Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

libri_istock_000010604179_large_1Su Internet, si leggono spesso lettere di rifiuto inviate dagli editori agli autori. Più spesso, come nel nostro caso, non rispondiamo se il testo che ci è stato proposto non si adatta alla nostra linea editoriale. Siamo chiari con tutti: se un autore non riceve una risposta entro due mesi, il suo manoscritto non potrà essere pubblicato da noi.

Cosa sia più scoraggiante per un autore, se il silenzio o una lettera dell’editore con un tono critico o piena di ironia, oppure una mail senz’anima che dice testualmente: Siamo spiacenti ma siamo costretti a rifiutare la pubblicazione del suo manoscritto, non è dato saperlo. Nessuno è capace di spiegare a questi meravigliosi scrittori le motivazioni del rifiuto. Il motivo è semplice: decine di manoscritti arrivano in redazione, anche a un piccolo editore come me. È un grosso impegno leggere con attenzione almeno una parte di questi testi. Gli autori spesso sbagliano a formulare una sinossi, una presentazione di se stessi o spediscono i propri romanzi senza aver visionato la “famosa linea editoriale” della casa editrice:

La famosa linea editoriale … sì

“Indipendentemente dalla qualità del testo, semplicemente non si adatta alla nostra linea editoriale.”

Senza offesa per qualcuno, esiste un concetto, soprattutto quando si tratta di una piccola casa editrice. Per creare un’identità e rimanere nell’ambito delle proprie competenze, un editore preferisce pubblicare quello che ritiene meglio per vendere.

Per noi, questo è la narrativa e in particolare il romanzo poliziesco. Cerchiamo in particolare autori esordienti che abbiamo meno di trentadue anni. Lo abbiamo annunciato sul nostro sito, sul nostro catalogo, vorremmo pubblicare solo questi romanzi, soprattutto thriller incentrati sulla realtà della provincia italiana e l’umano (i personaggi passano prima dell’azione).

Eppure riceviamo manoscritti di racconti, storie, poesie, favole, saggi, di fantasia come di fantascienza da autori di tutte le età.

Poter rispondere a tutti motivando il nostro rifiuto sarebbe un impegno che non possiamo assumere. Non ci riusciremmo neanche se restassimo svegli di notte per tutte le notti del calendario.

Per molti scrittori esordienti, l’editore è una sorta di intermediario per finanziare la stampa e la distribuzione del proprio libro. Una piccola casa editrice non può avere la stessa capacità di penetrazione della grande casa editrice sul mercato delle vendite. Un autore non deve pensare a queste ultime, alle royalties, se riceve un contratto di pubblicazione dal piccolo editore. Questi non vende al supermercato, non ha decine di redattori e giornalisti dell’ufficio stampa che lavorano e si dedicano alla promozione. La frustrazione degli scrittori che vorrebbero agire come giocatori professionisti sarebbe inferiore se si comprendessero le dinamiche del mondo editoriale, costruito da una sinergia tra poche grandi case editrici e le librerie di proprietà delle stesse mentre la fetta di mercato destinata agli affamati piccoli editori è talmente piccola che non soddisfa nessuno. Non si vive di sole briciole, anche se in questo caso sono briciole di cultura. Il paradosso tra grandi e piccoli non è stato superato neanche dall’evoluzione della tecnologia che ha reso più facile l’accesso a monte della posizione di editore, ma le barriere all’ingresso sul mercato si sono rafforzate. Questo paradosso riguarda il punto di distribuzione, compromesso dalla crescita di gruppi dominanti e delle catene di librerie, e dall’espansione della produzione, ormai attestata a sessanta o settantamila titoli all’anno.

La dimensione artigianale dell’attività del piccolo editore caratterizza lo striminzito gruppo redazionale anche nelle scelte editoriali. Si lavora quais giornalmente con gli autori, stando attenti agli aspetti tecnici della produzione. Tuttavia, raramente si è in grado di elaborare questioni legali a livello soddisfacente e si hanno problemi di gestione, promozione e commercializzazione.

Un piccolo editore inizia sempre con uno o due dipendenti a tempo parziale o autonomo. Poche case riescono ad aumentare la propria forza lavoro, anche se una precedente esperienza permette di lasciare più velocemente queste condizioni minime.

Nella maggior parte dei casi, il capitale iniziale è molto basso ed è spesso disperso. Negli anni seguenti la fondazione, gli aumenti di capitale sono difficili da realizzare, per cui insorgono presto una serie di problemi: capitale insufficiente, scarso accesso al credito e difficoltà a usarlo, margine di manovra debole per un ulteriore sviluppo.

