Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

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Il tuo libro non dovrà essere troppo lungo né avere una copertina cartonata e troppo lucida per le tue mani unte di olio solare o cadrà a faccia in giù nella sabbia. Questo libro dovrà essere abbastanza maltrattabile, senza che risulti troppo debole nell’incollatura del dorso perché non si disintegri prima di leggerlo.

Ancora più importante, il soggetto non può essere troppo cupo. Abbiamo bisogno di qualcosa che ti faccia immergere nella storia mentre stai strizzando un occhio contro il sole e il tuo cappello non copre abbastanza i tuoi occhi e sostieni il libro con il gomito sospeso, indolenzito e appiccicoso di sudore. La tua attenzione è facilmente distratta da una partita di pallavolo nelle vicinanze mentre, in vicinanza, conversazioni vagano, passando e svanendo; da un uomo dagli occhi tristi che arranca verso di te con perline colorate o custodie per telefoni cellulari che insiste per dargli almeno un euro. Gli schiamazzi dei bambini sulla battigia e un elicottero che sorvola la spiaggia. Quindi è necessario che i personaggi del tuo libro siano facilmente riconoscibili e abbastanza diversi per essere interessanti; i punti di vista devono essere chiari e stimolanti abbastanza per tenerti sveglio, ma non troppo allarmato; un ambiente che sia facilmente accessibile e, preferibilmente, attraente, e una trama avvincente.

Se sei un turista, nella lettura di un libro in una spiaggia turistica, la realtà e la finzione si fondono in una nebbia di piacere di festa, animate dal brivido di nuove esperienze e linee di profumi locali. Nei tuoi sogni e nelle tue sieste, due mondi si fondono in una dimensione che non è né reale né del tutto immaginaria.

Come può fare uno scrittore fornire per te?

Le vacanze si prestano meravigliosamente alla narrativa. Quando uno scrittore va con te in vacanza, è come se uno spettacolo speciale da sfruttare sia stato messo in scena per te. L’impostazione è ben delineata, una spiaggia con le palme sullo sfondo; un ristorante illuminato da una pista da ballo; una strada costiera tortuosa, coperta di fiori con le scogliere su un lato, e l’abisso dall’altro. Ma a volte c’è veleno nel paradiso – fatiscenti alberghi e black-out; squali e pirati; omicidi e colate di cemento…

Le vacanze hanno una struttura che rende facile la presa, e sono state utilizzate da molti scrittori per descrivere un numero infinito di crimini nei romanzi. L’inizio è l’arrivo; il lettore prende familiarità con la posizione, allo stesso ritmo rilassato come i personaggi di fantasia, ma nella seconda settimana o negli ultimi giorni diventa più urgente estrarre ogni goccia di piacere e di interesse da parte del viaggio. È facile stabilire la base sicura di una routine quotidiana e costruire un mondo fantastico – una festa, una tempesta, anche la luna piena ci sarà, perché ciò sarebbe passato inosservato nella normale vita quotidiana. Poi, se tutto va bene, il ritorno a casa potrebbe avere un senso di realizzazione o se sono state sollevati dei dubbi, un senso di disillusione. O non ci sarà alcun ritorno a casa…

Lo scrittore può giocare con i suoi personaggi perché diventino i compagni dei tuoi giorni sulla spiaggia o sul bordo di una piscina. È meglio non resistere alla tentazione di terminare la lettura perché diventi irresistibile godere di un bel mare innocente quando tanto sangue si è versato nel tuo thriller. Ciò ti appaga e rappresenta l’estasi di giornata troppo calda. Una birra gelata o una fetta di anguria coronano la soddisfazione di conoscere finalmente l’assassino, quel personaggio che non avresti mai sospettato.

Lo scrittore può mantenere il vero mondo come fanno i bambini con la costruzione di un castello di sabbia o, in mancanza di un aquilone da far volare, serve come mezzo di caratterizzazione per la tua vacanza. Ma (a parte i bambini) ciò che si vede non è quello che si ottiene: le vacanze sono il mondo falso ed effimero di qualche giorno dove tutto e tutte le storie e i patemi d’animo sono nascosti, dove un costume da bagno dà il via a un minor numero di indizi di classe, professione o il gusto di un abbigliamento che normalmente avresti privilegiato. In vacanza si incontrano persone che nel mondo reale non avresti voluto incontrare e ti innamori stupidamente, dai via il tuo cuore troppo e troppo presto perché vorresti recuperare la tua vita in un quadro limitato di tempo. Agisci senza inibizioni; metti a nudo la tua anima dopo aver fatto l’ipotesi che probabilmente mai più incontrerai quella persona di nuovo. Poi accade qualcosa – un crimine, un disastro, un incidente, o forse il tempo cambia. Reagisci, affronti la situazione o forse non fai nulla, sopravvivi o torni al tuo libro dove tragicamente qualcuno muore.

Nel frattempo la gente del posto ti guarda, ma tu non te ne curi perché la trama del tuo thriller continua…

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Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

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Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

• Iniziate a leggere al bambino al momento della nascita.
• Lasciate che il vostro bambino giochi con il libro.
• Se il bambino a volte non sembra interessato, mettete via il libro e riprovate un’altra volta. Per avere un lettore ci vuole tempo e pazienza.
• Siate fantasiosi. Utilizzare diverse voci e le espressioni facciali quando leggete. Rendete divertente l’ascolto!
• Scegliete i libri che utilizzano la ripetizione delle parole, rime, e un testo prevedibile.
• Decidete un tempo regolare per leggere ogni giorno; anche con cinque o dieci minuti si favorisce il bambino a leggere per conto proprio.
• Prima di leggere il libro insieme, dai la possibilità al bambino di fare una ” passeggiata tra le immagini” del libro in modo che si faccia un’idea della storia.
• Lasciate che il vostro bambino giri le pagine e punti il dito sulle parole che voi leggete.
• Incoraggiate l’amore per le parole, giocando in rima e con giochi di parole, cantando canzoni stupide, o scrivendo insieme una storia.

Soddisfare la curiosità del vostro bambino

• Scegliete i libri che sostengono gli interessi del bambino, dai dinosauri ai maghi.
• Rileggete i libri preferiti del vostro bambino ogni volta che vi viene chiesto. Dopo diversi rifacimenti, chiedete a vostro figlio di raccontarvi la storia.
• Coinvolgete il bambino nella lettura facendo domande! Chiedete “cosa” nelle domande; evitate domande che richiedono un semplice “sì” o “no”. Si potrebbe chiedere: “Cosa pensi che succederà dopo?”
• Ricordatevi di dare al vostro bambino il tempo di pensare alla domanda e rispondere.
• Portate il vostro bambino in libreria a controllare i libri.
• Se il vostro bambino mostra un interesse particolare in un’immagine, parlatene insieme o soffermatevi, fate seguito immediatamente a domande e lasciate del tempo alla risposta del bambino.
• La cosa più importante, fate che la lettura sia divertente per il vostro bambino!

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

LA SOLITUDINE DEGLI SCRITTORI

 

Solitude-WritingPer necessità, gli scrittori hanno bisogno di sognare, ideare, pianificare, ricercare e scrivere per proprio conto. Per molti, ci può essere un elemento di solitudine che coinvolge in questo aspetto la scrittura. Ci può essere anche una transizione per gli scrittori a imparare ad affrontare, e lavorare efficacemente con la solitudine della scrittura. L’arte e il concetto di solitudine non sono inseguiti dalla maggior parte delle persone in questo veloce e rumoroso mondo.

