Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

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Il tuo libro non dovrà essere troppo lungo né avere una copertina cartonata e troppo lucida per le tue mani unte di olio solare o cadrà a faccia in giù nella sabbia. Questo libro dovrà essere abbastanza maltrattabile, senza che risulti troppo debole nell’incollatura del dorso perché non si disintegri prima di leggerlo.

Ancora più importante, il soggetto non può essere troppo cupo. Abbiamo bisogno di qualcosa che ti faccia immergere nella storia mentre stai strizzando un occhio contro il sole e il tuo cappello non copre abbastanza i tuoi occhi e sostieni il libro con il gomito sospeso, indolenzito e appiccicoso di sudore. La tua attenzione è facilmente distratta da una partita di pallavolo nelle vicinanze mentre, in vicinanza, conversazioni vagano, passando e svanendo; da un uomo dagli occhi tristi che arranca verso di te con perline colorate o custodie per telefoni cellulari che insiste per dargli almeno un euro. Gli schiamazzi dei bambini sulla battigia e un elicottero che sorvola la spiaggia. Quindi è necessario che i personaggi del tuo libro siano facilmente riconoscibili e abbastanza diversi per essere interessanti; i punti di vista devono essere chiari e stimolanti abbastanza per tenerti sveglio, ma non troppo allarmato; un ambiente che sia facilmente accessibile e, preferibilmente, attraente, e una trama avvincente.

Se sei un turista, nella lettura di un libro in una spiaggia turistica, la realtà e la finzione si fondono in una nebbia di piacere di festa, animate dal brivido di nuove esperienze e linee di profumi locali. Nei tuoi sogni e nelle tue sieste, due mondi si fondono in una dimensione che non è né reale né del tutto immaginaria.

Come può fare uno scrittore fornire per te?

Le vacanze si prestano meravigliosamente alla narrativa. Quando uno scrittore va con te in vacanza, è come se uno spettacolo speciale da sfruttare sia stato messo in scena per te. L’impostazione è ben delineata, una spiaggia con le palme sullo sfondo; un ristorante illuminato da una pista da ballo; una strada costiera tortuosa, coperta di fiori con le scogliere su un lato, e l’abisso dall’altro. Ma a volte c’è veleno nel paradiso – fatiscenti alberghi e black-out; squali e pirati; omicidi e colate di cemento…

Le vacanze hanno una struttura che rende facile la presa, e sono state utilizzate da molti scrittori per descrivere un numero infinito di crimini nei romanzi. L’inizio è l’arrivo; il lettore prende familiarità con la posizione, allo stesso ritmo rilassato come i personaggi di fantasia, ma nella seconda settimana o negli ultimi giorni diventa più urgente estrarre ogni goccia di piacere e di interesse da parte del viaggio. È facile stabilire la base sicura di una routine quotidiana e costruire un mondo fantastico – una festa, una tempesta, anche la luna piena ci sarà, perché ciò sarebbe passato inosservato nella normale vita quotidiana. Poi, se tutto va bene, il ritorno a casa potrebbe avere un senso di realizzazione o se sono state sollevati dei dubbi, un senso di disillusione. O non ci sarà alcun ritorno a casa…

Lo scrittore può giocare con i suoi personaggi perché diventino i compagni dei tuoi giorni sulla spiaggia o sul bordo di una piscina. È meglio non resistere alla tentazione di terminare la lettura perché diventi irresistibile godere di un bel mare innocente quando tanto sangue si è versato nel tuo thriller. Ciò ti appaga e rappresenta l’estasi di giornata troppo calda. Una birra gelata o una fetta di anguria coronano la soddisfazione di conoscere finalmente l’assassino, quel personaggio che non avresti mai sospettato.

Lo scrittore può mantenere il vero mondo come fanno i bambini con la costruzione di un castello di sabbia o, in mancanza di un aquilone da far volare, serve come mezzo di caratterizzazione per la tua vacanza. Ma (a parte i bambini) ciò che si vede non è quello che si ottiene: le vacanze sono il mondo falso ed effimero di qualche giorno dove tutto e tutte le storie e i patemi d’animo sono nascosti, dove un costume da bagno dà il via a un minor numero di indizi di classe, professione o il gusto di un abbigliamento che normalmente avresti privilegiato. In vacanza si incontrano persone che nel mondo reale non avresti voluto incontrare e ti innamori stupidamente, dai via il tuo cuore troppo e troppo presto perché vorresti recuperare la tua vita in un quadro limitato di tempo. Agisci senza inibizioni; metti a nudo la tua anima dopo aver fatto l’ipotesi che probabilmente mai più incontrerai quella persona di nuovo. Poi accade qualcosa – un crimine, un disastro, un incidente, o forse il tempo cambia. Reagisci, affronti la situazione o forse non fai nulla, sopravvivi o torni al tuo libro dove tragicamente qualcuno muore.

Nel frattempo la gente del posto ti guarda, ma tu non te ne curi perché la trama del tuo thriller continua…

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Dove posso trovare un buon editore?

case-editriciDopo aver completato il vostro manoscritto è necessario tornare indietro e rivederlo. La maggior parte degli autori fa diverse revisioni. L’autore James A. Michener ha detto una volta: Io non sono un grande scrittore, ma sono un grande masterizzatore.
Il passo successivo è una questione di dibattito e letture del vostro testo tra alcuni scrittori o grandi lettori. Alcuni scrittori sono in grado di modificare obiettivamente il proprio lavoro. Qualche beneficio dall’occhio obiettivo di un editor indipendente può essere utile. Se si pensa che si può oggettivamente modificare il proprio lavoro, allora buon per voi. Basta ricordare che oltre il 90% degli autori che tentano di essere tradizionalmente pubblicati sono respinti. Per molti scrittori sarebbe doveroso assumere un editor (o revisore) indipendente. Non solo questi darebbe informazioni preziose per rendere il vostro manoscritto migliore, ma sarebbe in grado di darvi grandi consigli sul mondo dell’editoria. Un editor è un investimento. Vi costerà (anche l’editor è una figura professionale che merita un compenso) ma ricordate, il bravo editor non si limita a correggere la grammatica. Aiuta a migliorare la storia generale. Sottolinea le contraddizioni e le incongruenze e altre cose che possono indebolire una storia. Sa cosa gli agenti e gli editori stanno cercando e sa come aiutarvi in un modo che aumenterà le vostre probabilità di raggiungere un buon risultato.

Una volta che avete un manoscritto rivisto e modificato, cercate un editore che sia specializzato nel vostro genere.

Tenete a mente che le grandi case editrici lavorano solo con gli agenti. Molte delle case editrici più piccole lavoreranno direttamente con lo scrittore, ma a mio parere la maggior parte degli scrittori trarrebbero beneficio dalla presenza di un agente letterario professionale, peraltro molto difficile in Italia per un esordiente.

Non considerate gli editori in base alla posizione geografica. C’è la posta, le e-mail, e il telefono a disposizione quando ne avete bisogno. Non avrete la necessità di incontrare l’agente o l’editore in persona, basta scrivergli.

Compilate una lettera di presentazione, una sinossi ed eventualmente l’incipit o l’intero manoscritto a seconda delle loro linee guida quando spedite il vostro manoscritto.

