Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

ct-talk-brotman-book-folo-0702.jpg-20120701

Il tuo libro non dovrà essere troppo lungo né avere una copertina cartonata e troppo lucida per le tue mani unte di olio solare o cadrà a faccia in giù nella sabbia. Questo libro dovrà essere abbastanza maltrattabile, senza che risulti troppo debole nell’incollatura del dorso perché non si disintegri prima di leggerlo.

Ancora più importante, il soggetto non può essere troppo cupo. Abbiamo bisogno di qualcosa che ti faccia immergere nella storia mentre stai strizzando un occhio contro il sole e il tuo cappello non copre abbastanza i tuoi occhi e sostieni il libro con il gomito sospeso, indolenzito e appiccicoso di sudore. La tua attenzione è facilmente distratta da una partita di pallavolo nelle vicinanze mentre, in vicinanza, conversazioni vagano, passando e svanendo; da un uomo dagli occhi tristi che arranca verso di te con perline colorate o custodie per telefoni cellulari che insiste per dargli almeno un euro. Gli schiamazzi dei bambini sulla battigia e un elicottero che sorvola la spiaggia. Quindi è necessario che i personaggi del tuo libro siano facilmente riconoscibili e abbastanza diversi per essere interessanti; i punti di vista devono essere chiari e stimolanti abbastanza per tenerti sveglio, ma non troppo allarmato; un ambiente che sia facilmente accessibile e, preferibilmente, attraente, e una trama avvincente.

Se sei un turista, nella lettura di un libro in una spiaggia turistica, la realtà e la finzione si fondono in una nebbia di piacere di festa, animate dal brivido di nuove esperienze e linee di profumi locali. Nei tuoi sogni e nelle tue sieste, due mondi si fondono in una dimensione che non è né reale né del tutto immaginaria.

Come può fare uno scrittore fornire per te?

Le vacanze si prestano meravigliosamente alla narrativa. Quando uno scrittore va con te in vacanza, è come se uno spettacolo speciale da sfruttare sia stato messo in scena per te. L’impostazione è ben delineata, una spiaggia con le palme sullo sfondo; un ristorante illuminato da una pista da ballo; una strada costiera tortuosa, coperta di fiori con le scogliere su un lato, e l’abisso dall’altro. Ma a volte c’è veleno nel paradiso – fatiscenti alberghi e black-out; squali e pirati; omicidi e colate di cemento…

Le vacanze hanno una struttura che rende facile la presa, e sono state utilizzate da molti scrittori per descrivere un numero infinito di crimini nei romanzi. L’inizio è l’arrivo; il lettore prende familiarità con la posizione, allo stesso ritmo rilassato come i personaggi di fantasia, ma nella seconda settimana o negli ultimi giorni diventa più urgente estrarre ogni goccia di piacere e di interesse da parte del viaggio. È facile stabilire la base sicura di una routine quotidiana e costruire un mondo fantastico – una festa, una tempesta, anche la luna piena ci sarà, perché ciò sarebbe passato inosservato nella normale vita quotidiana. Poi, se tutto va bene, il ritorno a casa potrebbe avere un senso di realizzazione o se sono state sollevati dei dubbi, un senso di disillusione. O non ci sarà alcun ritorno a casa…

Lo scrittore può giocare con i suoi personaggi perché diventino i compagni dei tuoi giorni sulla spiaggia o sul bordo di una piscina. È meglio non resistere alla tentazione di terminare la lettura perché diventi irresistibile godere di un bel mare innocente quando tanto sangue si è versato nel tuo thriller. Ciò ti appaga e rappresenta l’estasi di giornata troppo calda. Una birra gelata o una fetta di anguria coronano la soddisfazione di conoscere finalmente l’assassino, quel personaggio che non avresti mai sospettato.

Lo scrittore può mantenere il vero mondo come fanno i bambini con la costruzione di un castello di sabbia o, in mancanza di un aquilone da far volare, serve come mezzo di caratterizzazione per la tua vacanza. Ma (a parte i bambini) ciò che si vede non è quello che si ottiene: le vacanze sono il mondo falso ed effimero di qualche giorno dove tutto e tutte le storie e i patemi d’animo sono nascosti, dove un costume da bagno dà il via a un minor numero di indizi di classe, professione o il gusto di un abbigliamento che normalmente avresti privilegiato. In vacanza si incontrano persone che nel mondo reale non avresti voluto incontrare e ti innamori stupidamente, dai via il tuo cuore troppo e troppo presto perché vorresti recuperare la tua vita in un quadro limitato di tempo. Agisci senza inibizioni; metti a nudo la tua anima dopo aver fatto l’ipotesi che probabilmente mai più incontrerai quella persona di nuovo. Poi accade qualcosa – un crimine, un disastro, un incidente, o forse il tempo cambia. Reagisci, affronti la situazione o forse non fai nulla, sopravvivi o torni al tuo libro dove tragicamente qualcuno muore.

Nel frattempo la gente del posto ti guarda, ma tu non te ne curi perché la trama del tuo thriller continua…

reading+on+beach+03

Annunci
Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

Israel_Palestine-300x187Chiunque sia coinvolto nell’arte della traduzione sa il delicato equilibrio che esso comporta: rimanere fedeli al testo originale, purché si permetta al lavoro brillare di luce propria nella sua nuova incarnazione. Si richiede anche una conoscenza intima dell’altra cultura. Ma quando la politica predomina sulle culture, l’intero sistema si rompe, e la traduzione può assumere un significato completamente diverso.

A causa di oltre sessant’anni di lotte, le opere degli scrittori di Israele e del mondo arabo non sono stati spesso tradotte nei rispettivi paesi.

Tra il XII e il XIV secolo, le traduzioni dall’arabo in ebraico e viceversa erano frequenti. Poeti ebrei e filosofi nei paesi arabi, come Maimonide, hanno scritto prima in arabo, poi hanno tradotto i loro libri in ebraico. Nel XVI secolo è comparso un dizionario di termini medici in arabo, ebraico e latino.

Oggi, il lungo conflitto tra Israele e paesi arabi ha influito pesantemente sulle traduzioni tra le due lingue semitiche, che ora sono viste da molti con sospetto e diffidenza reciproca.

Il quotidiano israeliano Ha’aretz ha recentemente pubblicato un articolo di un editore tunisino sui negoziati con il traduttore israeliano-palestinese Tayeb Ghanayem per la traduzione delle sue opere israeliane in arabo. L’editore ha rifiutato di essere nominato per motivi di sicurezza personale. Un editore libanese che ha anche rifiutato di essere citato pubblicherà una traduzione in arabo di un romanzo dello scrittore israelo-palestinese Sayed Kashua (che scrive in ebraico) la prossima primavera. Gli editori arabi sono discreti quando si tratta di valutare narrativa israeliana o saggistica, ma che poi pubblicano. E i principali giornali arabi pubblicano regolarmente articoli dalla stampa israeliana.

Ci sono ancora poche anime coraggiose in Israele e nelle regioni arabe che stanno sfidando il tabù in uno sforzo per capire l’“altro”.

In Israele, tuttavia, la situazione è diversa. “Ogni giorno, un lettore di arabo può trovare circa 20 articoli tradotti dalla stampa israeliana. Sarebbe difficile per il lettore israeliano trovare un pezzo tradotto [dall’arabo] ogni 20 giorni” ha detto Yael Lerer.

Lerer ha fondato a Tel Aviv Andalus, una casa editrice nel 2000, in cui le culture arabi ed ebree convivevano pacificamente. Andalus era specializzata nella traduzione di letteratura araba in ebraico. Lerer sosteneva che, anche se Israele si trovava nell’epicentro del mondo arabo, gli israeliani, in generale, non erano esposti alla letteratura araba. Diversi autori illustri e poeti come Mahmoud Darwish e Mohamed Choukri, Hanan al Shaykh, Huda Barakat e Elias Khoury hanno accettato di essere tradotti in ebraico.

Eppure Lerer è stato recentemente costretto a interrompere le pubblicazioni; Andalus non vendeva abbastanza libri per rimanere in vita. Lerer attribuisce questo a una mancanza di interesse da parte della popolazione di Israele. Tra il 1930 e il 2000, ha detto Lerer, solo 32 romanzi sono stati tradotti dall’arabo in ebraico.

La traduzione è stata il ‘modus operandi’ di Andalus. In un’intervista nel 2004 Lerer, che parla correntemente l’arabo, ha dichiarato: “L’ebraico e l’arabo sono molto simili. La qualità delle maggior parte delle traduzioni – non solo letterarie, ma anche giornalistiche – è scadente perché la traduzione in ebraico di solito si attiene troppo strettamente al testo arabo. Una frase in arabo può essere espressa in ebraico esattamente con la stessa struttura della frase, ma il risultato stilistico è scarso; l’ebraico suona antiquato e artificiale. Il nostro obiettivo era una traduzione vera e propria. Ciò significa che quando un testo di Mohamed Choukri è tradotto in ebraico, il risultato dovrebbe suonare come se Choukri stesso avesse scritto il testo in ebraico. Dovrebbe essere in ebraico moderno con le caratteristiche dell’arabo di Choukri. Il problema è che molta poca traduzione è fatta dall’arabo in ebraico, quindi non ci sono traduttori professionisti che hanno una vasta esperienza pratica a cui attingere. Tutti i traduttori con cui lavoriamo in realtà hanno altre professioni.”

