relative scene o immagini da consegnare al lettore. In ogni brano di scrittura, la voce deve essere costante e identificabile.
5. Linguaggio (parola scelta): Gli scrittori non possono mai sottovalutare o non apprezzare gli strumenti più preziosi: le parole. La buona scrittura include scelte di parole precise e accurate e frasi ben realizzate.
6. Grammatica e stile: Molti scrittori sorvolerebbero su questi punti, ma per un brano da considerare buono (per non parlare di grande), si deve seguire le regole della grammatica (e rompere queste regole solo quando c’è una buona ragione). Lo stile è anche importante per garantire che un brano sia chiaro e coerente. Assicurarsi di avere un libro di grammatica e una guida di stile a portata di mano.
7. Credibilità: Nulla dice che una cattiva scrittura è ottenuta da fatti sbagliati o travisati. Nella narrativa, la storia deve essere credibile (anche se è impossibile), e in saggistica, un’accurata ricerca può creare o distruggere uno scrittore.
8. Stimolante ed emotivamente stuzzicante: Forse la più importante qualità della buona scrittura è come il lettore risponde a essa. La lettura dà una prospettiva fresca e nuove idee? Il lettore chiude l’ultima pagina del libro con le lacrime agli occhi o un senso di vittoria? Ciò che determinerà il vostro successo come scrittore è come i lettori reagiscono al vostro lavoro.
Una menzione d’onore va all’originalità. Tutto è stato fatto prima, così l’originalità è un po’ arbitraria. Tuttavia, mettere insieme vecchie idee in modi nuovi e creare un remix delle migliori è un’abilità che vale la pena di sviluppare.
Perché avete bisogno di conoscere la differenza tra buona e cattiva scrittura
Per scrivere bene, uno scrittore deve essere in grado di riconoscere la qualità in un brano di scrittura. Come si può valutare o migliorare il proprio lavoro se non si può riconoscere la differenza tra scrivere mediocre e buona nel lavoro altrui?
Scrivere è anche una forma d’arte e quindi è soggetta al gusto personale. Si può leggere un libro e averlo in antipatia, ma riconoscere che la scrittura era buona. Avete mai letto un libro e amato la storia, ma sentire che la scrittura era debole?
Uno scrittore dovrebbe essere in grado di articolare perché un brano di scrittura può avere esito positivo o negativo, e uno scrittore dovrebbe anche essere in grado di riconoscere le qualità in un brano anche quando non è di proprio gusto. Queste abilità sono particolarmente necessarie quando gli scrittori stanno rivedendo o criticando il lavoro di altri scrittori e durante la revisione, l’editing, la correzione di bozze e il proprio lavoro.

La buona scrittura