Leggere i classici fa bene: undici ragioni valide

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Non è vero che leggere i libri classici sia faticoso. C’è qualcosa nell’anima umana che ci fa desiderare di castigare noi stessi per non aver letto gli autori classici?

In un sondaggio fatto in Gran Bretagna, è emerso che solo il 4% dei britannici ha letto Guerra e pace di Lev Tolstoj, anche se il 14% avrebbe voluto leggerlo; il 3% ha letto I miserabili di Victor Hugo, ma il 10% vorrebbe leggerlo; e solo il 7% ha letto il capolavoro della letteratura americana Moby Dick, mentre l’8% l’avrebbe letto volentieri.

Il sondaggio di 1.664 adulti britannici aveva lo scopo di scoprire quali romanzi classici del XIX secolo gli inglesi avrebbero voluto leggere se avessero avuto il tempo e la pazienza di farlo. Oliver Twist era il classico più popolare nella lista, letto dal 21% degli intervistati, con Orgoglio e Pregiudizio e Piccole donne alla pari: 15% dei lettori.

Tuttavia, affermare che sia necessario avere pazienza per leggere questi libri svilisce sia i romanzi classici sia gli stessi lettori che, a quanto pare, non sono mentalmente in grado di leggerli… Il primo pensiero che sorge di fronte a un romanzo classico è quello di smettere di agire come se un libro sia una montagna. La lettura non solo è una necessità dello spirito ma soprattutto un divertimento da svolgere nel tempo libero.

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Elenchiamo undici ragioni che dovrebbero favorire la lettura dei classici:

  1. Potrete aumentare il vostro vocabolario. Vale la pena familiarizzare con le parole che riflettono immediatamente la vostra intelligenza. La lettura dei classici greci e latini, in particolare, svilupperà la vostra banca dati personale sulle parole, dal momento che molte parole italiane hanno radici in queste due lingue. L’italiano deriva dal greco e latino.
  2. Potrete migliorare le vostre abilità sociali. La lettura dei classici, in contrasto con la narrativa commerciale e anche la saggistica, porta ad una migliore percezione sociale e aumenta l’intelligenza emotiva. I romanzi sono incentrati su personaggi che possono rafforzare la vostra etica personale. Basta che sia chiara la distinzione tra i buoni e i cattivi .
  3. Saprete di leggere qualcosa di valore. I classici, e i loro temi tipicamente universali, hanno resistito alla prova del tempo; questi sono i libri in cui troviamo ancora personaggi, esperienze, emozioni, e prospettive attuali. Spesso un classico individuo è un’opera iconica all’interno di un movimento letterario o nel periodo in cui è stato scritto il libro. I classici abbracciano tutti i principali generi letterari, dal fantasy alla fantascienza, al romanticismo e anche la letteratura per bambini e ragazzi.
  4. Avrete molti più riferimenti letterari. Sarete un’enciclopedia dei principali riferimenti culturali, citando la fonte originale.
  5. Sarà possibile “premiare” voi stessi con la versione cinematografica quando hai terminato la lettura. Quasi ogni classico è stata adattato in un film. Alcune versioni cinematografiche dei classici hanno ottenuto ottime recensioni, per cui sarà stimolante valutarne le differenze con il libro.
  6. I classici offrono l’opportunità di comprendere la storia e la cultura in un determinato contesto. Gli unici sostituti per una esperienza che non abbiamo mai vissuto sono l’arte e la letteratura. Esse possiedono una meravigliosa capacità: al di là delle distinzioni di lingua, costume, struttura sociale, possono trasmettere l’esperienza di vita di una intera nazione all’altra… La letteratura trasmette un’inconfutabile esperienza condensata… di generazione in generazione. Così diventa la memoria vivente della nazione. Le grandi opere della letteratura segnano ogni periodo della storia moderna e offrono una prospettiva più accessibile su eventi storici e filosofie della maggior parte dei libri di testo.
  1. I classici sapranno arricchirvi in modo inaspettato. In una scuola media americana, si è ha scoperto che gli studenti più svantaggiati, legati a storie di disagio, perdita, si ritrovano nei romanzi classici. La lettura dei classici può anche essere una forma di terapia: uno studio dell’Università di Liverpool ha dimostrato che il linguaggio poetico, in particolare, stimola la parte del cervello legata alla “memoria autobiografica” e all’emozione. Questo tipo di attività cerebrale porta i lettori a riflettere sulle proprie esperienze in risposta a ciò che hanno letto. Questi libri ci aiutano a una comprensione più profonda della nostra esperienza di vita.
  2. I classici sfidano il cervello… in senso buono. Le funzioni linguistiche utilizzate da diversi autori classici hanno dimostrato di stimolare il cervello; per esempio, la completa lettura di Jane Austen è associata a un livello di complessità cognitiva che coinvolge la soluzione di un difficile problema di matematica. Nell’era televisiva delle fiction, potremmo aver bisogno di un materiale d’intrattenimento più stimolante. I classici sono disponibili a prezzi economici e anche gratuitamente presso qualunque biblioteca comunale, o si trovano integralmente su Internet.
  3. La conoscenza è potere. L’IQ (quoziente intellettivo) è il miglior predittore per le prestazioni di lavoro, livello di istruzione, reddito, salute, e la longevità e la lettura sono ancora considerate il modo migliore per migliorare l’intelligenza. Dunque, perché non leggere i classici? Studiando le opere delle più grandi menti della letteratura della storia umana, si costruisce la nostra conoscenza del mondo e impariamo a pensare per noi stessi.
  4. La letteratura, insieme a (forse) tutte le forme d’arte, è un retaggio distintamente umano. Si tratta, per definizione, di un’esplorazione della nostra stessa umanità, uno dei nostri più importanti strumenti di comunicazione, è una forza che riflette la nostra cultura. La parola scritta è un dono che abbiamo dato a noi stessi, e che non dovremmo dare per scontato.
  5. Iniziare la lettura dei classici fin da bambini. Ci sono molti libri per l’infanzia e per i ragazzi ma anche la lettura di racconti o romanzi adattati specificatamente per favorire la lettura ai più piccoli può abituare i bambini a sviluppare e stimolare le abilità intellettive.