La speranza è l’ultima a morire anche per un piccolo editore. Le grandi case non sempre riescono a vedere il potenziale di un manoscritto. A volte, c’è bisogno, nel bel mezzo di una mancanza di curiosità e audacia, del giovane editore, il piccolo saccente che vuol stampare libri solo per il gusto di cercare nuovi lettori e non per guadagnarci. Qual è la realtà di una catena virtuosa del libro e della diversità culturale del piccolo editore? Le zone di incomprensione e l’ignoranza reciproca sono molte, e la convergenza degli sforzi tra editori, librai e istituzioni culturali (biblioteche, teatri, cinema, scuole d’arte…) rimane insufficiente. Non resta che, per lo scrittore esordiente (fermo restando che pubblicare a pagamento è un sacrilegio), inviare il proprio manoscritto custodendolo in una bottiglia destinata alle acque del mare perché qualcuno, alla fine, la trovi e lo legga ma, c’è da considerare, che anche molte bottiglie non farebbero che creare un eccessivo inquinamento marino. In un mondo perfetto della letteratura, l’editore dovrebbe ricevere solo una piccola percentuale di manoscritti che attualmente gli sono proposti. Aiuterebbe senz’altro l’editore a vagliare e selezionare i testi di qualità. L’autore dovrebbe maggiormente riflettere sul testo che invia. Meglio rileggere e rileggere, meglio affidarsi a un bravo editor che revisioni e migliori il manoscritto piuttosto che gettare in mare anche la più piccola speranza di essere pubblicati.

 

 

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Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

Come salvare una libreria

librerie-bolognaAlcune idee di business sembrano destinati a fallire. Si può camminare in un ristorante o in un negozio al dettaglio per capire subito che ha i giorni contati.

In America, un uomo ha capito che fare. Ha comprato una libreria indipendente, la Harvard Book Store – un’oasi di conforto per i bibliofili – a Cambridge, vicino a Boston. In una città dove molte librerie indipendenti sono state chiuse in un batter d’occhio, questo apparentemente ingenuo signore ha iniziato la sua nuova avventura nei giorni bui della recessione, sotto l’ombra di Amazon, e proprio mentre gli e-book iniziavano la loro ascesa.

Jeff Mayersohn, il proprietario, ha raccontato con una certa dose di orgoglio e piacere che le vendite sono cresciute di mese in mese nel corso degli ultimi anni.

Com’è riuscito a sopravvivere? Come ha fatto a prosperare nell’era del possente Amazon? Jeff ha avuto un’intuizione che ha modificato la strategia di acquisti nel suo negozio.

Jeff era un ex dirigente tecnologico con la passione per la lettura e libri; si è reso conto che la digitalizzazione dei contenuti stava distruggendo le librerie di quartiere.

Immaginate per un momento che cosa si provi se la gente cammina nella vostra libreria e utilizza lo smartphone per acquistare i libri che ha appena sfogliato. Questo sta diventando il consueto comportamento dei consumatori in una libreria. Le persone sfogliano, trovano il libro che piace, tirano fuori il loro cellulare e fanno l’ordine on-line.

Con un’intuizione, Jeff ha ribaltato il principio del consumatore chiedendosi se il contrario avrebbe potuto essere vero. E si è dato da fare. Forse l’accesso al vasto universo dei contenuti digitali potrebbe anche salvare una libreria. Forse la libreria, limitata nell’inventario, potrebbe evolvere nel mondo digitale e diventare una destinazione in cui le persone hanno accesso a tutti i libri digitalizzati pubblicati.

Per competere davvero, si deve risolvere le aspettative dei consumatori per una gratificazione immediata e cioè la consegna del libro. L’idea si può trasformare in realtà e ha il suo perché: arrivi in libreria, selezioni il titolo di tuo interesse all’interno di una lunga lista (praticamente tutto il catalogo), aspetti cinque minuti et voilà, il libro è pronto per essere acquistato e letto con tanto di colori e rilegatura. Lo permette l’ Espresso Book Machine, soluzione sviluppata dalla statunitense On Demand Books. In sostanza, Jeff ha installato una macchina da stampa per chiudere il divario con Amazon.  L’Espresso Book Machine si trova nel bel mezzo della libreria come un visitatore hi-tech in un’epoca precedente. È una stampante digitale compatta, può stampare quasi cinque milioni di titoli (in America). Stiamo parlando di belli e perfetti tascabili, rilegati in modo indistinguibile dai libri prodotti dalle più importanti case editrici. L’Espresso Book Machine può essere utilizzata anche per la pubblicazione su ordinazione, è una crescente fonte di reddito, e i clienti possono ordinare libri non solo in negozio ma anche da casa.

