Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

libri_istock_000010604179_large_1Su Internet, si leggono spesso lettere di rifiuto inviate dagli editori agli autori. Più spesso, come nel nostro caso, non rispondiamo se il testo che ci è stato proposto non si adatta alla nostra linea editoriale. Siamo chiari con tutti: se un autore non riceve una risposta entro due mesi, il suo manoscritto non potrà essere pubblicato da noi.

Cosa sia più scoraggiante per un autore, se il silenzio o una lettera dell’editore con un tono critico o piena di ironia, oppure una mail senz’anima che dice testualmente: Siamo spiacenti ma siamo costretti a rifiutare la pubblicazione del suo manoscritto, non è dato saperlo. Nessuno è capace di spiegare a questi meravigliosi scrittori le motivazioni del rifiuto. Il motivo è semplice: decine di manoscritti arrivano in redazione, anche a un piccolo editore come me. È un grosso impegno leggere con attenzione almeno una parte di questi testi. Gli autori spesso sbagliano a formulare una sinossi, una presentazione di se stessi o spediscono i propri romanzi senza aver visionato la “famosa linea editoriale” della casa editrice:

La famosa linea editoriale … sì

“Indipendentemente dalla qualità del testo, semplicemente non si adatta alla nostra linea editoriale.”

Senza offesa per qualcuno, esiste un concetto, soprattutto quando si tratta di una piccola casa editrice. Per creare un’identità e rimanere nell’ambito delle proprie competenze, un editore preferisce pubblicare quello che ritiene meglio per vendere.

Per noi, questo è la narrativa e in particolare il romanzo poliziesco. Cerchiamo in particolare autori esordienti che abbiamo meno di trentadue anni. Lo abbiamo annunciato sul nostro sito, sul nostro catalogo, vorremmo pubblicare solo questi romanzi, soprattutto thriller incentrati sulla realtà della provincia italiana e l’umano (i personaggi passano prima dell’azione).

Eppure riceviamo manoscritti di racconti, storie, poesie, favole, saggi, di fantasia come di fantascienza da autori di tutte le età.

Poter rispondere a tutti motivando il nostro rifiuto sarebbe un impegno che non possiamo assumere. Non ci riusciremmo neanche se restassimo svegli di notte per tutte le notti del calendario.

Per molti scrittori esordienti, l’editore è una sorta di intermediario per finanziare la stampa e la distribuzione del proprio libro. Una piccola casa editrice non può avere la stessa capacità di penetrazione della grande casa editrice sul mercato delle vendite. Un autore non deve pensare a queste ultime, alle royalties, se riceve un contratto di pubblicazione dal piccolo editore. Questi non vende al supermercato, non ha decine di redattori e giornalisti dell’ufficio stampa che lavorano e si dedicano alla promozione. La frustrazione degli scrittori che vorrebbero agire come giocatori professionisti sarebbe inferiore se si comprendessero le dinamiche del mondo editoriale, costruito da una sinergia tra poche grandi case editrici e le librerie di proprietà delle stesse mentre la fetta di mercato destinata agli affamati piccoli editori è talmente piccola che non soddisfa nessuno. Non si vive di sole briciole, anche se in questo caso sono briciole di cultura. Il paradosso tra grandi e piccoli non è stato superato neanche dall’evoluzione della tecnologia che ha reso più facile l’accesso a monte della posizione di editore, ma le barriere all’ingresso sul mercato si sono rafforzate. Questo paradosso riguarda il punto di distribuzione, compromesso dalla crescita di gruppi dominanti e delle catene di librerie, e dall’espansione della produzione, ormai attestata a sessanta o settantamila titoli all’anno.

La dimensione artigianale dell’attività del piccolo editore caratterizza lo striminzito gruppo redazionale anche nelle scelte editoriali. Si lavora quais giornalmente con gli autori, stando attenti agli aspetti tecnici della produzione. Tuttavia, raramente si è in grado di elaborare questioni legali a livello soddisfacente e si hanno problemi di gestione, promozione e commercializzazione.

Un piccolo editore inizia sempre con uno o due dipendenti a tempo parziale o autonomo. Poche case riescono ad aumentare la propria forza lavoro, anche se una precedente esperienza permette di lasciare più velocemente queste condizioni minime.

Nella maggior parte dei casi, il capitale iniziale è molto basso ed è spesso disperso. Negli anni seguenti la fondazione, gli aumenti di capitale sono difficili da realizzare, per cui insorgono presto una serie di problemi: capitale insufficiente, scarso accesso al credito e difficoltà a usarlo, margine di manovra debole per un ulteriore sviluppo.