 

Atmosphere libri presenta l’antologia di racconti classici Un perfetto Natale. La festa delle feste (da leggere non solo a Natale)

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Per i bambini, i classici illustrati do grandi autori della letteratura mondiale:

Il mio primo Kafka, Il mio primo Dostoevskij (da aprile 2017)

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Leggere i classici fa bene: undici ragioni valide

Lettera aperta al Presidente dell’Associazione italiana editori: qualità è meglio di quantità

downloadGentile Presidente dell’ Associazione di editori (AIE),
da editore a editore, avrei un paio di cose da dirle. Lei parte dal concetto che tutti i libri siano “arte scritta”. Qual è l’obiettivo primario delle case editrici che adesso rappresenta? Costruire romanzi che si registrano tassonomicamente come genere nella definizione “commerciale”. Libri nati per vendere, romanzi che si attaccano alla formula “buoni e veri”, basati su personaggi standardizzati i cui pensieri riflettono le banalità della vita. Ci sono tanti altri modi per promuovere un’immagine positiva della vita, di esporre se stessi al corso degli eventi e gettare nella mischia personaggi e storie al di fuori del comune. E qui si parla di un genere letterario di “qualità”.
“La letteratura di qualità è vissuta come un viaggio emozionale attraverso una sinfonia di parole che porta a una comprensione più forte dell’universo e di noi stessi.” (Huffington Post)
Se non altro, questo genere danneggia le grandi corporazioni editoriali, molto rappresentate nella sua Associazione di editori, perché sono libri che non vendono, almeno non vendono abbastanza, anche se fossero di un Premio Nobel per la letteratura. Cosa conta per i soci della sua Associazione? Il profitto. Cosa c’entra il lettore in tutto questo? Nulla, purché acquisti il libro, non importa se lo legga.
Caro Presidente, il lettore che i suoi soci prediligono deve restare fedele al principio che si compra un libro perché è scritto da un autore famoso quindi commerciale, indipendentemente dalla storia che propone e dallo stile in cui è scritto. Non si prospettano la tematica, l’ambientazione, i personaggi ma solo il nome, come quei film-cassetta costruiti sui famosi attori.
La fiera del libro di Milano che si appresta a realizzare, in contrasto con il Salone del libro di Torino, diventerà l’apoteosi del libro-carta o, meglio, della sola carta, perché non importa cosa ci sia scritto, purché sia un prodotto vendibile. Questi prodotti, ovviamente, sono a disposizione solo dei ricchi e forti gruppi editoriali che si muovono in modo molto fluido producendo libri di etichettatura che rientrino sugli scaffali di tutte le librerie (solitamente queste appartengono agli stessi gruppi editoriali) perché trovino un posto adeguato e un numero sufficiente di lettori. Questo determina l’accantonamento, nelle librerie, di tutti quei libri prodotti dall’editoria indipendente, in particolare dai piccoli editori, che potrebbero trovare un nutrito gruppo di lettori se avessero la possibilità di essere almeno sfogliati, spiegazzati, sbirciati (francamente manca questa realtà in Italia). Le librerie indipendenti faticano a sopravvivere e malvolentieri molti di esse hanno accettato di mostrare sugli scaffali libri commerciali a discapito della vasta offerta di qualità che l’editoria piccola e media di qualità propone. In un buon romanzo di qualsiasi tipo, l’immaginazione dello scrittore parla direttamente alla fantasia del lettore. Tuttavia, a voi, cioè l’Associazione italiana di editori che lei rappresenta, interessa la diffusione, la commercializzazione estrema per arrivare al lettore; avete inventato la libreria da/del supermercato che, anziché promuovere la letteratura, ha imbastardito l’acquirente (ahimè, definirlo lettore è troppo!) per vendergli un prodotto di scarsi contenuti, qualitativamente inerme, piatto, ininfluente, amorfo, asettico, cioè quel tipico libro (potrebbe valere anche per un film) che viene scordato dopo pochi minuti, non lasciando alcuna traccia nell’inconscio. Non parliamo degli sconti sul prezzo di copertina, applicati in tutto l’anno, che mortificano il lettore più intelligente. Questi sa che solo i grandi editori possono permettersi di applicare sconti sul libro. Ma questo è un altro discorso perché a lei interessa creare una fiera commerciale del libro, dove vincerà il palcoscenico piuttosto che la materia prima.
Le vostre librerie di catena solo dei contenitori dove esporre il volto dello scrittore, ma non il suo cervello, malgrado ne abbia uno in dotazione. Se si desidera che i lettori vadano più a fondo, bisogna mostrare qualcosa di più di un semplice volto. Caro Presidente, sarebbe bastato accettare la mescolanza di più generi e varietà di case editrici. C’era bisogno di andare in guerra con il Salone del libro di Torino? Capisco che la gestione di quest’ultimo sia stata poco cristallina negli ultimi anni, capisco che il Lingotto era e resta troppo caro (questa, semmai, è una lamentela che la piccola editoria avrebbe dovuto fare), ma c’era bisogno di fare una fiera del libro a Milano a distanza di un mese dal Salone di Torino? Le costava tanto scegliere un’altra data, per esempio ai primi di settembre?
Quindi, per favore, prima di dire che il Salone del libro di Torino era una kermesse antiquata, obsoleta, gestita con i piedi, non vada in giro a parlare in nome di tutti gli editori e di tutti i lettori ma agisca in qualità di rappresentante del genere di editore che l’ha scelta per rappresentarla. E se trova che la letteratura e la vendita di libri in Italia siano solo una voce da mettere in bilancio, non dovrà condannare l’editoria indipendente che ha convinzioni opposte alle sue. Siamo tutti diversi. Mi auguro, come piccolo editore, che questa volta il topolino che rappresento si salvi dalle grinfie del gatto che lei interpreta. Non è detto che un gatto sia più simpatico del topolino. Spesso è esattamente il contrario.

