Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

leggere-1024x839

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

• Iniziate a leggere al bambino al momento della nascita.
• Lasciate che il vostro bambino giochi con il libro.
• Se il bambino a volte non sembra interessato, mettete via il libro e riprovate un’altra volta. Per avere un lettore ci vuole tempo e pazienza.
• Siate fantasiosi. Utilizzare diverse voci e le espressioni facciali quando leggete. Rendete divertente l’ascolto!
• Scegliete i libri che utilizzano la ripetizione delle parole, rime, e un testo prevedibile.
• Decidete un tempo regolare per leggere ogni giorno; anche con cinque o dieci minuti si favorisce il bambino a leggere per conto proprio.
• Prima di leggere il libro insieme, dai la possibilità al bambino di fare una ” passeggiata tra le immagini” del libro in modo che si faccia un’idea della storia.
• Lasciate che il vostro bambino giri le pagine e punti il dito sulle parole che voi leggete.
• Incoraggiate l’amore per le parole, giocando in rima e con giochi di parole, cantando canzoni stupide, o scrivendo insieme una storia.

Soddisfare la curiosità del vostro bambino

• Scegliete i libri che sostengono gli interessi del bambino, dai dinosauri ai maghi.
• Rileggete i libri preferiti del vostro bambino ogni volta che vi viene chiesto. Dopo diversi rifacimenti, chiedete a vostro figlio di raccontarvi la storia.
• Coinvolgete il bambino nella lettura facendo domande! Chiedete “cosa” nelle domande; evitate domande che richiedono un semplice “sì” o “no”. Si potrebbe chiedere: “Cosa pensi che succederà dopo?”
• Ricordatevi di dare al vostro bambino il tempo di pensare alla domanda e rispondere.
• Portate il vostro bambino in libreria a controllare i libri.
• Se il vostro bambino mostra un interesse particolare in un’immagine, parlatene insieme o soffermatevi, fate seguito immediatamente a domande e lasciate del tempo alla risposta del bambino.
• La cosa più importante, fate che la lettura sia divertente per il vostro bambino!

Annunci
Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

Georges Simenon e Hamao Shiro. Lettere al giudice a confronto

georges20simenon

Tutto narrato in prima persona, ‘Lettera al mio giudice’ di Georges Simenon è un romanzo-monologo, la lunga confessione a cuore aperto di un assassino che scrive al proprio giudice nel tentativo di spiegare le proprie pulsioni.

Non si tratta di una richiesta di perdono. Quello che la voce narrante sogna di trovare nell’ascolto del giudice è piuttosto l’umana comprensione di un altro uomo, un qualcuno di potenzialmente simile che forse può capire il labirinto di passione e possesso che l’ha condotto al gesto fatale.

Su questa struttura si sviluppa la narrazione del protagonista che ci porta per mano dalla sua vita ordinata di ‘uomo perbene’, piatta e monotona fino al confine con l’inesistenza, al delirio di passione e morte che scaturisce dall’incontro con una ‘ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi’ che stravolge la sua vita. E l’epilogo di morte sembra l’unico possibile, quasi fosse per paradosso il vero atto vitale di una natura maschile che il protagonista confessa al proprio ascoltatore chiedendogli implicitamente una tacita complicità.

‘Lettera al mio giudice’ è un libro atipico nella produzione di Simenon e probabilmente il suo romanzo più introspettivo e psicologico. Le spinte emotive che portano alle azioni dei protagonisti, le fantasie più recondite vengono descritte magistralmente accanto alle contraddizioni del quieto vivere convenzionale che fa da sfondo a tutta la vicenda.

La prima storia intitolata ‘Il discepolo del demonio’ di Hamao Shirō è quella di un uomo chiamato Eizo, accusato e sotto processo per omicidio di una donna giovane e bella, sua ex amante. Il monologo del protagonista è raccolto in una lettera a un pubblico ministero, ex mentore e amante di Eizo, Tsuchida Hachiro. I due si erano incontrati durante gli anni degli studi superiori, e Eizo rapidamente era caduto sotto l’incantesimo di Tsuchida. Infatti, Eizo incolpa della sua situazione attuale Tsuchida, dicendo che “Se non avessi incontrato te quando ero un ragazzo, non sarei mai finito in questo posto. Tu non mi hai insegnato il crimine ma mi hai trasmesso la personalità di un criminale.” Eizo espone le vicende concrete del caso. Quello che segue è una storia tragica, in cui Eizo scrive che, a causa della tutela di Tsuchida, si è costruito una “filosofia demoniaca.”

Hamao era un avvocato e proveniva da una famiglia molto ben agiata. Si ritirò dai tribunali per diventare una scrittore di gialli, e uno dei primi sostenitori dei diritti dei gay in Giappone. Morì giovane, e questo suo breve romanzo risale al 1920, circa venticinque anni la pubblicazione di ‘Lettera al mio giudice’ di Simenon.

Le due “lettere” scansionano entrambe i dettagli del delitto e sono indirizzate a un procuratore. La vittima non chiede perdono al suo carnefice, non paventa l’assoluzione al suo delitto, ma con orgoglio si dilunga sulle motivazioni che lo hanno portato in carcere. La formula della “lettera” costruisce lentamente una realtà, martellando il marmo fino alla cesellatura finale. Perversione, desiderio insoddisfatto, crudezza di una vita sprecata e rabbia per una società che è ritenuta ingiusta sono concetti che si ripetono in queste curiose e speculari opere di errori, avvelenamenti ed effetti intrisi dalla droga o da stupefacenti. La cultura, l’ansia, la rassegnazione e il male vanno di pari passo in queste storie di vite spezzate, piene di modelli di lettura e sfumature nascoste. La prospettiva, come se fosse un film di Akira Kurosawa, svolge un ruolo importante in entrambi gli atti criminali.