Non fate l’errore di mettere in copia tutte le case editrici a cui lo avete spedito. Siate professionali e rigorosi. È inutile elencare premi di poco conto ma citate solo quelli più prestigiosi se ne avete vinto qualcuno. E non citate i piazzamenti: conta solo il vincitore.

È estremamente importante la ricerca di un editore onesto con cui lavorate.

Ci sono un sacco di persone poco professionali e ignoranti nel settore editoriale. Persone di case editrici che chiedono soldi per pubblicare: lasciate perdere.

Un altro consiglio è quello di stare lontano da self-publishing. Si tratta di un vicolo cieco quasi ogni volta e non conta come credito di pubblicazione legittimo. Lasciate stare anche le versioni ebook da pubblicare su Amazon: sono rarissimi quelli che riescono a emergere trovando poi un editore che pubblichi il libro.
Nulla nel settore editoriale è assoluto. C’è più di un modo per fare le cose e ognuno ha un parere diverso. Ecco perché è importante prendere decisioni importanti sul proprio lavoro. Solo voi sapete che cosa è meglio per voi. Educate voi stessi prima di prendere qualsiasi decisione perché aumenterà le possibilità di essere pubblicati. Provate a prendere una scorciatoia e seriamente diminuirete le vostre probabilità. Diventare un autore pubblicato tradizionalmente è un’arte in sé. Non compromettete con la fretta il vostro manoscritto. La fretta fa danni. Se si agisce in fretta il vostro manoscritto finirà nei rifiuti.

Dove posso trovare un buon editore?

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

Israel_Palestine-300x187Chiunque sia coinvolto nell’arte della traduzione sa il delicato equilibrio che esso comporta: rimanere fedeli al testo originale, purché si permetta al lavoro brillare di luce propria nella sua nuova incarnazione. Si richiede anche una conoscenza intima dell’altra cultura. Ma quando la politica predomina sulle culture, l’intero sistema si rompe, e la traduzione può assumere un significato completamente diverso.

A causa di oltre sessant’anni di lotte, le opere degli scrittori di Israele e del mondo arabo non sono stati spesso tradotte nei rispettivi paesi.

Tra il XII e il XIV secolo, le traduzioni dall’arabo in ebraico e viceversa erano frequenti. Poeti ebrei e filosofi nei paesi arabi, come Maimonide, hanno scritto prima in arabo, poi hanno tradotto i loro libri in ebraico. Nel XVI secolo è comparso un dizionario di termini medici in arabo, ebraico e latino.

Oggi, il lungo conflitto tra Israele e paesi arabi ha influito pesantemente sulle traduzioni tra le due lingue semitiche, che ora sono viste da molti con sospetto e diffidenza reciproca.

Il quotidiano israeliano Ha’aretz ha recentemente pubblicato un articolo di un editore tunisino sui negoziati con il traduttore israeliano-palestinese Tayeb Ghanayem per la traduzione delle sue opere israeliane in arabo. L’editore ha rifiutato di essere nominato per motivi di sicurezza personale. Un editore libanese che ha anche rifiutato di essere citato pubblicherà una traduzione in arabo di un romanzo dello scrittore israelo-palestinese Sayed Kashua (che scrive in ebraico) la prossima primavera. Gli editori arabi sono discreti quando si tratta di valutare narrativa israeliana o saggistica, ma che poi pubblicano. E i principali giornali arabi pubblicano regolarmente articoli dalla stampa israeliana.

Ci sono ancora poche anime coraggiose in Israele e nelle regioni arabe che stanno sfidando il tabù in uno sforzo per capire l’“altro”.

In Israele, tuttavia, la situazione è diversa. “Ogni giorno, un lettore di arabo può trovare circa 20 articoli tradotti dalla stampa israeliana. Sarebbe difficile per il lettore israeliano trovare un pezzo tradotto [dall’arabo] ogni 20 giorni” ha detto Yael Lerer.

Lerer ha fondato a Tel Aviv Andalus, una casa editrice nel 2000, in cui le culture arabi ed ebree convivevano pacificamente. Andalus era specializzata nella traduzione di letteratura araba in ebraico. Lerer sosteneva che, anche se Israele si trovava nell’epicentro del mondo arabo, gli israeliani, in generale, non erano esposti alla letteratura araba. Diversi autori illustri e poeti come Mahmoud Darwish e Mohamed Choukri, Hanan al Shaykh, Huda Barakat e Elias Khoury hanno accettato di essere tradotti in ebraico.

Eppure Lerer è stato recentemente costretto a interrompere le pubblicazioni; Andalus non vendeva abbastanza libri per rimanere in vita. Lerer attribuisce questo a una mancanza di interesse da parte della popolazione di Israele. Tra il 1930 e il 2000, ha detto Lerer, solo 32 romanzi sono stati tradotti dall’arabo in ebraico.

La traduzione è stata il ‘modus operandi’ di Andalus. In un’intervista nel 2004 Lerer, che parla correntemente l’arabo, ha dichiarato: “L’ebraico e l’arabo sono molto simili. La qualità delle maggior parte delle traduzioni – non solo letterarie, ma anche giornalistiche – è scadente perché la traduzione in ebraico di solito si attiene troppo strettamente al testo arabo. Una frase in arabo può essere espressa in ebraico esattamente con la stessa struttura della frase, ma il risultato stilistico è scarso; l’ebraico suona antiquato e artificiale. Il nostro obiettivo era una traduzione vera e propria. Ciò significa che quando un testo di Mohamed Choukri è tradotto in ebraico, il risultato dovrebbe suonare come se Choukri stesso avesse scritto il testo in ebraico. Dovrebbe essere in ebraico moderno con le caratteristiche dell’arabo di Choukri. Il problema è che molta poca traduzione è fatta dall’arabo in ebraico, quindi non ci sono traduttori professionisti che hanno una vasta esperienza pratica a cui attingere. Tutti i traduttori con cui lavoriamo in realtà hanno altre professioni.”

Una famosa traduttrice scrive: “Le lingue sono molto vicine, ci sono somiglianze nel vocabolario e nella grammatica. L’arabo è una lingua molto ricca, quindi se si vuole giocare con le parole, il linguaggio, la descrizione e le metafore allora si è in un buon posto. L’ebraico ha meno aggettivi quindi bisogna stare attenti. Si deve lavorare di più per trovare qualcosa che corrisponda. È parte della sfida.”

In Israele, è un problema importare libri in arabo o farli passare la dogana. I traduttori dall’ebraico all’arabo sono giudei che erano immigrati in Israele dai paesi arabi, come nel caso di Sami Michael, che ha tradotto la trilogia di Nagib Mahfuz nel 1980. Ma anche gli israeliani palestinesi costituiscono una gran parte di questi traduttori e spesso traducono da entrambe le lingue. Hanno il vantaggio aggiunto di avere una conoscenza profonda di entrambe le culture, un ingrediente essenziale per una buona traduzione. Uno dei traduttori più noti è Anton Shammas, ora con sede negli Stati Uniti, che ha tradotto di Emile Habibi La vita segreta di Saʿīd, il Pessottimista, un romanzo satirico sulla vita di un israeliano palestinese.