La speranza è l’ultima a morire anche per un piccolo editore. Le grandi case non sempre riescono a vedere il potenziale di un manoscritto. A volte, c’è bisogno, nel bel mezzo di una mancanza di curiosità e audacia, del giovane editore, il piccolo saccente che vuol stampare libri solo per il gusto di cercare nuovi lettori e non per guadagnarci. Qual è la realtà di una catena virtuosa del libro e della diversità culturale del piccolo editore? Le zone di incomprensione e l’ignoranza reciproca sono molte, e la convergenza degli sforzi tra editori, librai e istituzioni culturali (biblioteche, teatri, cinema, scuole d’arte…) rimane insufficiente. Non resta che, per lo scrittore esordiente (fermo restando che pubblicare a pagamento è un sacrilegio), inviare il proprio manoscritto custodendolo in una bottiglia destinata alle acque del mare perché qualcuno, alla fine, la trovi e lo legga ma, c’è da considerare, che anche molte bottiglie non farebbero che creare un eccessivo inquinamento marino. In un mondo perfetto della letteratura, l’editore dovrebbe ricevere solo una piccola percentuale di manoscritti che attualmente gli sono proposti. Aiuterebbe senz’altro l’editore a vagliare e selezionare i testi di qualità. L’autore dovrebbe maggiormente riflettere sul testo che invia. Meglio rileggere e rileggere, meglio affidarsi a un bravo editor che revisioni e migliori il manoscritto piuttosto che gettare in mare anche la più piccola speranza di essere pubblicati.

 

 

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Io sono un piccolo editore e sono costretto a dire no a tanti meravigliosi scrittori

Il Salone del libro di Torino è ancora utile?  

salone-libro-torino1Nella nostra epoca di comunicazione elettronica istantanea, l’editoria è ancora un business alimentato da una passione per i libri e per le relazioni personali. Questa è rimasta una costante, anche con le nuove opportunità che gli ebook danno agli autori e agli editori, ed è parte del motivo per cui l’editoria è un’arte più che una scienza.

Per un lettore, una fiera del libro dà la possibilità di avere una conoscenza almeno parziale di quello che un editore propone; inoltre, ci si guadagna a incontrare editori, scrittori e parlare dei libri che amano, e i libri che il lettore ama. Per gli scrittori noti e i nuovi autori, una fiera è il luogo in cui agenti ed editori possono concentrarsi su libri di cui sono appassionati. La fiera tuttavia è fatta di grandi e piccole case editrici. Appare superfluo dire che è praticamente impossibile entrare in contatto con un grande editore mentre è piuttosto semplice contattare un piccolo editore. Qui si pone la domanda: chi fa cultura con i libri e chi commercia libri. È indiscutibile che i piccoli editori (quelli seri) sappiano cos’è un libro di qualità. Per un grande editore, l’insinuazione non si pone. Un grande gruppo editoriale sa perfettamente riconoscere un prodotto di qualità, ma spesso preferisce non pubblicarlo perché non garantirebbe i guadagni previsti per ogni libro. Un libro commerciale, al contrario, non avrebbe senso che lo pubblichi un piccolo editore perché comunque non avrebbe la visibilità sulla stampa e in libreria. Se Cinquanta sfumature di grigio fosse stato pubblicato da un piccolo editore avrebbe realizzato un millesimo delle copie vendute dal più grande gruppo editoriale che l’ha stampato e distribuito.

Ci sono alcune persone che mettono in dubbio la necessità delle fiere nel mondo di oggi che dispone di internet, ma si perdono qualcosa. Certo, tutti possiamo fare il nostro business online, ma se si rimuove l’elemento umano, si rimuove il cuore e l’anima del business.

È per questo che è ancora utile andare a Torino, che rimane la più grande fiera del libro dell’anno in Italia, e anche la più varia e la più frequentata nel settore editoriale, spingendo la gente a comprare e a comprendere l’importanza dei libri.

Si potrebbe comunque obiettare che grandi e piccoli editori stanno insieme come il diavolo e l’acqua santa. Sarà vero? È indubbio che i grandi editori convogliano molta gente alla fiera. Non sarebbe così attraente (per alcuni) se questi non ci fossero. È pur vero che i libri dei grandi editori sono visibili in tutte le librerie, quindi non si capisce quanto e perché sia utile per un lettore pagare il biglietto d’ingresso alla fiera per toccare con mano gli stessi libri che trovano nelle librerie di catena. Al contrario, per il lettore dovrebbe essere molto più utile partecipare alla fiera per scoprire le case editrici e libri che non hanno sufficiente visibilità. La promozione costa decine, migliaia di decine di migliaia di euro e un piccolo editore non può certo permettersi una spesa simile. Già la presenza alla fiera con un piccolo stand comporta un esborso economico non indifferente che non sarà mai coperto dalla vendita dei libri in fiera. Si va a Torino solo per farsi conoscere, per far capire che esisti e i tuoi libri sono ugualmente validi, se non superiori, a quelli distribuiti dalle grandi case editrici.