Una famosa traduttrice scrive: “Le lingue sono molto vicine, ci sono somiglianze nel vocabolario e nella grammatica. L’arabo è una lingua molto ricca, quindi se si vuole giocare con le parole, il linguaggio, la descrizione e le metafore allora si è in un buon posto. L’ebraico ha meno aggettivi quindi bisogna stare attenti. Si deve lavorare di più per trovare qualcosa che corrisponda. È parte della sfida.”

In Israele, è un problema importare libri in arabo o farli passare la dogana. I traduttori dall’ebraico all’arabo sono giudei che erano immigrati in Israele dai paesi arabi, come nel caso di Sami Michael, che ha tradotto la trilogia di Nagib Mahfuz nel 1980. Ma anche gli israeliani palestinesi costituiscono una gran parte di questi traduttori e spesso traducono da entrambe le lingue. Hanno il vantaggio aggiunto di avere una conoscenza profonda di entrambe le culture, un ingrediente essenziale per una buona traduzione. Uno dei traduttori più noti è Anton Shammas, ora con sede negli Stati Uniti, che ha tradotto di Emile Habibi La vita segreta di Saʿīd, il Pessottimista, un romanzo satirico sulla vita di un israeliano palestinese.

L’autore palestinese e traduttore Ala Hlehel scrive: “Ho deciso nel mio primo anno di università di studiare ebraico. Ho pensato che conoscere la lingua ebraica mi avrebbe dato più potere come persona e come parte della minoranza arabo-palestinese in Israele. Mi sono abbonato al giornale Ha’aretz, ho cominciato a leggere letteratura ebraica e controllarne la lingua. Quando ho iniziato a tradurre dall’ebraico all’arabo sono arrivato alla conclusione che avevo bisogno di conoscere la cultura israeliana di più. È possibile tradurre le parole con l’aiuto di un dizionario, ma è necessario conoscere la cultura, al fine di tradurre lo spirito esatto del testo.”

Hlehel ammette che la sua relazione con l’ebraico è molto complessa: “Sono consapevole del fatto che la lingua ebraica usata per dare ordini militari per bombardare i palestinesi a Gaza è la stessa lingua che Hanoch Levin, Natan Zach e Yeshayahu Leibowitz utilizzano. Si tratta di un rapporto molto complicato, in qualche modo misterioso per me…”

Un altro modo in cui la politica ostacola l’arabo e le traduzioni in ebraico è il concetto di “normalizzazione” tra paesi arabi e Israele o tra palestinesi e israeliani.

Nel 2000, quando il ministro israeliano della Pubblica Istruzione annunciò che voleva includere due poesie di Mahmoud Darwish nel programma della scuola superiore, scatenò un putiferio, al punto tale che l’allora primo ministro, Ehud Barak, affermò: “La società israeliana non è matura per studiare Darwish.”

A Yael Lerer erano fin troppo familiari i problemi di “normalizzazione” quando ha fondato Andalus, e si rese conto che la maggior parte degli autori egiziani non voleva che la loro opera fosse tradotta in ebraico. Ma un intero altro gruppo di autori arabi ha concesso i propri diritti di pubblicazione gratuitamente. Lerer disse che “riconosceva i pericoli di creare un falso senso di “pacificazione” e “dialogo” per mezzo della “normalizzazione”. La traduzione di letteratura araba in ebraico è un mezzo per resistere all’occupazione, rendendo la lingua araba e la sua cultura presenti nella vita quotidiana di Israele forme di resistenza all’occupazione.

Molti intellettuali e autori arabi, gran parte di loro egiziani, si rifiutano di vendere i propri diritti di case editrici israeliane. Questo porta spesso alla pirateria, come nel caso del bestseller di Ala al-Aswani, Palazzo Yacoubian.

Lo scorso anno, l’organizzazione con sede a Gerusalemme, il Centro israelo-palestinese per la Ricerca e l’Informazione ha pubblicato in ebraico il romanzo di al-Aswani sul suo sito web. L’organizzazione non ha chiesto il permesso ad al Aswani, affermando che “la questione è che il diritto degli israeliani a leggere quel libro era superiore al suo diritto d’autore.”

Comprensibilmente, al-Aswani si è arrabbiato molto.

Ma la stessa questione della pirateria nel nome della “cultura” si verifica anche in Egitto.

Un autore e traduttore che ha studiato l’ebraico al Cairo dice di aver tradotto un libro dello storico israeliano Idith Zertal senza il suo permesso per una casa editrice egiziana.

“Tradurre la letteratura e gli scritti israeliani di per sé non è un tabù. Il tabù è trattare con le case editrici israeliane, dal momento che questo è considerato “normalizzazione con il nemico”. Ma ci sono delle opzioni. Uno di queste è la versione illegale, che è la migliore di una cattiva soluzione.”

Nel 2009 Eltoukhy, che ha tradotto dall’ebraico numerosi libri e una raccolta di poesie, ha iniziato un blog in arabo dedicato alla letteratura israeliana. Egli aggiunge settimanalmente nuovi testi, e finora ha tradotto circa cento autori israeliani, anche se, per la maggior parte senza il loro permesso.

“Penso che tradurre la letteratura israeliana sia molto importante per noi, come arabi, per due motivi: bisogna penetrare l’ignoranza araba su Israele. Sappiamo solo alcuni nomi come Amos Oz e David Grossman, e spesso non abbiamo letto nemmeno le loro opere. Si tratta di sapere tutto per combattere l’ignoranza. Ci sono anche ragioni politiche: abbiamo bisogno di sapere di più sul paese, sulle tendenze dei suoi scrittori, dobbiamo conoscere le ali di destra e di sinistra. Traduco tutti sul mio blog. Emotivamente mi trovo vicino alle visioni degli scrittori di sinistra, come Yitzhak Laor, Aharon Shabtai, Khanokh Levin, Almog Behar, e un grande pensatore come Ella Shohat, ma traduco tutti i tipi di testi, compresi quelli che non hanno significato politico. Dovremmo sapere di più su tutti i tipi di scrittura. Ogni giorno scopro un nuovo scrittore che non conoscevo prima, e questo è incredibile”.

Acquisire conoscenze su un’altra cultura è essenziale per Ramallah Madar, il forum palestinese per gli studi israeliani, che ha un’unità di traduzione e di pubblicazione.

Honaida Ghanim, un israeliano palestinese con un dottorato in sociologia presso l’Università Ebraica è il direttore di Madar. Madar acquista il diritto d’autore dagli editori israeliani e generalmente pubblica quattro libri all’anno tradotti in arabo. Madar pubblica libri soprattutto politici e sociologici e occasionalmente di narrativa, come i racconti di Oz Shelach.

Si può sperare che verrà un giorno in cui le traduzioni dall’arabo all’ebraico e viceversa riprenderanno. Come Edith Grossman ha scritto nel Perché materia di traduzioni “La traduzione afferma la possibilità di una coerente esperienza unificata della letteratura nella molteplicità del mondo delle lingue. Allo stesso tempo, la traduzione celebra le differenze tra le lingue e le molte varietà dell’esperienza umana e della percezione che possono esprimere. Non credo che questa sia una contraddizione. Piuttosto, testimonia il comprensivo abbraccio tra letteratura e traduzione”.

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

Poesia. Che cos’è veramente?

poesia_in_un_abbraccioChe cos’è la poesia? La poesia è parola; non è molto di più di questo. La poesia è espressione di sé attraverso la rappresentazione di situazioni ed emozioni di uno scrittore. Sì, questo per quanto riguarda il lettore; ma cosa dà la poesia al lettore? La poesia è data dal valore e dal significato che il lettore modula in base alle proprie esperienze personali e dal punto di vista definito al poema dal lettore. Tutte queste cose sono vere e buone, ma in realtà che cos’è la poesia? Secondo il dizionario, la poesia è una “scrittura metrica o la produzione di un poeta o di una scrittura che formula una consapevolezza immaginativa concentrata di esperienza nella lingua scelta e disposta a creare una specifica risposta emozionale attraverso significato, suono e ritmo o qualcosa paragonata alla poesia in particolare nella bellezza di espressione”. Il dizionario però non dice cosa c’è nella poesia. Qual è il cuore della poesia e come si può definire?