Lettera aperta al Presidente dell’Associazione italiana editori: qualità è meglio di quantità

Salone del libro a Torino o a Milano: i lettori traditi dall’associazione italiana editori

Folla alla 28/a Edizione del Salone Internazionale del libro presso il Lingotto, Torino, 17 Maggio 2015 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

I grandi editori hanno scelto Milano come città che ospiterà una nuova manifestazione di promozione della lettura a partire dal prossimo anno. L’Associazione italiana editori (AIE) ha deciso di abbandonare Torino e il quasi trentennale Salone del libro. Il presidente dell’AIE ha dichiarato: “L’amministrazione e la fondazione di Torino decida di fare quello che vuole”. Giuseppe Laterza, presidente della casa editrice, ha proposto di realizzare un evento alternativo per la promozione della lettura a Bologna; ma il suo appello non è stato preso in considerazione. In un successivo comunicato l’associazione ha poi inserito alcune precisazioni utili, dal loro punto di vista, per ricostruire tutte le notizie che hanno portato alla scelta di lasciare il Salone di Torino, con l’uscita dalla Fondazione che lo organizza. “Da italiani bisogna essere felici di come Milano è riuscita a rilanciarsi negli ultimi anni”. Ma chi è l’AIE? Chi rappresenta in Italia? L’AIE è l’associazione di categoria, aderente a Confindustria, degli editori italiani. Tra i suoi obiettivi l’Associazione si prefigge di rappresentare e tutelare gli editori. Quali? Gli editori aderenti all’AIE rappresentano il 90% del mercato librario italiano, cioè i grandi gruppi, Gems e Mondadori, a cui si aggiunge la Feltrinelli. I piccoli e medi editori (sono migliaia e rappresentano solo una piccola quota di mercato) si sono schierati in difesa del Salone del libro di Torino.

Il ministro Franceschini aveva espresso la speranza che l’AIE rimanesse a favore di Torino e anche l’Odei (Osservatorio degli editori indipendenti), che a Milano organizza già BookPride, aveva espresso il timore di un’eccessiva commercializzazione nel caso di un trasloco lombardo. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è intervenuta sostenendo che duplicare e frammentare non è mai una politica di rafforzamento, anche se alla fine così è stato. Il direttore generale dell’Istituto Treccani, Massimo Bray, ex ministro dei Beni Culturali e presidente designato del nuovo Salone del libro di Torino, ha detto: “Questo Paese legge pochissimo e fa pochissimo per la lettura. E anziché elaborare una strategia per avvicinare le nuove generazioni ai libri, si spacca e inventa due saloni. Chi ci guarda da fuori riderebbe di questa situazione.” L’assessore alla Cultura del Comune di Torino, Francesca Leon, ha ribadito: “Il Salone del Libro non andrà a Milano, il Salone Internazionale del Libro si farà a Torino nelle date già annunciate. La Fondazione per il Libro e tutti gli enti coinvolti sono già al lavoro per preparare un trentesimo Salone innovativo, che avrà al centro editori e lettori in un evento che coinvolgerà l’intera città e sarà esempio a livello nazionale”.

Una decina di piccoli e medi editori si sono dimessi dall’associazione per protestare contro questa decisione pilotata dal gruppo berlusconiano della Mondadori. L’AIE organizza anche la fiera dedicata alla piccola e media editoria “Più libri più liberi” che si tiene a Roma. Il presidente Motta difende la sua scelta, pur apparendo in contrapposizione perché da un lato si è piegato alla scelta di organizzare una fiera internazione del libro a Milano, scaricando Torino, e dall’altro si fa il paladino dell’editoria indipendente, continuando a sostenere la fiera romana. Ci saremmo aspettati anche le dimissioni dal consiglio direttivo di “Più libri più liberi”. Che senso ha tradire l’editoria indipendente a Torino per poi accontentarla con la meno ambiziosa fiera romana? Purtroppo, nessuno della piccola e media editoria ha pensato, dopo lo smacco subito per il Salone del libro di Torino, di assumersi la responsabilità che la fiera annuale del libro a Roma non dovrebbe essere condivisa con l’AIE, ma con le associazioni dell’editoria indipendente. Personalmente, sarei propenso a sopprimere “Più libri più liberi” per fondare una nuova grande fiera a Roma che abbia lo scopo non solo di mostrare e vendere i titoli dell’editoria indipendente ma soprattutto che sia veicolo di pluralità alla lettura con la promozione di quei libri che faticano a entrare nelle librerie, ormai acquisite e dominate dai grandi gruppi editoriali. Insomma, una lettura più varia, più raffinata, più stimolante che possa rompere il vincolo tra i libri di serie pubblicati dalla grande editoria e i lettori. Con la decisione di fondare una nuova fiera a Milano, in competizione con il Salone del libro di Torino (le due fiere si terranno a una settimana di distanza), l’AIE ha saputo sbarazzarsi facilmente della piccola e media editoria. Perché quest’ultima non sa e non vuole sbarazzarsi dell’AIE accettando la kermesse romana con ostentata apatia?

Roma meriterebbe di meglio, una manifestazione culturale di alto livello, ma evidentemente una fiera dell’editoria indipendente, gestita dalla stessa, fa paura e anche gli indipendenti preferiscono che “Più libri più liberi” sia gestita dai padroni dell’AIE, quelli che hanno in mano la carta dei potenti editori.

 

 

 

Salone del libro a Torino o a Milano: i lettori traditi dall’associazione italiana editori

Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

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Il tuo libro non dovrà essere troppo lungo né avere una copertina cartonata e troppo lucida per le tue mani unte di olio solare o cadrà a faccia in giù nella sabbia. Questo libro dovrà essere abbastanza maltrattabile, senza che risulti troppo debole nell’incollatura del dorso perché non si disintegri prima di leggerlo.

Ancora più importante, il soggetto non può essere troppo cupo. Abbiamo bisogno di qualcosa che ti faccia immergere nella storia mentre stai strizzando un occhio contro il sole e il tuo cappello non copre abbastanza i tuoi occhi e sostieni il libro con il gomito sospeso, indolenzito e appiccicoso di sudore. La tua attenzione è facilmente distratta da una partita di pallavolo nelle vicinanze mentre, in vicinanza, conversazioni vagano, passando e svanendo; da un uomo dagli occhi tristi che arranca verso di te con perline colorate o custodie per telefoni cellulari che insiste per dargli almeno un euro. Gli schiamazzi dei bambini sulla battigia e un elicottero che sorvola la spiaggia. Quindi è necessario che i personaggi del tuo libro siano facilmente riconoscibili e abbastanza diversi per essere interessanti; i punti di vista devono essere chiari e stimolanti abbastanza per tenerti sveglio, ma non troppo allarmato; un ambiente che sia facilmente accessibile e, preferibilmente, attraente, e una trama avvincente.