La fiera rimane la grande vetrina per tutti nel settore editoriale. Si mostrano i propri autori, si introducono nuovi prodotti, e soprattutto si dà un volto a quelle email tra esordienti scrittori, lettori affamati, agenti letterari, traduttori ostinati, redattori indefessi ed editori più o meno intelligenti. Sotto questo aspetto sociale, vi è la questione molto seria della vendita, perché può creare o distruggere una casa editrice in questi periodi di difficile congiuntura.

La fiera dovrebbe essere una grande gioia per tutto il mondo della lettura e della scrittura. È un luogo comune dire che l’editoria è un settore sociale, ma come molti luoghi comuni, è così perché è vero. Comportarsi socialmente non è un lusso, è buono per gli affari, e Torino è uno dei nodi chiave del settore, soprattutto per le persone che faticosamente ci operano.

 

Il Salone del libro di Torino è ancora utile?  

Comprare libri su Internet

Comprare libri su Internet: ecco come scegliere i siti migliori e acquistarli direttamente dai siti delle case editrici

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Per procurarsi i libri, il primo giro è meglio farlo in biblioteca, è il luogo migliore. Se poi si vogliono anche comprare, c’è sempre tempo.
Una volta che ho deciso di comprare, si va in libreria – quella vera – perché è meglio. Meglio soprattutto se non è la libreria di “catena”, cioè Feltrinelli, Mondadori o Giunti al punto).

Ma non sempre è vero. Internet mette a disposizione dei lettori un catalogo che nessuna biblioteca o libreria potrebbe mai avere. Se pensiamo che i piccoli editori sono praticamente sconosciuti ai librai (quelli di catena, in particolare), non possiamo certo pensare che un giro in libreria possa darci un’idea reale del panorama letterario italiano. Moltissimi editori hanno un bellissimo catalogo di autori stranieri e italiani, ma sono visibili in poche librerie. Non sappiamo se la crisi che attanaglia le librerie indipendenti sia la causa della sostanziale scomparsa dei libri della piccola editoria. Con certezza, le librerie di catena puntano sui libri commerciali e, soprattutto, della casa editrice che le rappresenta. Ci sarà un motivo per cui queste librerie di catena si chiamano Mondadori, Feltrinelli e Giunti? Quali saranno i libri maggiormente rappresentati in ciascuna di esse? Non oso pensare che qualcuno non sappia rispondere.

Sarebbe stato bello creare un diversivo, una “catena” tra le librerie indipendenti che avesse a cuore la piccola e media editoria, ma nessuno vuole rischiare, in un Paese dove la cultura propositiva non riceve sovvenzioni dallo Stato che comunque elargisce fondi all’editoria (si fa per dire!), cioè a giornali di partito, associazioni politiche e via dicendo, senza dimenticare i colossi della carta stampata, come La Repubblica e il Corriere della Sera. L’esempio del gruppo “Arion” di circa venti librerie indipendenti consociate nella citta di Roma non lascia ben sperare. Il privato imprenditore libraio deve pensare a vendere. Una libreria Arion è indistinguibile da una Feltrinelli o Mondadori.  Ci troviamo di fronte le stesse enormi torri di libri con Ken Follett in testa. Altro che piccola e media editoria! Forse un ruolo avrebbe potuto averlo l’associazione dei librai indipendenti, ma forse è sono una sigla. Pensate all’AIE, l’associazione degli editori. Il 95% degli introiti societari di questa associazione viene dai quattro-cinque grandi gruppi editoriali. I piccoli editori già faticano a pagare la esosa quota sociale (circa mille euro l’anno per un microeditore), poi sono rappresentati sono a parole. Forse siamo di fronte alla fine del libro cartaceo e tra dieci anni non esisteranno neanche le librerie di catena, se l’uso dell’ebook dovesse (me lo auspico da piccolo editore) prendere definitivamente piede. Tutti oggi sono pronti a demonizzare Amazon, ma nessuno ci dice che almeno lì i libri di tutti sono presenti e a portata di… acquisto.

Amazon – è il migliore?
Amazon è monumentale e ricca quando si tratta di comprare libri in lingua straniera in un negozio su Internet.
In sintesi: Amazon ha quasi tutte le caratteristiche che dovrebbe avere un negozio online per la vendita dei libri. (Quindi: l’elenco dei pregi di Amazon vale anche come elenco delle caratteristiche da valutare quando si sceglie il sito dove comprare).
1) Amazon ha il più ricco catalogo. Io ho sempre trovato tutto quanto ho cercato.
2) Amazon ha buoni prezzi perché ha sempre gli sconti
3) Amazon invia i libri senza costi di spedizione.
4) Da Amazon i libri arrivano rapidamente; e li trovate regolarmente a casa, anche se nessuno è in casa quando arriva il pacco.
5) Per gli ordini multipli, Amazon effettua, se necessario, spedizioni parziali, in momenti differenti. In sostanza: non si deve aspettare che siano disponibili tutti i titoli ordinati.