La poesia si potrebbe descrivere come l’uso del linguaggio nei mezzi di retorica e di sintassi in modo da presentare l’idea in un nuovo modo creativo o astratto. Lo stile letterario che è poesia è meno di ciò che è detto e di più su come si è detto, in altre parole una poesia è una performance; a causa di questo concetto, l’interpretazione di ogni poesia diventa dipendente da ogni lettore. Tuttavia la poesia può fare di più che essere solo una performance perché ogni poesia ha il proprio significato e valore, senza alcun apporto da parte del lettore.

Il modo migliore per capire la poesia è sapere che è come un puzzle poiché è fatta da più pezzi che devono essere lavorati insieme per costruire un quadro completo di ciò che il poeta sta cercando di far passare e ciò che il lettore sta cercando di scoprire. La forma innanzitutto, ci sono forme illimitate di immagini, forme di poesia che vanno da un sonetto molto formale a versi sciolti alla forma haiku e lo stile è senza fine, ma come dice Audre Lorde della sua poesia “Sento di avere il dovere di dire la verità come la vedo e condivido non solo i miei trionfi, non solo le cose buone, ma il dolore, il dolore intenso e spesso assoluto”. Mentre il motivo personale di ciascun poeta per scrivere poesie può essere diverso, tutti hanno qualche tipo di ragione o scopo dietro di esso, il valore di capire le diverse forme può aiutare a dare luce a questo significato.

La visione della poesia di un poeta è diversa da quella del lettore. Il poeta può vederla come una forma di divertimento. La responsabilità del lettore è di conoscere il poeta e il contesto della poesia per capire il messaggio che la poesia sta cercando di dare. C’è il messaggio diretto che sono le parole sulla pagina, ma c’è un messaggio subliminale in ogni poesia. Questo è il messaggio implicito e dedotto che è letto dal lettore ed è diverso per ogni persona. Peter Fallon, un poeta irlandese, si chiede: “Ho fiducia in questa poesia?” Questa è la migliore domanda che un lettore può fare di una poesia, perché il contenuto sia direttamente in accordo con il significato implicito del lettore. Se non è così, in cosa e perché differisce il contenuto?

La poesia agisce come una forma di auto-espressione per il poeta, un modo di esprimere idee di ingiustizie politiche o sociali delle disuguaglianze, in generale ci possono essere opinioni che il poeta ritiene scomodo da dichiarare apertamente e dunque le rende in una poesia; provoca il lettore a riflettere sulla situazione e avvicinarlo alle proprie conclusioni.

Per il lettore queste idee o opinioni possono essere accettate o rifiutate. La funzione della poesia è di fornire un mezzo per il poeta per sollecitare emozioni nel lettore su un’idea particolare / evento / situazione. Emily Dickinson scrisse: “Se la poesia rende il mio corpo così freddo che nessun fuoco mai possa mai scaldarmi, so che cos’è la poesia. Se mi sento come se la mia testa mi fosse tolta, so che cos’è la poesia. Questo è il solo modo che conosco”.

La poesia nel suo cuore è l’atto di un poeta che manda un messaggio a un lettore per condividere o descrivere un’emozione e la reazione a quel messaggio. Il poeta fa questo attraverso la forma, lo stile, il contenuto, l’implicito significato, invocando le emozioni del lettore e come forma di auto-espressione o di riflessione.

 

Poesia. Che cos’è veramente?

Comprare libri su Internet

Comprare libri su Internet: ecco come scegliere i siti migliori e acquistarli direttamente dai siti delle case editrici

WEB-online-book-store-header1
Per procurarsi i libri, il primo giro è meglio farlo in biblioteca, è il luogo migliore. Se poi si vogliono anche comprare, c’è sempre tempo.
Una volta che ho deciso di comprare, si va in libreria – quella vera – perché è meglio. Meglio soprattutto se non è la libreria di “catena”, cioè Feltrinelli, Mondadori o Giunti al punto).

Ma non sempre è vero. Internet mette a disposizione dei lettori un catalogo che nessuna biblioteca o libreria potrebbe mai avere. Se pensiamo che i piccoli editori sono praticamente sconosciuti ai librai (quelli di catena, in particolare), non possiamo certo pensare che un giro in libreria possa darci un’idea reale del panorama letterario italiano. Moltissimi editori hanno un bellissimo catalogo di autori stranieri e italiani, ma sono visibili in poche librerie. Non sappiamo se la crisi che attanaglia le librerie indipendenti sia la causa della sostanziale scomparsa dei libri della piccola editoria. Con certezza, le librerie di catena puntano sui libri commerciali e, soprattutto, della casa editrice che le rappresenta. Ci sarà un motivo per cui queste librerie di catena si chiamano Mondadori, Feltrinelli e Giunti? Quali saranno i libri maggiormente rappresentati in ciascuna di esse? Non oso pensare che qualcuno non sappia rispondere.

Sarebbe stato bello creare un diversivo, una “catena” tra le librerie indipendenti che avesse a cuore la piccola e media editoria, ma nessuno vuole rischiare, in un Paese dove la cultura propositiva non riceve sovvenzioni dallo Stato che comunque elargisce fondi all’editoria (si fa per dire!), cioè a giornali di partito, associazioni politiche e via dicendo, senza dimenticare i colossi della carta stampata, come La Repubblica e il Corriere della Sera. L’esempio del gruppo “Arion” di circa venti librerie indipendenti consociate nella citta di Roma non lascia ben sperare. Il privato imprenditore libraio deve pensare a vendere. Una libreria Arion è indistinguibile da una Feltrinelli o Mondadori.  Ci troviamo di fronte le stesse enormi torri di libri con Ken Follett in testa. Altro che piccola e media editoria! Forse un ruolo avrebbe potuto averlo l’associazione dei librai indipendenti, ma forse è sono una sigla. Pensate all’AIE, l’associazione degli editori. Il 95% degli introiti societari di questa associazione viene dai quattro-cinque grandi gruppi editoriali. I piccoli editori già faticano a pagare la esosa quota sociale (circa mille euro l’anno per un microeditore), poi sono rappresentati sono a parole. Forse siamo di fronte alla fine del libro cartaceo e tra dieci anni non esisteranno neanche le librerie di catena, se l’uso dell’ebook dovesse (me lo auspico da piccolo editore) prendere definitivamente piede. Tutti oggi sono pronti a demonizzare Amazon, ma nessuno ci dice che almeno lì i libri di tutti sono presenti e a portata di… acquisto.

Amazon – è il migliore?
Amazon è monumentale e ricca quando si tratta di comprare libri in lingua straniera in un negozio su Internet.
In sintesi: Amazon ha quasi tutte le caratteristiche che dovrebbe avere un negozio online per la vendita dei libri. (Quindi: l’elenco dei pregi di Amazon vale anche come elenco delle caratteristiche da valutare quando si sceglie il sito dove comprare).
1) Amazon ha il più ricco catalogo. Io ho sempre trovato tutto quanto ho cercato.
2) Amazon ha buoni prezzi perché ha sempre gli sconti
3) Amazon invia i libri senza costi di spedizione.
4) Da Amazon i libri arrivano rapidamente; e li trovate regolarmente a casa, anche se nessuno è in casa quando arriva il pacco.
5) Per gli ordini multipli, Amazon effettua, se necessario, spedizioni parziali, in momenti differenti. In sostanza: non si deve aspettare che siano disponibili tutti i titoli ordinati.

Per quanto riguarda invece i libri in italiano, evito di dichiarare la mia preferenza, anche perché non c’è nessun negozio che sia nettamente migliore degli altri.

Come regolarsi:

1) Il catalogo deve essere di facile consultazione, preciso e aggiornato
Un catalogo di uno store che mi dice che posso comprare un libro e poi scopro che quel libro è in verità fuori catalogo, e se me lo dice dopo che l’ho comprato, non è un buon catalogo.

2) I prezzi devono essere competitivi.
Gli sconti mi interessano sui libri che sto cercando, non su quelli che mi propone il sito.

3) I costi di spedizione non dovrebbero esserci.
Se ci sono, devono essere chiari: senza trucchi insomma. Nella scelta bisogna sempre ricordarsi di controllare il prezzo del libro + il prezzo della spedizione. Praticamente tutti (salvo Amazon, InMondadori che non prevedono spese di spedizione con il programma di iscrizione annuale che offre un numero illimitato di spedizioni con consegna garantita entro 2-3 giorni lavorativi su milioni di articoli venduti su Amazon.it.  La spedizione “2-3 giorni” è compresa nel costo annuale di iscrizione di € 9,99. Altri negozi on line, come Ibs e Libreria universitaria fanno comunque pagare un euro, almeno fino a € 24-25 di ordinativo) hanno un tetto di spesa oltre il quale non ci sono spese per l’invio.

4) La spedizione deve essere veloce.
Se mi dici che il libro arriverà in due o tre giorni, non puoi farmi aspettare dieci giorni per riceverlo.