La maggior parte delle persone richiede un po’ di tempo per abituarsi alla solitudine produttiva. Il pensiero di essere solo in realtà spaventa molte persone. Gli esseri umani sono animali da soma e vogliono essere in branco. Alcune persone pensano che l’idea di voler stare da solo o la ricerca della solitudine siano strane o egoiste. Tuttavia, gli psicologi sottolineano che sia la necessità di impegnarsi con gli altri e sia la necessità di stare da solo sono essenziali per la felicità umana. Inoltre, nuovi studi stanno dimostrando che trovare il tempo per la solitudine e il tempo da soli, nel nostro mondo frenetico di oggi, è ancora più importante per il proprio benessere.

Alcuni studi sostengono che ci sono due estremità continue: la solitudine vista come negativa, che connota quelli che non hanno scelto di essere isolati; la solitudine come positiva, a significare lo stato favorevole di essere soli per scelta e per scopo. In questo senso la solitudine è uno stato volutamente scelto di isolamento. È nella solitudine che, per la maggior parte, nasce il lavoro creativo. Gli scrittori devono capire che, per necessità, devono trascorrere molto del loro tempo in solitudine – e devono essere in grado di resistere alla solitudine estrema. La scrittura, secondo Gordimer, è la più solitaria delle occupazioni – paragonabile a essere il guardiano di un faro.

È utile esaminare alcuni dei benefici della solitudine per rendersi conto di quanto sia importante il momento di stare da soli. Le persone possono trovare il tempo di stare all’aperto o al chiuso da soli. La solitudine all’aperto ci permette di toccare il mondo naturale in un modo unico. Al chiuso, la solitudine ci permette di toccare in modo più chiaro i nostri pensieri. Quando sei solo con te stesso la tua mente può attingere a risposte creative, e idee ispiratrici. La pratica della solitudine permette all’individuo di concentrarsi e sentire la propria voce. La solitudine permette a una persona di allontanarsi dalle migliaia di voci e dalle distrazioni che ci distolgono. La solitudine riduce lo stress, favorisce lo sviluppo dell’identità, e può contribuire a favorire l’autonomia. Inoltre, la solitudine può migliorare i livelli di energia, aumentare la fiducia in se stessi, e contribuire a creare un atteggiamento più positivo verso la vita.

Al contrario, la mancanza di solitudine diminuisce l’impegno a trovare un’identità – che può essere particolarmente problematico per uno scrittore. Tutti gli scrittori devono capire quanto sia importante la solitudine nel processo di scrittura – e rendersi conto di quanto sia essenziale promuovere la contemplazione e la creatività. Questa è un importante sottoprodotto della solitudine. Un individuo in uno stato di bassa eccitazione alimenta l’ispirazione creativa. Il mondo esterno ha tanta eccitazione, distrazione e clamore che drenano la batteria creativa. Solo il tempo la ricarica.

La disciplina di lavorare da soli è difficile per molti. Alcuni sostengono che questa disciplina sia ancora più difficile per le donne. Lo spazio solitario permette il processo di scrittura e lo protegge. Le donne, più degli uomini, hanno bisogno di questa abilitazione alla protezione. Le donne hanno bisogno di rivendicare il proprio spazio, quello spazio solitario in cui entrare in comunione con i propri pensieri e sentimenti per sperimentare il proprio processo creativo intimamente.

Quelli che sono scrittori, o che aspirano a esserlo, devono riconoscere che hanno bisogno di solitudine per essere produttivi e che devono lavorare sodo per raggiungerla. Le donne, in particolare, hanno bisogno di affermazione, attenzione, e lodi. Le donne, più degli uomini, sentono il bisogno di qualcuno che elogi il loro lavoro. È una delle ragioni per cui le donne, molto più degli uomini, affollano gruppi di scrittura e trovano difficoltà a valorizzare il proprio lavoro senza uno scambio di opinioni.

Il primo compito dello scrittore è l’accettazione della solitudine. Tutto il resto non è la verità. Tuttavia, se introversi o estroversi per natura, la maggior parte di noi cerca di riempire il tempo con qualsiasi altra cosa, ma non con la solitudine. Ci sono le distrazioni – continue o intermittenti – della famiglia, amici, colleghi, animali domestici, televisione, telefoni che squillano, radio, musica, computer, email, sms, tweet, iPod – qualsiasi cosa che tenta di tenerci lontano da noi stessi.

Che cosa dobbiamo fare? Ovviamente, tutte le persone creative devono riconoscere l’importanza della solitudine e adottare misure e azioni quotidiane per creare i tempi necessari perché si resti soli per il proprio lavoro creativo. La nostra mente è più nitida e più acuta in isolamento e in solitudine senza interruzioni. Come scrisse Picasso: “La vocazione all’arte richiede tempo per vedere, pensare, imparare, praticare e per potersi esprimere più e più volte. Il prezzo che l’artista paga per questa cosa è la solitudine”.

 

 

 

LA SOLITUDINE DEGLI SCRITTORI

La buona scrittura

Qual è la differenza tra scrivere male e bene?

Quanto è importante per uno scrittore essere in grado di discernere la differenza tra il bene e il male nella scrittura?
Alcuni scrittori non si occupano della qualità. Nel mondo fai-da-te di oggi, la qualità gioca un ruolo di secondo piano rispetto alla quantità. Chi se ne frega se i tuoi libri sono pieni di errori di battitura, grammatica e la trama è povera finché hai pubblicato e hai fatto un po’ di soldi?
Lettori, abbiate cura. Agenti, editori e revisori, abbiate cura. Scrittori, con un mucchio di libri mal scritti e un sistema di commercializzazione stellare, il vostro lavoro non sarà preso sul serio. Non è improbabile che sia possibile rendere grande un libro scrivendo male. Succede, ma non accade spesso. Migliore sarà la scrittura, maggiore sarà le possibilità di garantirsi un pubblico e una carriera.