Se sei un turista, nella lettura di un libro in una spiaggia turistica, la realtà e la finzione si fondono in una nebbia di piacere di festa, animate dal brivido di nuove esperienze e linee di profumi locali. Nei tuoi sogni e nelle tue sieste, due mondi si fondono in una dimensione che non è né reale né del tutto immaginaria.

Come può fare uno scrittore fornire per te?

Le vacanze si prestano meravigliosamente alla narrativa. Quando uno scrittore va con te in vacanza, è come se uno spettacolo speciale da sfruttare sia stato messo in scena per te. L’impostazione è ben delineata, una spiaggia con le palme sullo sfondo; un ristorante illuminato da una pista da ballo; una strada costiera tortuosa, coperta di fiori con le scogliere su un lato, e l’abisso dall’altro. Ma a volte c’è veleno nel paradiso – fatiscenti alberghi e black-out; squali e pirati; omicidi e colate di cemento…

Le vacanze hanno una struttura che rende facile la presa, e sono state utilizzate da molti scrittori per descrivere un numero infinito di crimini nei romanzi. L’inizio è l’arrivo; il lettore prende familiarità con la posizione, allo stesso ritmo rilassato come i personaggi di fantasia, ma nella seconda settimana o negli ultimi giorni diventa più urgente estrarre ogni goccia di piacere e di interesse da parte del viaggio. È facile stabilire la base sicura di una routine quotidiana e costruire un mondo fantastico – una festa, una tempesta, anche la luna piena ci sarà, perché ciò sarebbe passato inosservato nella normale vita quotidiana. Poi, se tutto va bene, il ritorno a casa potrebbe avere un senso di realizzazione o se sono state sollevati dei dubbi, un senso di disillusione. O non ci sarà alcun ritorno a casa…

Lo scrittore può giocare con i suoi personaggi perché diventino i compagni dei tuoi giorni sulla spiaggia o sul bordo di una piscina. È meglio non resistere alla tentazione di terminare la lettura perché diventi irresistibile godere di un bel mare innocente quando tanto sangue si è versato nel tuo thriller. Ciò ti appaga e rappresenta l’estasi di giornata troppo calda. Una birra gelata o una fetta di anguria coronano la soddisfazione di conoscere finalmente l’assassino, quel personaggio che non avresti mai sospettato.

Lo scrittore può mantenere il vero mondo come fanno i bambini con la costruzione di un castello di sabbia o, in mancanza di un aquilone da far volare, serve come mezzo di caratterizzazione per la tua vacanza. Ma (a parte i bambini) ciò che si vede non è quello che si ottiene: le vacanze sono il mondo falso ed effimero di qualche giorno dove tutto e tutte le storie e i patemi d’animo sono nascosti, dove un costume da bagno dà il via a un minor numero di indizi di classe, professione o il gusto di un abbigliamento che normalmente avresti privilegiato. In vacanza si incontrano persone che nel mondo reale non avresti voluto incontrare e ti innamori stupidamente, dai via il tuo cuore troppo e troppo presto perché vorresti recuperare la tua vita in un quadro limitato di tempo. Agisci senza inibizioni; metti a nudo la tua anima dopo aver fatto l’ipotesi che probabilmente mai più incontrerai quella persona di nuovo. Poi accade qualcosa – un crimine, un disastro, un incidente, o forse il tempo cambia. Reagisci, affronti la situazione o forse non fai nulla, sopravvivi o torni al tuo libro dove tragicamente qualcuno muore.

Nel frattempo la gente del posto ti guarda, ma tu non te ne curi perché la trama del tuo thriller continua…

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Cosa cerchi in un libro per la spiaggia?

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

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Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

• Iniziate a leggere al bambino al momento della nascita.
• Lasciate che il vostro bambino giochi con il libro.
• Se il bambino a volte non sembra interessato, mettete via il libro e riprovate un’altra volta. Per avere un lettore ci vuole tempo e pazienza.
• Siate fantasiosi. Utilizzare diverse voci e le espressioni facciali quando leggete. Rendete divertente l’ascolto!
• Scegliete i libri che utilizzano la ripetizione delle parole, rime, e un testo prevedibile.
• Decidete un tempo regolare per leggere ogni giorno; anche con cinque o dieci minuti si favorisce il bambino a leggere per conto proprio.
• Prima di leggere il libro insieme, dai la possibilità al bambino di fare una ” passeggiata tra le immagini” del libro in modo che si faccia un’idea della storia.
• Lasciate che il vostro bambino giri le pagine e punti il dito sulle parole che voi leggete.
• Incoraggiate l’amore per le parole, giocando in rima e con giochi di parole, cantando canzoni stupide, o scrivendo insieme una storia.

Soddisfare la curiosità del vostro bambino

• Scegliete i libri che sostengono gli interessi del bambino, dai dinosauri ai maghi.
• Rileggete i libri preferiti del vostro bambino ogni volta che vi viene chiesto. Dopo diversi rifacimenti, chiedete a vostro figlio di raccontarvi la storia.
• Coinvolgete il bambino nella lettura facendo domande! Chiedete “cosa” nelle domande; evitate domande che richiedono un semplice “sì” o “no”. Si potrebbe chiedere: “Cosa pensi che succederà dopo?”
• Ricordatevi di dare al vostro bambino il tempo di pensare alla domanda e rispondere.
• Portate il vostro bambino in libreria a controllare i libri.
• Se il vostro bambino mostra un interesse particolare in un’immagine, parlatene insieme o soffermatevi, fate seguito immediatamente a domande e lasciate del tempo alla risposta del bambino.
• La cosa più importante, fate che la lettura sia divertente per il vostro bambino!