5) Il corriere che mi porta i libri a casa (o a qualsiasi indirizzo abbia indicato) deve essere flessibile.
Se non mi trova a casa non se ne deve andare immediatamente con il mio pacco e farmi passare un’ora al telefono con il suo call center per recuperarlo; inoltre non può propormi come momento di consegna sempre la stessa ora del giorno.

6) Spedizioni separate.
Se ordino quattro libri e uno di questi sarà disponibile fra 20 giorni, non posso aspettare 20 giorni per tutti  i libri. Dovrebbe mandarmeli in tempi diversi, senza aumentare le spese di spedizione.

7) Cosa ne pensa Google?
Un criterio che ogni tanto uso – metodo un po’ eccentrico, lo ammetto, non basato su una considerazione di convenienza – è questo: inserisco in Google autore e titolo del libro che mi interessa. Nella pagina dei risultati, il primo negozio che trovo linkato con la scheda del libro che ho cercato diventa il privilegiato nella scelta (non sempre ovviamente). Giusto per dare un “premio” alla capacità del negozio di farsi indicizzare da Google (naturalmente non considero però i link a pagamento, quelli pubblicitari). Comunque, il fatto di essere trattati bene da Google, nei risultati “organici”, è in generale un buon segno a favore del negozio.

Come promemoria ecco un elenco (in ordine alfabetico) dei siti di vendita di libri (in italiano) su Web che prendo in considerazione (per quelli in inglese, non c’è partita, vince Bookdepository):

  1. Amazon.it
  2. bol.it
  3. ibs.it
  4. lafeltrinelli.it
  5. Libreriauniversitaria.it
  6. Hoepli.it
  7. Libraccio.it
  8. InMondadori.it
  9. Ultimabooks.it (solo ebook)

ACQUISTA DIRETTAMENTE SUI SITI DELLE CASE EDITRICI

La maggior parte delle case editrici vende i libri del proprio catalogo. Molte di esse non applicano sconti, ma diverse praticano uno sconto pari al 15%, ma si devono pagare le spese di spedizione per importi inferiori a € 50,00. Le spese di spedizione non sono mai gratuite se non per ordini consistenti.

Il Giunti store applica una tariffa postale di € 2,30 per ordini inferiori a € 19.

Atmosphere libri pratica il 20% di sconto anche sulle novità con spese di spedizione gratuita. Un modo per farsi conoscere e che dovrebbero adottare soprattutto i piccoli editori. Che senso ha applicare lo stesso sconto dei grandi web store come Amazon. Bisognerebbe favorire il lettore con maggiori incentivi a scegliere l’acquisto di un libro o di un ebook sul sito dell’editore.

Comprare libri su Internet

Le cose che sono estremamente inutili per la nostra vita

 

life-is-a-lie
Le cose che sono estremamente inutili per la nostra vita

Noi tutti vogliamo condurre una vita migliore. Noi tutti vogliamo anche essere felici!

Tuttavia, questa è la vita. Abbiamo tanti problemi e responsabilità che può essere difficile essere felici, e tanto meno raggiungere tutti i nostri obiettivi nella vita.
E indovinate un po’? Forse è solo colpa nostra. Ci impegniamo a fare cose inutili nella vita. È tempo di lasciarsi andare.

La vita non è destinata a essere inutile.

È semplice. Abbiamo le risposte a come possiamo migliorare la nostra vita. Ma stiamo trattenendo troppe cose inutili.
E spesso, sottoscriviamo l’idea che “la vita è così” e quindi l’accettiamo passivamente.

Mah!

Dobbiamo fare un passo in su! È tempo di lasciar andare le cose inutili nella vita!

Nove cose che sono estremamente inutili per la vostra vita

1) amici tossici
Circondiamoci solo di persone positive. Questa è la chiave per vivere una vita in cui il proprio ambiente può sollevare e ispirarci.

2) vendetta
Ti senti male o arrabbiato per qualcuno così tanto che vuoi giustizia? In alternativa, è sufficiente pensare alla vendetta?
È inutile. Lasciamola andare. Il risentimento è come aggrapparsi ai carboni ardenti, in attesa di gettarli a qualcuno.
Solo che ci facciamo del male.

3) preoccupazione
Qualunque cosa stiamo pensando, qualunque cosa che è da fare, qualunque cosa che abbiamo hanno pianificato. Qualunque cosa!
Non ci preoccupiamo. È nella nostra natura preoccuparsi, ma pensarci sempre può aiutarci?
Non è così. Non cambierà mai la situazione o addirittura non cambierà i nostri sentimenti.

4) violenza
È per i perdenti. Usa le parole.
Personalmente trovo che l’idea della violenza può essere attraente, soprattutto per i ragazzi. Non dovrebbe essere così. La violenza provoca solo altra violenza.

5) senso di colpa
È tempo di lasciar andare il passato. È naturale sentirsi male per un po’, ma alla fine è necessario lasciarlo andare.
Si può assolutamente diventare una persona migliore, senza sensi di colpa. Pensateci.

6) disordine
Ripulire! Riordinare l’ambiente circostante, in particolare l’area di lavoro. Si potrebbe pensare che è solo un po’ di confusione in giro, ma se ci mettiamo in testa di riordinare il nostro spazio, anche la nostra mente sarà più serena.
La maggior parte delle cose materiali sono letteralmente inutili. La cosa fondamentale è capire subito che non dobbiamo aspettare che sia così anche in futuro.

7) grandi aspettative
Abbassiamo i toni. Le grandi aspettative costruiscono solo delusioni. È inutile continuare a chiedersi come andrà a finire quando la nostra testa è sempre tra le nuvole. Invece, cerchiamo di essere realistici e continuiamo ad imparare dai nostri compiti.

8) aspettare
Le cose buone non arrivano a chi sa aspettare.
Le cose buone accadono alle persone che le fanno accadere per se stessi.
Smettiamo di attendere. Non facciamo che aspettare le persone che sono perennemente in ritardo. Facciamoli venire da noi.

9) giudicare
Essere giudicato? Dimentichiamocene. Gli altri non hanno niente di meglio, e questo è il loro limite.
Voglia di giudicare qualcuno? Smettiamola. È inutile. Non riusciremo mai a farlo bene.

Mettiamo a fuoco il nostro tempo ed energie per la nostra vita, invece.

Le cose che sono estremamente inutili per la nostra vita

La critica letteraria è al servizio dei potenti gruppi editoriali?

La critica letteraria è al servizio dei potenti gruppi editoriali?

Literary-Criticism,-caricature-of-literary-critics-removing-passages-from-books-that-displease-them,-c.1830

 

La crisi del settore dei quotidiani degli Stati Uniti ha portato i giornali ad abbattere tutti i costi inutili tra cui soprattutto le recensioni di libri. Il New York Times è l’unico giornale americano che offre un supplemento letterario.Vi è anche il rischio che la stessa cosa succeda in Germania. Le recensioni online potrebbero colmare il divario? Quanto è pericoloso un rapporto confidenziale tra i critici e gli autori?

Un’alternativa alla contrazione delle critiche letterarie sui giornali può essere offerta ai media online? Dopo tutto, su internet non ci sono solo recensioni di dilettanti, ma c’è anche la critica professionale.

È pur vero che attualmente le recensioni online non possono sostituire in egual misura quelle tradizionali. I critici amatoriali e professionali su internet tendono a mancare dell’autorità dei critici della carta stampata. La loro imparzialità non può essere verificata, soprattutto in considerazione che parte degli esperti amatoriali, con il pretesto di una presunta democratizzazione della critica letteraria, stanno in realtà de-professionalizzando il critico.

Chi può garantire, dopo tutto, che i blogger non pubblichino ottime recensioni su internet o che le case editrici non si scrivano da sé le proprie recensioni?

Negli anni recenti, forse per un fenomeno che coincide con il lungo periodo di crisi economica, la tendenza nella critica letteraria verso il giornalismo di servizioaccompagna e rafforza le attività di marketing del critico, senza alcuna distanza critica e senza giudizio critico.

I critici corrono il rischio di essere utilizzati come prolungamento dei dipartimenti di marketing degli editori, producendo solo recensioni ammorbidite e cantando le lodi dei titoli più venduti delle case editrici, che in ogni caso dominano il mercato del libro grazie alla pubblicità aggressiva. Tutto ciò avviene per i grandi gruppi editoriali. Non è infrequente che ci siano pagine sui giornali di un annunciato bestseller già prima che sia stato messo in vendita. Non a caso si tratta di autori che pubblicano solo con i più grandi gruppi editoriali. Il margine, per un critico, di verificare e scoprire nuovi talenti e nuove forze che provengono dall’estero, scrivendo una recensione obiettiva del contenuto letterario, è veramente esiguo. Le grandi case editrici “commissionano” le recensioni, come oggi pagano le librerie di catena per esporre le proprie novità. Il critico, come il libraio, è sempre più condizionato dal marketing e dall’esigenza di “fare cassa”, considerando la penuria di lettori in Italia e l’aumento delle spese gestionali di un gruppo editoriale. Oggi si verifica che i diversi supplementi letterari settimanali a importanti quotidiani (La Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Avvenire, Sole24ore, Manifesto) Oggi si verifica che sono a volte degli imbonitori del mercato librario, quasi dei vivandieri che di critico hanno ormai ben poco. È perfettamente comprensibile che molti lettori si allontanano da qualcosa che non sono più in grado di condividere. La critica letteraria online è in un campionario completamente diverso: di fatto emette brillanti sentenze presentate nei modi più disparati, sebbene si avverta più sentimento che critica.