Le caratteristiche della buona scrittura

Quindi, cos’è che costituisce la buona scrittura? Le opinioni in materia variano notevolmente. Ci saranno diverse caratteristiche che rendono buona la narrativa come buone la poesia o la saggistica. Si può fare un elenco generale delle caratteristiche di buona scrittura (in nessun ordine particolare):
1. Chiarezza e concentrazione: Nella buona scrittura, tutto ha un senso e non si deve costringere i lettori a perdersi o a rileggere i passaggi per capire cosa sta succedendo. Incentrate la scrittura in un’idea centrale senza prendere troppe tangenti.
2. Organizzazione: Un brano di scrittura organizzato è non solo chiaro, ma è anche presentato in un modo che è logico ed esteticamente gradevole. Si possono raccontare storie non lineari o inserire la vostra tesi al termine di un saggio e farla franca finché le scene o le idee sono ben ordinate.
3. Idee e temi: qual è il tema in questione? La vostra storia è completa di temi? Può il lettore visualizzare la tua poesia? Un brano di scrittura è da considerare ben realizzato quando contiene idee e i temi sono chiaramente identificabili.
4. Voce: Questo è ciò che vi distingue da tutti gli altri scrittori. È un modo unico di infilare parole insieme, formulare idee, e le relative scene o immagini da consegnare al lettore. In ogni brano di scrittura, la voce deve essere costante e identificabile.
5. Linguaggio (parola scelta): Gli scrittori non possono mai sottovalutare o non apprezzare gli strumenti più preziosi: le parole. La buona scrittura include scelte di parole precise e accurate e frasi ben realizzate.
6. Grammatica e stile: Molti scrittori sorvolerebbero su questi punti, ma per un brano da considerare buono (per non parlare di grande), si deve seguire le regole della grammatica (e rompere queste regole solo quando c’è una buona ragione). Lo stile è anche importante per garantire che un brano sia chiaro e coerente. Assicurarsi di avere un libro di grammatica e una guida di stile a portata di mano.
7. Credibilità: Nulla dice che una cattiva scrittura è ottenuta da fatti sbagliati o travisati. Nella narrativa, la storia deve essere credibile (anche se è impossibile), e in saggistica, un’accurata ricerca può creare o distruggere uno scrittore.
8. Stimolante ed emotivamente stuzzicante: Forse la più importante qualità della buona scrittura è come il lettore risponde a essa. La lettura dà una prospettiva fresca e nuove idee? Il lettore chiude l’ultima pagina del libro con le lacrime agli occhi o un senso di vittoria? Ciò che determinerà il vostro successo come scrittore è come i lettori reagiscono al vostro lavoro.
Una menzione d’onore va all’originalità. Tutto è stato fatto prima, così l’originalità è un po’ arbitraria. Tuttavia, mettere insieme vecchie idee in modi nuovi e creare un remix delle migliori è un’abilità che vale la pena di sviluppare.
Perché avete bisogno di conoscere la differenza tra buona e cattiva scrittura
Per scrivere bene, uno scrittore deve essere in grado di riconoscere la qualità in un brano di scrittura. Come si può valutare o migliorare il proprio lavoro se non si può riconoscere la differenza tra scrivere mediocre e buona nel lavoro altrui?
Scrivere è anche una forma d’arte e quindi è soggetta al gusto personale. Si può leggere un libro e averlo in antipatia, ma riconoscere che la scrittura era buona. Avete mai letto un libro e amato la storia, ma sentire che la scrittura era debole?
Uno scrittore dovrebbe essere in grado di articolare perché un brano di scrittura può avere esito positivo o negativo, e uno scrittore dovrebbe anche essere in grado di riconoscere le qualità in un brano anche quando non è di proprio gusto. Queste abilità sono particolarmente necessarie quando gli scrittori stanno rivedendo o criticando il lavoro di altri scrittori e durante la revisione, l’editing, la correzione di bozze e il proprio lavoro.

La buona scrittura

LA NATURA DELLA CREATIVITÀ

lifeart-butterfly_edited-1Che cos’è la creatività? Parole come “creatività” sono solo simboli che usiamo come mezzo per comunicare tra di noi. Noi ci occupiamo fondamentalmente di persone. Così, nel discutere la natura della creatività, noi ci interessiamo agli esseri umani, in quanto essi sono, cosa fanno, come lo fanno, cosa l’aiuta a farlo e cosa li ostacola. Ci sono alcune persone creative, e altre non creative; sono di più o di meno le non creative? Con quale metodo o procedura possiamo arrivare alla coerente nozione di che cosa è che noi intendiamo per creatività? Una definizione è una dichiarazione per chiarire una descrizione o un’impostazione di confini o limiti. Una definizione può venire solo dopo molte specifiche e affidabili percezioni, e molte esperienze valide. Cerchiamo di vedere che tipo di percezioni o esperienze ci fanno ottenere la nozione della creatività. Ci sono diversi modi di considerare la creatività. È assiomatico che la creatività deve rappresentare la nascita di un qualcosa di originale e unico. Se siamo in grado di accettare questo assioma esaminiamo alcuni dei i modi in cui gli originali possono essere percepiti. Esamineremo qui alcuni aspetti della creatività che hanno importazione psicologica: (1) La creatività come prodotto e come processo; (2) La creatività come primordiale qualità di base della vita; (3) La creatività come una nuova interpretazione di differenze individuali; e (4) La creatività come espressione dell’inconscio.

  1. La creatività come prodotto e come processo. Un approccio per una definizione può essere fatta pensando alla creatività come prodotto e come processo. Se facciamo questa distinzione troviamo che da un lato stiamo sottolineando il rapporto con le cose e dall’altro stiamo manifestando un interesse alle persone. Il pensiero della creatività porta alla mente la Monna Lisa di Leonardo da Vinci; le poesie di Milton; la scultura Il Pensatore di Rodin; il parafulmine, le lenti bifocali e la stufa di Benjamin Franklin; il telegrafo di Morse; il telefono di Alexander Graham Bell; la luce elettrica e il fonografo di Edison. La creatività in questi casi è associata a un dipinto, una scultura, un sonetto, un’invenzione, un prodotto che può essere visto, studiato, apprezzato. Il prodotto, tuttavia, richiede tempo per essere prodotto; non succede tutto in una volta. Nella concezione e nella realizzazione del prodotto ci potrebbero essere stati diversi tentativi, stage, fasi, transizioni, fallimenti, revisioni. È noto che i manoscritti sono stati rivisti; i dipinti sono stati ridipinti e riordinati. È vero che alla creatività come prodotto è stata data maggiore attenzione o enfasi della creatività come processo. Perché è stato più facile pensare al prodotto che al processo? Ci sono diverse buone ragioni. Il prodotto è qualcosa di tangibile che può essere visto o sentito, e può essere descritto, discusso, ammirato. Il processo è spesso oscuro, sconosciuto, inavvertito, non verbalizzato, anche da parte della persona stessa, e quindi non comunicato agli altri. Il prodotto e il processo sono entrambi importanti. Senza il processo non ci sarebbe il prodotto. Senza il prodotto o la prova di realizzazione potrebbe non esserci la motivazione per sostenere il processo.

Si può definire o descrivere la Gioconda dopo che è stata dipinta, ma non si può definire o descrivere o anche immaginarla prima che lo fosse. Finché l’artista ha lasciato andare il suo prodotto neppure l’artista può essere sicuro che tipo di prodotto realizzare.

  1. La creatività come qualità del protoplasma. La vita di un essere umano comincia con l’interazione di uno spermatozoo con un ovulo non fecondato. La fecondazione è in realtà un processo bidirezionale di comportarsi, interagire, relazionarsi, comunicare. I biologi presumono che non ci sono due spermatozoi simili tra loro e che ogni uovo non fecondato è unico. I biologi ci dicono anche che, in primi momenti di vita, nella scomposizione dei cromosomi, tra il rigetto di alcuni e il riarrangiamento di altri, ci sono oltre sedici milioni di combinazioni genetiche possibili. Eppure ogni bambino rappresenta solo uno di quei sedici milioni di possibilità. Uno in sedici milioni è quasi una definizione statistica di individualità o unicità. È senza dubbio una fortuna per l’individuo che questo processo precoce sia rimosso dalla natura del tutto dal controllo degli educatori, progettisti, professionisti, psicologi, medici o anche i genitori. Unicità, individualità sono i primi principi di natura biologica. In un certo senso questo principio è protetto dalla manipolazione umana o dal controllo di una generazione su un’altra.

Inoltre, non si sa ancora la formula con cui metà dei cromosomi siano scartati. Non è il padre né la madre né il medico che prendono questa decisione. Al momento non lo fanno sapere che sta accadendo. Eppure lo scarto dell’irrilevante è un altro principio di base della vita. In questo caso sembra che è attraverso l’interazione dell’uovo e dello sperma che l’irrilevante è determinato. La natura fa sì che ogni generazione renda questi importanti atti senza un intervento cosciente o senza la consapevolezza dei genitori, progettisti o supervisori. La fecondazione dell’ovulo è scarsamente consumata prima che questa cellula cominci a dividersi e suddividersi. Con l’età adulta ci sono miliardi di cellule nel corpo umano, ciascuno con un’ereditarietà presumibilmente identica all’unicellulare uovo fecondato originale. Ancora ogni cellula è differente, altamente differenziata e allo stesso tempo altamente integrata con tutte le altre. Infatti, differenziazione e integrazione, le due qualità essenziali della crescita, sono i processi con cui tale crescita e sviluppo sono descritti. La crescita mantiene e produce le differenze.  La vita è un processo di continua unicità, un fluire in movimento, un cambiamento dell’originalità. La creatività è l’emergere degli originali. Fermare questo processo, arrestarlo, inibirlo, limitarlo significa ritardare la creatività.