‘Lettera al mio giudice’ di Georges Simenon (Adelphi, 2003)

5476831

‘Il discepolo del demonio’ di Hamao Shirō, (Atmosphere libri, collana asiasphere, 2015)

408

Georges Simenon e Hamao Shiro. Lettere al giudice a confronto

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

Israel_Palestine-300x187Chiunque sia coinvolto nell’arte della traduzione sa il delicato equilibrio che esso comporta: rimanere fedeli al testo originale, purché si permetta al lavoro brillare di luce propria nella sua nuova incarnazione. Si richiede anche una conoscenza intima dell’altra cultura. Ma quando la politica predomina sulle culture, l’intero sistema si rompe, e la traduzione può assumere un significato completamente diverso.

A causa di oltre sessant’anni di lotte, le opere degli scrittori di Israele e del mondo arabo non sono stati spesso tradotte nei rispettivi paesi.

Tra il XII e il XIV secolo, le traduzioni dall’arabo in ebraico e viceversa erano frequenti. Poeti ebrei e filosofi nei paesi arabi, come Maimonide, hanno scritto prima in arabo, poi hanno tradotto i loro libri in ebraico. Nel XVI secolo è comparso un dizionario di termini medici in arabo, ebraico e latino.

Oggi, il lungo conflitto tra Israele e paesi arabi ha influito pesantemente sulle traduzioni tra le due lingue semitiche, che ora sono viste da molti con sospetto e diffidenza reciproca.

Il quotidiano israeliano Ha’aretz ha recentemente pubblicato un articolo di un editore tunisino sui negoziati con il traduttore israeliano-palestinese Tayeb Ghanayem per la traduzione delle sue opere israeliane in arabo. L’editore ha rifiutato di essere nominato per motivi di sicurezza personale. Un editore libanese che ha anche rifiutato di essere citato pubblicherà una traduzione in arabo di un romanzo dello scrittore israelo-palestinese Sayed Kashua (che scrive in ebraico) la prossima primavera. Gli editori arabi sono discreti quando si tratta di valutare narrativa israeliana o saggistica, ma che poi pubblicano. E i principali giornali arabi pubblicano regolarmente articoli dalla stampa israeliana.

Ci sono ancora poche anime coraggiose in Israele e nelle regioni arabe che stanno sfidando il tabù in uno sforzo per capire l’“altro”.

In Israele, tuttavia, la situazione è diversa. “Ogni giorno, un lettore di arabo può trovare circa 20 articoli tradotti dalla stampa israeliana. Sarebbe difficile per il lettore israeliano trovare un pezzo tradotto [dall’arabo] ogni 20 giorni” ha detto Yael Lerer.

Lerer ha fondato a Tel Aviv Andalus, una casa editrice nel 2000, in cui le culture arabi ed ebree convivevano pacificamente. Andalus era specializzata nella traduzione di letteratura araba in ebraico. Lerer sosteneva che, anche se Israele si trovava nell’epicentro del mondo arabo, gli israeliani, in generale, non erano esposti alla letteratura araba. Diversi autori illustri e poeti come Mahmoud Darwish e Mohamed Choukri, Hanan al Shaykh, Huda Barakat e Elias Khoury hanno accettato di essere tradotti in ebraico.

Eppure Lerer è stato recentemente costretto a interrompere le pubblicazioni; Andalus non vendeva abbastanza libri per rimanere in vita. Lerer attribuisce questo a una mancanza di interesse da parte della popolazione di Israele. Tra il 1930 e il 2000, ha detto Lerer, solo 32 romanzi sono stati tradotti dall’arabo in ebraico.

La traduzione è stata il ‘modus operandi’ di Andalus. In un’intervista nel 2004 Lerer, che parla correntemente l’arabo, ha dichiarato: “L’ebraico e l’arabo sono molto simili. La qualità delle maggior parte delle traduzioni – non solo letterarie, ma anche giornalistiche – è scadente perché la traduzione in ebraico di solito si attiene troppo strettamente al testo arabo. Una frase in arabo può essere espressa in ebraico esattamente con la stessa struttura della frase, ma il risultato stilistico è scarso; l’ebraico suona antiquato e artificiale. Il nostro obiettivo era una traduzione vera e propria. Ciò significa che quando un testo di Mohamed Choukri è tradotto in ebraico, il risultato dovrebbe suonare come se Choukri stesso avesse scritto il testo in ebraico. Dovrebbe essere in ebraico moderno con le caratteristiche dell’arabo di Choukri. Il problema è che molta poca traduzione è fatta dall’arabo in ebraico, quindi non ci sono traduttori professionisti che hanno una vasta esperienza pratica a cui attingere. Tutti i traduttori con cui lavoriamo in realtà hanno altre professioni.”

Una famosa traduttrice scrive: “Le lingue sono molto vicine, ci sono somiglianze nel vocabolario e nella grammatica. L’arabo è una lingua molto ricca, quindi se si vuole giocare con le parole, il linguaggio, la descrizione e le metafore allora si è in un buon posto. L’ebraico ha meno aggettivi quindi bisogna stare attenti. Si deve lavorare di più per trovare qualcosa che corrisponda. È parte della sfida.”