Non è mai troppo presto per favorire l’amore per la lettura!

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute

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Un buon libro può superare molte barriere nella sua ricerca di trovare un pubblico, ma l’Oceano Pacifico, a quanto pare, è uno sbarramento troppo forte. Questo è il caso della letteratura giapponese, ma anche della cinese e di quella coreana che sfidano le differenze di lingua, cultura, e di politica per raggiungere i lettori in tutta l’Asia, ma devono ancora trovare un approdo stabile e duraturo in Europa, fatta eccezione della Francia dove hanno diversi seguaci.

Gli esperti indicano che l’apertura mentale dei giovani è un fattore di risposta alla domanda del perché, nonostante ci siano degli autori orientali che hanno un buon seguito da noi, come Murakami Haruki, il tedoforo degli autori giapponesi in Occidente e, ma solo in parte, di Yoshimoto Banana, non c’è traccia nelle classifiche di autori dell’Estremo Oriente e non c’è segno di pubblicazioni di un numero consistente di nuovi autori asiatici. Nonostante le tradizionali rivalità tra Corea, Giappone e Cina, i giovani di quei Paesi hanno superato le distanze ed è interessante scoprire come, per esempio, i giovani sud-coreani vogliano capire meglio gli stili di vita e la cultura giapponesi leggendo moltissima narrativa proveniente dal Giappone, lasciando comprendere come la letteratura sia separata dalle dispute politiche tra il Giappone e la Corea del Sud. Anche in Cina, i cinesi più giovani si identificano con il cuore della società giapponese che i loro autori descrivono. Grazie a questo, centinaia di romanzi giapponesi sono pubblicati annualmente in Corea del Sud, e ancora di più lo sono in Cina.

Gli Stati Uniti e l’Europa hanno anche diversi giovani che leggono autori giapponesi e cinesi, ma il numero è sensibilmente più basso. Questo solleva una questione: se i cittadini cinesi e coreani possono guardare oltre le loro differenze per leggere romanzi giapponesi, qual è il freno che impedisce una reale diffusione della cultura dell’Estremo Oriente tramite la letteratura nei paesi occidentali?

Gli Stati Uniti fanno un caso a sé perché notoriamente solo il 3% dei libri pubblicati sono di autori che non parlano la lingua inglese. Tuttavia, non è del tutto colpa del lettore. La gente legge la letteratura straniera quando è disponibile, come il caso già citato di  Murakami Haruki, ma la realtà è che vi è la quasi totale volontà, da parte degli editori più grandi, di non tradurre la letteratura, determinando anche nel lettore una certa diffidenza nel leggere quel po’ di letteratura in traduzione in circolazione.

Ci sono anche delle difficoltà che gli editori devono affrontare nella pubblicazione di letteratura straniera e di certo non sono sempre facili. Gli americani di lingua inglese non sanno rinunciare ai loro scrittori, benché la tradizione e la qualità culturale americana non possa essere paragonabile a quella europea (in particolare alla russa e a quello dell’Inghilterra). Tuttavia, è un peccato rinunciare a tanti libri incredibili di scrittori di lingua non inglese che sono scritti in altre parti del mondo. A maggior ragione, anche in Europa è imbarazzante che la Corea del Sud, un paese che ha una tradizione culturale immensa, come il Giappone e la Cina, abbia solo una sparuta rappresentanza. Non dimentichiamo che diversi romanzi di famosi e apprezzati scrittori coreani e giapponesi sono stati tradotti dal francese o dall’inglese, con il risultato di confezionare dei prodotti che non corrispondono alla lingua originale, impedendo di trasmettere al lettore occidentale il nocciolo stesso della cultura.

Purtroppo, le fortune crescenti dei libri provenienti dagli Stati Uniti coincidono all’estero con l’ascesa della cultura pop americana in generale, ma devono anche essere in parte attribuite a una forte imposizione della narrativa commerciale (e le competenze editoriali si sono evolute per servire questi libri) che, fino a poco tempo fa, semplicemente non esistevano in molti altri paesi. È così per la narrativa, è così per il cinema: dagli Stati Uniti arriva qualsiasi cosa purché sia legato a un successo commerciale. Qualsiasi libro potrebbe essere migliore o peggiore nel complesso, ma c’è un certo livello di approfondimento culturale, di introspezione, di spessore linguistico da cui non si può prescindere che spesso nella narrativa americana non è rispettato. Le letterature dei paesi più lontani che hanno tratto la linfa da culture diverse da quella europea potrebbero rendere migliore la vita non solo dei lettori ma della nostra frenetica società occidentale.