  1. La creatività come una nuova interpretazione di differenze individuali. Poiché siamo interessati a persone, dovremmo esaminare di nuovo il nostro concetto delle differenze individuali nel significato che riveste la creatività. Nonostante l’unicità della cellula vivente e l’individualità degli organismi biologici sono noti da molto tempo, le differenze individuali sono un concetto banale oggi.  Le differenze individuali cominciarono a essere note agli psicologi oltre ottanta anni fa.

La creatività è il flusso delle differenze individuali; è il continuo processo di originalità e unicità nella persona.

  1. La creatività come espressione dell’inconscio. Nessuno sa dove o come l’Inconscio si sviluppa nel neonato umano. Con così poche conoscenze, è opportuno che ognuno faccia le proprie speculazioni su cos’è l’inconscio e come ci sia arrivato. Un matematico che ha lavorato senza successo su un problema per settimane si sveglia nel cuore della notte con la formula corretta. La scrive su un fazzoletto di carta, ma la mattina non è più in grado né di leggerla o ricordarla. Aspetta due settimane e di nuovo nella notte riappare la formula ma questa volta la scrive sulla carta buona. In letteratura, tuttavia, l’inconscio può essere sano o malsano. Nella misura in cui l’inconscio si esprime in arte o simbologia riflette la qualità della salute o la malattia nella stessa persona. Freud formulò il concetto che l’inconscio lavorava con persone infelici e improduttive.

Una persona è un organismo in parte complesso sia biologicamente sia psicologicamente. La creatività rappresenta una riorganizzazione, una composizione che comprende come essenziale il rifiuto dell’irrilevante. Nella vita cosciente di ogni persona ci sono alcune interessanti, armoniche e socialmente integrative esperienze. Ma c’è anche molto di irrilevante che deve essere scartato. Ci sono molta coercizione culturale, dominio e conformità nella vita cosciente di tutti. Uno cerca di evitare tutto questo. L’artista va in uno studio appartato, lo scienziato si nasconde in un laboratorio tranquillo, dove è più facile concentrarsi, dov’è più semplice il coinvolgimento emotivo con un’idea, pensare in modo naturale e rifiutare le tradizioni, respingere gli stereotipi e gli altri modelli conservatori di pensare e di agire, per non parlare di rifiutare ciò che è errato e contraddittorio alla propria esperienza. Anche il bambino ha bisogno di qualche angolo della casa, dove può talvolta essere solo per essere con se stesso. Il mondo cosciente e culturale dell’individuo non tollera la verità e la bellezza come la stessa persona vede.

Il vero sé nella cultura deve comportarsi in modo difensivo, come uno straniero in una terra di adulti preoccupati, indifferenti e ostili. Nel comportamento cosciente, uno mostra solo quel tanto di se stesso. Il resto del suo comportamento cosciente è falsità, dissimulazione, che impara molto presto e dolorosamente come un bambino, ma molto bene nel processo di “socializzazione”.

Con questa idea di coscienza è facile comprendere le molte segnalazioni di artisti, poeti, scienziati che hanno lavorato duramente, faticosamente, e senza successo a livello cosciente su alcuni problemi. Solo in qualche momento di relax, o di distacco dall’attività della giornata, in un certo momento in cui il sé è solo, arriva l’idea così abilmente che sembra venire senza sforzo.

Visualizzazione l’inconscio in questo modo solleva la questione di quanto si comprenda la persona – il bambino, l’artista, il poeta, lo scienziato, il chimico, l’ingegnere creativo – se uno non capisce la realtà delle interazioni umane. In quei momenti – momenti così rari, anche per un genio che chiamiamo momenti di ispirazione – in quei momenti di unità, armonia, e sicurezza nel suo interagire con l’universo, in quei momenti propizi, in cui si manifesta la propria originalità, si diventa creativi.

originalÈ questo il senso del genio creativo, che solo poche persone sono in grado di vivere in tale verità a se stessi e agli altri? Una grande intelligenza e il talento da soli non sono sufficienti a far emergere la creatività. Forse soltanto superando la falsità, gli errori, i nodi scorsoi della propria cultura, aprendosi alla totalità delle proprie esperienze che anche per brevi momenti si riesce a vivere coscientemente con il proprio inconscio?

LA NATURA DELLA CREATIVITÀ

Si può giudicare un libro dalla copertina?

copertine-libriCharles Dickens, parlando della copertina di un libro, disse che ci sono libri le cui copertine sono di gran lunga le parti migliori. È bene giudicare un libro dalla copertina? Perché le persone dovrebbero consigliare un libro solo dalla sua copertina? È chiaro che non si deve giudicare il valore di qualcosa basandosi esclusivamente sulle apparenze.

Nella vita in generale, questo è un buon consiglio. Le apparenze possono ingannare. Prima di poter dare un giudizio sul valore di qualcosa o se ne vale la pena, è necessario prendere il tempo necessario per indagare più a fondo. Prendetevi il tempo di uno sguardo più attento. Potreste essere sorpresi da ciò che si trova.

Alcuni pensano che le copertine dei libri possano identificare un genere. Si presuppone che un thriller, correlato di copertine colorate, sia emozionante. Allo stesso modo, libri con coperture noiose si rivelino meravigliosi. Ciò non corrisponde al vero molte volte: non si può necessariamente giudicare un libro dalla sua copertina. Se vedete un libro la cui copertina vi intriga, date un’occhiata più approfondita. Forse saprà rivelarsi uno dei vostri preferiti o potrebbe essere un vero disastro, non appena abbiate superato lo “scoglio” di una copertina stupefacente!

Un editore olandese, De Arbeiderspers / AW Bruna Uitgevers, in collaborazione con lo studio di ricerca Neurensics, ha esaminato quali aree del cervello sono attivate per costringere il consumatore ad acquistare un libro. Ai soggetti sono stati mostrati libri di tre generi – commerciale, thriller e letterario, mentre si trovavano nello scanner di una risonanza magnetica. I soggetti sono stati autorizzati a portare a casa un libro di ciascun genere dopo aver completato lo studio. Confrontando i dati di scansione del cervello ottenuti quando i soggetti vedevano le copertine del libro con i “dati di vendita”, cioè di preferenza, i ricercatori sono stati in grado di mappare il collegamento tra l’attività del cervello e il comportamento d’acquisto.

cervelloI risultati sono stati sorprendenti. Le regioni più importanti che innescano il comportamento di acquisto differiscono per ciascuno dei generi studiati, e questi sono stati mappati. Lo studio ha esaminato anche cinque elementi di una copertina di un libro che può influenzare le vendite, come una fotografia anziché un’illustrazione o un titolo collocato in alto anziché in basso. Anche in questo caso gli elementi possono avere effetti differenti basati sul genere letterario.

Questi risultati sono unici nel settore editoriale perché offrono un approfondimento significativo di come e perché i consumatori acquistano i libri. L’influenza di una copertina sulla vendita finale è grande; spesso è l’unico strumento di marketing che aumenta le vendite. Una ricerca sul cervello commissionata dal Gruppo Telegraph Media ha chiarito che anche il marchio offre un valore eccezionale. Anche prima che il consumatore sappia che libro sta per comprare, il cervello ha già fatto la sua scelta. Gli studiosi di Neurensics sono stati in grado di avvalorare questo dato con oltre l’80% di sicurezza.