L’autore palestinese e traduttore Ala Hlehel scrive: “Ho deciso nel mio primo anno di università di studiare ebraico. Ho pensato che conoscere la lingua ebraica mi avrebbe dato più potere come persona e come parte della minoranza arabo-palestinese in Israele. Mi sono abbonato al giornale Ha’aretz, ho cominciato a leggere letteratura ebraica e controllarne la lingua. Quando ho iniziato a tradurre dall’ebraico all’arabo sono arrivato alla conclusione che avevo bisogno di conoscere la cultura israeliana di più. È possibile tradurre le parole con l’aiuto di un dizionario, ma è necessario conoscere la cultura, al fine di tradurre lo spirito esatto del testo.”

Hlehel ammette che la sua relazione con l’ebraico è molto complessa: “Sono consapevole del fatto che la lingua ebraica usata per dare ordini militari per bombardare i palestinesi a Gaza è la stessa lingua che Hanoch Levin, Natan Zach e Yeshayahu Leibowitz utilizzano. Si tratta di un rapporto molto complicato, in qualche modo misterioso per me…”

Un altro modo in cui la politica ostacola l’arabo e le traduzioni in ebraico è il concetto di “normalizzazione” tra paesi arabi e Israele o tra palestinesi e israeliani.

Nel 2000, quando il ministro israeliano della Pubblica Istruzione annunciò che voleva includere due poesie di Mahmoud Darwish nel programma della scuola superiore, scatenò un putiferio, al punto tale che l’allora primo ministro, Ehud Barak, affermò: “La società israeliana non è matura per studiare Darwish.”

A Yael Lerer erano fin troppo familiari i problemi di “normalizzazione” quando ha fondato Andalus, e si rese conto che la maggior parte degli autori egiziani non voleva che la loro opera fosse tradotta in ebraico. Ma un intero altro gruppo di autori arabi ha concesso i propri diritti di pubblicazione gratuitamente. Lerer disse che “riconosceva i pericoli di creare un falso senso di “pacificazione” e “dialogo” per mezzo della “normalizzazione”. La traduzione di letteratura araba in ebraico è un mezzo per resistere all’occupazione, rendendo la lingua araba e la sua cultura presenti nella vita quotidiana di Israele forme di resistenza all’occupazione.

Molti intellettuali e autori arabi, gran parte di loro egiziani, si rifiutano di vendere i propri diritti di case editrici israeliane. Questo porta spesso alla pirateria, come nel caso del bestseller di Ala al-Aswani, Palazzo Yacoubian.

Lo scorso anno, l’organizzazione con sede a Gerusalemme, il Centro israelo-palestinese per la Ricerca e l’Informazione ha pubblicato in ebraico il romanzo di al-Aswani sul suo sito web. L’organizzazione non ha chiesto il permesso ad al Aswani, affermando che “la questione è che il diritto degli israeliani a leggere quel libro era superiore al suo diritto d’autore.”

Comprensibilmente, al-Aswani si è arrabbiato molto.

Ma la stessa questione della pirateria nel nome della “cultura” si verifica anche in Egitto.

Un autore e traduttore che ha studiato l’ebraico al Cairo dice di aver tradotto un libro dello storico israeliano Idith Zertal senza il suo permesso per una casa editrice egiziana.

“Tradurre la letteratura e gli scritti israeliani di per sé non è un tabù. Il tabù è trattare con le case editrici israeliane, dal momento che questo è considerato “normalizzazione con il nemico”. Ma ci sono delle opzioni. Uno di queste è la versione illegale, che è la migliore di una cattiva soluzione.”

Nel 2009 Eltoukhy, che ha tradotto dall’ebraico numerosi libri e una raccolta di poesie, ha iniziato un blog in arabo dedicato alla letteratura israeliana. Egli aggiunge settimanalmente nuovi testi, e finora ha tradotto circa cento autori israeliani, anche se, per la maggior parte senza il loro permesso.

“Penso che tradurre la letteratura israeliana sia molto importante per noi, come arabi, per due motivi: bisogna penetrare l’ignoranza araba su Israele. Sappiamo solo alcuni nomi come Amos Oz e David Grossman, e spesso non abbiamo letto nemmeno le loro opere. Si tratta di sapere tutto per combattere l’ignoranza. Ci sono anche ragioni politiche: abbiamo bisogno di sapere di più sul paese, sulle tendenze dei suoi scrittori, dobbiamo conoscere le ali di destra e di sinistra. Traduco tutti sul mio blog. Emotivamente mi trovo vicino alle visioni degli scrittori di sinistra, come Yitzhak Laor, Aharon Shabtai, Khanokh Levin, Almog Behar, e un grande pensatore come Ella Shohat, ma traduco tutti i tipi di testi, compresi quelli che non hanno significato politico. Dovremmo sapere di più su tutti i tipi di scrittura. Ogni giorno scopro un nuovo scrittore che non conoscevo prima, e questo è incredibile”.

Acquisire conoscenze su un’altra cultura è essenziale per Ramallah Madar, il forum palestinese per gli studi israeliani, che ha un’unità di traduzione e di pubblicazione.

Honaida Ghanim, un israeliano palestinese con un dottorato in sociologia presso l’Università Ebraica è il direttore di Madar. Madar acquista il diritto d’autore dagli editori israeliani e generalmente pubblica quattro libri all’anno tradotti in arabo. Madar pubblica libri soprattutto politici e sociologici e occasionalmente di narrativa, come i racconti di Oz Shelach.

Si può sperare che verrà un giorno in cui le traduzioni dall’arabo all’ebraico e viceversa riprenderanno. Come Edith Grossman ha scritto nel Perché materia di traduzioni “La traduzione afferma la possibilità di una coerente esperienza unificata della letteratura nella molteplicità del mondo delle lingue. Allo stesso tempo, la traduzione celebra le differenze tra le lingue e le molte varietà dell’esperienza umana e della percezione che possono esprimere. Non credo che questa sia una contraddizione. Piuttosto, testimonia il comprensivo abbraccio tra letteratura e traduzione”.

Arabi ed ebrei: la politica della traduzione letteraria

La buona scrittura

Qual è la differenza tra scrivere male e bene?

Quanto è importante per uno scrittore essere in grado di discernere la differenza tra il bene e il male nella scrittura?
Alcuni scrittori non si occupano della qualità. Nel mondo fai-da-te di oggi, la qualità gioca un ruolo di secondo piano rispetto alla quantità. Chi se ne frega se i tuoi libri sono pieni di errori di battitura, grammatica e la trama è povera finché hai pubblicato e hai fatto un po’ di soldi?
Lettori, abbiate cura. Agenti, editori e revisori, abbiate cura. Scrittori, con un mucchio di libri mal scritti e un sistema di commercializzazione stellare, il vostro lavoro non sarà preso sul serio. Non è improbabile che sia possibile rendere grande un libro scrivendo male. Succede, ma non accade spesso. Migliore sarà la scrittura, maggiore sarà le possibilità di garantirsi un pubblico e una carriera.