Leggere meno americano e più orientale non nuoce alla salute

Il valore della letteratura dei giovani adulti

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Il termine letteratura per giovani adulti è di per sé amorfo, perché i termini costituiti da “giovani adulti” e “letteratura” sono dinamici, cambiando la cultura e i cambiamenti della società – che forniscono loro il contesto. Il termine fu in uso dalla fine degli anni Sessanta, e si riferiva alla narrativa realistica che era impostata nel reale (al contrario di quella immaginata), nel mondo contemporaneo dove si affrontano i problemi e le circostanze della vita che interessano i giovani lettori di età compresa tra i 12 e i 18 anni. Molto è cambiato oggi. Per alcuni, questo rimane vero anche adesso. Negli ultimi anni, per esempio, la dimensione di questo gruppo di popolazione è cambiata drammaticamente. Tra il 1990 e il 2000 il numero di persone tra i 12 e 19 anni è salito notevolmente, con un tasso di crescita di circa il 20%, superando in modo significativo la crescita del resto della popolazione. Le dimensioni di questa fascia di popolazione hanno permesso di aumentare anche la definizione convenzionale di “giovani adulti”, che si è ampliata per includere quei giovani di circa 10 anni e quelli più vecchi di circa 25 anni.
“Letteratura”, che tradizionalmente significava finzione, ha inoltre ampliato il suo significato per includere nuove forme di letteratura – o narrativa – saggistica e nuove forme di poesia, tra cui romanzi e opere di saggistica in versi. La crescente importanza della comunicazione visiva ha iniziato a espandere questa definizione per includere il pittorico, soprattutto quando è offerto in combinazione con il testo, o i libri illustrati, i fumetti e la graphic novel.
Ulteriore prova è il numero straordinario di autori adulti acclamati che hanno iniziato a scrivere per i giovani adulti, e una miriade di altri scrittori. Come risultato di queste e altre innovazioni, la letteratura per giovani adulti è diventata una delle più dinamiche tra le aree creativamente più interessanti dell’editoria.
La letteratura per giovani adulti non può essere quantificata, ma è da ricercare in quei libri che sanno affrontare le esigenze dei suoi lettori. Spesso descritto come “sviluppo”, queste esigenze riconoscono che i giovani adulti sono esseri in evoluzione, alla ricerca di sé e dell’identità; esseri che sono in costante crescita e mutevoli, in trasformazione dalla condizione dell’infanzia a quella dell’età adulta. Tale periodo di passaggio chiamato “età adulta” è una parte unica della vita, che si distingue per esigenze uniche che sono – come minimo – fisiche, intellettuali, emotive e sociali.
La letteratura per giovani adulti è preziosa non solo per la sua arte, ma anche per la sua rilevanza sulla vita dei suoi lettori, non solo affrontando le loro esigenze, ma anche i loro interessi. La letteratura diventa un potente incentivo per loro di leggere, un altro motivo valido per valorizzarla, soprattutto in un momento in cui l’alfabetizzazione degli adolescenti è diventata una questione di fondamentale importanza.
La giovane età adulta è, intrinsecamente, un periodo di tensione. Da un lato i giovani adulti hanno il bisogno di possedere tutto ciò che si può consumare. Dall’altro, ma sono anche intrinsecamente individualistici, per quanto riguarda l’essere unico, che – per loro – non è motivo di celebrazione ma, piuttosto, di disperazione. Essere unici diventa fondamentale per essere differenti dai propri coetanei, cioè essere un “altro”. Il fatto di sentirsi un “altro” può far paura perché non si appartiene a un gruppo, ti fa sentire un emarginato. Così, vedendo se stessi tra le pagine di un libro, il giovane adulto può ricevere la rassicurazione che non si è soli, dopo tutto, non si è solo un “altro”, non si è un estraneo ma, invece, una parte vitale di una più ampia comunità di esseri che condividono una comune umanità.
Un altro valore della letteratura dei giovani adulti è la sua capacità di favorire la comprensione, l’empatia, la compassione e offrire ritratti realizzati vividamente della vita. In questo modo, la letteratura dei giovani adulti invita i suoi lettori ad abbracciare l’umanità che condivide con chi – se non fosse per l’incontro nella lettura – potrebbe rimanere per sempre sconosciuto o – peggio ancora – un “altro” irrimediabilmente.
Ancora un altro valore della letteratura dei giovani adulti è la sua capacità di raccontare ai lettori la verità, per quanto spiacevole possa essere a volte, perché in questo modo si dotano i lettori a trattare con le realtà della vita adulta imminente e ad assumere i diritti e le responsabilità di cittadinanza.
Dando ai lettori un tale quadro di riferimento, si aiutano anche a trovare modelli di riferimento, per dare un valore al mondo in cui vivono, per sviluppare una filosofia personale di essere, per determinare ciò che è giusto e, allo stesso modo, ciò che è sbagliato, a coltivare una sensibilità personale. Per diventare, in altre parole, una persona civile.
In Italia, la letteratura dei giovani adulti è celebrata, oltre dal tradizione Premio Andersen, dal Premio Letteratura Ragazzi, dal Premio Mare di Libri, dal Premio Giovanni Arpino e dal Premio Strega Ragazzi e Ragazze.

Il valore della letteratura dei giovani adulti

Romanzi accorciati: il nuovo menu servito ai lettori. Ne vale la pena?

12391226_1009403155790101_3782054736942394396_n-e1451736007797Si tratta dei Distillati, una collana pubblicata da Centuria (casa editrice del gruppo Rcs Libri) che mette a disposizione, lo si capisce già dal nome, grandi bestseller riproposti in versioni concentrate, “in meno della metà delle pagine dell’originale“. Sul sito dell’iniziativa ci si tiene a precisare che i libri vengono “distillati, non riassunti“, perché “abbiamo ridotto le pagine, non il piacere“.

I romanzi di lancio, Uomini che odiano le donne di Larsson (240 pagine invece di 688 dell’originale) e Venuto al mondo di Mazzantini (200 pagine invece di 540), sono stati tagliuzzati, rispettando la storia ma omettendo alcune parti. Molti lettori hanno avuto reazioni esterrefatte impugnando la spada contro questa iniziativa considerandola come il più grande attentato alla qualità letteraria. Qualità letteraria: ecco il punto. Se qualcuno presume che Venuto al mondo della Mazzantini sia un romanzo di qualità letteraria avrebbe tutte le ragioni per sentirsi offeso. Prendiamo I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij (mille pagine, più o meno) e comprimiamolo come se fosse un file pesante che non riusciamo a inviare per email. Sarebbe un attentato alla libertà, alla cultura, all’umanità? Sì, è la mia risposta. Ma tagliuzzare la Mazzantini mi è totalmente indifferente, non trovandoci un nesso tra qualità letteraria e offesa alla cultura. È un’operazione commerciale per aumentare il numero dei lettori? Di quali lettori? Quelli che comprano Vero? Un individuo potrebbe leggere per ore al giorno Vero, Novella, i Distillati di Centuria, la Gazzetta dello sport e non aggiungere un grammo di cultura al suo asfittico cervello, mentre basterebbe leggere cinque minuti al giorno di Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, Furore di John Steinbeck o Se questo è un uomo di Primo Levi per aumentare la capacità e i processi di pensiero che sono basilari nelle relazioni sociali complesse.

Non riuscirei a immaginare 1Q84 (oltre 1000 pagine) di Murakami Haruki smembrato e dissanguato, concentrato come un dado da brodo in 200 pagine. Ne verrebbe fuori un “distillato” di slogan. Non toccatemi Kafka sulla spiaggia e neanche Franz Kafka. Ma sarei addirittura felice se accorciassero a dieci pagine Cinquanta sfumature di grigio (senza alcuna parola, con pagine in bianco per lasciare fantasticare i “lettori”).