Si può camminare in libreria, chiedere un titolo fuori catalogo, o difficile da trovare, e il libraio ha la possibilità di stamparlo in circa quattro minuti.

Non si ha nemmeno bisogno di andare in negozio per prendere un libro. Se si vive in città e comuni limitrofi, è possibile ordinare on-line e ottenere qualsiasi libro in consegna lo stesso giorno da un pony express, battendo sul tempo anche Amazon.

Il successo però deriva da una formula complessa, e la strategia include molte determinanti. Se per l’utente i benefici (anche) economici sono ovvi, i rivenditori devono fare i conti con una bella sberla: fra macchina e software il costo arriva a 80mila euro. Va da sé che potendo contare su un mercato vivo e reattivo l’investimento rientra tranquillamente. L’ago della bilancia, in questo caso, sono gli editori che, incoraggiati dalla rapidità imposta al settore dalla digitalizzazione dello stesso, potrebbero lasciarsi tentare e contribuire allo sviluppo di questo nuovo segmento. È dunque auspicabile un’intesa tra editori (in particolare quelli indipendenti) e librerie perché il costo sia ammortizzato. Si riuscirà a capire che servono nuove idee per vendere libri in un negozio? Se la libreria deve servire una comunità, è necessaria una strategia radicale, altrimenti sembra che il destino sia già segnato. Mentre la gente sarà sempre più propensa a comprare libri on-line, apprezzando i vantaggi della navigazione e il piacere di trascorrere del tempo su internet, un luogo fisico che riaccenda la fantasia come una libreria digitale potrebbe difendere l’occupazione dei “veri” librai.

Può sembrare audace dire che una libreria possa adottare una strategia che contrasti la lunga portata di Amazon. Non dimentichiamoci quanta audacia abbia spinto Amazon, nel 1999, quando decise che si potevano vendere libri su internet.

 

Come salvare una libreria

Il libraio che non legge libri

BOOLa maggior parte delle persone sarebbe restia ad ammettere di non aver mai letto un libro, in particolare quella impiegata in una libreria.

Eppure Sam Husain, l’amministratore delegato delle più note librerie di Londra, Foyles, non ha tale remora. “Non credo che abbia mai veramente letto un libro dalla prima all’ultima pagina” confessa il commercialista nato in Pakistan.

Ma Husain, che ha guidato la libreria per più di tre anni e mezzo, sostiene che la misura del successo del suo lavoro non dipende da un amore per la letteratura.

“Non sapevo nulla di questa faccenda, quando sono stato assunto” dice Husain, che ha anche lavorato in TV. “Ho portato con me le mie buone pratiche commerciali.”

Questo ethos operativo ha tuttavia permesso alla libreria, fino ad allora in perdita, di registrare un’inversione di tendenza andando in positivo.

Il cambiamento operato dal commercialista è chiaramente il benvenuto ma, dice, c’è molto di più che solo una questione di riorganizzazione.

“Sì, si tratta di un profitto. Non è un utile eccezionale, ma è un passo nella giusta direzione” dice. “Ed è importante per l’industria quanto si mostra una tendenza al miglioramento.”

Foyles ora sta facendo meglio, il suo fatturato è cresciuto dell’2 per cento dal 2011 in poi, a fronte di un calo generale del settore britannico nello stesso periodo.

Foyles ha aperto un altro negozio, la Booktique Foyles, e ha aggiornato il sito web per aumentare le vendite on-line e fornire più servizi al cliente.

Husain, riflettendo sul ruolo del libraio, ci tiene a sottolineare che ha guidato solo un processo di modernizzazione che era già a buon punto, sotto il precedente capo, Christopher Foyle.

“Quando sono entrato, avevamo un piano triennale per portare Foyles in profitto, il che significava ottenere la giusta struttura e le persone giuste” dice. “Il mio compito era quello di entrare in modo che tale profitto fosse sostenibile e assicurarmi che il prodotto fosse rilevante. C’è molto di più nella condivisione delle informazioni sulle prestazioni di profitto della società con i dirigenti. La società li aiuta a identificare i fattori chiave per il business.”

Husain dice che, dopo aver definito una strategia per ottenere le persone giuste, ha poi fatto in modo che Foyles sgomberasse i libri che non vendevano. È stato un processo scientifico effettuato dopo la compilazione dei dati sulle vendite per determinare quali titoli vendevano e quali no.”