Un paio di librerie di New York ha fatto degli esperimenti con i propri lettori. Una ha mostrato tutti i libri del genere thriller esibendo sui banchi e sugli scaffali solo la quarta di copertina, cioè il retro del libro. Un altro libraio è stato più audace: ha impacchettato i libri, impedendo ai clienti la visione della copertina, aggiungendo a penna sull’involucro il titolo e alcune righe della trama.

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Questa scelta ha lo scopo di “costringere” il lettore a decidere l’acquisto solo sulla base delle proprie percezioni sensoriali, evitando di lasciarsi influenzare dal marchio (un chiaro vantaggio per i grandi gruppi editoriali), dalla visione della copertina (il senso della vista è annullato, dunque il cervello decide la bontà o meno di un libro solo sulla base degli stimoli derivati dall’analisi della trama).

Si può giudicare un libro dalla copertina?

Comprare libri su Internet

Comprare libri su Internet: ecco come scegliere i siti migliori e acquistarli direttamente dai siti delle case editrici

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Per procurarsi i libri, il primo giro è meglio farlo in biblioteca, è il luogo migliore. Se poi si vogliono anche comprare, c’è sempre tempo.
Una volta che ho deciso di comprare, si va in libreria – quella vera – perché è meglio. Meglio soprattutto se non è la libreria di “catena”, cioè Feltrinelli, Mondadori o Giunti al punto).

Ma non sempre è vero. Internet mette a disposizione dei lettori un catalogo che nessuna biblioteca o libreria potrebbe mai avere. Se pensiamo che i piccoli editori sono praticamente sconosciuti ai librai (quelli di catena, in particolare), non possiamo certo pensare che un giro in libreria possa darci un’idea reale del panorama letterario italiano. Moltissimi editori hanno un bellissimo catalogo di autori stranieri e italiani, ma sono visibili in poche librerie. Non sappiamo se la crisi che attanaglia le librerie indipendenti sia la causa della sostanziale scomparsa dei libri della piccola editoria. Con certezza, le librerie di catena puntano sui libri commerciali e, soprattutto, della casa editrice che le rappresenta. Ci sarà un motivo per cui queste librerie di catena si chiamano Mondadori, Feltrinelli e Giunti? Quali saranno i libri maggiormente rappresentati in ciascuna di esse? Non oso pensare che qualcuno non sappia rispondere.

Sarebbe stato bello creare un diversivo, una “catena” tra le librerie indipendenti che avesse a cuore la piccola e media editoria, ma nessuno vuole rischiare, in un Paese dove la cultura propositiva non riceve sovvenzioni dallo Stato che comunque elargisce fondi all’editoria (si fa per dire!), cioè a giornali di partito, associazioni politiche e via dicendo, senza dimenticare i colossi della carta stampata, come La Repubblica e il Corriere della Sera. L’esempio del gruppo “Arion” di circa venti librerie indipendenti consociate nella citta di Roma non lascia ben sperare. Il privato imprenditore libraio deve pensare a vendere. Una libreria Arion è indistinguibile da una Feltrinelli o Mondadori.  Ci troviamo di fronte le stesse enormi torri di libri con Ken Follett in testa. Altro che piccola e media editoria! Forse un ruolo avrebbe potuto averlo l’associazione dei librai indipendenti, ma forse è sono una sigla. Pensate all’AIE, l’associazione degli editori. Il 95% degli introiti societari di questa associazione viene dai quattro-cinque grandi gruppi editoriali. I piccoli editori già faticano a pagare la esosa quota sociale (circa mille euro l’anno per un microeditore), poi sono rappresentati sono a parole. Forse siamo di fronte alla fine del libro cartaceo e tra dieci anni non esisteranno neanche le librerie di catena, se l’uso dell’ebook dovesse (me lo auspico da piccolo editore) prendere definitivamente piede. Tutti oggi sono pronti a demonizzare Amazon, ma nessuno ci dice che almeno lì i libri di tutti sono presenti e a portata di… acquisto.

Amazon – è il migliore?
Amazon è monumentale e ricca quando si tratta di comprare libri in lingua straniera in un negozio su Internet.
In sintesi: Amazon ha quasi tutte le caratteristiche che dovrebbe avere un negozio online per la vendita dei libri. (Quindi: l’elenco dei pregi di Amazon vale anche come elenco delle caratteristiche da valutare quando si sceglie il sito dove comprare).
1) Amazon ha il più ricco catalogo. Io ho sempre trovato tutto quanto ho cercato.
2) Amazon ha buoni prezzi perché ha sempre gli sconti
3) Amazon invia i libri senza costi di spedizione.
4) Da Amazon i libri arrivano rapidamente; e li trovate regolarmente a casa, anche se nessuno è in casa quando arriva il pacco.
5) Per gli ordini multipli, Amazon effettua, se necessario, spedizioni parziali, in momenti differenti. In sostanza: non si deve aspettare che siano disponibili tutti i titoli ordinati.

Per quanto riguarda invece i libri in italiano, evito di dichiarare la mia preferenza, anche perché non c’è nessun negozio che sia nettamente migliore degli altri.

Come regolarsi:

1) Il catalogo deve essere di facile consultazione, preciso e aggiornato
Un catalogo di uno store che mi dice che posso comprare un libro e poi scopro che quel libro è in verità fuori catalogo, e se me lo dice dopo che l’ho comprato, non è un buon catalogo.

2) I prezzi devono essere competitivi.
Gli sconti mi interessano sui libri che sto cercando, non su quelli che mi propone il sito.

3) I costi di spedizione non dovrebbero esserci.
Se ci sono, devono essere chiari: senza trucchi insomma. Nella scelta bisogna sempre ricordarsi di controllare il prezzo del libro + il prezzo della spedizione. Praticamente tutti (salvo Amazon, InMondadori che non prevedono spese di spedizione con il programma di iscrizione annuale che offre un numero illimitato di spedizioni con consegna garantita entro 2-3 giorni lavorativi su milioni di articoli venduti su Amazon.it.  La spedizione “2-3 giorni” è compresa nel costo annuale di iscrizione di € 9,99. Altri negozi on line, come Ibs e Libreria universitaria fanno comunque pagare un euro, almeno fino a € 24-25 di ordinativo) hanno un tetto di spesa oltre il quale non ci sono spese per l’invio.

4) La spedizione deve essere veloce.
Se mi dici che il libro arriverà in due o tre giorni, non puoi farmi aspettare dieci giorni per riceverlo.

5) Il corriere che mi porta i libri a casa (o a qualsiasi indirizzo abbia indicato) deve essere flessibile.
Se non mi trova a casa non se ne deve andare immediatamente con il mio pacco e farmi passare un’ora al telefono con il suo call center per recuperarlo; inoltre non può propormi come momento di consegna sempre la stessa ora del giorno.

6) Spedizioni separate.
Se ordino quattro libri e uno di questi sarà disponibile fra 20 giorni, non posso aspettare 20 giorni per tutti  i libri. Dovrebbe mandarmeli in tempi diversi, senza aumentare le spese di spedizione.

7) Cosa ne pensa Google?
Un criterio che ogni tanto uso – metodo un po’ eccentrico, lo ammetto, non basato su una considerazione di convenienza – è questo: inserisco in Google autore e titolo del libro che mi interessa. Nella pagina dei risultati, il primo negozio che trovo linkato con la scheda del libro che ho cercato diventa il privilegiato nella scelta (non sempre ovviamente). Giusto per dare un “premio” alla capacità del negozio di farsi indicizzare da Google (naturalmente non considero però i link a pagamento, quelli pubblicitari). Comunque, il fatto di essere trattati bene da Google, nei risultati “organici”, è in generale un buon segno a favore del negozio.