Difficile quindi sorprendersi se il nostro Paese appare stanco, senza idee e pronto a votare chi la spara più grossa in televisione (sempre questa maledetta televisione). Esiste infatti una precisa correlazione tra la percentuale di lettori in un determinato Paese ed il benessere economico, culturale e sociale di quello stesso Paese.

Leggere abitualmente ti consente di acquisire un vocabolario più ampio, sviluppare nuove connessioni sinaptiche e rafforzare le tue abilità di ragionamento; ti permette di sviluppare anche idee creative, applicando quella nuova conoscenza ad ambiti inaspettati. La lettura rappresenta dunque una delle strategie più efficaci per combattere lo stress.

Non perdere occasione per leggere. Le nostre giornate sono piene di tempi morti: i viaggi da pendolare per andare in ufficio/università, le attese al super/posta/banca, le lunghe code in auto, e chi più ne ha, più ne metta. Non sprecare preziosi minuti della mia vita, ed allora… leggi. Invece di controllare ossessivamente la tua pagina Facebook: leggi. Invece di aggiornare la tua posta elettronica: leggi. Invece di spugnettare sul tuo iPhone con Ruzzle: leggi.

Il libro è un vero e proprio addestramento per imparare le emozioni, per capire e scoprire la mente dell’altro.

Romanzi accorciati: il nuovo menu servito ai lettori. Ne vale la pena?

E’ questo il futuro della punteggiatura!?

2044877658La punteggiatura suscita forti sentimenti. La gente si interessa alla punteggiatura non solo perché chiarisce il significato, ma anche perché il suo disuso sembra riflettere un più ampio declino sociale. Mentre le grandi battaglie sociali sembrano non trattabili, le piccole battaglie per l’uso di un apostrofo o di un punto e virgola appaiono come già perse.

Eppure, lo stato di questo e di altri amati segni è stato a lungo precario. La storia della punteggiatura è un viavai.

Non tutti i primi manoscritti avevano la punteggiatura, e quelli del periodo medievale suggeriscono un’innovazione casuale, con più di trenta segni di punteggiatura diversi. Il repertorio moderno della punteggiatura è emerso dai manoscritti stampati nei secoli XV e XVI che si sono sforzati di limitare questo miscellanea.

Molti segni di punteggiatura sono meno venerabili di quanto si possa immaginare. Le parentesi sono state utilizzate nel 1500, essendo state usate dagli scrittori inglesi e pubblicate in libri italiani. Le virgole non sono state impiegate fino al XVI secolo; in primi libri stampati in inglese si vede una barra (un’asta del tipo /), che è sostituita dalla virgola intorno al 1520.

Altri segni di punteggiatura hanno avuto più breve successo. Fu utilizzato un segno goffo che serviva a indicare un rinvio, noto come piede di mosca (¶); inizialmente era una C con una barra disegnata attraverso di esso. Simile nel suo effetto è stato uno dei più antichi simboli di punteggiatura, una foglia di edera orizzontale chiamata edera. Appare nei manoscritti dell’VIII secolo, e separa il testo dal commento, e dopo un periodo di moda ha fatto un inaspettato ritorno nei primi libri stampati. Poi scomparve del tutto.

Un altro segno, ora sconosciuto, è il punto d’ironie (⸮). Un segno di domanda al contrario comparso in testi stampati del XVI secolo proposto da Henry Denham per segnalare le domande retoriche, e ripreso nel 1899 dal poeta francese Alcanter de Brahm. Più di recente, la difficoltà di rilevare l’ironia e il sarcasmo nelle comunicazioni elettroniche ha spinto gli utenti a utilizzarlo spesso come emoticon per indicare messaggi sarcastici ma le probabilità che faccia ritorno sono flebili.

In realtà, la cultura di Internet in generale favorisce uno stile più informale e più leggero della punteggiatura. È vero, le emoticon sono nate per trasmettere sfumature di umore e di tono. Inoltre, la tipizzazione rende facile amplificare la punteggiatura: scrivere venti punti esclamativi su una sola riga, oppure utilizzare più punti interrogativi per significare l’incredulità esagerata. Ma, nel complesso, la punteggiatura è irrinunciabile.

Come potrebbe evolvere oggi la punteggiatura? La visione distopica è che svanirà. Questo sembrerebbe concepibile, anche se non improbabile. Già adesso possiamo vedere qualche avvisaglia di cambiamento: l’austerità editoriale con virgole, la preferenza redazionale per il punto sopra tutti gli altri segni, e il gusto per la chiarezza visiva.

Anche se non è raro sentire richieste di nuova punteggiatura, i segni proposti tendono a cannibalizzare quelle esistenti. In tale ottica, si può aver incontrato il punto esclarrogativo (‽), l’unione di due diversi simboli, il punto interrogativo e il punto esclamativo, scritti l’uno nell’altro e con il punto in comune, che indica l’intonazione tipica della domanda e della sorpresa.

Tali segni sono sintomi di una crescente tendenza a usare la punteggiatura in chiave retorica piuttosto che grammaticale. Invece di presentare relazioni sintattiche e logiche, la punteggiatura riproduce i modelli di comunicazione orale.

Una manifestazione di questo è l’anticipo della lineetta. Imita la frastagliata urgenza della conversazione, in cui cambiamo direzione bruscamente e con fermezza. Le lineette divennero comuni solo nel XVIII secolo. Il loro appello è visivo, la loro forma drammatica. Questo è quello che uno stile moderno prolisso di scrittura sembra richiedere.

Al contrario, l’uso del punto e virgola sta diminuendo. Anche se i due punti erano comuni fin dal XIV secolo, il punto e virgola era raro nei libri inglesi prima del XVII secolo. Il segno è sempre stato considerato come un utile ibrido — un separatore che è anche un raccordo — ma è un gingillo amato da persone che vogliono dimostrare che sono andati alla giusta scuola.