In Israele, è un problema importare libri in arabo o farli passare la dogana. I traduttori dall’ebraico all’arabo sono giudei che erano immigrati in Israele dai paesi arabi, come nel caso di Sami Michael, che ha tradotto la trilogia di Nagib Mahfuz nel 1980. Ma anche gli israeliani palestinesi costituiscono una gran parte di questi traduttori e spesso traducono da entrambe le lingue. Hanno il vantaggio aggiunto di avere una conoscenza profonda di entrambe le culture, un ingrediente essenziale per una buona traduzione. Uno dei traduttori più noti è Anton Shammas, ora con sede negli Stati Uniti, che ha tradotto di Emile Habibi La vita segreta di Saʿīd, il Pessottimista, un romanzo satirico sulla vita di un israeliano palestinese.

L’autore palestinese e traduttore Ala Hlehel scrive: “Ho deciso nel mio primo anno di università di studiare ebraico. Ho pensato che conoscere la lingua ebraica mi avrebbe dato più potere come persona e come parte della minoranza arabo-palestinese in Israele. Mi sono abbonato al giornale Ha’aretz, ho cominciato a leggere letteratura ebraica e controllarne la lingua. Quando ho iniziato a tradurre dall’ebraico all’arabo sono arrivato alla conclusione che avevo bisogno di conoscere la cultura israeliana di più. È possibile tradurre le parole con l’aiuto di un dizionario, ma è necessario conoscere la cultura, al fine di tradurre lo spirito esatto del testo.”

Hlehel ammette che la sua relazione con l’ebraico è molto complessa: “Sono consapevole del fatto che la lingua ebraica usata per dare ordini militari per bombardare i palestinesi a Gaza è la stessa lingua che Hanoch Levin, Natan Zach e Yeshayahu Leibowitz utilizzano. Si tratta di un rapporto molto complicato, in qualche modo misterioso per me…”

Un altro modo in cui la politica ostacola l’arabo e le traduzioni in ebraico è il concetto di “normalizzazione” tra paesi arabi e Israele o tra palestinesi e israeliani.

Nel 2000, quando il ministro israeliano della Pubblica Istruzione annunciò che voleva includere due poesie di Mahmoud Darwish nel programma della scuola superiore, scatenò un putiferio, al punto tale che l’allora primo ministro, Ehud Barak, affermò: “La società israeliana non è matura per studiare Darwish.”

A Yael Lerer erano fin troppo familiari i problemi di “normalizzazione” quando ha fondato Andalus, e si rese conto che la maggior parte degli autori egiziani non voleva che la loro opera fosse tradotta in ebraico. Ma un intero altro gruppo di autori arabi ha concesso i propri diritti di pubblicazione gratuitamente. Lerer disse che “riconosceva i pericoli di creare un falso senso di “pacificazione” e “dialogo” per mezzo della “normalizzazione”. La traduzione di letteratura araba in ebraico è un mezzo per resistere all’occupazione, rendendo la lingua araba e la sua cultura presenti nella vita quotidiana di Israele forme di resistenza all’occupazione.

Molti intellettuali e autori arabi, gran parte di loro egiziani, si rifiutano di vendere i propri diritti di case editrici israeliane. Questo porta spesso alla pirateria, come nel caso del bestseller di Ala al-Aswani, Palazzo Yacoubian.

Lo scorso anno, l’organizzazione con sede a Gerusalemme, il Centro israelo-palestinese per la Ricerca e l’Informazione ha pubblicato in ebraico il romanzo di al-Aswani sul suo sito web. L’organizzazione non ha chiesto il permesso ad al Aswani, affermando che “la questione è che il diritto degli israeliani a leggere quel libro era superiore al suo diritto d’autore.”

Comprensibilmente, al-Aswani si è arrabbiato molto.

Ma la stessa questione della pirateria nel nome della “cultura” si verifica anche in Egitto.

Un autore e traduttore che ha studiato l’ebraico al Cairo dice di aver tradotto un libro dello storico israeliano Idith Zertal senza il suo permesso per una casa editrice egiziana.

“Tradurre la letteratura e gli scritti israeliani di per sé non è un tabù. Il tabù è trattare con le case editrici israeliane, dal momento che questo è considerato “normalizzazione con il nemico”. Ma ci sono delle opzioni. Uno di queste è la versione illegale, che è la migliore di una cattiva soluzione.”

Nel 2009 Eltoukhy, che ha tradotto dall’ebraico numerosi libri e una raccolta di poesie, ha iniziato un blog in arabo dedicato alla letteratura israeliana. Egli aggiunge settimanalmente nuovi testi, e finora ha tradotto circa cento autori israeliani, anche se, per la maggior parte senza il loro permesso.

“Penso che tradurre la letteratura israeliana sia molto importante per noi, come arabi, per due motivi: bisogna penetrare l’ignoranza araba su Israele. Sappiamo solo alcuni nomi come Amos Oz e David Grossman, e spesso non abbiamo letto nemmeno le loro opere. Si tratta di sapere tutto per combattere l’ignoranza. Ci sono anche ragioni politiche: abbiamo bisogno di sapere di più sul paese, sulle tendenze dei suoi scrittori, dobbiamo conoscere le ali di destra e di sinistra. Traduco tutti sul mio blog. Emotivamente mi trovo vicino alle visioni degli scrittori di sinistra, come Yitzhak Laor, Aharon Shabtai, Khanokh Levin, Almog Behar, e un grande pensatore come Ella Shohat, ma traduco tutti i tipi di testi, compresi quelli che non hanno significato politico. Dovremmo sapere di più su tutti i tipi di scrittura. Ogni giorno scopro un nuovo scrittore che non conoscevo prima, e questo è incredibile”.