Per quanto riguarda invece i libri in italiano, evito di dichiarare la mia preferenza, anche perché non c’è nessun negozio che sia nettamente migliore degli altri.

Come regolarsi:

1) Il catalogo deve essere di facile consultazione, preciso e aggiornato
Un catalogo di uno store che mi dice che posso comprare un libro e poi scopro che quel libro è in verità fuori catalogo, e se me lo dice dopo che l’ho comprato, non è un buon catalogo.

2) I prezzi devono essere competitivi.
Gli sconti mi interessano sui libri che sto cercando, non su quelli che mi propone il sito.

3) I costi di spedizione non dovrebbero esserci.
Se ci sono, devono essere chiari: senza trucchi insomma. Nella scelta bisogna sempre ricordarsi di controllare il prezzo del libro + il prezzo della spedizione. Praticamente tutti (salvo Amazon, InMondadori che non prevedono spese di spedizione con il programma di iscrizione annuale che offre un numero illimitato di spedizioni con consegna garantita entro 2-3 giorni lavorativi su milioni di articoli venduti su Amazon.it.  La spedizione “2-3 giorni” è compresa nel costo annuale di iscrizione di € 9,99. Altri negozi on line, come Ibs e Libreria universitaria fanno comunque pagare un euro, almeno fino a € 24-25 di ordinativo) hanno un tetto di spesa oltre il quale non ci sono spese per l’invio.

4) La spedizione deve essere veloce.
Se mi dici che il libro arriverà in due o tre giorni, non puoi farmi aspettare dieci giorni per riceverlo.

5) Il corriere che mi porta i libri a casa (o a qualsiasi indirizzo abbia indicato) deve essere flessibile.
Se non mi trova a casa non se ne deve andare immediatamente con il mio pacco e farmi passare un’ora al telefono con il suo call center per recuperarlo; inoltre non può propormi come momento di consegna sempre la stessa ora del giorno.

6) Spedizioni separate.
Se ordino quattro libri e uno di questi sarà disponibile fra 20 giorni, non posso aspettare 20 giorni per tutti  i libri. Dovrebbe mandarmeli in tempi diversi, senza aumentare le spese di spedizione.

7) Cosa ne pensa Google?
Un criterio che ogni tanto uso – metodo un po’ eccentrico, lo ammetto, non basato su una considerazione di convenienza – è questo: inserisco in Google autore e titolo del libro che mi interessa. Nella pagina dei risultati, il primo negozio che trovo linkato con la scheda del libro che ho cercato diventa il privilegiato nella scelta (non sempre ovviamente). Giusto per dare un “premio” alla capacità del negozio di farsi indicizzare da Google (naturalmente non considero però i link a pagamento, quelli pubblicitari). Comunque, il fatto di essere trattati bene da Google, nei risultati “organici”, è in generale un buon segno a favore del negozio.

Come promemoria ecco un elenco (in ordine alfabetico) dei siti di vendita di libri (in italiano) su Web che prendo in considerazione (per quelli in inglese, non c’è partita, vince Bookdepository):

  1. Amazon.it
  2. bol.it
  3. ibs.it
  4. lafeltrinelli.it
  5. Libreriauniversitaria.it
  6. Hoepli.it
  7. Libraccio.it
  8. InMondadori.it
  9. Ultimabooks.it (solo ebook)

ACQUISTA DIRETTAMENTE SUI SITI DELLE CASE EDITRICI

La maggior parte delle case editrici vende i libri del proprio catalogo. Molte di esse non applicano sconti, ma diverse praticano uno sconto pari al 15%, ma si devono pagare le spese di spedizione per importi inferiori a € 50,00. Le spese di spedizione non sono mai gratuite se non per ordini consistenti.

Il Giunti store applica una tariffa postale di € 2,30 per ordini inferiori a € 19.

Atmosphere libri pratica il 20% di sconto anche sulle novità con spese di spedizione gratuita. Un modo per farsi conoscere e che dovrebbero adottare soprattutto i piccoli editori. Che senso ha applicare lo stesso sconto dei grandi web store come Amazon. Bisognerebbe favorire il lettore con maggiori incentivi a scegliere l’acquisto di un libro o di un ebook sul sito dell’editore.

Comprare libri su Internet