“Attraverso questo processo, siamo andati in controtendenza e le nostre vendite sono state i primi indicatori di mercato” dice Husain. “E abbiamo fatto sì che il flusso di cassa fosse buono e il bilancio meno pesante.”

“Gli azionisti sono stati felici di sostenere la società” dice Husain, come dimostra il loro appoggio per la apertura della “Booktique” – il quinto e più piccolo negozio Foyles.

“Una strategia commerciale avanzata è il sito web che ha diversi servizi di hosting. Le funzioni sono state rese piacevoli” dice. “Ma la differenza principale è la velocità del sito web.”

Il sito accoglie anche gli ebook digitali. L’ebook consente l’abbinamento di altri servizi che i consumatori possono gradire” dice. “Per esempio, un libro può essere fornito insieme a un’intervista all’autore. L’applicazione più interessante è per il mondo accademico e della ricerca, dove la gente poteva scaricare libri di testo o solo un capitolo di un libro di testo.”

Mentre i supermercati, le librerie Feltrinelli e Amazon  continuano a vendere libri scontati, con una competitività che ha contribuito a sottrarre clienti a tutte le altre librerie, Husain dice Foyles non devia dalla sua strategia di favorire servizi e valore aggiunto anziché sconti enormi. Egli dice: “Amazon può fornire libri a prezzi scontati ma chi cerca nel libro la conoscenza e l’informazione, insomma qualcosa in più che il web non può dare, si deve rivolgere a una libreria qualificata.”

Si tratta di una strategia che dà i suoi frutti? Per adesso, Foyle si è guadagnata nel 2013 il titolo di “librario dell’anno”.

Questa è una buona notizia per i fan della libreria. Forse il forte lettore potrà digerire l’idea che una libreria sia stata guidata da un uomo che non legge libri purché migliori e fornisca più servizi al cliente.

Tuttavia la reputazione di una libreria resta l’assistenza al cliente e la professionalità che assicura all’acquirente.

Una “regina dei libri”, cioè una “vera” libreria (in questo non possiamo che orientarci su una indipendente), non può permettersi un tizio annoiato, seduto davanti a un computer che non fa alcuno sforzo per aiutare il cliente a trovare il libro giusto.

L’impiegato non funziona in una libreria. Non è sufficiente indicare il tavolo o la mensola giusta dove trovare un determinato libro. Dov’è la passione se il cliente ti chiede qualcosa da leggere senza avere le idee chiare?

È il principale elemento richiesto in un libraio. Ma sarà possibile senza leggere libri?BOO

 

Il libraio che non legge libri

Le librerie indipendenti come risorsa comunitaria unica

autori_alessandro-12Le librerie indipendenti si dovrebbero evolvere in un’unica – quasi indispensabile – risorsa della comunità. I negozi diventerebbero più che semplici negozi, così come molti si sono già evoluti in luoghi in cui la comunità si riunisce, in cui sono sostenuti i nuovi autori, e dove l’economia locale ha iniziato a rivivere. Per la sorpresa di molti – spesso, degli stessi librai – le librerie indipendenti sono diventate un centro di vita locale.

Cosa è avvenuto negli ultimi 25 anni? La maggior parte dei mezzi di informazione non considera la “libreria” un luogo culturale, come potrebbe essere una biblioteca, ma solo un esercizio commerciale. Le scuole di business sembrano considerare il mondo quotidiano della comunità basato sulla vendita al dettaglio. Che resta di altri aspetti che andrebbero considerati?

L’impatto importante di una libreria indipendente può essere suddiviso in tre categorie:

1. libreria indipendente come motore per la crescita economica locale
2. libreria locale come catalizzatore per nuovi scrittori e lettori
3. attività libraria come punto focale per la vita comunitaria

I librai indipendenti condividono alcune di queste caratteristiche con altre istituzioni. Tutti i rivenditori locali, per esempio, sono un motore migliore per la crescita locale rispetto ai loro concorrenti “di catena”, ma il vantaggio locale fornito dalle librerie indipendenti è probabilmente ancora maggiore. Altre organizzazioni forniscono un punto di incontro per le attività della comunità, ma le librerie indipendenti spesso forniscono un programma che può aiutare a stimolare la comunità locale. In ultima analisi, è l’interazione di questi tre tipi di attività che rende moderna l’indipendenza del libraio in qualcosa di unico e prezioso.