Acquisire conoscenze su un’altra cultura è essenziale per Ramallah Madar, il forum palestinese per gli studi israeliani, che ha un’unità di traduzione e di pubblicazione.

Honaida Ghanim, un israeliano palestinese con un dottorato in sociologia presso l’Università Ebraica è il direttore di Madar. Madar acquista il diritto d’autore dagli editori israeliani e generalmente pubblica quattro libri all’anno tradotti in arabo. Madar pubblica libri soprattutto politici e sociologici e occasionalmente di narrativa, come i racconti di Oz Shelach.

Si può sperare che verrà un giorno in cui le traduzioni dall’arabo all’ebraico e viceversa riprenderanno. Come Edith Grossman ha scritto nel Perché materia di traduzioni “La traduzione afferma la possibilità di una coerente esperienza unificata della letteratura nella molteplicità del mondo delle lingue. Allo stesso tempo, la traduzione celebra le differenze tra le lingue e le molte varietà dell’esperienza umana e della percezione che possono esprimere. Non credo che questa sia una contraddizione. Piuttosto, testimonia il comprensivo abbraccio tra letteratura e traduzione”.

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

L’arte della lettura lenta

untitledSe stai leggendo questo articolo dopo averlo stampato, è probabile che riuscirai ad arrivare solo alla metà di quello che ho scritto. E se lo stai leggendo online, potresti anche non arrivare a un quinto. Almeno, questi sono i due verdetti di un paio di recenti progetti di ricerca che entrambi suggeriscono che molti di noi non hanno più la concentrazione per leggere articoli fino alla loro conclusione.

Il problema non si ferma lì: gli studiosi riferiscono che stiamo diventando meno attenti con il book-reader e, soprattutto, con il tablet.

Quindi stiamo diventando più stupidi? È di questo che si tratta? La tecnologia, che ha reso le nostre abitudini online iperattive, potrebbe aver danneggiato le facoltà mentali di cui abbiamo bisogno per elaborare e comprendere le informazioni testuali lunghe. Da un articolo all’altro ci sono collegamenti ipertestuali che condizionano il nostro impegno di concludere la lettura che è anche interrotta dalle nuove email e aggiornamenti delle news, per non parlare dei contenuti che cambiano continuamente su Twitter e Facebook, distogliendoci da una lettura meditata.

Grazie a internet, siamo diventati molto bravi a raccogliere una vasta gamma di informazioni, ma stiamo anche gradualmente dimenticando come sederci, contemplare, e riguardare tutti questi fatti navigando da una pagina all’altra. E così stiamo perdendo la nostra capacità di trovare un equilibrio tra questi due diversi stati d’animo. Mentalmente, siamo in perpetuo movimento.

State ancora leggendo? Probabilmente siete in minoranza. Ma non importa: una rivoluzione letteraria è a portata di mano. In primo luogo abbiamo avuto lo slow food , poi la marcia lenta. Ora, siamo presi da una lettura lenta, cioè c’è gente che vuole prendersi tutto il tempo possibile per la lettura e la rilettura.

“Se vuoi fare una profonda esperienza di un libro, se lo si vuole interiorizzare, mescolando le idee dell’autore con le tue e renderla un’esperienza più personale, si deve leggere lentamente” dice John Miedema, autore di Slow Lecture (2009).

Ma Lancelot R. Fletcher, il primo autore a diffondere il termine “lettura lenta”, non è d’accordo. Egli sostiene che la lettura lenta non è tanto quella di scatenare la creatività del lettore, quanto quella di scoprire l’autore del libro.

E mentre Fletcher ha usato il termine inizialmente come strumento accademico, la lettura lenta da allora è diventata un concetto più ampio. Miedema scrive sul suo sito web che la lettura lenta, come lo slow food, è ora, alla radice, un’idea localista che può aiutare il collegamento di un lettore al suo quartiere. La “lettura lenta” scrive Miedema, “è un evento comunitario che ripristina i collegamenti tra le idee e le persone con una continuità dei rapporti attraverso la lettura come quando leggiamo lunghe storie ai nostri bambini fino a che non si addormentano.” La lettura lenta e la profonda attenzione sono una sfida per tutti.

Un professore di letteratura, Pierre Bayard, ha scritto un libro su come i lettori possano formarsi opinioni valide su testi che addirittura non hanno letto affatto. “È possibile avere una conversazione appassionata di un libro che non si è letto con qualcun altro che non l’ha letto” dice in Come parlare di libri che non avete letto (2007), prima suggerendo che tale bluff è anche “al centro di un processo creativo”.

I lettori lenti, ovviamente, sono ai ferri corti con Bayard. Tracy Seeley, un professore di Inglese dell’Università di San Francisco,  dice che si potrebbe essere in grado di impegnarsi “in una conversazione di base, se avete letto solo il sommario di un libro, ma per il tipo di lettura seria bisogan trovare la materia delle parole. La forma fisica della materia delle frasi.”

Nicholas Carr, nel suo libro The shallows (Internet ci rende stupidi?), elabora ulteriormente il concetto: “Le parole dello scrittore fungono da catalizzatore nella mente del lettore, ispirando nuove intuizioni, associazioni, e percezioni, talvolta anche epifanie.” E, forse ancor più significativo, è solo attraverso la lettura lenta che la grande letteratura può essere coltivata in futuro.” Come scrive Carr: “L’esistenza stessa dell’attento lettore critico fornisce la spinta per il lavoro dello scrittore. Dà all’autore la fiducia per esplorare nuove forme di espressione, a tracciare percorsi difficili e impegnativi di pensiero, di avventurarsi nell’inesplorato e talvolta pericoloso territorio.”