È impossibile ignorare la graduale diminuzione della reputazione della critica della carta stampata. I giovani critici letterari, in particolare, reagiscono con strategie diverse a questa crisi che mette a rischio il loro sostentamento. Molti critici sono preoccupati soprattutto per il loro prestigio sociale e la propria carriera. In questo caso, i buoni rapporti con i detentori del potere nelle case editrici sono la priorità – è una questione di attenzione mettendo orecchiabili suono-morsi di lode, che possono essere utilizzati per le fascette pubblicitarie dei libri, migliorando la visibilità stessa del critico.

È più divertente il parere dei lettori che di certi critici. Per questo, Anobii, Goodreads, i pareri su Amazon, ibs e tutti i blog letterari  guadagnano il riconoscimento e rafforzano il settore. La piccola e media editoria trova i suoi spazi nel pubblicizzare i propri titoli, scavalcando le morbosità dei critici della carta stampata. Il presunto difetto di recensioni naif contrasta con l’ampiezza del fenomeno critico, non più rinchiuso nel piccolo cerchio dei tutori della critica letteraria. Aumentano le recensioni, aumentano i lettori, e, prima o poi, aumenterà la qualità delle recensioni. I nuovi professionisti passano per la Rete e anche i giornali dovranno tenerne conto.

Internet offre la visibilità a tutti e il critico della carta stampata, o si adatta alle mutate condizioni di mercato e alle aspettative dei lettori, non rinunciando al proprio giudizio critico e all’imparzialità, osubiranno il pesodei potenti del mercato. Al critico è richiesto un giudizio di abilità, passione e indipendenza, indispensabili ad alimentare il legame con la comunità solidale di autori e dei loro lettori.

Se i libri giusti trovano i giusti lettori, il merito è anche la mediazione critica da parte dei critici letterari in base alla loro credibilità. Il tentativo di legittimare sempre di nuovo questa credibilità è il compito gratificante del critico.

La critica letteraria è al servizio dei potenti gruppi editoriali?

Social media e sviluppo umano

Social media e sviluppo umano

PHILIPPE AIGRAIN*

I social media sono software o siti come le webzine (riviste su Internet), i forum online, i blog, i social blog, i microblog, i wiki, i social network, i podcast; siti che raccolgono fotografie, immagini o video, o che svolgono content rating (classificazione dei contenuti) o social bookmarking (condivisione in rete dei propri preferiti). I social media permettono di svolgere delle attività creative ed espressive, e non solo di comunicare: sono molto più importanti di social network come Facebook o di siti 2.0 come YouTube. I due social network sopra citati continuano a ricevere attenzione perché sono gestiti da grandi aziende e raccolgono numerosi utenti grazie ai loro servizi centralizzati. Eppure è lecito pensare che questi grandi servizi centralizzati vadano contro la logica emancipata dei social media.
I social media permettono a ognuno di noi di dare il proprio contributo alla cultura e alla società; mettono nelle nostre mani la comunicazione, la produzione e la distribuzione di attività che, prima dell’avvento di Internet, erano accessibili solo a una manciata di grandi aziende. E al cuore dei social media ci sono i blog. Ogni qual volta leggerete o sentirete dire che i blog sono un’idea superata, pensate a questi dati: secondo le rilevazioni della NM Incite (una consociata della Nielsen/McKinsey) nell’ottobre 2011 c’erano 173 milioni di blog, il 17% in più dell’anno prima; la loro velocità di crescita ha toccato l’apice nel 2009 (il 62% di crescita in un anno) per poi rallentare, sicuramente perché alcuni autori avevano cominciato a usare Facebook per postare contenuti che prima mettevano sui loro blog. I blog, compresi quelli di fotografia, audio e video, sono fondamentali perché sono la casa telematica di un individuo, il suo personale spazio informazionale pubblico (con sezioni private dove, per esempio, si possono conservare le proprie creazioni non ancora pubblicate). E naturalmente c’è chi ha più di un blog, proprio come c’è chi ha più di una casa, e può invitare i lettori a uno dei suoi blog proprio come si possono invitare gli amici a casa propria. Parlando di autori che scrivono narrativa e poesia sul web, il romanziere François Bon ha definito i loro blog e siti personali «alberi i cui rami sono il laboratorio aperto del processo creativo» (si veda Après le livre, Seuil 2011, in formato e-book sul sitohttp://publie.net).

I social media sono tipici della cultura digitale perché affondano le proprie radici negli individui. Naturalmente, se li chiamiamo social è perché i suddetti individui entrano in contatto e interagiscono, comunicano tra loro, sviluppano attività e progetti per mezzo dei social media. Oltre ai blog esistono tutte le tecnologie e i software che li collegano gli uni agli altri; PING che avvisano un sito della pubblicazioni di nuovi contenuti, RSS feed che permettono di inserire la visione dei contenuti di un sito in un altro, tag e bookmark condivisi, oppure l’uso del microblogging per consigliare o criticare dei contenuti, e così via.

Il potenziale sviluppo umano derivante dai social media nasce da una combinazione senza eguali:
– il fatto che l’individuo possa progredire nelle sue attività creative, espressive o produttive a piccoli passi, nessuno dei quali richiede un investimento troppo ingente di tempo ed energie o l’acquisizione di nuove abilità;
– il fatto che gli scopi di questo processo di sviluppo siano totalmente sotto il suo controllo;
– il fatto che una larga parte delle espressioni culturali siano de facto accessibili e riutilizzabili, permettendo così a ognuno di noi di farne dei punti di partenza o delle fonti di ispirazione.

Bastano pochi minuti per aprire un blog su WordPress.com, ma il giorno in cui decidiate di passare alself-hosting (magari affidandovi a un hosting provider) potrete continuare a usare lo stesso software open source di WordPress e trasferirvi i contenuti del vostro blog. In altre parole, non sarete costretti a sacrificare l’autonomia in favore della comodità. Nelle comunità di scrittura letteraria online la cosa che più mi colpisce è la frequenza con cui gli autori decidono di cambiare le proprie piattaforme o il loro aspetto per adattarle a nuovi progetti o scopi. Non c’è alcuna differenza tra lo scegliere gli strumenti, e a volte addirittura svilupparli, e i contenuti per cui sono usati. Come è ovvio, le persone hanno competenze diverse: le più difficili da acquisire riguardano l’uso delle parole o delle immagini e l’interazione sociale. Ma i social media forniscono una gigantesca scuola en plein air per lo sviluppo umano.

Questo potenziale è minacciato da alcune tendenze contemporanee. La prima ha a che fare con quello che spesso abbiamo dato per scontato su Internet: il fatto che la produzione di un individuo sarà sempre ragionevolmente ricercabile, accessibile e tramessa tanto quanto la produzione di una società internazionale o di un governo. Questa neutralità di Internet, sua caratteristica fondamentale, è minacciata quando si accede alla rete tramite dispositivi mobili o specializzati come lettori di e-book e persino quando ci si collega con la normale connessione domestica. Gli operatori telefonici, in particolare i membri dell’ETNO (cioè gli ex monopolisti) stanno cercando di inserire dei provvedimenti nella revisione del trattato dell’ITU (International Telecommunication Union). Se ci riuscissero, non sarebbe altro che un coup d’état privato contro Internet.

Ho già citato l’altro pericolo, dovuto alla centralizzazione dei servizi. Facebook ne è il caso più estremo, poiché ambisce a centralizzare non solo gli utenti e i loro dati, ma anche vari tipi di media che sarebbe meglio gestire separatamente. Anzi, nella cultura digitale è essenziale saper usare ciascun social medium per lo scopo per il quale è stato sviluppato, ad esempio servirsi del microblogging per formulare una breve idea o per suggerire o criticare un contenuto segnalato tramite un link abbreviato. A questo proposito, in pochi anni il microblogging è diventato un canale chiave per consigliare contenuti web (compresa l’autopromozione) e una forma di espressione unica, oggi celebrata nella “twitteratura” e nei festival di poesia su Twitter, e naturalmente accusata da altri ambienti di essere un inutile ronzio e di abbassare il livello della cultura. Twitter nasce da un’idea meravigliosa che è stata spinta con efficacia sul mercato. Eppure, la sua posizione dominante ha ben poco a che fare con qualsivoglia innovazione radicale abbia mai prodotto. Anzi, alcune delle innovazioni più importanti, come gli hashtag (le “parole chiave” segnalate dal simbolo #) e i re-tweet, sono riconducibili agli utenti. Twitter domina il mercato principalmente grazie ai suoi effetti di rete: è arrivata per prima ed è difficile spodestarla perché l’utente vuol essere dove sono tutti gli altri e ascoltare.