Ironia della sorte, i librai indipendenti si trovano in questa posizione di responsabilità proprio nel momento in cui sono più sotto assedio. Nello stesso periodo in cui le librerie indipendenti sono diventate così preziose per la comunità, le loro fila si stanno impoverendo a causa dell’inarrestabile espansione delle librerie “di catena” e il richiamo di internet (i negozi online). Il numero di librerie indipendenti è dimezzato, mentre quello “di catena” è più che raddoppiato. Anche se la situazione si è stabilizzata un po’ negli ultimi due anni, il futuro delle librerie indipendenti è sempre legato a una questione di sopravvivenza. Può sembrare melodrammatico, ma ciò che è in gioco è la qualità della vita in molte comunità servite da buoni librai indipendenti. Una comunità con una buona libreria è in una posizione migliore per resistere alle pressioni incessanti che portano all’appiattimento culturale.

1. Libreria indipendente: un motore per la crescita economica locale

Questo tipo di attività porta denaro nell’economia locale, mentre i punti vendita di locali “di catena” non fanno nulla di paragonabile. Non sono solo i grandi, drammatici eventi che danno una spinta all’economia locale. I librai indipendenti, per ogni passaggio di una novità editoriale, che hanno una lista di eventi con l’autore, potrebbero anche vendere i libri autografati su internet per i clienti di altre città. Non basta terminare il proprio compito di libraio con l’evento, ma proseguire la campagna di sensibilizzazione di un buon libro nel tempo. Ci sono molti modi di “spingere” un libro: parlarne con i clienti, proporlo ai gruppi di lettura, selezionarlo sul proprio sito con una recensione.


2. Libreria indipendente: un catalizzatore per nuovi scrittori e lettori

Se i librai indipendenti sono stati costretti ad abbandonare le imprese, la maggior parte delle persone – anche i clienti irriducibili di librerie indipendenti – danno per scontato che avrebbero potuto trovare i libri che vogliono da qualche altra parte. Ma è probabile che sia il caso di rivedere questo concetto. Nel business del libro, più che in ogni altro, la qualità di ciò che viene creato presso il produttore o il livello di editore è in gran parte determinato da come quei libri sono venduti ai consumatori al dettaglio. Se il librario indipendente muore, molti tipi di libri moriranno con lui. Un mondo senza Indipendenti. Per vedere l’effetto raggelante sui nuovi libri, immaginate un business del libro in cui non ci sono librerie indipendenti. L’editoria, in questo tipo di sfortunato scenario, assomiglierebbe a un imbuto. Molte migliaia di scrittori, che lavorano magari attraverso centinaia di piccoli editori, sarebbero alla ricerca di potenziali lettori. Ma avrebbero questa possibilità solo se i loro libri riuscissero a superare il collo stretto dell’imbuto per approdare a una piccola manciata di acquirenti delle librerie “di catena”.

L’analogia imbuto non è inverosimile. Le “catene” comprano a livello nazionale; a volte c’è un solo acquirente che decide se un libro apparirà in uno dei loro negozi. Questa decisione può avere un effetto letale sul futuro del libro. Il rifiuto delle principali catene di portare un libro, di solito provoca l’editore a ripensare alla sua commercializzazione, spesso tagliando il budget pubblicitario e lasciando che il libro languisca, a meno che qualcosa di miracoloso non si verifichi per rilanciare le vendite. Spesso è anche peggio di così.
Senza librai indipendenti che possano eseguire la cruciale commercializzazione dei nuovi autori e di libri non convenzionali, l’industria editoriale molto probabilmente peggiorerebbe molto rapidamente in un business di autori famosi, affermati best-seller e libri formula. Le implicazioni sarebbero disastrose per la libertà di parola. Libri su affari pubblici probabilmente sarebbero limitati solo a coloro che riflettono il punto di vista politico delle persone al vertice della piramide sociale. Dal punto di vista di nuovi autori, ci potrebbe forse essere uno scenario peggiore che avere il destino dei propri libri decisi da un paio di acquirenti “di catena”? Beh, in realtà potrebbe essere così.