Il bluff letterario semplicemente nasconde un problema più grande: l’erosione delle nostre capacità di concentrazione, come è stato dimostrato che la maggior parte non può concentrarsi sulla lettura di un testo per più di 30 secondi o un minuto alla volta.

Ma Hitchings, autore del libro How to Really Talk About Books You Haven’t Read, ritiene inoltre che le distinzioni nette tra lettura lenta e veloce sono leggermente idealiste. “In breve, la polarità fast-slow – o l’antitesi, se si preferisce – mi sembra falsa. Tutti abbiamo diversi modi di leggere. Se sto leggendo James Joyce, la lettura lenta è auspicabile, mentre se sto leggendo il manuale di istruzioni per una nuova lavatrice, non è così.”

Hitchings è d’accordo che internet è parte del problema. “Ci si abitua a nuovi modi di leggere e di guardare e dunque di consumare la lettura. Così si frantuma la nostra capacità di attenzione in un modo che non è l’ideale se si vuole leggere.” Egli sostiene inoltre che “il vero problema con internet può essere che erode lentamente il proprio senso di sé, la propria capacità per il tipo di piacere in solitudine che la lettura di libri stampati garantisce.”

Cosa c’è da fare, allora? Tutti i lettori lenti hanno cominciato a rendersi conto che il rigetto totale del web è estremamente realistico, ma molti ritengono che l’isolamento temporaneo dalla tecnologia è una risposta. Alcuni sostengono che bisogna spegnere il computer per un giorno alla settimana. Ma, dato il ritmo al quale la maggior parte di noi vive, abbiamo il tempo per farlo? Greg Garrard, della Bath Spa University, sembra pensarla così: «Non sono un luddista – per godere regolarmente della lettura nel mezzo della settimana bisogna scollegarsi quattro o cinque ore da internet.”

Nel frattempo, Jakob Nielsen, un guru di internet, pensa che l’iPad potrebbe essere proprio la risposta: “È piacevole e divertente, e non ricorda alla gente il lavoro.” Ma se John Miedema pensa che iPad e Kindle sono “una buona via di mezzo, in particolare se siete in viaggio” l’autore rivela che, per il vero lettore lento, semplicemente non c’è alcun sostituto per particolari aspetti del libro di carta: “La rilegatura di un libro cattura un’esperienza o un’idea in un determinato spazio e tempo.” E anche l’atto di memorizzare un libro è un piacere per Miedema. “Quando la lettura è completata, si inserisce il libro con soddisfazione sullo scaffale” dice.

Ma se, come me, volete solo di tanto in tanto per leggere più lentamente, l’aiuto è a portata di mano. È possibile scaricare un’applicazione per computer chiamato “Freedom”, che consente di leggere in pace, tagliando la connessione a Internet. Oppure, se si desidera rimuovere pubblicità e altre distrazioni dallo schermo, si può sempre scaricare offline il reader “Instapaper” per il vostro smartphone. Se state ancora leggendo, cioè.

 

L’arte della lettura lenta

La Biblioteca digitale: è il futuro?

BiblioTechLibrary_920_518_80I libri su uno scaffale ben organizzato di una Biblioteca sono un’architettura essenziale e preziosa di scoperta e comprensione umana. Oggi, però, quei libri sugli scaffali occupano una porzione ben importante nella riduzione dei bilanci delle biblioteche. Va da sé che la tecnologia, cioè gli strumenti digitali, può rendere molto più produttivi anche i bibliotecari. Perché? I bibliotecari illustrano le nuove collezioni digitali, trovando modi creativi d’interazione con il pubblico. 

Nel 2013, la prima biblioteca pubblica libera senza libri cartacei ha aperto nella periferia di San Antonio, Texas. Si chiama Bibliotech Digital Library. La nuova biblioteca sembra un Apple Store: file di computer e tablet sembrano invitare i lettori più alla navigazione di svago che alla ricerca e alla lettura. La biblioteca digitale è sicuramente economica. A un costo di 2,2 milioni di dollari per la dotazione di computer e locali, magazzino e personale, la Bibliotech è un affare rispetto a una biblioteca tradizionale che può avere un budget di più di $ 100 milioni. I costi operativi annuali della Bibliotech sono iscritti in bilancio a $ 1,1 milioni. Lo spazio è più economico rispetto alle biblioteche tradizionali, nonostante la tecnologia: Bibliotech acquista la sua collezione digitale di 10.000 titoli allo stesso prezzo delle copie cartacee, ma si risparmiano milioni perché la progettazione dell’edificio non ha bisogno di ospitare libri stampati. La biblioteca digitale ha superato i 100.000 visitatori nel solo primo anno dalla nascita.

Le risorse elettroniche potenzialmente edificanti che sono in dotazione della biblioteca digitale – i costosi database di sottoscrizione – rimangono sconosciuti alla maggior parte degli utenti di computer. Con l’aumento dei costi di questi strumenti digitali, c’è una minaccia potenzialmente proporzionata al budget del personale per l’assunzione di bibliotecari abilitati a guidare gli studenti curiosi. Gestito da una frazione di personale necessario per una biblioteca tradizionale fatta di mattoni, cemento e libri, le collezioni e-book, dalla narrativa di genere ai bestseller si collocano stabilmente tra i rami più attivi quando si contano le statistiche dei libri in “circolazione”. 