Una funzionalità “alla Twitter” può essere raggiunta su un’implementazione distribuita in cui i tweet e le interazioni di tutti gli utenti siano self-hosted o “ospitati” su server distribuiti. Prima o poi gli utenti di Twitter si accorgeranno che tutta la loro storia di microblogging è accessibile solo con grande fatica e con un sotfware “terzo”, usando delle API (Application Programming Interface), il cui utilizzo è soggetto a regole arbitrarie stabilite da una società quotata in borsa e spinta dai suoi azionisti a “monetizzare” gli utenti. A quel punto forse prenderanno in considerazione delle alternative, ma potrebbe essere troppo tardi. È meglio esplorare queste alternative oggi, anche solo per fare pressione su Twitter e altri servizi simili perché diventino più aperti.

* Philippe Aigrain è tra i fondatori di La Quadrature du Net, un collettivo per la difesa delle libertà dei cittadini su Internet. È autore di Sharing: Culture and the Economy in the Internet Age, Amsterdam University Press, 2012. Questo testo è stato preparato per la pubblicazione in occasione del suo intervento alla Social Media Week di Torino (settembre 2012).

(articolo tratto da La Stampa 24/09/2012)

Social media e sviluppo umano

Democrazia e partecipazione

Democrazia e partecipazione. Sarebbe meglio dire: la democrazia è partecipazione?

I rapporti tra democrazia e partecipazione costituiscono il capitolo più controverso della scienza politica. Con la nascita delle società complesse della modernità questo modello di
democrazia si è evoluto verso nuove forme di democrazia rappresentativa ove il governo viene esercitato in nome dei cittadini, piuttosto che dai cittadini. Si introduce così una separazione tra governanti e governati che, in presenza dello sviluppo di un capitalismo di consumo che sottrae tempo e motivazione alla partecipazione politica, ha portato ad un impoverimento della stessa concezione di democrazia.

La conseguente “apatia” dei cittadini nei confronti della partecipazione politica viene non solo compresa ma in un certo senso legittimata.

Come si può realizzare una maggiore democratizzazione dei processi decisionali della politica allargando gli spazi per un coinvolgimento dei cittadini?

La democrazia diretta

I vantaggi della democrazia diretta:

I.) È l’unica forma di democrazia «pura». Si assicura che la gente rispetti la legge, perché molti possono rispettarla in quanto le approvano personalmente. La loro “volontà generale” diventa legge. Non c’è un abisso tra il governo e il popolo.

II.) Lo sviluppo personale; la democrazia diretta porta a una società colta. I cittadini sono informati e aggiornati così come molti sono invitati a prendere parte alla politica per capire come funziona la società o addirittura come dovrebbe funzionare.

III.) La democrazia diretta non consente alle persone di mettere al primo posto la loro fede perché i politici eletti non possano distorcere l’opinione pubblica.

IV) Un legittimo governo, la democrazia diretta assicura che il governo è stabile e il 100% è legittimo perché i cittadini sono responsabili delle decisioni che prendono e non si può incolpare nessun altro.

Inconvenienti di democrazia diretta:

I.) La democrazia diretta è incredibilmente impraticabile nel mondo moderno. Questa forma di democrazia richiede a tutti i cittadini si impegnano in politica e partecipino al processo decisionale (in base all’idea di uguaglianza politica). Tutti i cittadini devono essere in grado di incontrarsi in un unico luogo per esprimere la loro opinione. Questo è impossibile per l’intera popolazione.

II.) Anche la democrazia diretta implica che la politica è l’unico lavoro per i cittadini, che non si può pretendere di avere una carriera o di una vita personale, i cittadini non sarebbero in grado di svolgere qualsiasi altra attività.

La Democrazia rappresentativa

Caratteristiche della democrazia rappresentativa:

I.) La partecipazione popolare è indiretta: i cittadini scelgono chi prenderà le decisioni attraverso il voto elettorale.

II.) La partecipazione popolare è limitata come l’atto di votare è limitato. Si vota infatti ogni quattro-cinque anni.

III) La partecipazione popolare è mediata, le persone sono legate al governo attraverso varie istituzioni.

I vantaggi della democrazia rappresentativa:

I.) È una democrazia pratica. La democrazia rappresentativa è l’unica forma di democrazia che è effettivamente possibile, nel mondo moderno; la partecipazione popolare è breve e limitata.

II.) Si forma un governo di esperti. La democrazia rappresentativa prende decisioni attraverso i politici di professione; queste persone sono generalmente più istruite e con maggiore esperienza della maggior parte del popolo. Pertanto essi sono in grado di governare in base alla loro conoscenza che possiedono per l’interesse nazionale.

III.) La democrazia rappresentativa prevede la mediazione tra i cittadini e il governo. I cittadini comuni sono liberi di andare avanti con la loro vita poiché sono sollevati dal peso del processo decisionale, che consente a molti cittadini di avere una carriera e una vita sociale in quanto solo chi deve governare può decidere.

IV.) Si crea stabilità politica. La democrazia rappresentativa mantiene la stabilità in quanto il popolo è distanziato dalla politica, più è coinvolto più si appassiona e s’impegna, difficilmente accetta compromessi. La stabilità politica è mantenuta in quanto i cittadini dello Stato sono propensi ad accettare compromessi.

Democrazia rappresentativa

Inconvenienti di democrazia rappresentativa:

I.) La democrazia rappresentativa, in teoria, è una formalità. Questo perché l’atto del voto è quando il governo decide le elezioni. La gente in teoria non è responsabile di alcun controllo sul governo tra le elezioni, determinando della democrazia rappresentativa un insuccesso.

II.) C’è stata la crescente preoccupazione di come i politici rappresentano il popolo, sia attraverso la delega del mandato, o per rappresentazione descrittiva. Molta gente non riesce a farsi rappresentare da coloro che sostengono di rappresentarli.

La democrazia liberale

Una democrazia liberale è una forma di democrazia rappresentativa, quindi indiretta. Il diritto di reggere e governare si ottiene attraverso il successo elettorale sulla base di eguaglianza politica (una persona, un voto). Essa combina l’obiettivo liberale di governo limitato con un impegno per la democrazia e la partecipazione popolare.

In una democrazia liberale, le condizioni devono essere soddisfatte:

– Le elezioni devono rispettare il principio del suffragio universale e devono essere libere ed eque.

– La libertà civile e dei diritti individuali sono garantiti.

– Il governo deve operare in un quadro giuridico, costituzionale.

– Un’economia capitalista o privata.

Una democrazia liberale tenta di bilanciare il bisogno di democrazia con le libertà individuali e i diritti.

La democrazia liberale

Ci sono due tipi principali di democrazia liberale:

I.) C’è democrazia costituzionale quando il governo opera nell’ambito di chiari orientamenti costituzionali garantisce la tutela dei diritti individuali e delle minoranze. La democrazia costituzionale è associata con i paesi che hanno una costituzione codificata, tipo Stati Uniti, Francia, Italia e Germania.

II.) Non vi è democrazia maggioritaria in cui gli interessi di maggioranza hanno la precedenza sulle minoranze. Questa regola della maggioranza sottolinea gli interessi collettivi della società, piuttosto che gli interessi individuali.

La crisi della partecipazione.

A causa della crescente apatia degli elettori, l’Italia soffre di una crisi di partecipazione.

Nelle ultime elezioni regionali siciliane, meno della metà degli elettori ha votato, e il partito più votato è stato il Movimento 5 stelle. Gli iscritti dei partiti politici tradizionali sono diminuiti nel corso degli anni.

La lealtà a un partito è diminuita. Molte persone non si identificano con un partito o con l’insieme dei valori rappresentati da esso. Questo porta a molti “elettori fluttuanti”.

Tuttavia l’attivismo è aumentato, negando l’idea di una crisi di partecipazione. Il problema è legato alla disillusione della politica. Tuttavia l’affluenza alle urne è di vitale importanza per la salute di una democrazia rappresentativa.

Una crisi della democrazia?

Ci sono tre fattori principali che potrebbero spiegare l’affluenza in calo in tempo di elezioni.

Si potrebbe sostenere che la società, in generale, è diventata più materialista alla luce del consumismo attuale.

I media hanno causato enormi problemi di fiducia al popolo minando i valori per la politica. I media si sono allontanati da un’analisi politica seria spostando l’attenzione della gente sugli scandali di diversi politici, anziché approfondire i temi sociali.

Da parte loro, i politici non hanno fatto nulla per migliorare e recuperare la fiducia del popolo nella politica.