Come promemoria ecco un elenco (in ordine alfabetico) dei siti di vendita di libri (in italiano) su Web che prendo in considerazione (per quelli in inglese, non c’è partita, vince Bookdepository):

  1. Amazon.it
  2. bol.it
  3. ibs.it
  4. lafeltrinelli.it
  5. Libreriauniversitaria.it
  6. Hoepli.it
  7. Libraccio.it
  8. InMondadori.it
  9. Ultimabooks.it (solo ebook)

ACQUISTA DIRETTAMENTE SUI SITI DELLE CASE EDITRICI

La maggior parte delle case editrici vende i libri del proprio catalogo. Molte di esse non applicano sconti, ma diverse praticano uno sconto pari al 15%, ma si devono pagare le spese di spedizione per importi inferiori a € 50,00. Le spese di spedizione non sono mai gratuite se non per ordini consistenti.

Il Giunti store applica una tariffa postale di € 2,30 per ordini inferiori a € 19.

Atmosphere libri pratica il 20% di sconto anche sulle novità con spese di spedizione gratuita. Un modo per farsi conoscere e che dovrebbero adottare soprattutto i piccoli editori. Che senso ha applicare lo stesso sconto dei grandi web store come Amazon. Bisognerebbe favorire il lettore con maggiori incentivi a scegliere l’acquisto di un libro o di un ebook sul sito dell’editore.

Comprare libri su Internet

Le cose che sono estremamente inutili per la nostra vita

 

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Le cose che sono estremamente inutili per la nostra vita

Noi tutti vogliamo condurre una vita migliore. Noi tutti vogliamo anche essere felici!

Tuttavia, questa è la vita. Abbiamo tanti problemi e responsabilità che può essere difficile essere felici, e tanto meno raggiungere tutti i nostri obiettivi nella vita.
E indovinate un po’? Forse è solo colpa nostra. Ci impegniamo a fare cose inutili nella vita. È tempo di lasciarsi andare.

La vita non è destinata a essere inutile.

È semplice. Abbiamo le risposte a come possiamo migliorare la nostra vita. Ma stiamo trattenendo troppe cose inutili.
E spesso, sottoscriviamo l’idea che “la vita è così” e quindi l’accettiamo passivamente.

Mah!

Dobbiamo fare un passo in su! È tempo di lasciar andare le cose inutili nella vita!

Nove cose che sono estremamente inutili per la vostra vita

1) amici tossici
Circondiamoci solo di persone positive. Questa è la chiave per vivere una vita in cui il proprio ambiente può sollevare e ispirarci.

2) vendetta
Ti senti male o arrabbiato per qualcuno così tanto che vuoi giustizia? In alternativa, è sufficiente pensare alla vendetta?
È inutile. Lasciamola andare. Il risentimento è come aggrapparsi ai carboni ardenti, in attesa di gettarli a qualcuno.
Solo che ci facciamo del male.

3) preoccupazione
Qualunque cosa stiamo pensando, qualunque cosa che è da fare, qualunque cosa che abbiamo hanno pianificato. Qualunque cosa!
Non ci preoccupiamo. È nella nostra natura preoccuparsi, ma pensarci sempre può aiutarci?
Non è così. Non cambierà mai la situazione o addirittura non cambierà i nostri sentimenti.

4) violenza
È per i perdenti. Usa le parole.
Personalmente trovo che l’idea della violenza può essere attraente, soprattutto per i ragazzi. Non dovrebbe essere così. La violenza provoca solo altra violenza.

5) senso di colpa
È tempo di lasciar andare il passato. È naturale sentirsi male per un po’, ma alla fine è necessario lasciarlo andare.
Si può assolutamente diventare una persona migliore, senza sensi di colpa. Pensateci.

6) disordine
Ripulire! Riordinare l’ambiente circostante, in particolare l’area di lavoro. Si potrebbe pensare che è solo un po’ di confusione in giro, ma se ci mettiamo in testa di riordinare il nostro spazio, anche la nostra mente sarà più serena.
La maggior parte delle cose materiali sono letteralmente inutili. La cosa fondamentale è capire subito che non dobbiamo aspettare che sia così anche in futuro.

7) grandi aspettative
Abbassiamo i toni. Le grandi aspettative costruiscono solo delusioni. È inutile continuare a chiedersi come andrà a finire quando la nostra testa è sempre tra le nuvole. Invece, cerchiamo di essere realistici e continuiamo ad imparare dai nostri compiti.

8) aspettare
Le cose buone non arrivano a chi sa aspettare.
Le cose buone accadono alle persone che le fanno accadere per se stessi.
Smettiamo di attendere. Non facciamo che aspettare le persone che sono perennemente in ritardo. Facciamoli venire da noi.

9) giudicare
Essere giudicato? Dimentichiamocene. Gli altri non hanno niente di meglio, e questo è il loro limite.
Voglia di giudicare qualcuno? Smettiamola. È inutile. Non riusciremo mai a farlo bene.

Mettiamo a fuoco il nostro tempo ed energie per la nostra vita, invece.

Le cose che sono estremamente inutili per la nostra vita

La lettura

BookFace1Che cos’è la lettura?

La lettura è

  • divorare copertina dopo copertina di un libro, e quindi di nuovo partire dall’inizio
  • studiare attentamente
  • esplorare il manuale di riparazione in modo da poter riparare la vostra auto
  • scoprire la storia del gioco in modo da capire il gioco
  • guardare le pause episodiche di un film tra un livello di gioco e il prossimo per vivere la storia
  • tweet
  • blog
  • segni
  • informazioni per divertimento
  • in qualsiasi formato e in qualsiasi momento
  • fatti e cifre
  • salvavita o che sfida la morte
  • terapeutica
  • rilassante
  • ricerca online
  • sfogliare le pagine solo leggendo poche parole
  • guardare le facce nella folla come autore / narratore che coinvolge i personaggi nella propria storia
  • lettura nei giochi

La lettura può essere

  • divertente, triste, traumatica, confusione, veloce, lenta, episodica, continua
  • collaborativa
  • partecipativa
  • esclusiva
  • comprensiva

Tutto è lettura ciò che state leggendo, non importa il formato.

L’unica volta che non leggete è quando dormite, ma anche nei sogni c’è qualcosa da leggere.

Leggere è imparare a crescere, a sperimentare, ad avere empatia, capire, stupirsi, meravigliarsi, ridere e piangere. Per vivere altre vite in altri luoghi e tempi, per approfondire un collegamento con il posto. La lettura è immensamente importante. Forma la personalità e l’identità come lo fanno tutte le esperienze.

La lettura non è solo un modo di fuggire in un mondo di fantasia – si tratta anche di fornire un contesto al nostro ambiente – sia reale sia immaginario.

Si può leggere su carta, o si può leggere su uno schermo (del computer, dell’e-book reader, del tablet, del telefonino), si può leggere in un sacco di altri formati.

La lettura

Non ammazzare la cultura. Di cultura si deve vivere.

cultura-9Non ammazzare la cultura. Di cultura si deve vivere.