Le caratteristiche della buona scrittura

Quindi, cos’è che costituisce la buona scrittura? Le opinioni in materia variano notevolmente. Ci saranno diverse caratteristiche che rendono buona la narrativa come buone la poesia o la saggistica. Si può fare un elenco generale delle caratteristiche di buona scrittura (in nessun ordine particolare):
1. Chiarezza e concentrazione: Nella buona scrittura, tutto ha un senso e non si deve costringere i lettori a perdersi o a rileggere i passaggi per capire cosa sta succedendo. Incentrate la scrittura in un’idea centrale senza prendere troppe tangenti.
2. Organizzazione: Un brano di scrittura organizzato è non solo chiaro, ma è anche presentato in un modo che è logico ed esteticamente gradevole. Si possono raccontare storie non lineari o inserire la vostra tesi al termine di un saggio e farla franca finché le scene o le idee sono ben ordinate.
3. Idee e temi: qual è il tema in questione? La vostra storia è completa di temi? Può il lettore visualizzare la tua poesia? Un brano di scrittura è da considerare ben realizzato quando contiene idee e i temi sono chiaramente identificabili.
4. Voce: Questo è ciò che vi distingue da tutti gli altri scrittori. È un modo unico di infilare parole insieme, formulare idee, e le relative scene o immagini da consegnare al lettore. In ogni brano di scrittura, la voce deve essere costante e identificabile.
5. Linguaggio (parola scelta): Gli scrittori non possono mai sottovalutare o non apprezzare gli strumenti più preziosi: le parole. La buona scrittura include scelte di parole precise e accurate e frasi ben realizzate.
6. Grammatica e stile: Molti scrittori sorvolerebbero su questi punti, ma per un brano da considerare buono (per non parlare di grande), si deve seguire le regole della grammatica (e rompere queste regole solo quando c’è una buona ragione). Lo stile è anche importante per garantire che un brano sia chiaro e coerente. Assicurarsi di avere un libro di grammatica e una guida di stile a portata di mano.
7. Credibilità: Nulla dice che una cattiva scrittura è ottenuta da fatti sbagliati o travisati. Nella narrativa, la storia deve essere credibile (anche se è impossibile), e in saggistica, un’accurata ricerca può creare o distruggere uno scrittore.
8. Stimolante ed emotivamente stuzzicante: Forse la più importante qualità della buona scrittura è come il lettore risponde a essa. La lettura dà una prospettiva fresca e nuove idee? Il lettore chiude l’ultima pagina del libro con le lacrime agli occhi o un senso di vittoria? Ciò che determinerà il vostro successo come scrittore è come i lettori reagiscono al vostro lavoro.
Una menzione d’onore va all’originalità. Tutto è stato fatto prima, così l’originalità è un po’ arbitraria. Tuttavia, mettere insieme vecchie idee in modi nuovi e creare un remix delle migliori è un’abilità che vale la pena di sviluppare.
Perché avete bisogno di conoscere la differenza tra buona e cattiva scrittura
Per scrivere bene, uno scrittore deve essere in grado di riconoscere la qualità in un brano di scrittura. Come si può valutare o migliorare il proprio lavoro se non si può riconoscere la differenza tra scrivere mediocre e buona nel lavoro altrui?
Scrivere è anche una forma d’arte e quindi è soggetta al gusto personale. Si può leggere un libro e averlo in antipatia, ma riconoscere che la scrittura era buona. Avete mai letto un libro e amato la storia, ma sentire che la scrittura era debole?
Uno scrittore dovrebbe essere in grado di articolare perché un brano di scrittura può avere esito positivo o negativo, e uno scrittore dovrebbe anche essere in grado di riconoscere le qualità in un brano anche quando non è di proprio gusto. Queste abilità sono particolarmente necessarie quando gli scrittori stanno rivedendo o criticando il lavoro di altri scrittori e durante la revisione, l’editing, la correzione di bozze e il proprio lavoro.

La buona scrittura

Il futuro del libro: da Gutenberg agli e-reader

gutenberg-pressIl pensiero attuale è che siamo nel bel mezzo di una nuova rivoluzione in editoria al pari di quella lanciata da Johannes Gutenberg più di  500 anni fa. Questa volta è Internet, non la stampa, che sta portando il cambiamento e una rottura senza precedenti per il nostro modo di creare, distribuire e leggere libri. In realtà, Gutenberg è anche stato ufficiosamente adottato come patrono dell’industria informatica, e gli stessi tipi di persone che sono disposti a parlare di una “terza rivoluzione industriale” sono anche presumibilmente disposti a discutere con Jeff Bezos di Amazon che ci ha portato il Kindle, come di un nuovo Gutenberg dell’era digitale.

Ma l’esperienza di lettura di un libro quanto è realmente cambiata nella passata generazione – o, del resto, fin dall’età di Gutenberg?

Apparentemente l’industria dell’editoria sembra essere in un periodo di rottura senza precedenti – forse la più grande rottura dall’età di Gutenberg. Ora sempre più consumiamo e-book su telefoni cellulari, sugli e-reader e sui tablet, e consumiamo più tipi di contenuti rispetto al passato. Scarichiamo i libri da Internet piuttosto che comprarli nelle librerie indipendenti e in quelle di catena. E stiamo trovando nuovi modi innovativi per pubblicare e distribuire i libri che sconvolgono gli intermediari (il distributore e/o il libraio), creando in tal modo del tutto nuovi legami tra autore e lettore sia emotivi sia economici.

Tuttavia, il futuro della lettura appare ancora simile al passato della lettura.

La ragione è che, anche se il cambiamento tecnologico continua ad accelerare a un ritmo esponenziale, noi, come lettori, siamo in grado di cambiare a un ritmo lineare. In breve, il cambiamento tecnologico è rivoluzionario, ma il cambiamento umano è evolutivo. L’esperienza della lettura, l’amore della narrazione, e il desiderio di nuove storie sono stati cablati nel nostro DNA, e c’è molta poca tecnologia che può farci cambiare radicalmente, altro che ri-cablaggio del nostro cervello. Lo stesso Bezos, fondatore di Amazon, ha osservato che “Se la natura umana non cambia, neanche il cervello umano cambia”.