La rivoluzione digitale ci sta cambiando, e lo stesso modello di formazione dinamico, fin dall’età prescolare e della prima scuola introduce i bambini alla complessità del linguaggio, al canto, al movimento e alla manipolazione con l’utilizzo della tecnologia. Una volta che i bambini sono a scuola, troviamo un milione di modi creativi per dare agli studenti una tregua da esercitazioni in aula introducendoli alla meraviglia di storie o all’emozione di indulgere nelle curiosità nel mondo. I più giovani potranno comprendere ciò che le loro madri e i loro padri non hanno potuto sfruttare: la navigazione dei collegamenti ipertestuali. Eppure, quando un collegamento ipertestuale è richiesto dallo studente, l’insegnante deve valutare l’affidabilità del sito.

Nessuno studioso può realizzare qualcosa d’importante senza navigare l’intero spettro di conoscenza di questo mondo indipendentemente dal suo formato di pubblicazione. Il mercato dell’ebook è troppo stretto, troppo effimero, troppo monopolistico per soddisfare tutte queste esigenze e, a meno di un completo collasso del nostro regime globale di copyright, lo sarà sempre.

La sola digitale biblioteca è ben lungi dall’essere un’utopistica “comune” dell’informazione, in cui possono essere sentite le voci che pesano su ogni argomento immaginabile. La biblioteca tradizione sarà sempre il tesoro dei libri antichi o introvabili, dove recuperare la memoria della nostra cultura. 

La Biblioteca digitale: è il futuro?

Poesia. Che cos’è veramente?

poesia_in_un_abbraccioChe cos’è la poesia? La poesia è parola; non è molto di più di questo. La poesia è espressione di sé attraverso la rappresentazione di situazioni ed emozioni di uno scrittore. Sì, questo per quanto riguarda il lettore; ma cosa dà la poesia al lettore? La poesia è data dal valore e dal significato che il lettore modula in base alle proprie esperienze personali e dal punto di vista definito al poema dal lettore. Tutte queste cose sono vere e buone, ma in realtà che cos’è la poesia? Secondo il dizionario, la poesia è una “scrittura metrica o la produzione di un poeta o di una scrittura che formula una consapevolezza immaginativa concentrata di esperienza nella lingua scelta e disposta a creare una specifica risposta emozionale attraverso significato, suono e ritmo o qualcosa paragonata alla poesia in particolare nella bellezza di espressione”. Il dizionario però non dice cosa c’è nella poesia. Qual è il cuore della poesia e come si può definire?

La poesia si potrebbe descrivere come l’uso del linguaggio nei mezzi di retorica e di sintassi in modo da presentare l’idea in un nuovo modo creativo o astratto. Lo stile letterario che è poesia è meno di ciò che è detto e di più su come si è detto, in altre parole una poesia è una performance; a causa di questo concetto, l’interpretazione di ogni poesia diventa dipendente da ogni lettore. Tuttavia la poesia può fare di più che essere solo una performance perché ogni poesia ha il proprio significato e valore, senza alcun apporto da parte del lettore.

Il modo migliore per capire la poesia è sapere che è come un puzzle poiché è fatta da più pezzi che devono essere lavorati insieme per costruire un quadro completo di ciò che il poeta sta cercando di far passare e ciò che il lettore sta cercando di scoprire. La forma innanzitutto, ci sono forme illimitate di immagini, forme di poesia che vanno da un sonetto molto formale a versi sciolti alla forma haiku e lo stile è senza fine, ma come dice Audre Lorde della sua poesia “Sento di avere il dovere di dire la verità come la vedo e condivido non solo i miei trionfi, non solo le cose buone, ma il dolore, il dolore intenso e spesso assoluto”. Mentre il motivo personale di ciascun poeta per scrivere poesie può essere diverso, tutti hanno qualche tipo di ragione o scopo dietro di esso, il valore di capire le diverse forme può aiutare a dare luce a questo significato.

La visione della poesia di un poeta è diversa da quella del lettore. Il poeta può vederla come una forma di divertimento. La responsabilità del lettore è di conoscere il poeta e il contesto della poesia per capire il messaggio che la poesia sta cercando di dare. C’è il messaggio diretto che sono le parole sulla pagina, ma c’è un messaggio subliminale in ogni poesia. Questo è il messaggio implicito e dedotto che è letto dal lettore ed è diverso per ogni persona. Peter Fallon, un poeta irlandese, si chiede: “Ho fiducia in questa poesia?” Questa è la migliore domanda che un lettore può fare di una poesia, perché il contenuto sia direttamente in accordo con il significato implicito del lettore. Se non è così, in cosa e perché differisce il contenuto?

La poesia agisce come una forma di auto-espressione per il poeta, un modo di esprimere idee di ingiustizie politiche o sociali delle disuguaglianze, in generale ci possono essere opinioni che il poeta ritiene scomodo da dichiarare apertamente e dunque le rende in una poesia; provoca il lettore a riflettere sulla situazione e avvicinarlo alle proprie conclusioni.

Per il lettore queste idee o opinioni possono essere accettate o rifiutate. La funzione della poesia è di fornire un mezzo per il poeta per sollecitare emozioni nel lettore su un’idea particolare / evento / situazione. Emily Dickinson scrisse: “Se la poesia rende il mio corpo così freddo che nessun fuoco mai possa mai scaldarmi, so che cos’è la poesia. Se mi sento come se la mia testa mi fosse tolta, so che cos’è la poesia. Questo è il solo modo che conosco”.