“Negli ultimi decenni, il ritmo di cambiamento del mondo è andato accelerandosi. Il rapido emergere di nuove tecnologie e la crescente globalizzazione hanno significato per l’Europa e altre parti del mondo una svolta profonda, caratterizzata dall’abbandono di forme tradizionali di produzione industriale e dalla preminenza assunta dal settore dei servizi e dall’innovazione. Le fabbriche sono progressivamente sostituite da comunità creative, la cui materia prima è la capacità di immaginare, creare e innovare”. Questa visione si traduce in modo ancora più articolato e tuttora in corso di definizione all’interno della visione strategica dell’Europa 2020, che delinea alcuni assi strategici portanti di grande importanza:

1. Nuovi spazi per la sperimentazione, l’innovazione e l’imprenditorialità nel settore della cultura e della creazione.

2. Rispondere meglio ai fabbisogni di competenze delle industrie culturali e creative.

3. L’accesso al finanziamento per gli imprenditori culturali e creativi.

4. La dimensione locale e regionale delle industrie culturali e creative.

5. La mobilità e la circolazione delle opere culturali e creative.

6. Il rapporto tra scambi culturali e commercio internazionale.

L’Italia fatica nelle ultime generazioni a tenere il passo di paesi un tempo outsider ma oggi molto più efficaci di noi nell’allevare e nel far maturare nuovi talenti. Le evidenze che supportano l’idea che i settori culturali e creativi siano una delle forze trainanti dei nuovi modelli di economia basati sulla conoscenza sono chiare e concordanti. A livello regionale europeo, ad esempio, esiste una netta relazione tra livello locale di concentrazione delle industrie creative (in termini di occupazione settoriale) e prosperità in termini di PIL pro capite.

I paesi nei quali la mancata partecipazione culturale assume proporzioni più ridotte sono i paesi nordici, nei quali si riscontrano allo stesso tempo performance innovative a livello di sistema paese molto buone. Interessante è un caso come quello dell’Estonia, che pur essendo un piccolo Paese ex comunista, ha mostrato in questi anni una notevole propensione a sviluppare forme avanzate di digitalizzazione della propria economica e della pubblica amministrazione – un fenomeno che sembra riflettersi perfettamente nei livelli particolarmente alti di partecipazione culturale. All’interno di questa classifica, l’Italia presenta livelli di partecipazione molto bassi (fa peggio solo la Spagna): un dato che segnala in modo piuttosto chiaro come attualmente, nel nostro Paese, il ruolo relativamente marginale della cultura all’interno del dibattito sullo sviluppo riflette una più intrinseca debolezza dal punto di vista dell’inserimento della sfera culturale negli spazi stessi della vita quotidiana dei cittadini. L’inefficacia dell’azione di politica culturale è quindi la conseguenza di un più profondo limite sociale, uno stato di cose particolarmente preoccupante per un Paese che viene universalmente identificato con i temi e i valori della produzione culturale.

Sorprendentemente, d’altra parte, gli italiani tendono a dichiarare che la cultura gioca un ruolo molto importante nelle proprie vite, addirittura in misura superiore a quanto accade in paesi con livelli di partecipazione ben più alti.

Ma d’altra parte, se si prova a verificare cosa sia in concreto la cultura per gli italiani, si scopre che essa tende ad identificarsi e in parte a confondersi, da un lato, con la scienza e più in generale con la conoscenza e, dall’altro, con la famiglia e con l’educazione.

In Europa troviamo, allo stato attuale, una situazione duale relativamente ai modelli di sviluppo a base culturale: da un lato, nei paesi nordici, nel Regno Unito, in Francia, in Belgio e in Olanda e nei paesi di lingua tedesca, nonché in alcuni paesi ex socialisti dell’est come l’Estonia e la Lituania, prevale un approccio basato sulla produzione culturale e creativa; dall’altro, nella maggior parte dei paesi mediterranei come l’Italia e la Grecia e in molti paesi ex socialisti, ad esempio Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca e Ungheria, prevale invece un approccio centrato sul turismo culturale nel quale la cultura gioca un ruolo abbastanza ancillare.

L’approccio europeo si fonda su quella che potremmo chiamare la classificazione canonica delle industrie culturali e creative, nella quale si evidenziano, nell’ordine: un nucleo di settori non organizzati industrialmente e strutturalmente non orientati alla formazione di profitti se non in sotto-ambiti relativamente limitati (arti visive, spettacolo dal vivo, patrimonio storico-artistico); cinque settori che costituiscono le industrie culturali vere e proprie, ovvero quei settori di produzione nei quali l’esperienza culturale assume un carattere non funzionale (non configura cioè ulteriori utilità rispetto alla fruizione culturale in quanto tale) – ovvero l’editoria, il cinema, la musica, la radio-televisione ed i video-giochi; tre settori che corrispondono alle industrie creative, nelle quali la componente creativa è bilanciata da considerazioni di utilità relative a funzioni extra-culturali, ovvero il design (che comprende anche la moda e, in prospettiva, anche l’industria del gusto nella sua componente più qualitativa e di ricerca), l’architettura e la pubblicità. La differenza tra industrie culturali e creative non sempre è colta ma è di fondamentale importanza: a differenza di quanto accade nell’industria culturale, in quella creativa il metro di valutazione combina appunto elementi creativi con giudizi funzionali: una bella pubblicità che non è efficace nel favorire le vendite di un prodotto, un’architettura spettacolare che però non risulta vivibile per chi la abita, o una bella sedia che però provoca il mal di schiena a chi ci si siede sono esempi di prodotti che possono raggiungere anche esiti notevoli dal punto di vista estetico ma falliscono in tutto o in parte dal punto di vista funzionale, pregiudicando così il loro potenziale di mercato e quindi la profittabilità dei loro produttori.

Industrie creative

Design

Architettura

Pubblicità

Industrie culturali

Film e video

Televisione e radio

Videogiochi

Musica

Libri e stampa

Core delle arti

Arti visive

Spettacolo dal vivo

Patrimonio storico-artistico

Industrie collegate

Produzione di computer e lettori digitali, industria della telefonia mobile, ecc.

Questo quadro già così complesso e articolato viene ulteriormente arricchito dallo sviluppo dei nuovi settori dei contenuti culturali e creativi su piattaforma digitale, che in gran parte non si adattano del tutto alla precedente classificazione, che fa riferimento a schemi produttivi e organizzativi in genere anteriori all’ultima ondata della rivoluzione digitale. Piattaforme di contenuti online come quelle legate ad aggregatori con una componente social più o meno spiccata come Youtube, Flickr. Ci troviamo dunque nel mezzo di un processo di rapido cambiamento, nel quale l’organizzazione stessa dei settori culturali e creativi subisce un ri-modellamento pressoché continuo, che porterà con tutta probabilità all’emergere di nuove classificazioni e di nuove forme di interdipendenza strutturale tra settori.

La rivoluzione prodotta dalla crescente diffusione delle tecnologie digitali di produzione dei contenuti culturali e creativi, che da un lato permette ad utenti anche semiprincipianti di avere accesso a tecnologie estremamente potenti e sofisticate e dall’altro rende tali tecnologie sempre meno dipendenti da specifici supporti hardware e sempre più accessibili in termini di prezzi, tende a favorire una diffusione sempre più profonda e capillare della produzione e circolazione di tali contenuti pressoché in ogni angolo del globo. La necessità di un ripensamento complessivo del modello di riferimento, e lo spostamento dell’enfasi dalla cultura come settore ancillare al turismo alla cultura come settore industriale di primo piano e dall’alta valenza strategica passa anche per il nostro paese da una rinnovata capacità di entrare a far parte in modo più attivo di questo poderoso flusso globale di ridefinizione della geografia culturale, riuscendo ad andare al di là di logiche limitate e strumentali di promozione della dimensione più ‘manifatturiera’ della moda, del design e del cibo, per tornare ad esaltarne le valenze socio-culturali più sottili, per sottolinearne e stimolarne la portata innovativa, per tornare a promuovere una visione della cultura e della creatività italiana più integrata strategicamente e più dinamica, complessa, articolata di come la si presenta oggi.