Questo potrebbe spiegare perché la prima incursione di Apple nel vendere e-book sul suo iPad ha presentato una visione scheumorfica della lettura. I libri sono stati presentati come tomi con copertine impressionanti, librerie che appaiono in legno grezzo, e anche la sensazione fisica di trasformare una pagina è stato resa con un’animazione unica digitale. I lettori sembrano acquistare l’idea che la lettura di un e-book su un tablet non dev’essere fondamentalmente diversa dalla lettura di un libro tradizionale, in modo che i lettori potessero personalizzate i reader di e-book con cover colorate e hanno trovato modi creativi per creare “librerie” per i loro e-book. Come lettori, abbiamo bisogno di tempo per adattarci, sebbene in questi mesi sia evidente l’obsolescenza dello scheumorfismo rispetto al trend del momento, il flat design. E si è a lungo dibattuto sull’opportunità per Apple di abbandonare il passato – spesso caratterizzata anche da eccessi visivi – per tornare sulla via del suo proverbiale minimalismo con il nuovo sistema iOS 7. In passato, soprattutto agli albori della tecnologia consumer, questa metodologia si era rivelata decisamente funzionale: l’uomo “tecnologicamente” delle caverne necessitava di un ambiente familiare, di essere guidato passo per passo nella modernità: un calendario virtuale solo se avrà le fattezze di un taccuino, un orologio solo se ne vedrà le lancette, una libreria virtuale solo se dotata di ripiani in legno. Oggi si eliminano gli effetti glossy, si estinguono le ombreggiature, si vietano pelli-pellicce-moquette virtuali e qualsiasi altro fronzolo non necessario. Il design si fa semplice, quasi impercettibile, e smette di distrarre l’utente.

ibooks-appleSe si prende per un lungo periodo la visione antropologica della lettura – si può osservare come la gente legga e quali vari comportamenti si associano con i libri nel tempo – si può affermare che non molto è cambiato negli ultimi 500 anni dall’invenzione dei caratteri mobili e della stampa di Gutenberg. Le innovazioni tecnologiche che oggi abbiamo sono esistite in un’altra forma nel passato. La possibilità di annotare i nostri e-book, per esempio, risale all’antica pratica di mettere le note a margine dei libri stampati.

Il che potrebbe significare che il futuro dell’innovazione nel settore dell’editoria ha meno a che fare con il “miglioramento” dei libri tramite la tecnologia digitale – cioè la trasformazione in piattaforme multimediali interattive – e più a che fare con le associazioni emotive e psicologiche create dai libri.

Quando gli innovatori tecnologici saranno in grado di assimilare la “sensazione di calore” in un oggetto fisico diverso da un libro, potremo davvero parlare della prossima rivoluzione di Gutenberg.

Il futuro del libro: da Gutenberg agli e-reader

Si può giudicare un libro dalla copertina?

copertine-libriCharles Dickens, parlando della copertina di un libro, disse che ci sono libri le cui copertine sono di gran lunga le parti migliori. È bene giudicare un libro dalla copertina? Perché le persone dovrebbero consigliare un libro solo dalla sua copertina? È chiaro che non si deve giudicare il valore di qualcosa basandosi esclusivamente sulle apparenze.

Nella vita in generale, questo è un buon consiglio. Le apparenze possono ingannare. Prima di poter dare un giudizio sul valore di qualcosa o se ne vale la pena, è necessario prendere il tempo necessario per indagare più a fondo. Prendetevi il tempo di uno sguardo più attento. Potreste essere sorpresi da ciò che si trova.

Alcuni pensano che le copertine dei libri possano identificare un genere. Si presuppone che un thriller, correlato di copertine colorate, sia emozionante. Allo stesso modo, libri con coperture noiose si rivelino meravigliosi. Ciò non corrisponde al vero molte volte: non si può necessariamente giudicare un libro dalla sua copertina. Se vedete un libro la cui copertina vi intriga, date un’occhiata più approfondita. Forse saprà rivelarsi uno dei vostri preferiti o potrebbe essere un vero disastro, non appena abbiate superato lo “scoglio” di una copertina stupefacente!

Un editore olandese, De Arbeiderspers / AW Bruna Uitgevers, in collaborazione con lo studio di ricerca Neurensics, ha esaminato quali aree del cervello sono attivate per costringere il consumatore ad acquistare un libro. Ai soggetti sono stati mostrati libri di tre generi – commerciale, thriller e letterario, mentre si trovavano nello scanner di una risonanza magnetica. I soggetti sono stati autorizzati a portare a casa un libro di ciascun genere dopo aver completato lo studio. Confrontando i dati di scansione del cervello ottenuti quando i soggetti vedevano le copertine del libro con i “dati di vendita”, cioè di preferenza, i ricercatori sono stati in grado di mappare il collegamento tra l’attività del cervello e il comportamento d’acquisto.

cervelloI risultati sono stati sorprendenti. Le regioni più importanti che innescano il comportamento di acquisto differiscono per ciascuno dei generi studiati, e questi sono stati mappati. Lo studio ha esaminato anche cinque elementi di una copertina di un libro che può influenzare le vendite, come una fotografia anziché un’illustrazione o un titolo collocato in alto anziché in basso. Anche in questo caso gli elementi possono avere effetti differenti basati sul genere letterario.

Questi risultati sono unici nel settore editoriale perché offrono un approfondimento significativo di come e perché i consumatori acquistano i libri. L’influenza di una copertina sulla vendita finale è grande; spesso è l’unico strumento di marketing che aumenta le vendite. Una ricerca sul cervello commissionata dal Gruppo Telegraph Media ha chiarito che anche il marchio offre un valore eccezionale. Anche prima che il consumatore sappia che libro sta per comprare, il cervello ha già fatto la sua scelta. Gli studiosi di Neurensics sono stati in grado di avvalorare questo dato con oltre l’80% di sicurezza.

Un paio di librerie di New York ha fatto degli esperimenti con i propri lettori. Una ha mostrato tutti i libri del genere thriller esibendo sui banchi e sugli scaffali solo la quarta di copertina, cioè il retro del libro. Un altro libraio è stato più audace: ha impacchettato i libri, impedendo ai clienti la visione della copertina, aggiungendo a penna sull’involucro il titolo e alcune righe della trama.

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Questa scelta ha lo scopo di “costringere” il lettore a decidere l’acquisto solo sulla base delle proprie percezioni sensoriali, evitando di lasciarsi influenzare dal marchio (un chiaro vantaggio per i grandi gruppi editoriali), dalla visione della copertina (il senso della vista è annullato, dunque il cervello decide la bontà o meno di un libro solo sulla base degli stimoli derivati dall’analisi della trama).

Si può giudicare un libro dalla copertina?

Comprare libri su Internet

Comprare libri su Internet: ecco come scegliere i siti migliori e acquistarli direttamente dai siti delle case editrici

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Per procurarsi i libri, il primo giro è meglio farlo in biblioteca, è il luogo migliore. Se poi si vogliono anche comprare, c’è sempre tempo.
Una volta che ho deciso di comprare, si va in libreria – quella vera – perché è meglio. Meglio soprattutto se non è la libreria di “catena”, cioè Feltrinelli, Mondadori o Giunti al punto).

Ma non sempre è vero. Internet mette a disposizione dei lettori un catalogo che nessuna biblioteca o libreria potrebbe mai avere. Se pensiamo che i piccoli editori sono praticamente sconosciuti ai librai (quelli di catena, in particolare), non possiamo certo pensare che un giro in libreria possa darci un’idea reale del panorama letterario italiano. Moltissimi editori hanno un bellissimo catalogo di autori stranieri e italiani, ma sono visibili in poche librerie. Non sappiamo se la crisi che attanaglia le librerie indipendenti sia la causa della sostanziale scomparsa dei libri della piccola editoria. Con certezza, le librerie di catena puntano sui libri commerciali e, soprattutto, della casa editrice che le rappresenta. Ci sarà un motivo per cui queste librerie di catena si chiamano Mondadori, Feltrinelli e Giunti? Quali saranno i libri maggiormente rappresentati in ciascuna di esse? Non oso pensare che qualcuno non sappia rispondere.