Più sorprendente è l’eclissi del trattino. Tradizionalmente, è stato utilizzato per collegare due metà di un sostantivo composto e ha suggerito che un nuovo neologismo è in prova. Ma ora il sostantivo è diviso (ex dipendente) o scritto senza trattino (nordovest, superuomo). Può essere che l’ultimo avamposto del trattino sarà in un’emoticon, dove potrebbe svolgere un ruolo di primo piano.

I grafici, che prediligono un’estetica ordinata, odiano i trattini e sono diventati, anche in parte, responsabili della scomparsa dell’apostrofo. Questo piccolo scarabocchio comparve per prima volta in un testo inglese nel 1559. Il suo utilizzo non è mai stato completamente stabile, e oggi la confusione conduce alla sovracompensazione che vediamo in quei segni scritti a mano. L’alternativa non è quella di non utilizzare per niente gli apostrofi — un atto di pragmatismo facilmente scambiato per ignoranza.

I difensori dell’apostrofo insistono che minimizza l’ambiguità, ma ci sono situazioni in cui la sua omissione può portare a reali malintesi.

L’apostrofo è essenzialmente un dispositivo utile per l’occhio, non per l’orecchio. Forse, in futuro, gli apostrofi saranno scomparsi o ridotti a piccoli vezzi di “gioielleria” ortografica.

 

E’ questo il futuro della punteggiatura!?

Immagina un mondo senza parole e scrittura

jang07-20131127290701“Un mondo senza parole” davvero fa riflettere sull’importanza del linguaggio nella nostra vita. Non riusciamo nemmeno a immaginare un mondo in cui non ci sono parole e nessuna comunicazione, perché la lingua è una grande parte del nostro mondo.
La neurologa Jill Bolte Taylor ha descritto la sensazione di perdere la capacità di usare il linguaggio e di avere ancora parole nel suo cervello come una cosa spaventosa e incredibile. Scrisse di avere un completo silenzio nella sua mente senza parole che le ronzavano nel cervello, e senza quella vocina che sembra parlare a tutti noi. Jill disse che aveva trovato la pace interiore dopo aver perso le sue parole, e anche se poi sembrasse contenta di aver recuperato la capacità di usarle, era anche triste di aver perso quel silenzio assoluto che aveva ottenuto quando aveva perso la capacità di parlare o di formare pensieri nella sua mente.

La lingua è una parte enorme del nostro mondo. Ci permette di comunicare tra di noi tramite la voce ed esprime ciò che sentiamo e pensiamo. Senza parole il mondo sarebbe un posto molto diverso. In molti modi saremmo peggiori senza linguaggio, ma in qualche altro modo, come la pace interiore e il silenzio che Jill aveva sperimentato, avremmo acquisito nuove prospettive sulla vita e la testimonianza e l’esperienza del mondo in un modo diverso.
Senza parole la vita sarebbe molto più semplice. La comunicazione apparirebbe molto diversa e la vita non sarebbe così avanzata o complicata. Il linguaggio è quello che lega il mondo insieme. Le parole sono spesso usate con noncuranza e possono rendere il mondo rumoroso e caotico, ma un mondo senza parole ci farebbe tacere e non saremmo più collegati. Anche se il silenzio che Jill aveva trovato bello e l’ha portata a trovare una nuova comprensione di se stessa, fu comunque felice di essere stata in grado di recuperare l’uso delle parole, e si rese conto che il mondo ha bisogno del linguaggio e della comunicazione, con brevi momenti di silenzio e la necessità di essere da soli.
La storia di Jill di come ha perso le sue parole fa davvero riflettere su un mondo senza comunicazione e come dovrebbe influenzare la nostra vita quotidiana. La lingua è una parte fondamentale del nostro modo di vivere la nostra vita, e un mondo senza parole porterebbe a un modo molto diverso di come sopravvivere e come interagire non solo con gli altri ma anche con noi stessi.

Immaginate dunque un mondo senza parole: nessuna lettura, nessuna scrittura, nessuna comunicazione. È difficile desiderare un posto del genere. Sicuramente, in un mondo in cui la tecnologia sta avanzando a un ritmo vertiginoso e la conoscenza è la chiave per il successo, un “mondo senza comunicazione” è impossibile da concepire. Ma per alcune persone, questo mondo immaginario senza parole è ancora una realtà. Un mondo di tenebre e di ignoranza soffocante preme intorno a loro lasciando poche possibilità di sopravvivenza in una società guidata al successo. Come adulti e ragazzi finiscono in circostanze come queste? Sono semplicemente scivolati attraverso le lacune del nostro sistema di istruzione, la maggiore delle quali è l’assenza di enfasi della letteratura.

Il valore della grande letteratura si estende ben oltre la semplice lettura di parole stampate su una pagina. Naturalmente l’obiettivo primario di leggere libri, soprattutto in tenera età, è quello di imparare a leggere. Tuttavia, come gli studenti imparano le abilità di tutti i giorni, quelle di base, le possibilità diventano infinite. Le grandi opere della letteratura contengono molto più delle parole. Intuizioni incredibili nel periodo di vita dell’autore o del soggetto su cui l’autore ha scritto sono facilmente disponibili. Si tratta di una lezione di storia, senza il libro di testo. La storia prende vita attraverso la lettura. La letteratura presenta anche l’opportunità di conoscere nuove idee e culture sconosciute al lettore. Forse il più grande vantaggio ottenuto attraverso la letteratura è che gli studenti imparano a scrivere costantemente leggendo eccellenti manoscritti. Nel complesso, un forte accento sulla letteratura produce un individuo a tutto tondo.

Il problema con il sistema di istruzione pubblica in questo paese è che in qualche modo lo studente laureato può non aver letto mai grandi opere della letteratura. Succede di volta in volta. Sia perché gli insegnanti non danno agli studenti la possibilità di leggere eccellente letteratura, sia perché gli studenti trovano una delle molte scappatoie per sfuggire realmente alla lettura. I risultati possono essere diabolici: medici, ingegneri, avvocati, informatici, matematici, geologi che non leggono letteratura. Non hanno il tempo di leggere. Non pensano che la lettura sia indispensabile. Cosa saranno questi professionisti? Riusciranno a comprendere che un mondo senza le giuste parole sarà la casa della loro vecchiaia?

Immagina un mondo senza parole e scrittura