La poesia nel suo cuore è l’atto di un poeta che manda un messaggio a un lettore per condividere o descrivere un’emozione e la reazione a quel messaggio. Il poeta fa questo attraverso la forma, lo stile, il contenuto, l’implicito significato, invocando le emozioni del lettore e come forma di auto-espressione o di riflessione.

 

Poesia. Che cos’è veramente?

Una buona libreria non è un’azienda d’affari

Independent Booksellers WeekIl declino delle piccole librerie indipendenti è una delle storie più tristi della nostra società. È possibile che a molti non interessi niente perché considera i piccoli librai dei meri piagnoni che vogliono attirare l’attenzione dei media per i loro insuccessi, c’è chi pensa all’invidia, la causa scatenante di tanto malessere, invidia nei confronti di chi ha saputo costruire una rete di enormi librerie zeppe di titoli, pronte a scontare tutto, a vendere tutto (un giorno ci troveremo anche i detersivi in offerta). Molti hanno pensato che il colpo più grande assestato alle librerie indipendenti sia arrivato prima da Amazon, dai tablet e dagli ebook che ci hanno trasformato in digitatori compulsivi, con le occhiaie per l’insonnia a causa della nostra faccia incollata allo schermo. La campana a morto ha cominciato a tintinnare già da diversi anni quando, al fianco delle piccole librerie indipendenti, crescevano catene di Superstore di libri. Forse il peggio è arrivato, come l’apocalisse, quando Amazon ha iniziato a vendere tutto, ma proprio di tutto, a prezzi superscontati, tanto da far soffrire le stesse librerie di catena (oggi, le Feltrinelli e le Mondadori, sparpagliate come zanzare in tutta l’Italia, non se la passano molto bene).

jens2

In Italia, il vecchio stile di una strada principale che comprende il macellaio, il fornaio e il librario di fiducia appartiene al passato. Ben presto, sono comparsi saloni di bellezza a buon mercato, solarium e negozi per ricostruire le unghie. Grandi bazar gestiti da cinesi vendono ogni sorta di mercanzia a prezzi vergognosi. Chi se ne frega della qualità, quando si può risparmiare! Nel prossimo futuro, se la storia continua, le nostre strade principali saranno altro che dei punti di raccolta di shopping online e di depositi poco illuminati – posti miserabili pieni di consumatori zombie che avranno modo di poter comprare un po’ di merda di cui non avrebbero bisogno. Ci sarà un mondo senza negozi. Un mondo senza cultura. Niente più posti per i librai desiderosi di raccomandare romanzi alle ragazze adolescenti.

Ma ci potrà essere un’altra storia o è inevitabile che il mondo precipiti all’inferno? Ci sarà una storia felice del piccolo libraio indipendente?

Giusto per essere chiari, la libreria indipendente va ripensata perché non è un posto per fare soldi. È inutile pensare che si possa guadagnare con i libri, da adesso in poi. Alcuni di questi negozi, o meglio, aggregatori di cultura, potrebbero arrivare al pareggio e, in alcuni casi, trasformare anche un piccolo profitto, ma solo perché i loro clienti hanno la predisposizione, l’istinto ad agire come consumatori e come buoni cittadini pagando il prezzo intero quando potrebbero ottenere uno sconto attraversando la strada per intrufolarsi in una Feltrinelli o semplicemente con un clic del mouse. Il compito dei piccoli librai indipendenti diventa sacrosanto e fondamentale (questo li distingue dai commessi delle grandi librerie che credono che Eco sia soltanto il ritorno deformato di un suono).

Tre cose potranno salvare il piccolo librario indipendente:

  • Capacità di comunicazione e profonda conoscenza del panorama letterario;
  • Privilegiare le case editrici alternative e più piccole che producono libri di qualità;
  • Riunirsi in associazioni cittadine o di quartiere con altri librai, gruppi di lettura e biblioteche per creare eventi e formazione culturale ai cittadini.

2014 cover for posterIl declino della libreria indipendente è una vecchia storia, ma questo non significa che non c’è speranza. Forse la soluzione è quella di interrompere la visualizzazione di tali luoghi semplicemente come aziende che devono riuscire o non riuscire a seconda del mercato, come i negozi di ciambelle o i saloni di bellezza. Un buona libreria non è un negozio di ciambelle; è un bene sociale. Come cittadini – e anche potenziali investitori – abbiamo bisogno di mettere i nostri soldi dove la nostra mente si ravviva. O come dice Ralph Hicks “ogni sforzo della comunità per salvare una libreria dovrebbe concentrarsi sulla ricerca di un idiota come me.”

Fortunatamente, per una piccola libreria, di idioti ce ne sono molti.

Una buona libreria non è un’azienda d’affari

La psicologia dei libri: Perche’ leggiamo cio’ che leggiamo

 

piola-libri

La psicologia dei libri: Perché leggiamo ciò che leggiamo

L’acquisto e la lettura di libri sono atti profondamente emotivi e personali. Le scelte del materiale di lettura si basano su una combinazione complessa e veramente senza limiti di influenze di marketing e di emozioni mercuriali. Questo vale sia per l’acquisto di libri sia per decidere quale prossimo libro da leggere. Due cose diverse, ma strettamente connesse; ciascuna è influenzata da un algoritmo misterioso di istinto e impulso, volontà e bisogno, stimoli sia esterni sia interni.