Le conseguenze dell’immobilismo: come è cambiata nel tempo l’identità culturale italiana nel contesto globale

All’inizio del Novecento, l’Italia è dominatrice incontrastata nel campo dell’arte, vince anche se di stretta misura nell’architettura, è seconda solo ai francesi nel design e nella moda, non è in posizioni di primo piano nel teatro e nel cibo, mentre il cinema deve ancora fare la sua comparsa. Alla metà del Novecento (ovvero, nel corso degli anni Cinquanta), l’Italia parte dal terzo posto nell’arte e scivola al quarto nel corso del decennio, parte dal quarto e scivola al quinto nell’architettura, conquista una breve supremazia nel cinema che però perde già prima della fine del decennio, si mantiene al quinto posto nella moda, oscilla tra il quinto e il sesto posto nel design e nel teatro, e mostra una progressione dal settimo al quinto posto nel cibo. Nel 2000, l’Italia è settima (su sette) nell’arte, nel teatro e nel cinema, è sesta nell’architettura, è quarta nel design, è terza nel cibo e nella moda. In altre parole, quel che emerge è che nel corso del novecento l’Italia perde nettamente posizione nei settori culturali, mentre mantiene una buona percezione globale nei settori creativi legati al design in tutte le sue forme, pur non potendo vantare in nessun campo una posizione di preminenza globale. L’unica area nella quale si registra un miglioramento di lungo termine di posizione relativa nel corso del secolo è quella del cibo.

Ciò che questi dati ci dicono è che, contrariamente alle nostre convinzioni radicate, l’identità culturali italiana è preda di un lento ma abbastanza costante processo di erosione rispetto ai competitor globali che, a differenza di noi, lavorano sul tema dell’identità culturale non soltanto in termini di estrazione di rendita, facendo cioè leva soltanto sui successi e sulle glorie del passato o, nel caso di settori creativi come la moda o il design, del passato prossimo, ma investono decisamente sul rinnovamento e il rafforzamento del potenziale creativo attuale. Non è un caso che l’unico settore che guadagni posizioni sulla scala globale sia quello del cibo: è infatti l’unico settore culturale e creativo nel quale in Italia, negli ultimi anni, si è fatta una reale politica di crescita del pubblico in termini di informazione, competenza, sensibilità alla cultura del territorio. La drammatica sottovalutazione del potenziale strategico della cultura, e il sostanziale disinvestimento che ne è la conseguenza, stanno così progressivamente togliendo spazio ed energia al nostro posizionamento globale in termini di valore aggiunto culturale legato all’identità della nostra produzione, a scapito di paesi con una tradizione culturale spesso molto minore, ma di fatto oggi molto più dinamici e propositivi di noi.

POSIZIONE MONDIALE ITALIA

                       ARTE   ARCHITETTURA  DESIGN  MODA  CIBO

ANNO 1900     1a                     1a                        2a                2a             2a

 

ANNO 1950     3a                    5a                       1a               5a               2a

 

ANNO 2000     7a                     6a                        4a               3a              3a

 

Rilanciare il modello italiano: un nuovo modo di intendere il potenziale di sviluppo del nostro patrimonio storico-artistico

 

Per rilanciare il modello italiano di sviluppo a base culturale occorre mettere in atto delle strategie di sviluppo locale che restituiscano spazio e impulso a quei fattori di sviluppo che sono stati progressivamente trascurati e che nella situazione attuale, in assenza di interventi specifici, contribuiscono a minare la nostra capacità competitiva.

Incubatori di imprenditorialità creativa.La produzione culturale e creativa è una delle aree più promettenti a livello globale per la generazione di nuova imprenditorialità, ma per quanto in Italia si inizi a considerare seriamente il tema dell’innovazione e del sostegno delle start up giovanili, l’attenzione verso questo settore, malgrado le potenzialità e i continui richiami all’importanza della cultura per il futuro del nostro paese, è pressoché nulla. Il recupero degli edifici di pregio storico-architettonico viene sempre finalizzato alla valorizzazione turistica, ma nessuno sembra pensare che in Italia quegli edifici sono storicamente serviti a produrre cultura e pensiero, e forse in alcuni casi è a questo scopo che potrebbero essere recuperati.

Acceleratori design-oriented. Uno dei temi sensibili di maggior rilevanza per il modello italiano è la ridefinizione creativa di produzioni dal forte radicamento territoriale e dal forte contenuto potenziale di design, che nella fase attuale hanno operato più secondo logiche di filiera tradizionali che sulla spinta di un forte investimento nella caratterizzazione creativa della loro produzione.

Spazi di relazione. Piuttosto che programmare l’apertura di spazi culturali per flussi di turisti sporadici o addirittura in qualche caso inesistenti, sarebbe possibile progettare la destinazione d’uso di questi spazi in primo luogo a beneficio dei residenti, per affrontare il tema decisivo e del tutto trascurato dei bassi tassi di partecipazione culturali dei cittadini italiani.

Spazi residenziali per artisti e professionisti creativi. La pratica delle residenze creative ha ormai una lunga tradizione, è oggi molto diffuso a livello internazionale, e trova anche in Italia molte significative manifestazioni, e può contribuire in molti modi ad aumentare la capacità innovativa e la connessione internazionale di un territorio. Proporre un programma di residenze significa essenzialmente mettere a punto un programma continuativo di scambi di talenti, progetti e competenze con altri territori con i quali si vuole stabilire un rapporto di cooperazione strategica di lungo termine.

Spazi di produzione di conoscenza. Da sempre sono note le potenzialità degli spazi di pregio storicoartistico nell’ospitare centri di formazione e di ricerca di respiro internazionale, una funzione che si integra in modo particolarmente naturale ed efficace con le altre sopra definite. La costituzione di partnership con realtà accademiche e scientifiche prestigiose, la presenza di ricercatori e studenti provenienti da varie nazioni del mondo, la possibilità di attrarre investimenti tanto ai fini del recupero che della gestione degli spazi costituiscono opportunità.

Spazi commerciali e industria del gusto. Di fronte all’inesorabile trasformazione degli spazi commerciali dei centri storici italiani in repliche sempre più letterali ed omogenee di un unico modello, nel quale sono presenti sempre gli stessi marchi, gli stessi concept dello spazio vendita, gli stessi allestimenti e gli stessi prodotti, sarebbe forse opportuno pensare ad una rivitalizzazione di spazi di elevata valenza storico-culturale dotati delle caratteristiche e della localizzazione adatte per ospitare anche funzioni commerciali di particolare interesse e pregio culturale, con riferimento tanto alle eccellenze del territorio che ad un’offerta esterna di particolare pregio, qualità ed innovatività.

Spazi di produzione culturale. Da ultimo, ma non per ultimo, rimane naturalmente la funzione della produzione culturale in quanto tale: mostre, performance, concerti, conferenze, e così via: una attività che trova un suo senso nel momento in cui non viene più concepita come un segmento estremo e limitato di una più vasta industria dell’intrattenimento, ma come un nodo centrale di un sistema di innovazione sociale orientato all’uso più attivo e creativo delle competenze e dei talenti disponibili.

Dal Rapporto “L’Italia che verrà” di Pierluigi Sacco Professore Ordinario di Economia della Cultura IULM.

Non ammazzare la cultura. Di cultura si deve vivere.