Sarebbe stato bello creare un diversivo, una “catena” tra le librerie indipendenti che avesse a cuore la piccola e media editoria, ma nessuno vuole rischiare, in un Paese dove la cultura propositiva non riceve sovvenzioni dallo Stato che comunque elargisce fondi all’editoria (si fa per dire!), cioè a giornali di partito, associazioni politiche e via dicendo, senza dimenticare i colossi della carta stampata, come La Repubblica e il Corriere della Sera. L’esempio del gruppo “Arion” di circa venti librerie indipendenti consociate nella citta di Roma non lascia ben sperare. Il privato imprenditore libraio deve pensare a vendere. Una libreria Arion è indistinguibile da una Feltrinelli o Mondadori.  Ci troviamo di fronte le stesse enormi torri di libri con Ken Follett in testa. Altro che piccola e media editoria! Forse un ruolo avrebbe potuto averlo l’associazione dei librai indipendenti, ma forse è sono una sigla. Pensate all’AIE, l’associazione degli editori. Il 95% degli introiti societari di questa associazione viene dai quattro-cinque grandi gruppi editoriali. I piccoli editori già faticano a pagare la esosa quota sociale (circa mille euro l’anno per un microeditore), poi sono rappresentati sono a parole. Forse siamo di fronte alla fine del libro cartaceo e tra dieci anni non esisteranno neanche le librerie di catena, se l’uso dell’ebook dovesse (me lo auspico da piccolo editore) prendere definitivamente piede. Tutti oggi sono pronti a demonizzare Amazon, ma nessuno ci dice che almeno lì i libri di tutti sono presenti e a portata di… acquisto.

Amazon – è il migliore?
Amazon è monumentale e ricca quando si tratta di comprare libri in lingua straniera in un negozio su Internet.
In sintesi: Amazon ha quasi tutte le caratteristiche che dovrebbe avere un negozio online per la vendita dei libri. (Quindi: l’elenco dei pregi di Amazon vale anche come elenco delle caratteristiche da valutare quando si sceglie il sito dove comprare).
1) Amazon ha il più ricco catalogo. Io ho sempre trovato tutto quanto ho cercato.
2) Amazon ha buoni prezzi perché ha sempre gli sconti
3) Amazon invia i libri senza costi di spedizione.
4) Da Amazon i libri arrivano rapidamente; e li trovate regolarmente a casa, anche se nessuno è in casa quando arriva il pacco.
5) Per gli ordini multipli, Amazon effettua, se necessario, spedizioni parziali, in momenti differenti. In sostanza: non si deve aspettare che siano disponibili tutti i titoli ordinati.

Per quanto riguarda invece i libri in italiano, evito di dichiarare la mia preferenza, anche perché non c’è nessun negozio che sia nettamente migliore degli altri.

Come regolarsi:

1) Il catalogo deve essere di facile consultazione, preciso e aggiornato
Un catalogo di uno store che mi dice che posso comprare un libro e poi scopro che quel libro è in verità fuori catalogo, e se me lo dice dopo che l’ho comprato, non è un buon catalogo.

2) I prezzi devono essere competitivi.
Gli sconti mi interessano sui libri che sto cercando, non su quelli che mi propone il sito.

3) I costi di spedizione non dovrebbero esserci.
Se ci sono, devono essere chiari: senza trucchi insomma. Nella scelta bisogna sempre ricordarsi di controllare il prezzo del libro + il prezzo della spedizione. Praticamente tutti (salvo Amazon, InMondadori che non prevedono spese di spedizione con il programma di iscrizione annuale che offre un numero illimitato di spedizioni con consegna garantita entro 2-3 giorni lavorativi su milioni di articoli venduti su Amazon.it.  La spedizione “2-3 giorni” è compresa nel costo annuale di iscrizione di € 9,99. Altri negozi on line, come Ibs e Libreria universitaria fanno comunque pagare un euro, almeno fino a € 24-25 di ordinativo) hanno un tetto di spesa oltre il quale non ci sono spese per l’invio.

4) La spedizione deve essere veloce.
Se mi dici che il libro arriverà in due o tre giorni, non puoi farmi aspettare dieci giorni per riceverlo.

5) Il corriere che mi porta i libri a casa (o a qualsiasi indirizzo abbia indicato) deve essere flessibile.
Se non mi trova a casa non se ne deve andare immediatamente con il mio pacco e farmi passare un’ora al telefono con il suo call center per recuperarlo; inoltre non può propormi come momento di consegna sempre la stessa ora del giorno.

6) Spedizioni separate.
Se ordino quattro libri e uno di questi sarà disponibile fra 20 giorni, non posso aspettare 20 giorni per tutti  i libri. Dovrebbe mandarmeli in tempi diversi, senza aumentare le spese di spedizione.

7) Cosa ne pensa Google?
Un criterio che ogni tanto uso – metodo un po’ eccentrico, lo ammetto, non basato su una considerazione di convenienza – è questo: inserisco in Google autore e titolo del libro che mi interessa. Nella pagina dei risultati, il primo negozio che trovo linkato con la scheda del libro che ho cercato diventa il privilegiato nella scelta (non sempre ovviamente). Giusto per dare un “premio” alla capacità del negozio di farsi indicizzare da Google (naturalmente non considero però i link a pagamento, quelli pubblicitari). Comunque, il fatto di essere trattati bene da Google, nei risultati “organici”, è in generale un buon segno a favore del negozio.

Come promemoria ecco un elenco (in ordine alfabetico) dei siti di vendita di libri (in italiano) su Web che prendo in considerazione (per quelli in inglese, non c’è partita, vince Bookdepository):

  1. Amazon.it
  2. bol.it
  3. ibs.it
  4. lafeltrinelli.it
  5. Libreriauniversitaria.it
  6. Hoepli.it
  7. Libraccio.it
  8. InMondadori.it
  9. Ultimabooks.it (solo ebook)

ACQUISTA DIRETTAMENTE SUI SITI DELLE CASE EDITRICI

La maggior parte delle case editrici vende i libri del proprio catalogo. Molte di esse non applicano sconti, ma diverse praticano uno sconto pari al 15%, ma si devono pagare le spese di spedizione per importi inferiori a € 50,00. Le spese di spedizione non sono mai gratuite se non per ordini consistenti.

Il Giunti store applica una tariffa postale di € 2,30 per ordini inferiori a € 19.

Atmosphere libri pratica il 20% di sconto anche sulle novità con spese di spedizione gratuita. Un modo per farsi conoscere e che dovrebbero adottare soprattutto i piccoli editori. Che senso ha applicare lo stesso sconto dei grandi web store come Amazon. Bisognerebbe favorire il lettore con maggiori incentivi a scegliere l’acquisto di un libro o di un ebook sul sito dell’editore.

Comprare libri su Internet

LA MORTE DEL LIBRO

LA MORTE DEL LIBRO
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Siamo tutti editori morti che camminano.