Il nostro desiderio di acquistare e leggere un libro svela il buio entroterra della nostra anima. Le scelte sono spesso un riflesso della nostra identità. Possiamo passare ore su internet o in una libreria sfogliando tra gli scaffali (virtuali e reali), controllare le nuove uscite (fiction, per lo più) e poi fare un tuffo in profondità, a volte dalla A alla Z. Spesso si annota il nome di un autore che ci interessa, perché del suo lavoro si è letto da qualche parte.

Se abbiamo letto un autore e ci è piaciuto, beh, allora, andiamo a comprare più libri di quello stesso scrittore. Anche a prezzo pieno, senza badare agli sconti.

Che succede quando finiamo un libro? Lasciamo che il nostro subconscio prendi il sopravvento. Ci permettiamo di entrare in uno stato di fuga e di nostalgia. È come prendere una caramella. Ogni libro ha un involucro di una promessa colorata. Ogni titolo culla un suggerimento che parla direttamente al nostro inconscio.

Quando decidiamo quale libro leggere, il nostro stato d’animo è in un preciso momento. A volte, dipende dal libro che abbiamo appena finito di leggere. Era un romanzo? Beh, allora forse vogliamo provare un libro di racconti successivi. O forse un libro di memorie. Riflettiamo e… poi troviamo il nostro prossimo libro da leggere. Sì, è così semplice.

Ma anche così complicato. Prendiamo lo scenario libro-come-regalo apparentemente innocuo. In superficie, i libri sono il regalo perfetto. A chi non piace regalare un libro? Ma come convincere il nostro potenziale lettore ad apprezzare la nostra scelta? Oh, ecco il pericolo. Oh, il potenziale momento di follia. Regalare libri è una strada difficile. Come si considerare perfetto il libro per una sorella, per il padre, o la moglie o un amico? Il tuo libro può trasformarsi in una esperienza di dono anche sgradevole. Noi sappiamo che il libro è buono, ma lo sguardo sui loro volti dice tutto. Mentre timidamente strappano l’involucro, può arrivare un grande sorriso che dice che è perfetto o un brivido di incomprensione e delusione davanti a una stratificazione di pagine di carta che sembra loro superficiale e inutile. Se dovesse succedere, significa davvero che abbiamo fatto un grave errore di calcolo.

 

Come avviene la nostra decisione di acquistare il libro da leggere?

libri-scuola-prezzi-ministero-istruzione-thumb

Ecco le risposte:

  • La scelta di quale libro leggere verifica una momentanea sensazione o uno stato d’animo. Può essere una scelta stagionale, nel senso che leggiamo nello stesso periodo dell’anno un libro il cui racconto si svolge, per esempio, a luglio.
  • Raccomandazioni di amici.
  • Libri di autori che amiamo.
  • Compriamo libri basati sulle recensioni.
  • Dipende dal nostro umore.
  • Dipende dal saldo del nostro conto in banca.
  • Andiamo in biblioteca dove hanno una lista di libri consigliati.
  • Libri dei nostri amici.
  • Le interviste di uno scrittore giocano un ruolo maggiore di una singola recensione.
  • A volte la copertina.
  • A volte, la fascetta sul libro.
  • Se un libro conquista un certo premio.
  • Passaparola.
  • I riferimenti in altri libri.
  • Le raccomandazioni di Amazon o ibs.

 

Va bene, ora abbiamo un’idea. Soggettiva, personale, ma spesso universale. E adesso? Non resta che leggere perché la nostra vita sia migliore.

 

La psicologia dei libri: Perche’ leggiamo cio’ che leggiamo

Come essere un buon lettore

woman-reader_2256250b

Come essere un buon lettore

Molte persone godono della lettura come un modo per rilassarsi e arricchire le loro menti. Se volete iniziare a leggere per piacere o per migliorare le vostre abilità di lettura, questi passaggi possono aiutarvi.

  1. Ottenete una tessera della biblioteca e siate disposti a spendere un po’ di tempo per cercare il libro giusto per voi. Le biblioteche sono luoghi meravigliosi che mettono a disposizione un’ampia varietà di libri.
  2. Cercate un posto tranquillo, comodo per leggere in modo che non si siate disturbati. Assicurarsi che sia con una buona illuminazione dove potrete rilassarvi.
  3. Scegliete il materiale che vi interessa leggere. Leggere il dorso dei libri o la bandella della copertina per un breve riassunto della trama.
  4. Cercate il libro che è più indicato per voi. Sfogliate le prime pagine. Se avete difficoltà a capire quello che l’autore sta cercando di dire, non si può godere del libro.
  5. Visualizzate la storia, prestate attenzione all’introduzione di personaggi e luoghi. Provate a vedere ogni cosa nella vostra mente. “Vedere” la storia ve la renderà più reale e più facile da ricordare.
  6. Provate a portare con voi il libro che state leggendo ovunque andiate.
  7. Tornate in biblioteca regolarmente per chiedere nuovi libri da leggere.
  8. Acquistate comunque i libri da cui non vorreste mai distaccarvi.
  9. Se volete risparmiare e avete un tablet, acquistate un ebook.
  10. Condividete le vostre sensazioni dopo una lettura con amici e parenti.
  11. Non dimenticate di motivare anche i bambini alla lettura perché diventino dei buoni lettori da adulti.
  12. Se siete giovani, un buon libro arricchirà le vostre conoscenze, se avete superato i sessanta o settanta anni, ricordate che la lettura aiuta a tenere in forma la mente.
Come essere un buon lettore