I politici sembrano preoccuparsi solo di essere eletti, tralasciando i principi e i valori morali.

C’è stata una crescita di portavoce che distorcono la verità per fornire risposte favorevole, al fine di ottenere il sostegno. La politica è diventata una questione di stile piuttosto che di sostanza.

I partiti hanno preso le distanze dalle ideologie che erano le loro radici.

Rafforzare la democrazia

Si attua mediante un ampliamento alla diretta partecipazione dei cittadini mediante un uso più ampio di referendum. Un referendum è un voto popolare attraverso il quale l’elettorato esprime il suo punto di vista su una politica particolare. Essi sono utilizzati per informare il governo delle diverse opinioni del popolo. I referendum sono un dispositivo di democrazia diretta.

Per i referendum

Il referendum fornire solo un’opinione pubblica in un determinato momento. I referendum promuovono l’educazione politica. Agiscono come uno strumento per ampliare la partecipazione, scatenando il dibattito su questioni particolari, che portano all’elettorato informazione ed educazione.

Rafforzare la democrazia

Obbligatorietà del voto elettorale. La crisi di partecipazione potrebbe essere risolta con l’introduzione di voto obbligatorio?

Per il voto obbligatorio

La nozione del voto obbligatorio va contro l’idea di democrazia, è una violazione della libertà individuale. Le persone possono scegliere di non votare in quanto potrebbero essere demotivati dalla mancanza di scelta tra i partiti e il sistema politico attuale.

La Democrazia digitale. La causa della crisi è la partecipazione con l’atto fisico di andare a votare. Molti di noi sono legati ai posti di lavoro, alle famiglie e alla vita sociale e non trovano il tempo per votare. Il voto diventa essenzialmente un peso. Molti chiedono una moderna forma di democrazia. Forse potremmo integrare la democrazia con l’era digitale, proiezione interattiva, e-mail, ecc.

LA SVOLTA

Per una democrazia digitale

La democrazia digitale consente una più facile partecipazione. La democrazia elettronica consentirebbe agli elettori di esprimere il proprio punto di vista con facilità senza avere una distrazione importante nella loro vita quotidiana, con un effetto positivo sulla partecipazione. La crisi della democrazia può essere spiegata come l’impossibilità della politica attuale a non essersi modernizzata. I cittadini hanno la possibilità di partecipare alle diverse forme di democrazia in maniera più diretta.

La democrazia digitale è relativamente facile da organizzare, altre forme di democrazia come il referendum richiedono molto tempo, risorse e costi maggiori.

La democrazia digitale non rappresenta una minaccia per l’”integrità” della democrazia. I diritti dei cittadini sono maggiormente tutelati e visibili a tutti.
La democrazia digitale permette al politico e ai partiti di entrare in contatto con i cittadini attraverso la Rete, cioè internet. L’uso di blog, filmati da commentare, newsletter ed email permette al politico di avere un contatto diretto con elettori e oppositori. Il politico di oggi che non sa e non vuole utilizzare questi strumenti di comunicazione dovrebbe farsi da parte. E’ auspicabile una maggiore diffusione di questi mezzi nei prossimi anni. Il cittadino pretende una maggiore partecipazione alla politica e la rete rappresenta lo strumento per essere aggoirnato delle attività del politico e per rimanere in comunicazione con questi. E’ auspicabile che il politico risponda all’email dei cittadini, altrimenti in mezzo di comunicazione diretto, come internet, può ritorcersi contro. E’ altresì auspicabile che non solo le più giovani generazioni ma anche le persone più mature imparino a comunicare tra di loro e con i politici attraverso la rete.

Come si rafforza la democrazia?

Riduzione dell’età per il voto. Oggi i giovani sono molto insoddisfatti a causa della stampa scandalistica che li definisce “giovani delinquenti” o “bamboccioni”. Abbassare l’età di voto migliorerà la maturità nei giovani. Anche l’età della maggioranza è incoerente. A 16 anni si è in grado fare le stesse cose del diciottenne. Con la crescita di una serie di organizzazioni giovanili democratiche, si potrà abbassare l’età di voto.

Abbassare l’età per votare

Il politico sarà costretto ad affrontare  gli interessi e le problematiche dei giovani, come la droga, l’alcol, la scuola, lo sport, la cultura, il divertimento e tutti gli interessi giovanili che sono sempre più ignorati portando a una generazione dimenticata.

È inammissibile dire che i giovani di 16 anni sono immaturi e ignoranti. Non si sembra che attualmente sia negato il diritto di voto agli adulti ignoranti.

Abbassando l’età per votare i giovani rafforzano i loro interessi nella politica. Questo porta a un più forte impegno politico come un’altra porzione della società che partecipa alla politica.

La partecipazione rafforza la democrazia.

Democrazia e partecipazione

Le anime morte – Gogol

“Il biondo era uno di quegli uomini, nel carattere del quale si nota, a tutta prima, una certa forza di resistenza. Non si è ancora riusciti ad aprir bocca, che già sono pronti a discutere e sembra che non s’accorderebbero mai con quanto è nettamente contrario al loro modo di pensare, che non direbbero mai intelligente una persona stupida e che, in particolare, non consentirebbero mai a fare la volontà altrui; e va sempre a finire, invece, che nel loro carattere si rivela una certa cedevolezza, che consentono a fare proprio quel che si erano rifiutati di compiere, che definiscono intelligenti le cose stupide, e poi si mettono a esaudire così bene la volontà altrui che meglio non si potrebbe; in una parola, cominciano come colpi di cannone e finiscono come flauti”
“Sempre e ovunque nella vita, così fra la dura, ruvida, povera e sudicia gente dei ceti inferiori come fra quella fredda, monotona e noiosamente accurata delle classi elevate, almeno una volta l’uomo incontra sul suo cammino un’apparizione diversa da quanto ha veduto fino allora e che, almeno per una volta, desta in lui un sentimento diverso da quelli che è destinato a sentire per tutta la vita”

“Ogni popolo, poichè reca in sé il segno delle proprie forze, colmo delle facoltà creative del suo proprio spirito e delle proprie splendenti caratteristiche e degli altri doni di Dio, si è a suo modo distinto con una particolare loquela. QUalsiasi concetto esprima, rivela nell’espressione usata un aspetto del carattere nazionale. Perspicacia e saggio intendimento della vita rivela la loquela britannica; con lieve eleganza brilla e si disperde l’effimera parola francese; ingegnosamente escogita la sua, secca ed acuta, non a tutti accessibile, il tedesco; ma non c’è parola che abbia lo slancio ardito, che scaturisca dal fondo del cuore, che ferva e palpiti di vita, quanto una parola russa detta a proposito”

“Ora, invece, mi avvicino indifferente ad ogni villaggio sconosciuto e ne guardo indifferente il comunissimo aspetto: non appare più invitante al mio sguardo, ormai freddo. Non ho più voglia di ridere e quel che avrebbe suscitato, negli anni trascorsi, un vivace moto del mio viso e risate e interminabili discorsi, ora scivola via e le labbra immobili serbano un silenzio indifferente. Oh, mia giovinezza, oh mio passato candore!”

“Tutto può essere vero, tutto può accadere in un uomo. Colui che è ora un giovane ardente si ritrarrebbe inorridito alla vista di se stesso vecchio. Prendete con voi, quando uscite dai teneri anni giovanili e vi incamminate verso la rude maturià che indurisce, prendete con voi tutti i moti gentili dell’animo, non abbandonateli lungo il cammino, non potreste più ritrovarli! Minacciosa, terribile è la vecchiaia che avanza e non restituisce mai nulla. La tomba è più misericordiosa, sulla tomba è scritto “Qui è sepolto un uomo”, mentre nulla si può leggere nei freddi insensibili lineamenti di una disumana vecchiezza”

“Poichè il giudizio dei contemporanei non riconosce come siano egualmente belle le lenti che guardano il sole e quelle che ci mostrano i movimenti degli insetti invisibili”

“A chi può mai importare se se la intendono compare e comare?”

“le donne…sono un argomento, che è semplicemente inutile parlarne! E a provarsi a dire o a rendere tutto ciò che passa sui loro visi, tutti quei riflessi, quei cenni…non si dice e non si rende proprio niente! I loro soli occhi sono già un regno così vasto che, se un uomo ci entra, non lo si ritrova mai più! Non c’è gancio, non c’è mezzo che valga a trarlo fuori!”