Quando si parla delle nuove possibilità di comunicazione che offre il computer, in un modo o nell’altro emerge sempre, prima o poi, l’angosciante interrogativo: ma allora siamo di fronte alla fine del libro? Il libro scomparirà dinnanzi alla tecnologia?
Nell’antichità, si pensi per esempio alle società contadine, i cambiamenti all’interno di una società erano di una tale lentezza che spesso le condizioni di vita delle ultime generazioni erano identiche a quelle dei loro avi. Oggi, al contrario, i cambiamenti che un individuo vede nell’arco di un solo decennio, sono probabilmente maggiori di quelli che per gli antichi Egizi si verificavano nel corso di alcune dinastie. È dunque ancor più comprensibile che davanti ad ogni cambiamento l’atteggiamento della gente si divida tra entusiastici, che non aspettano altro che buttarsi a capofitto nel nuovo, e conservatori che temono di perdere da un momento all’altro quello che hanno costruito con tanta fatica.
Qualcuno non vede l’ora di disfarsene a favore degli eBook, qualcun’altro teme un’apocalisse in puro stile Fahrenheit 451, con tomi che bruciano e squadre di piromani incaricate di stanare e polverizzare gli ultimi esemplari.

I libri continuano però ad arricchire i nostri scaffali, e le nostre giornate. Fino a quando? Secondo l’ultima sparata post apocalittica, targata TechCrunch, l’estinzione del cartaceo arriverà nel 2019. Tra cinque anni addio al profumo della cellulosa e dell’inchiostro appena stampato, giornali e riviste incluse, destinati a migrare verso lidi a cristalli liquidi e ditate per cambiare pagina.

Le previsioni di John Biggs sostengono che saranno sufficienti due anni per vedere il sorpasso degli eBook su ogni altra forma di pubblicazione, incluso il mercato dell’usato. Parallelamente, gli eMagazine eroderanno consistenti porzioni del mercato delle riviste cartacee.

Due anni più tardi, nel 2016, chiuderanno i battenti le ultime librerie indipendenti, sostituite da caffetterie con accesso alla Rete per attrarre una nuova clientela: avidi lettori di eBook che sorseggeranno un buon caffè di fronte ai loro schermi eInk.

Nel 2016 la maggior parte delle riviste “di grido” si digitalizzerà, abbandonando la stampa del cartaceo. Il 2018 sarà l’anno dell’addio alle grandi catene di librerie, anch’esse destinate a diventare caffetterie e Internet point per eLettori.

Finchè, nel 2019, arriverà il momento tanto sognato dai digitalizzatori: le case editrici si arrenderanno all’evidenza, e abbandoneranno definitivamente la stampa di tomi cartacei, puntando tutto sugli eBook. A dominare il mercato editoriale, però saranno i precursori del digitale: Amazon, Nook, Kobo e pochi altri.

Un anno più tardi, ogni scuola sarà dotata di eReader, e i libri di testo saranno disponibili solo in formato digitale.

Le tecnologie di miniaturizzazione miglioreranno ulteriormente gli eReader e tablet in commercio, abbattendone contemporaneamente il prezzo, fino a rendere il libro un semplice ricordo del passato, una curiosità da rigattiere. Si stamperà ancora qualche copia, così come avviene ora per i vinili nel settore musicale.

Nella timeline non trova stranamente posto l’avvento degli eReader a colori, che a nostro avviso potrebbe essere collocato tra il 2012 e il 2013. Certo è che ipotizzare il completo abbandono del cartaceo suona come una blasfemia, considerato che la maggior parte dei mercati occidentali (U.S.A. e Regno Unito esclusi) naviga ancora abbondantemente sotto quota 10% del totale editoriale.

La visione di Biggs è una pazzia? Una provocazione? O l’inevitabile evoluzione della specie “libro”?

Dunque è anche possibile che il libro scompaia – chi può dirlo? per molti individui è già morto -, ma non perché era logico o razionale che morisse. Se il libro muore la colpa non è delle nuove tecnologie, che come tali non sono né buone né cattive, ma del loro cattivo uso. Le nuove tecnologie non possiedono la capacità di sostituire completamente il libro. Se questo è in crisi le ragioni sono di altra natura: dipendono più probabilmente dalla spirale perversa del mercato o dalle carenze della scuola, delle case editrici, della società…
2014 – Gli editori iniziano a pensare che il digitale è il futuro.
2016 – Le piccole librerie indipendenti utilizzeranno gli spazi per vendere caffè, gadget che mettono a disposizione la connessione WiFi. Esisteranno poche librerie che si occuperanno solo di libri.
2017 – Riviste e quotidiani si leggeranno solo sul tablet.
2018 – L’ultimo negozio Feltrinelli si trasformerà in un bar e un punto di accesso digitale.
2019 – Amazon sfrutterà tutti le sue armi editoriali – tra cui l’autopubblicazione – da far impallidire tutti gli altri editori.
2019 – Drastica riduzione del numero degli editori. Potranno sopravvivere sono poche case più piccole, mentre i giganti come Mondadori acquisteranno case editrici più piccole.

2020 – Quasi ogni scuola e studente avranno un tablet e-reader. I libri di testo lentamente spariranno.
2023 – L’e-paper sarà il nuovo e-reader, sottile come un paio di fogli di carta.
2025 – La transizione sarà completata anche nella maggior parte del mondo in via di sviluppo. Il libro sarà, nella migliore delle ipotesi, un artefatto e nel peggiore dei casi un fastidio. Solo un sottoinsieme di lettori potrà beneficiare di libri stampati – ma in generale tutte le casi editrici esisteranno sono in digitale.

 

LA MORTE DEL LIBRO

La critica letteraria è al servizio dei potenti gruppi editoriali?

La critica letteraria è al servizio dei potenti gruppi editoriali?

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La crisi del settore dei quotidiani degli Stati Uniti ha portato i giornali ad abbattere tutti i costi inutili tra cui soprattutto le recensioni di libri. Il New York Times è l’unico giornale americano che offre un supplemento letterario.Vi è anche il rischio che la stessa cosa succeda in Germania. Le recensioni online potrebbero colmare il divario? Quanto è pericoloso un rapporto confidenziale tra i critici e gli autori?

Un’alternativa alla contrazione delle critiche letterarie sui giornali può essere offerta ai media online? Dopo tutto, su internet non ci sono solo recensioni di dilettanti, ma c’è anche la critica professionale.

È pur vero che attualmente le recensioni online non possono sostituire in egual misura quelle tradizionali. I critici amatoriali e professionali su internet tendono a mancare dell’autorità dei critici della carta stampata. La loro imparzialità non può essere verificata, soprattutto in considerazione che parte degli esperti amatoriali, con il pretesto di una presunta democratizzazione della critica letteraria, stanno in realtà de-professionalizzando il critico.

Chi può garantire, dopo tutto, che i blogger non pubblichino ottime recensioni su internet o che le case editrici non si scrivano da sé le proprie recensioni?

Negli anni recenti, forse per un fenomeno che coincide con il lungo periodo di crisi economica, la tendenza nella critica letteraria verso il giornalismo di servizioaccompagna e rafforza le attività di marketing del critico, senza alcuna distanza critica e senza giudizio critico.