L’impatto delle librerie indipendenti

Bisogna mettere le librerie indipendenti di nuovo in scena perché nuovi autori e nuovi tipi di scrittura abbiano molte più possibilità di successo. Anche se possono essere solo una piccola parte del business complessivo del libro, con alcuni tipi di libri – in particolare i libri nelle loro fasi iniziali – i librai indipendenti svolgono un ruolo fondamentale. I librai indipendenti sono essenziali per promuovere nuovi tipi di letteratura fagocitati da editori intraprendenti, forse anomali, ma coraggiosi. Questo è ben riconosciuto dagli editori intelligenti. L’editore si augura che quei librai sappiano apprezzare il libro e consigliarlo a clienti. L’editore dovrebbe utilizzare il feedback positivo che ottiene dai librai indipendenti per spingere la commercializzazione del libro più vigorosamente. Il problema ora si evidenzia in tutto il suo aspetto più intricato, accattivante e difficile. Le librerie indipendenti non dovrebbero continuare a scimmiottare le concorrenti “di catena” approfittando di vendere i bestseller indicati dalle classifiche convenzionali.  Chi fa le classifiche? Gli stessi giornali che appartengono ai grandi gruppi editoriali! Le librerie indipendenti dovrebbero proporre settimanalmente una classifica al di sopra degli schemi, basata sulla letteratura di qualità.

Senza un vero associazionismo, un coordinamento delle librerie indipendenti, le proposte dei librari indipendenti finirebbero per assomigliarsi a quelle dei corrispettivi “di catena”.

La soluzione potrebbe essere quella di generare proposte diverse, lasciando da parte i libri dei grandi gruppi editoriali (a meno di opportune eccezioni) o dell’editoria di cassetta.

Nuove idee dal basso

La maggior parte dei librai indipendenti non si accontenta semplicemente di vendere libri dall’alto verso il basso. Di solito dovrebbero spingere gli editori dal basso, suggerendo argomenti che potrebbero vendere nella loro comunità, dando un feedback sulle preferenze dei clienti, e spingendo le carriere di autori locali. Questa “spinta dal basso” è un modo di migliorare la tendenza delle case editrici nazionali e presumere che tipo di libro si legge in un quartiere o in città piuttosto che in altri. I librai indipendenti dovrebbero lavorare a stretto contatto con i piccoli editori locali, fornendo un mix di libri che non possono essere disponibili a livello nazionale. Per molti di questi piccoli editori sarebbe difficile rimanere in attività se avessero solo le catene nazionali dove distribuire i loro libri. Alcune librerie indipendenti vanno oltre, lavorando per portare nuovi autori nel sistema.

3. Librerie indipendenti: un punto di riferimento per la vita comunitaria

Il sociologo Ray Oldenburg ha coniato il termine “Il terzo posto” (che ha contrapposto al primo e secondo posto di una casa e di lavoro). “Il benessere sociale e la salute psicologica” sostiene, “dipendono dalla comunità”.

Quali sono le caratteristiche che fanno di una struttura degna del titolo di ” terzo posto?” L’autenticità è uno di loro. I centri commerciali preconfezionati con musica in sottofondo sono l’apoteosi del “non fare, né diventare”, un formato manipolato e manipolativo capeggiato da una gestione indifferente e propensa solo controllare l’aspetto superficiale. Le librerie indipendenti, al contrario, sono luoghi dove la gente si riunisce “facilmente, a buon mercato, regolarmente, e piacevolmente”. Il libraio/proprietario è quasi sempre una persona di fiducia – un residente della comunità, profondamente coinvolto nella vita civile, e tenace nelle cose in cui crede.

Talvolta l’interazione tra autori e la comunità crea un evento che è quasi magico nelle sue dimensioni. L’evento di un autore a volte porta a lezioni di scrittura tenute da quell’autore.
Ci sono alcuni momenti toccanti della vita della libreria quando fornisce un luogo di incontro per riunioni sia formali sia informali. Le librerie indipendenti sono un rifugio per i gruppi di scrittura che si incontrano nel negozio, pianificano le loro riunioni e coordinano presentazioni di nuovi libri. A volte la libreria può essere semplicemente un luogo di incontro della comunità.

Il nuovo ruolo
Senza preavviso o fanfare, i librai indipendenti hanno assunto un nuovo ruolo nelle loro comunità. Loro possono diventare il motore della crescita economica locale, gli sponsor di nuovi autori, e le librerie luoghi di ritrovo per una vasta gamma di gruppi locali e per le attività della comunità. Ma sono ancora dei librai. La vendita di libri è fondamentale e, a meno che non si venda un numero sufficiente di libri, tutta l’impresa potrebbe subire una battuta d’arresto, lasciando un buco nella vita comunitaria. La sopravvivenza può essere garantita solo dall’originalità delle scelte e dal grado di cooperazione che i librai indipendenti sapranno garantire alla comunità, agli editori.

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Le librerie indipendenti come risorsa comunitaria unica