“Su quel campo nebuloso, buttato giù alla meglio, si stagliavano chiari e ben definiti doltanto i lineamenti dell’affascinante biondina: il visino ovale e pieno, il vitino sottile sottile, come hanno le collegiali da pochi mesi uscite di collegio, il bianco semplice vestito che, con levità e grazia, segnava in ogni parte le giovani membra ben formate, facendole spiccare in linee purissime. Sembrava che ella somigliasse ad una statuetta, nitidamente scolpita nell’avorio; ella sola biancheggiava e spiccava, limpida e chiara tra la folla torbida e opaca”

“Russia! Russia! Ti vedo, da questa mia stupenda, meravigliosa lontananza, io ti vedo: sei povera, sterminata, inospite; tu non rallegri lo sguardo né incuti rispetto con le ardite meraviglie dell’arte: tu non hai città fatte di alti palazzi, ricchi di finestre, piantati nella roccia, non hai alberi e tralci d’edera pittoreschi, radicati nelle case, fra lo scroscio e l’eterno pulviscolo delle cascate: il capo non si volge indietro a guardare i massi di pietra accumulati senza fine ad altezze vertiginose sopra di noi; non brillano attraverso le file scure degli archi sovrapposti, coperti di vite, d’edera e d’innumerevoli rose selvatiche, non brillano in lontananza gli immutabili profili dei monti che si levano scintillanti nel limpido cielo d’argento. Tu, mia Russia, sei tutta aperta, desolata, uniforme pianura. Come grumi di punti scuri, come impercettibili segni, stanno, fra le pianure, le tue basse città: nulla che seduca, che incanti lo sguardo. Ma quale misteriosa incomprensibile forza attrae l’animo a te? Perchè sento senza tregua risuonare negli orecchi la tua malinconica canzone che echeggia, da un mare all’altro, attraverso la tua immensità? Cosa dice la tua canzone? Che cosa, nella sua voce, chiama, singhiozza e stringe il cuore? Quali suoni mi baciano l’anima e vi penetrano dolorosamente, volgendosi attorno al mio cuore? Russia, cosa mi chiedi? Qual è il segreto inafferrabile vincolo che ci lega? Perchè mi guardi così e perchè tutto in te mi rivolge occhi colmi d’attesa?… Ancora pieno di stupore, resto immobile, ma già sopra il mio capo pende una nube minacciosa, gravida di future tempeste, e il pensiero tace dinnanzi alla tua immensità. Cosa mai va profetizzando questa tua distesa sconfinata? Forse qui, in te, nasceranno pensieri infiniti, perchè tu stessa sei infinita; forse qui sorgeranno epici eroi, perchè in te troveranno spazio per muoversi e agire… Minacciosa, la tua possente vastità mi conquista, si ripercuote nel più profondo del mio cuore con una forza terribile; di un potere sovrannaturale sono stati illuminati i miei occhi… Oh quale splendente, meravigliosa distesa ignota al mondo sei tu, mia Russia!”

“Quanto di strano, di attraente, di travolgente e di meraviglioso è nella parola viaggio! E come è bello, esso stesso, il viaggio!”

“Saggio è colui che non abborre da nessun carattere ma, penetrando in esso con lo sguardo fatto acuto dall’esperienza, lo studia fin nelle cause prime: tutto nell’uomo muta rapidamente; in meno di un volger d’occhi, gli è cresciuto nell’intimo un verme temibile, che ne sugge con assoluto potere i succhi vitali”

“Innumerevoli come le sabbie del mare sono le passioni umane. Tutte dissimili, le basse come le nobilissime, sono all’inizio soggette all’uomo, per diventarne soltanto di poi le inesorabili dominatrici”

“…quello spirito superiore, che sa non ridere, ma sopportare ogni beffa, cedere allo sciocco senza irritarsi, non andare fuori di sé mai e mantenere una calma orgogliosa nell’animo imperturbabile”

“Ma la gioventù è già felice perchè ha dinanzi a sè l’avvenire”

“…viaggio anche per me stesso: poichè conoscere il mondo, le vicende turbinose della gente, qualunque cosa se ne possa dire, è come un libro vivente, una seconda scienza”

“prendi tu stesso in mano la vanga, fa lavorare tua moglie, i figli, la servitù di casa; muori…ma sul lavoro! Almeno morirai facendo il tuo dovere e non a tavola, ingozzandoti come un maiale”

“L’esempio è più forte delle buone regole”

“Tutto l’essere suo era sconvolto e intenerito. Si fonde anche il platino, il più duro dei metalli, quello che più di ogni altro resiste al fuoco; quando la fiamma si ravviva sotto il crogiolo, soffiano i mantici e il fuoco sviluppa un insopportabile calore, il metallo ostinato imbianca e si fa liquido; così anche l’uomo più fermo cede, nel crogiolo delle sventure, quando queste, vieppiù crescendo, nebruciano, col loro fuoco irresistibile, l’indole indurita…”

“Eccellenza, chiunque sia l’uomo che voi chiamate un furfante è pur sempre un uomo. Come si fa a non difendere un uomo, quando si sa bene che la metà delle sue colpe sono da imputarsi alla sua ignoranza, alla sua rozzezza? Noi commettiamo delle ingiustizie ad ogni piè sospinto e ad ogni minuto siamo causa delle sciagure altrui, pur senza avere cattive intenzioni.”

“Bisognerebbe sempre prendere in considerazione gli antefatti della vita di un uomo, perchè, se non si esamina ogni cosa a sangue freddo, e fin dall’inizio ci si mette a gridare, non si fa altro che spaventare il colpevole, senza ottenerne una piena confessione; ma, quando lo si interroga con simpatia, da fratello a fratello, egli stesso rivela tutto, non chiede neppure che gli venga mitigata la pena, né si inasprisce contro alcuno, perchè vede chiaramente che non sono io, uomo, a punirlo, ma la legge”

“Anche l’uomo peggiore, il più indegno ha vivo il senso della giustizia; forse potrà non averlo un ebreo, ma un russo mai…”

“So che con nessun mezzo, nessuna minaccia, nessun castigo si può sradicare il male: esso ha ormai messo troppe profonde radici. La disonestà di accettare la bustarella è divenuta una necessità, anche per gente non nata per essere corrotta”

Le anime morte – Gogol

Come mai le donne amano Cinquanta sfumature di grigio

È il più veloce-seller per adulti di tutti i tempi – ed è molto appropriato per adulti. Perché milioni di donne siano state sedotte da Cinquanta sfumature di grigio non è dato sapere.

È inutile negare che ci sia qualcosa di importante qui: EL James ha venduto 31 milioni di copie della sua trilogia Cinquanta sfumature di grigio, Cinquanta sfumature di neroCinquanta sfumature di rosso tramite il suo editore inglese, Random House, in 37 paesi. In sei mesi. È il più veloce-seller di tutti i tempi che non sia Harry Potter”. Ma il suo contenuto è, naturalmente, per adulti.

La trilogia racconta di Anastasia Steele, che si innamora di Christian Grey, un giovane miliardario tormentato che ama il sesso e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili. Lei deve imparare a condividere lo stile di vita di Grey senza sacrificare la sua integrità e indipendenza; lui deve superare la sua ossessione per il controllo lasciandosi alle spalle i tormenti che continuano a perseguitarlo. Le cose tra di loro evolvono rapidamente: Ana diventa sempre più sicura di sé e Christian inizia lentamente ad affidarsi a lei, fino a non poterne più fare a meno. In un crescendo di erotismo, passione e sentimento, tutto sembra davvero andare per il meglio. Ma i conti con il passato non sono ancora chiusi… In circostanze normali, sarebbe difficile arrivare così velocemente e pedissequamente al sesso, ma qui, l’elemento dominante è inteso come una scorciatoia. Grey è interessato solo a una posizione dominante/rapporto sottomesso. Steele vuole solo un ragazzo normale. Dopo 1.600 pagine di questa roba, lo saprete anche voi come finirà. Sto cercando di essere gentile. Non posso farne a meno.

L’elemento inatteso della narrativa erotica è in gran parte nell’immaginazione, e una volta che la gente l’ha letta, si sente felice di discuterne apertamente. Il successo di Cinquanta sfumature è avvenuto grazie al passaparola delle donne che ne hanno fatto nel mondo un vero e proprio cult. Dove si posiziona la letteratura erotica? Finora è stata regalata a un piccolo numero di lettori.

La cultura alta e la cultura bassa si sono sempre scontrate. È accettabile che uno legga Il Sole24 ore e poi guardi Il Grande Fratello in tv, legga José Saramago e poi Fabio Volo. Forse è in atto una piccola rivoluzione, iniziata con la grande diffusione di Cinquanta sfumature.

No, c’è di più di quello che ho scritto. In primo luogo, le scene di sesso sono così difficili da scrivere; sicuramente è più facile fare sesso. Così come è difficile scrivere una storia infarcita di sesso, è ancora più difficile descrivere una storia intervallata da dettagli sessuali espliciti. Nell’atto stesso di descrivere il sesso, si crea una scena sessuale straziante. Il sesso non è un palliativo e EL James ha fatto la sua sexy figura, ma tra i marziani. Difficile credere che i libri siano piaciuti a qualcuno. Che sia un lunatico e basta? Scusi di tutto Flaubert. Non s’offenda, Madame Bovary.

Come mai le donne amano Cinquanta sfumature di grigio