I critici corrono il rischio di essere utilizzati come prolungamento dei dipartimenti di marketing degli editori, producendo solo recensioni ammorbidite e cantando le lodi dei titoli più venduti delle case editrici, che in ogni caso dominano il mercato del libro grazie alla pubblicità aggressiva. Tutto ciò avviene per i grandi gruppi editoriali. Non è infrequente che ci siano pagine sui giornali di un annunciato bestseller già prima che sia stato messo in vendita. Non a caso si tratta di autori che pubblicano solo con i più grandi gruppi editoriali. Il margine, per un critico, di verificare e scoprire nuovi talenti e nuove forze che provengono dall’estero, scrivendo una recensione obiettiva del contenuto letterario, è veramente esiguo. Le grandi case editrici “commissionano” le recensioni, come oggi pagano le librerie di catena per esporre le proprie novità. Il critico, come il libraio, è sempre più condizionato dal marketing e dall’esigenza di “fare cassa”, considerando la penuria di lettori in Italia e l’aumento delle spese gestionali di un gruppo editoriale. Oggi si verifica che i diversi supplementi letterari settimanali a importanti quotidiani (La Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Avvenire, Sole24ore, Manifesto) Oggi si verifica che sono a volte degli imbonitori del mercato librario, quasi dei vivandieri che di critico hanno ormai ben poco. È perfettamente comprensibile che molti lettori si allontanano da qualcosa che non sono più in grado di condividere. La critica letteraria online è in un campionario completamente diverso: di fatto emette brillanti sentenze presentate nei modi più disparati, sebbene si avverta più sentimento che critica.

È impossibile ignorare la graduale diminuzione della reputazione della critica della carta stampata. I giovani critici letterari, in particolare, reagiscono con strategie diverse a questa crisi che mette a rischio il loro sostentamento. Molti critici sono preoccupati soprattutto per il loro prestigio sociale e la propria carriera. In questo caso, i buoni rapporti con i detentori del potere nelle case editrici sono la priorità – è una questione di attenzione mettendo orecchiabili suono-morsi di lode, che possono essere utilizzati per le fascette pubblicitarie dei libri, migliorando la visibilità stessa del critico.

È più divertente il parere dei lettori che di certi critici. Per questo, Anobii, Goodreads, i pareri su Amazon, ibs e tutti i blog letterari  guadagnano il riconoscimento e rafforzano il settore. La piccola e media editoria trova i suoi spazi nel pubblicizzare i propri titoli, scavalcando le morbosità dei critici della carta stampata. Il presunto difetto di recensioni naif contrasta con l’ampiezza del fenomeno critico, non più rinchiuso nel piccolo cerchio dei tutori della critica letteraria. Aumentano le recensioni, aumentano i lettori, e, prima o poi, aumenterà la qualità delle recensioni. I nuovi professionisti passano per la Rete e anche i giornali dovranno tenerne conto.

Internet offre la visibilità a tutti e il critico della carta stampata, o si adatta alle mutate condizioni di mercato e alle aspettative dei lettori, non rinunciando al proprio giudizio critico e all’imparzialità, osubiranno il pesodei potenti del mercato. Al critico è richiesto un giudizio di abilità, passione e indipendenza, indispensabili ad alimentare il legame con la comunità solidale di autori e dei loro lettori.

Se i libri giusti trovano i giusti lettori, il merito è anche la mediazione critica da parte dei critici letterari in base alla loro credibilità. Il tentativo di legittimare sempre di nuovo questa credibilità è il compito gratificante del critico.

La critica letteraria è al servizio dei potenti gruppi editoriali?

Si leggono ancora libri?

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Le persone leggono sempre meno libri. In molti casi, oltre a libri religiosi e libri di testo necessari, forse, è difficile trovare libri che sono letti nel tempo libero. Non dobbiamo minimizzare l’effetto devastante su un popolo, di una non-cultura della lettura. La gente dovrebbe leggere. In realtà, le persone non leggono, ma ciò non è proprio evidente. La realtà è che i libri sono in competizione con molti altri mezzi per l’attenzione della popolazione. Siamo diventati afflitti da disturbi da deficit di attenzione, grazie a Internet. Internet ha cambiato le nostre vite e ci ha cambiato in modo misterioso. Non ci sono confini che Internet non possa violare. È inarrestabile nell’abbattere muri fisici.

Lasciatemi ammettere che ci sono aspetti negativi significativi alla crescente globalizzazione del nostro mondo. Tuttavia, se chiedete a una persona che vive in un posto sperduto, la tecnologia l’ha liberata dalla solitudine. Ha il telefono cellulare, si fa raggiungere in qualsiasi momento. Non puoi sapere quanti usi può avere il cellulare. Nelle notti in cui non c’è corrente in casa tua, puoi usare il cellulare come una torcia per trovare il bagno.

Siamo testimoni viventi di cambiamenti sismici nel modo in cui ora si accede al processo delle informazioni. L’industria dell’editoria tradizionale è alle corde, sostenuta solo dalla prepotenza di coloro che insistono sul fatto che i libri devono essere scritti, e che verranno letti se la gente va nei centri commerciali e compra i libri. Ci siamo ridotti a vendere i libri al supermercato, come merce disposta sullo scaffale tra un barattolo di fagioli e un ammorbidente. Ma poi ovunque si guardi, i giornali stanno morendo, stanno finendo in decomposizione. Sopravvive solo la pubblicità, mentre le notizie sono diventate secondarie, si potrebbe dire, superflue. Forse un domani leggeremo sulla carta stampata solo i necrologi. Edicole, librerie: tutto superato, stantio, antico, inutile. Leggerò il mio giornale sul mio iPad o smartphone.

L’editoria tradizionale è alle corde. Non sopravviverà per molto tempo.

Le case editrici si stanno rifacendo il look, sforzandosi di recuperare lo spazio che è minacciato dalla democratizzazione della pubblicazione – che ci è regalata gratis su Internet. Le case editrici sono in competizione con i nuovi strumenti di espressione. La gente sta andando verso il nuovo mezzo come fonte primaria di informazione, educazione e intrattenimento. Le case editrici tradizionali hanno molto da essere preoccupate. Esse storicamente dipendevano dal libro per la loro sopravvivenza.

Il libro è avviato a una morte molto lenta?

Ma ci siamo chiesti se non è vero che le nuove tecnologie possono anche aggravare il divario economico tra abbienti e non abbienti all’interno e tra le nazioni? Gli scrittori si lamentano che la gente non legge più. Ma poi, è vero che la gente non legge? Forse non legge più libri, ma legge nei cyber-caffè, e nei posti di lavoro. Ovunque la vita lo consenta, la gente legge senza sosta. Non leggerà libri, ma legge tonnellate di roba sui propri telefoni cellulari, sui computer portatili, su qualsiasi cosa abbia uno schermo. I nostri scrittori hanno solo bisogno di trovare un modo per consegnare creativamente le loro idee usando questo mezzo.

La gente in realtà legge molto più di quanto pensiamo. Dobbiamo passare le nostre idee dove sono le persone. C’è una fucina di giovani che naviga sui social network: Twitter e Facebook. Legge l’equivalente di un capitolo di un libro al giorno, solo che non se ne rende conto. La fame di lettura è tutta lì.

Si leggono ancora libri?